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Home Sito interno Archivio Notiziario

del 31 maggio 2007

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31 Maggio 2007
in Archivio Notiziario
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Giovedì 31 Maggio 2007 – Anno XII – Numero 23 – Direttore Isabella Liberatori

Questo notiziario viene
inviato a tutti gli utenti indicati dalla DGIEPM del Ministero degli Esteri,  quale servizio informativo offerto ai media in
lingua italiana operanti all’estero

SOMMARIO:
1
                  Attualità
5                   Economia
7                   Società
10                 Sport
12                 Europa
14                 Regioni
18                 Italiani nel Mondo
33                 Speciale 2 Giugno
9                    Speciale Tfr

Attualità
Elezioni: Genova all’Unione,
Verona alla Cd

(9colonne Atg)
ROMA – L’Unione si conferma a Genova, la
Cdl
si prende Verona, stravince a Reggio Calabria, in
Lombardia e Piemonte (conquistando le ex “rosse” Monza e Alessandria), ma perde
Agrigento. Inoltre, il centrosinistra vince all’Aquila, dove spodesta
l’amministrazione di centrodestra, ed è in vantaggio a Taranto in vista del
ballottaggio. Testa a testa anche a Parma in vista del secondo turno, dove dopo
dieci anni di amministrazione di centrodestra, si profila un ballottaggio fino
all’ultimo voto, e a Lucca, dove il centrodestra è però in vantaggio. I seggi
si sono chiusi alle 15 del 28 maggio e resta comunque il dato deludente
sull’affluenza: secondo i dati definitivi diffusi dal Viminale, alle elezioni
comunali ha votato il 73,9 per cento rispetto al 76,3 per cento delle
consultazioni amministrative precedenti. Alle provinciali ha invece votato il
58 per cento rispetto al 64,9 per cento delle precedenti consultazioni. Secondo
le prime proiezioni, ci sarebbero dunque molte conferme e alcune sorprese. Le
proiezioni dicono che a Genova, il principale comune interessato dalle
elezioni, Marta Vincenzi, candidata dell’Unione, avrebbe quasi il 53 per cento
delle preferenze, contro il 44 per cento di Enrico Musso, sostenuto dalla Casa
delle libertà. Meno chiaro il risultato della Provincia dove il governatore
uscente Alessandro Repetto è dato al momento al 49 per cento contro il 44,5 per
cento della candidata del centrodestra Renata Oliveri. Nelle altre province la
situazione sembra più chiara: il centrodestra si conferma a Vercelli, Varese,
Como e Vicenza. Le vittorie più schiaccianti della Cdl si registrano invece a
Reggio Calabria, dove il sindaco uscente Giuseppe Scopelliti viene confermato
con quasi il 70 per cento dei voti e a Verona dove il leghista Flavio Tosi ,
dato dalle proiezioni al 55 per cento, sconfigge nettamente il primo cittadino
uscente Paolo Zanotto, al 38 per cento. A Taranto, la città dove il dissesto e
il successivo commissariamento hanno creato una situazione di assoluta
incertezza, le proiezioni parlano di un Ezio Stefano, candidato appoggiato
dalla sinistra radicale e da alcuni partiti di centro, al 35 per cento contro
il 21 per cento del candidato del centrodestra Eugenio Introcaso. Nella città
dei due mari c’è però l’incognita Cito. Giancarlo (accreditato al 19 per
cento), figlio dell’ex sindaco, potrebbe inserirsi nella corsa al ballottaggio.
Situazione più equilibrata a Parma dove Pietro Vignali (Casa delle libertà) è
dato a un 40,7 per cento contro il 38,1 di Alfredo Peri (Unione). All’Aquila
cambio di colore: Massimo Cialente (centrosinistra) prenderebbe circa il 52 per
cento scalzando Maurizio Leopardi (centrodestra) che si ferma al 31 per cento. La Lombardia sorride alla
Cdl con il ribaltone di Monza, dove è in testa Marco Mariani con il 56 per
cento su Michele Faglia, sindaco uscente del centrosinistra, attestato al 38
per cento. In Piemonte, ad Alessandria, Piercarlo Fabbio, candidato del
centrodestra scalza Mara Scagni, sindaco uscente e candidato del
centrosinistra. Netta affermazione, come previsto a Como per Stefano Bruni
(Cdl) con il 61 per cento dei voti. Nel Lazio conferme per la Cdl a Latina e per il
centrosinistra a Frosinone. A Rieti, invece, si va verso il ballottaggio con il
candidato del centrodestra più forte rispetto al suo avversario. Tra i
risultati, ancora non definitivi fanno capolino i primi commenti politici in
ottica nazionale. Il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi parla di
“successo politico inoppugnabile dell’opposizione”. “In alcune regioni del Nord
– osserva – si registrano percentuali impressionanti a favore dei candidati
della Casa delle Libertà, che rendono la sinistra e la maggioranza di governo
forze politiche minoritarie nel Nord e nel Sud d’Italia”. Il ministro per i
Rapporti con il parlamento Vannino Chiti dà una lettura articolata dei primi
risultati: “Mi pare che non ci siano sfondamenti, la città più importante che
era Genova viene subito riconquistata dal centrosinistra, ci sono delle città
importanti in cui si indica per il centrosinistra un problema che sussiste al
Nord, città che sono state riconquistate dal centrodestra ed erano città che
erano ammninistrate bene, la valutazione sui sindaci era positiva, il problema
è che nel 2002 erano state conquistate perché la destra si era presentata
divisa, in questo caso si sono presentati di nuovi insieme ed è stato
sufficiente per loro per vincere”. Il presidente della Camera Fausto Bertinotti
lancia l’allarme sull’affluenza: “L’astensionismo – commenta – è aumentato in
termini che sono indicativi di questo fenomeno di cui stiamo tutti discutendo:
se si parla di crisi della politica qualche fenomeno poi devi aspettartelo”.

 

 

Amministrative, Prodi:
“Avanti, ma deve cambiare la musica”

 

(9colonne Atg)
ROMA – “Il voto non mi è piaciuto, e il calo dei consensi nel Nord mi
preoccupa. Ma so anche che questo paese è ancora malato, e sono convinto che la
terapia sia quella giusta. Quindi vado avanti”. Il presidente del Consiglio
Romano Prodi non si scompone per l’esito delle amministrative e, in
un’intervista a Repubblica, rivendica i meriti dell’azione di governo. “Abbiamo
fatto una bella operazione chirurgica, e non esiste al mondo malato che dopo
l’intervento si mette a correre e dice di essere contento. Ma ripeto, la
terapia è quella giusta”. Quello che invece non funziona, secondo il premier, è
la litigiosità della maggioranza: “Come si può dare un’immagine di buongoverno
quando i ministri e gli alleati della tua maggioranza sono i primi a smontare i
provvedimenti che prendi? Ormai – ha detto – il dissenso precede addirittura il
provvedimento da cui si dissente. Basta che lo annunci, e c’è subito qualcuno
che si ritiene titolato a criticare, per aumentare la visibilità sua e quella
del suo partito”. Infine il premier ha anche rilanciato il progetto del Partito
democratico: “D’ora in poi deve cambiare la musica: si fa come dico io,
prendere o lasciare. E poi è inaccettabile l’idea di scindere il leader. E’ un
modo di riproporre i vizi della vecchia politica”.

Le parole del presidente di Palazzo Chigi hanno suscitato
immediatamente le reazioni di alleati e oppositori: “Ora – ha detto il
segretario dei Ds Piero Fassino – bisogna dare corso a quello che abbiamo già
deciso: i provvedimenti di liberalizzazione, l’accordo sulle pensioni, quello
sul mercato del lavoro contro la precarietà. Inoltre dobbiamo aumentare la
qualità e l’efficienza della pubblica amministrazione e dare corso alle misure
con cui si è deciso di spendere il Tesoretto”. Ci sono però anche voci più
tiepide: “Prodi ora – osserva il leader dell’Udeur Clemente Mastella –
dovrebbe pensare di più al governo e meno al Pd. Serve una verifica”. Una tesi
per certi versi condivisa dal capogruppo di Rifondazione Comunista alla Camera,
Gennaro Migliore: “Noi che chiediamo da tempo più collegialità – osserva –
e soprattutto i problemi del Pd non sono e non possono essere i problemi del
governo e del Paese”. Un Pd che, secondo l’esponente di Sinistra
democratica Cesare Salvi, “sta destabilizzando il governo. E’ opportuno che gli
aderenti al nuovo partito cessino questa scandalosa rissa”. Molto duro
nell’analisi del voto anche il presidente della Camera Fausto Bertinotti: “E’
la prima volta che le sinistre vengono sradicate dal nord, e questo è un
passaggio cruciale. Io non credo che il dato sia legato alle vicende degli
ultimi mesi, ma a una crisi internazionale della sinistra”.

“Prodi – ha aggiunto Bertinotti – parla di un’Italia malata,
ma a me sembra soprattutto un’autodifesa. Il punto è che le risposte della
sinistra sono inadeguate a questa malattia. E le domande cruciali sono due:
pensioni e precarietà. E’ a questo che si deve dare una risposta politica,
altrimenti si va a casa”. Intanto l’opposizione si gode il successo elettorale
e torna alla carica: “Prodi non ha motivo di essere felice – spiega il
presidente di An Gianfranco Fini – è vero, il paese è malato, ma lui che
dovrebbe esserne il dottore lo sta ammazzando. Il fatto è che non è più solo un
problema di sopravvivenza del governo Prodi, ma dell’intero sistema Italia che
rischia di andare a picco”. Uno il tema forte cavalcato dall’ex ministro degli
Esteri: la sicurezza. “Finché la sinistra continuerà a sostenere che si tratta
di una fissazione della destra – osserva, anche in relazione a quanto detto da
Bertinotti sullo sradicamento a settentrione – e continuerà a pensare che al
nord servono gli immigrati, anche quelli irregolari, continuerà a perdere le
elezioni”. Severo nei confronti del governo e di Prodi anche Paolo
Bonaiuti, portavoce di Silvio Berlusconi: “Prodi – rileva – non si è accorto
che il centrodestra e la stragrande maggioranza degli alleati gli hanno già
dato l’avviso di sfratto”. Analogo il parere del collega di partito Renato
Schifani: “Le parole del premier – spiega – fotografano tutto il nervosismo e
tutta la fragilità della sua maggioranza. Se la prende con gli alleati, con
Rutelli, con Confindustria, minacciando di andare a casa. Ma è una minaccia o
una promessa?”. “Prodi minaccia di andarsene? E se ne vada – chiosa Maurizio
Gasparri di An -. Gli italiani non lo vogliono più. In Parlamento vacilla, il
suo governo è fallito”.

 

 

Dante Alighieri: corsi
gratuiti di italiano in tutte le Regioni

 

(9colonne Atg)
ROMA – Intervistato da un quotidiano il segretario generale della Società Dante
Alighieri, Alessandro Masi, ha sottolineato l’importanza della conoscenza
certificata della lingua italiana. “Conoscere la lingua del Paese in cui si
vive – ha detto Masi – è il primo passo verso l’integrazione. Partendo da
questo presupposto, il ministero della Solidarietà Sociale ha stretto, nel
2005, accordi con le Regioni e le Province autonome per realizzare corsi di
lingua e cultura italiana per stranieri. I corsi, che stanno partendo in tutta
Italia, si rivolgono agli immigrati regolari; al termine delle lezioni si può
sostenere un esame per ottenere la certificazione Cisl (che attesta la
conoscenza dell’italiano come lingua straniera) presso uno dei quattro enti
nazionali abilitati al riconoscimento: l’Università per Stranieri di Perugia,
l’Università per Stranieri di Siena, l’Università di Roma Tre e la Società Dante
Alighieri”. Il ministero si è avvalso della collaborazione della “Dante
Alighieri” anche per un altro genere di corsi d’italiano: quelli realizzati
all’estero, rivolti a cittadini stranieri interessati a lavorare in Italia. La
legge sull’immigrazione (art. 23) prevede infatti che chi segue un percorso
formativo in patria abbia una corsia preferenziale per l’ingresso in Italia. I
primi progetti pilota in questo senso sono stati realizzati in Tunisia,
Moldavia e Sri Lanka. “Durante le lezioni – spiega il Segretario Generale della
“Dante Alighieri – abbiamo fornito anche elementi di cultura e di educazione
civica. Ci siamo ispirati all’appello dell’allora presidente della Repubblica
Ciampi, che sollecitò tempi più rapidi per concedere la cittadinanza a chi
avesse dimostrato una conoscenza certificata dell’italiano e la condivisione
dei principi fondamentali della Costituzione”. In alcuni casi la formazione è
proseguita dopo l’arrivo in Italia: “Ci siamo resi conto che occorreva uno
sforzo in più per consentire, ad esempio, alle badanti srilankesi di comunicare
con gli anziani che dovevano assistere”.

 

 

Varese: diventa un “duello” l’espulsione
dell’ex imam

 

(9colonne Atg)
VARESE – La Corte
europea per i diritti dell’uomo ha ordinato di bloccare l’espulsione dell’imam
di Varese, il marocchino Abdelmajiid Zergout, e del suo connazionale Abdelillah
El Kaflaoui, proprio mentre la questura del capoluogo piemontese stava
procedendo per espellerli dal nostro Paese. I due erano stati assolti dalla
Corte di Assise di Milano il 24 maggio scorso dall’accusa di aver costituito
una cellula del Gicm, Gruppo islamico combattente marocchino, responsabile di
un attentato che nel 2003 ha ucciso oltre 40 persone a Casablanca. L’imam era
stato arrestato nel maggio del 2005 dai carabinieri di Torino su disposizione
della magistratura novarese, ma era stato poi rilasciato il 24 maggio di
quest’anno per la difficoltà di raggiungere la pienezza della prova a causa
dell’annullamento di due rogatorie. L’avvocato dei due imputati Luca Bauccio,
ha voluto sottolineare che “Un Paese che trasferisca una persona espulsa o
estradanda in uno stato dove può essere sottoposta a trattamenti inumani, come
le torture, viola la convenzione”.

“Se l’imam di Varese – ha dichiarato Silvana Mura, deputata
dell’Italia dei valori – al di là della vicenda processuale che lo ha visto
assolto dalle accuse, in particolare per non aver potuto utilizzare come prova
alcune rogatorie, è stato ritenuto dalle nostre autorità persona sospettata di
terrorismo e dunque da espellere, la decisione già presa deve essere comunque
eseguita”. Altri commenti vengono da Forza Italia. Per Isabella Bertolini,
vicepresidente dei deputati azzurri, innanzitutto va tutelata la legalità
“Bisogna soltanto applicare la legge italiana – afferma l’esponente azzurro-.
Dobbiamo riappropriarci della piena sovranità sul nostro territorio. In attesa
delle informazioni richieste dalla Corte di giustizia europea, pericolosi
terroristi islamici vengono scarcerati e lasciati liberi in giro per il nostro
Paese. Tutto ciò è inaccettabile. Il governo deve fare gli interessi degli
italiani. Esegua immediatamente il provvedimento di espulsione,
infischiandosene di qualunque indebita intromissione”. Dello stesso parere Jole
Santelli, responsabile sicurezza e immigrazione di Forza Italia: “Il ministro
Amato – dichiara – proceda rapidamente anche all’espulsione dell’imam di
Milano, difendendo in sede europea il diritto dell’Italia alla sicurezza.
Appare fuori dal mondo che alcune istituzioni europee utilizzino cavilli
giuridici, immaginando di condurre la lotta contro il terrorismo all’interno
delle aule giudiziarie. Così facendo l’Europa fa si che la sua forza, che è lo
stato di diritto, divenga punto di debolezza e cavallo di Troia degli
estremisti islamici”.

Di opinione diversa il senatore di “Insieme con l’Unione”
Mauro Bulgarelli: “Sarebbe gravissimo se, nonostante la sentenza di assoluzione
della Corte di Assise di Milano e il pronunciamento della Corte Europea, si
procedesse all’espulsione dell’ex Imam di Varese, Majid Zergout, e dell’altro
cittadino marocchino, Abdelillah Keflaoui. Espellere dei cittadini stranieri
che sono stati assolti con formula piena dall’accusa di terrorismo sarebbe una
barbarie – ha continuato Bulgarelli – anche in considerazione del fatto che una
volta rimpatriati in Marocco rischierebbero carcere duro e tortura. Il nostro
governo dunque, procedendo con l’espulsione, commetterebbe una grave violazione
del diritto e lancerebbe un messaggio ostile e pregiudiziale alle comunità
immigrate presenti nel nostro paese, avallando, di fatto, le campagne xenofobe
delle destre. Spero che ciò non accada e che alla fine prevalga il rispetto
della legalità e del buon senso”.

 

 

Statali: trovato l’accordo
sui 101 euro, cancellato lo sciopero

 

(9colonne Atg)
ROMA – Al termine di una lunga riunione, conclusasi nella notte fra il 28 e il
29 maggio, governo e sindacati hanno trovato l’intesa sul rinnovo del contratto
degli statali. Cinque ore di trattativa che hanno visto al tavolo, da una
parte, il premier Romano Prodi, il ministro dell’Economia Tommaso
Padoa-Schioppa e il ministro per la Funzione Pubblica
Luigi Nicolais e, dall’altra, i segretari generali delle tre confederazioni
sindacali Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. Due i testi
sottoscritti: il primo stabilisce la decorrenza dell’accordo a partire dal
primo febbraio 2007, il secondo stabilisce la sperimentazione del contratto
triennale, relativamente al periodo 2008-2010. L’accordo prevede l’annunciato
aumento di 101 euro lordi in busta paga e, come “effetto a cascata”, ha portato
alla revoca da parte di Cgil, Cisl e Uil dello sciopero nazionale previsto per
il primo giugno. Ovvia la soddisfazione delle parti dopo l’estenuante
trattativa. “Un accordo importante per il clima del Paese – ha commentato il
segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni -. Un accordo che pone le basi
per una riforma del modello contrattuale, dopo anni di infruttuose discussioni.
Non ci sono né vinti, né vincitori, l’accordo è un primo passo importante per
la riforma della Pubblica Amministrazione. Ora si potrà discutere su come
migliorare la produttività e premiare il merito”. “Un’intesa positiva” l’ha
definita in modo lapidario il segretario generale della Uil Luigi Angeletti,
mentre il suo omologo della Cgil, Guglielmo Epifani ha avuto qualcosa da ridire
sui tempi. “Ci dispiace che questo accordo sia stato fatto solo ora – ha
commentato -, si poteva fare molto prima”.

Per il governo ha parlato in mattinata il ministro del
Lavoro Cesare Damiano che l’ha definito “un accordo utile”. “Il mio ottimismo
ha avuto ragione – ha detto -. Ho partecipato alla discussione e questo accordo,
oltre al dato economico, sperimenta una novità importante, come il contratto di
cadenza triennale che affronterà il tema della produttività nel settore
pubblico”. Non tutti gioiscono però per la firma. “E’ un accordo che calpesta
la dignità dei lavoratori pubblici, che sin dalle prossime ore esprimeranno la
loro netta contrarietà attraverso mobilitazioni e blocchi dell’attività
lavorativa”, ha detto duramente Stefano Del Medico della direzione nazionale
RdB-CUB Pubbligo impiego. “Il governo smentisce quanto sottoscritto con
l’accordo del 6 aprile scorso, in cui si manteneva l’assetto contrattuale e le
risorse dei contratti riguardavano tutto il 2007 – prosegue -. Oggi, con questo
accordo indegno, si definisce la modifica dell’assetto contrattuale introducendo
la triennalità, e sul terreno economico si spostano le decorrenze contrattuali
al 15 febbraio”. “L’accordo è completamente negativo” è l’aspro commento del
segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi, “E’ chiaro che c’è da
sperare che ci sia una vera consultazione tra i dipendenti pubblici e che si
possa bocciare questo accordo che danneggia tutti i lavoratori italiani”,
aggiunge. Applausi invece da Confindustria che, per bocca del direttore
generale Maurizio Beretta, accoglie il contratto con una durata triennale (e
non biennale) come “un’innovazione interessante che va nella giusta direzione”.

 

 

Economia

 

Ict: il 40% delle imprese
italiane sono immature

 

(9colonne Atg)
MILANO – A conclusione dei lavori del convegno “PMI: Innovare per sopravvivere!”
tenutosi il 29 maggio presso l’Aula Rogers del Politecnico di Milano quello che
emerge è che le piccole e medie imprese mature dal punto di vista dell’ICT sono
solo una piccola parte del campione esaminato dalla ricerca presentata al
convegno. Infatti, il 40% delle PMI prese in esame è ancora “immaturo” per
quanto riguarda le tecnologie applicate alla comunicazione. In ogni caso,
sempre dai dati, emerge un sostanziale evolvere delle piccole e medie imprese
che adottano l’ICT. Il convegno è stato organizzato dall’Osservatorio
permanente “l’ICT come leva strategica nelle PMI” della School of Management
del Politecnico di Milano e supportato da Adecco, Alcatel-Lucent, Autodesk,
Barclays Bank, Business Objects, eBay, Google, Hewlett Packard, Microsoft, Nokia,
RS Components, Trend Micro e Vodafone. L’Osservatorio, giunto al suo quarto
anno di attività, ha introdotto alcune novità nella ricerca di quest’anno, come
spiega Raffaello Balocco, responsabile scientifico dell’Osservatorio:
“Innanzitutto ha allargato l’ambito d’analisi, esplorando il tema
dell’innovazione a tutto tondo: a livello non solo di ICT, ma anche di
strategie e modelli di business, di prodotti e servizi, di design e brand e di
strumenti finanziari; inoltre, l’attenzione si è focalizzata, con riferimento
specifico all’innovazione ICT, oltre che sulle componenti più tradizionali del
sistema informativo aziendale, anche sui servizi e sulle applicazioni più
innovative e recenti che offrono nuove opportunità alle PMI italiane, ad oggi
non pienamente sfruttate.

“Infine – conclude Balocco – a partire da quest’anno è stata
creata una community di imprenditori, manager, Pivot ICT ed operatori del
canale d’offerta, che conta più di 4.500 iscritti, raggiunti da una newsletter
quindicinale relativa ai temi dell’innovazione ICT”. La Ricerca quantitativa ha
analizzato l’utilizzo e la diffusione delle ICT in un campione di più di 1.000
imprese italiane con numero di dipendenti compreso tra 10 e 500; dati che sono
stati poi utilizzati per misurare il livello di maturità infrastrutturale,
applicativa e ICT delle piccole e medie imprese italiane. Il quadro che emerge
dall’analisi dell’infrastruttura ICT ovvero dell’information communication
technology delle PMI italiane mostra una situazione di transizione e cambiamento.
Circa il 55% delle imprese utilizza un’infrastruttura ICT “in evoluzione”,
caratterizzata, cioè, da un buon livello di aggiornamento, anche se non ancora
del tutto completa e coerente. Solo il 16% delle imprese utilizza
un’infrastruttura “evoluta”, mentre il restante 29% delle imprese utilizza
un’infrastruttura “embrionale”, poco aggiornata e con un basso livello di
completezza. Dall’analisi del parco applicativo delle PMI italiane analizzate
emerge invece uno scenario eterogeneo. Da una parte, la ricerca mette in
evidenza come una quota rilevante di imprese sia caratterizzata da un basso
livello di maturità applicativa: circa un’impresa su tre utilizza
esclusivamente un pacchetto elementare, che consente di gestire alcune attività
di base, quali l’amministrazione e la contabilità, eventualmente integrato
attraverso sviluppo software ad hoc. A queste si aggiunge un certo numero di
imprese (circa il 12%) che non utilizzano nessuna applicazione “lato server”,
ma si affidano esclusivamente ad applicazioni di produttività personale.

Dall’altra parte, il restante 45% delle imprese utilizza un
portafoglio applicativo che garantisce un buon livello di copertura dei
processi, ma caratterizzato da diversi livelli di flessibilità e
standardizzazione. In particolare, circa il 17% delle imprese utilizza un parco
applicativo poco flessibile, in circa il 24% delle imprese il livello di
flessibilità del parco applicativo è medio, e infine nel restante 3% delle
imprese sia il livello di copertura che di flessibilità è molto elevato. Quasi
un’impresa su tre ricorre a un sistema gestionale “evoluto” (gestionale
nazionale, gestionale verticale o ERP), mentre il 43% delle imprese utilizza
esclusivamente un pacchetto elementare, per la gestione dell’amministrazione e
della contabilità. La percentuale di imprese che hanno adottato sistemi
specifici a supporto della business intelligence varia da 5% al 29% sulla base
delle dimensioni delle imprese stesse. Tali applicazioni vengono utilizzate
quasi esclusivamente per effettuare analisi commerciali e a supporto del
controllo di gestione. Nelle piccole e medie imprese italiane inizia a
diffondersi l’utilizzo di applicazioni web più evolute rispetto al semplice
sito istituzionale, soprattutto nelle imprese di dimensioni maggiori, appartenenti
a specifici settori; le applicazioni più diffuse sono le Intranet rivolte ai
dipendenti (utilizzate da una percentuale di imprese che varia tra il 16% ed il
53%, sulla base delle dimensioni), le applicazioni Extranet rivolte ai clienti
business (utilizzate da una percentuale di imprese che varia tra il 7% e il
37%, sulla base delle dimensioni), e i siti di commercio elettronico B2c
(business to consumer), utilizzati esclusivamente dalle imprese che si
rivolgono, appunto, direttamente al consumatore finale. Cresce anche l’utilizzo
di applicazioni mobile e wireless da parte delle PMI italiane.

 

 

Unioncamere: il commercio è
in ripresa, ma non troppo

 

(9colonne Atg)
ROMA – Mentre il resto delle imprese ritrova slancio, quelle del commercio e
dei servizi si tengono a galla. Ammonta infatti a +0,5% l’incremento delle
vendite commerciali e del giro d’affari dei servizi in senso stretto nel I
trimestre 2007 rispetto allo scorso anno, evidenziando una situazione di
modesta ripresa dei consumi. Le previsioni per il II trimestre, contenute
nell’indagine del Centro Studi di Unioncamere sulla congiuntura delle piccole e
medie imprese, sono però positive, soprattutto per le aziende dei servizi. Il
commercio al dettaglio – L’incremento dello 0,5% delle vendite delle imprese
commerciali tra gennaio e marzo del 2007 rispetto all’analogo periodo del 2006
è dovuto unicamente alla dinamica della grande distribuzione (+4,2%) e delle
imprese con oltre 20 dipendenti (+3,5%). In flessione dell’1,2%, invece, le
vendite delle aziende con 1-19 dipendenti. A livello territoriale risalta la
stazionarietà dei dati del Nord-Ovest (0,0%) e del Centro (+0,1%). La
performance migliore si registra nel Nord-Est (+1,5%), seguito dal Mezzogiorno
(+0,7%). Più consistente la flessione del Commercio al dettaglio di prodotti
alimentari (-1,2%) rispetto a quella del commercio al dettaglio di prodotti non
alimentari (-0,1%). Per gli operatori del settore le vendite miglioreranno nel
prossimo trimestre. Ammonta a +23 il saldo tra attese di incremento e di
decremento del giro d’affari. Il saldo è più consistente nel Nord-Est (+29) e
al Mezzogiorno (+24) e tra le imprese con oltre 20 dipendenti (+28) rispetto a
quelle fino a 19 dipendenti (+20).

Il settore dei servizi – Prosegue lentamente la crescita del
volume d’affari delle imprese dei servizi in senso stretto nel I trimestre
dell’anno rispetto al I trimestre 2006: +0,5% il bilancio fornito dagli
operatori, dettato dal risultato del Nord-Est (1,0%). Seguono nell’ordine il
Sud (0,6%), quindi il Nord-Ovest (+0,4%). Ultimo il Centro con un incremento
dello 0,2%. Positivo l’andamento soprattutto delle aziende con 50 dipendenti ed
oltre (+1,7%), mentre quelle con 1-49 dipendenti hanno un andamento
sostanzialmente stazionario (+0,1%). A livello settoriale, il dato migliore è
quello dei Servizi avanzati (+2,0%), seguiti dal Trasporto, movimentazione
merci e logistica (+0,7%). Consistente è il decremento dei Servizi alle persone
(-0,8%) e delle Mense e servizi bar (-1,1%). Previsioni decisamente positive per
le imprese dei servizi in senso stretto per il II trimestre 2007: è pari a +34
il saldo tra attese di incremento e di decremento del volume d’affari, con
minime differenze tra le diverse dimensioni. Più ottimistiche appaiono le
piccole e medie imprese del Nord-Ovest, mentre tra i settori emerge la fiducia
soprattutto degli Alberghi, ristoranti e servizi turistici (57%).

 

 

Banche, antitrust: più
trasparenza nei conti correnti

 

(9colonne Atg)
ROMA – Lo sviluppo della concorrenza nel sistema bancario italiano deve
determinare iniziative spontanee delle banche finalizzate alla massima
trasparenza informativa per il consumatore. In caso contrario sarebbero
necessari puntuali interventi normativi per promuovere una scelta più
consapevole da parte della clientela. Lo sottolinea l’Autorità Garante della
Concorrenza e del Mercato, in una segnalazione inviata al Governo. Nella
segnalazione, approvata nella riunione del 24 maggio, l’Autorità ricorda che
presupposto per un aumento della concorrenza nel sistema bancario è la mobilità
della clientela da un istituto all’altro. Per facilitare questo processo
occorre che il consumatore possa avere il livello di informazione più ampio e
più diffuso possibile sui prezzi, qualità e condizioni di fornitura dei servizi
offerti. In questo modo potrà esercitare al meglio la propria scelta fra
offerte diverse, con effetti positivi sulla competizione fra le imprese. Per
innescare questo processo virtuoso l’Autorità suggerisce l’introduzione, al
momento della scelta del conto corrente, di un foglio informativo sintetico che
indichi chiaramente tutte le spese di tenuta conto e le condizioni economiche
dei servizi maggiormente usati (gestione assegni, domiciliazione o pagamento
utenze, bonifici, bancomat, prelievo ATM e carta di credito). Andrebbe inoltre
predisposto un indicatore di spesa complessiva di c/c stimato dalla banca per
diversi profili di utilizzo del conto corrente stesso, che possa consentire
all’utente una maggiore comparabilità fra le diverse offerte sul mercato in
relazione al proprio profilo. I prezzi di ciascun servizio dovrebbero inoltre
comprendere eventuali spese di scrittura.

Nel corso del rapporto contrattuale, inoltre, la banca
dovrebbe informare il cliente, almeno annualmente, della spesa complessiva di
conto corrente, del numero e del tipo di operazioni effettuate per l’anno in
corso e per quello precedente, in modo da permettere la comparazione delle
condizioni con quelle offerte dalle banche concorrenti.

Inoltre, gli sportelli per il prelievo Bancomat, all’avvio
della procedura per il ritiro del denaro, dovrebbero informare che
l’operazione, in quanto non effettuata presso il circuito della banca che ha
emesso la carta, ha un costo aggiuntivo. Lo stesso sportello potrebbe inoltre
fornire altre informazioni di rilievo sulle condizioni di conto corrente alla
propria clientela.

 

 

Società

 

Salute: fumo e alcol nemici
“mortali” dei giovani

 

(9colonne Atg)
ROMA – Passano le mode, ma quella di bere e di fumare resta. In discoteca i
superalcolici, i cocktail e gli aperitivi vanno per la maggiore tra i giovani.
E’ quanto afferma la
Coldiretti
nel commentare i risultati dello studio realizzato
dall’Ipso, l’Istituto per gli studi sulla pubblica opinione presieduto da
Renato Mannheimer, nel sottolineare che secondo l’Istat nel 2006 le bevande
alcoliche più diffuse tra i giovani nella fascia d’età tra 18-24 anni sono
state con il 48 per cento gli aperitivi, mentre tra gli adolescenti (11/17
anni) sono nell’ordine la birra (19,1 per cento) e gli aperitivi (15,7 per
cento). Sembra invece che il vino non sia tra le bevande preferite: il suo
consumo riguarda un decimo del valore delle consumazioni in discoteca. Tra il
1986 e il 2006 i consumi di vino tra gli italiani si sono ridotti da 68 a 48,8
litri con un calo del 28,2 %. Importante, però, l’orientamento alla qualità.
Gli acquisti familiari dei vini a denominazione di origine confezionati
(DOC/DOCG) hanno raggiunto, in valore, quella per i vini da tavola. Secondo la Coldiretti è uno stile
di vita lento ed equilibrato, a far crescere un consumo di vino ben ponderato e
ragionato. Il tutto si contrappone al “binge drinking”, il consumo sregolato di
alcool che ha riguardato nel 2006 il 2,1 per cento dei ragazzi tra gli 11 e i
15 anni, il 12,1 per cento di quelli tra i 16 e i 17 anni e il 15,3 per cento
di quelli tra i 18 e i 19 anni. Incoraggiante, secondo la Coldiretti, il fatto
che almeno il 40 % degli oltre 30mila iscritti all’Associazione Italiana
Sommelier siano giovani.

Quella del consumo moderato del vino è una tendenza che
cresce tra le nuove generazioni, una tendenza che deve essere sostenuta., visto
che è scientificamente provato come tale “prudenza” sia positiva per la salute.
I dati presentati oggi dall’istituto di ricerca del prof. Mannheimer sul
rapporto tra gli italiani e l’alcol – ha sottolineato il ministro della salute
Livia Turco – messi a confronto con quelli esistenti in altri Paesi europei,
appaiono in linea con quanto già rilevato da precedenti ricerche dell’Oms.
“Queste ricerche evidenziano come l’ubriacatura, resti un fenomeno ancora
limitato rispetto ad altri Paesi europei. Tuttavia sarebbe un errore
sottovalutarlo – continua il ministro – perché le stesse statistiche dell’Oms
ci mostrano un pericoloso incremento dell’abitudine al bere per ubriacarsi,
anche nel nostro paese e soprattutto tra i giovani”.

Dalle indagini portate avanti dall’Ipso, il 4% degli
intervistati ha dichiarato di alzare talvolta il gomito, il 23% di bere sempre
in modo contenuto, il 25% di non bere praticamente mai in alcune situazioni
come quando si mangia, si balla, si è a casa in relax o durante gli incontri
galanti. Infine, la ricerca ha evidenziato che il 48% non beve mai ma anche che
i giovani bevono di più ballando, seppur moderatamente (30%) mentre il 40%
degli italiani ritiene poco o per nulla accettabile ubriacarsi. “Basti pensare
– continua la Turco
– che se nel 1999 la percentuale dei giovani italiani che si ubriacavano almeno
tre volte in un mese era del 3%, nel 2003 risultava del 7%. Per questo – ha
aggiunto il ministro – i risultati dell’indagine di Mannheimer non devono
fuorviarci da una forte attenzione alla correlazione tra abuso di alcol e
salute. L’abuso di alcool resta infatti uno dei principali attori di rischio di
malattia e morte”. Anche se l’Italia si mostra uno dei paesi in cui
“l’assunzione moderata di alcol è una consuetudine alimentare molto diffusa,
oltre che socialmente accettata”, sottolinea la Turco, non bisogna prendere
sotto gamba le gravi “criticità da affrontare”. Non bisogna poi dimenticare,
secondo il ministro, la diffusione di consumo, abuso e ubriacature fra i
giovani e giovanissimi e l’elevata e crescente mortalità giovanile per
incidente stradale che in Italia si stima correlato ad abuso di alcol per più
del 40% dei casi e che rappresenta la causa di più del 46% del totale dei morti
di età compresa tra 15 e 24 anni. Necessaria, secondo la Turco, l’adozione di
politiche che favoriscano la corretta conoscenza e percezione dei rischi
correlati ai vari comportamenti, e promuovano nei diversi contesti della società
la crescita di fattori protettivi.

Ma se le indagini dell’Ipso ci mostrano gli alcolici
vincitori nel divertimento del sabato sera, allarmi arrivano invece dall’Oms,
l’Organizzazione mondiale della sanità, che alla vigilia della Giornata
mondiale senza tabacco, prevista per giovedì, lancia un appello per un bando
mondiale al fumo nei luoghi di lavoro chiusi e nei locali. Al di là di
convincere chi fuma a smettere, è necessario essere coscienti dei problemi che
i fumatori provocano a chi questo vizio non ce l’ha.

Secondo l’Oms, sono 700 milioni i piccoli “fumatori passivi”
che mettono a rischio la propria salute semplicemente stando vicino ai propri
genitori mentre fumano. Un recente studio realizzato per l’Oms in 132 Paesi su
un campione di ragazzi dai 13 ai 15 anni, rivela come il 43,9% degli
intervistati ha dichiarato di respirare fumo passivo soprattutto in casa,
mentre il 55,8% nei locali pubblici. Ben il 76 % degli intervistati ha espresso
il suo accordo sulla messa al bando di sigarette e tabacco da tutti i locali
pubblici. E sempre per la
Giornata
mondiale senza tabacco, l’Azienda Ausl di Modena ha
diffuso dei dati sconfortanti. Il 28% dei modenesi fuma in media 14 sigarette
al giorno: nella maggior parte dei casi sono giovani tra 25 e 34 anni. Il questo
28% della popolazione tra 18 e 69 anni dichiara di fumare, gli ex fumatori sono
il 25% quelli che non hanno mai acceso la sigaretta sono il restante 47%. In
media vengono fumate 14 sigarette al giorno, la maggior parte dei fumatori ha
tra 25 e 34 anni, in prevalenza maschi. A tutti coloro che dichiarano di non
riuscire a smettere di fumare, l’Azienda Ausl di Modena avverte: serve una
buona dose di forza di volontà. Il 92% dei fumatori ha infatti smesso da solo,
senza ricevere aiuto.

 

 

Internet: più di 8 milioni
di navigatori si collegano dall’ufficio

 

(9colonne Atg)
ROMA – Per la prima volta nella rilevazione dell’utenza Internet,
Nielsen-NetRatings ha fornito il 30 maggio i dati relativi agli accessi
dall’ufficio: sono 8,1 milioni i navigatori attivi su un totale di 8,9 milioni
di dipendenti che dispongono di un collegamento ad Internet sul posto di
lavoro. Si tratta quindi di un’utenza con un tasso di attività molto alto (il
91%, contro il 58% da casa) e con consumi medi decisamente superiori a quelli
degli utenti che accedono da casa: 25 ore, 1.800 pagine viste e 37 sessioni al
mese da ufficio contro 14 ore, 1.150 pagine e 21 sessioni da casa. Per quanto
riguarda il profilo demografico, i navigatori da ufficio sono prevalentemente
uomini (63% uomini e 37% donne, contro 57% e 43% dei navigatori da casa) e
oltre il 50% ha un’età compresa tra i 35 e i 49 anni. Il livello di istruzione
risulta essere più alto rispetto ai navigatori da casa. Il 95% ha almeno il
diploma, contro il 71% dei navigatori da casa. Per quanto riguarda le
occupazioni, sono prevalentemente impiegati (30%), lavoratori autonomi (24%),
liberi professionisti (9%), dirigenti (9%) e tecnici (8%). Sono invece 20,5
milioni gli utenti che si sono connessi al web almeno una volta nel mese di aprile
da casa e/o da ufficio, 21,7 milioni se si includono anche gli utilizzatori di
applicazioni.

 

 

Acquisti: il low cost piace
agli italiani

 

(9colonne Atg)
ROMA – Sempre più low-cost per i romani, mentre a Milano non si rinuncia al
comfort. Sono i dati diffusi dal portale www.speedvacanze.it che mette in
evidenza come differiscano le preferenze dei vacanzieri nelle diverse città
italiane. Se a Roma la maggior parte degli utenti (72%) opta per pacchetti
viaggio “no-frills” (superofferte “senza fronzoli” periodicamente on-line in
base alle disponibilità del momento), a Milano invece prevale la scelta di
vacanze esclusive all’insegna del comfort (68%). “Il segmento del lusso è in
crescita” commenta Giuseppe Gambardella, ideatore del portale SpeedVacanze.it. “Ma
le nostre vacanze di alta gamma – prosegue – hanno prezzi dimezzati rispetto
alla media del mercato”. Al prezzo conveniente del last minute, il portale è
infatti riuscito ad associare una programmazione di viaggi di alta gamma che
tanto piace ai vacanzieri di Milano (68%) e di Torino (61%).

“A Roma, Napoli e Bologna c’è invece un debole per i viaggi
low cost” puntualizza Gambardella. Una rivoluzione delle abitudini dovuta
soprattutto alla predominanza dei single che non avvertono alcun disagio nel
rinunciare al comfort e preferiscono puntare sul prezzo stracciato. Per loro
acquistare i viaggi su Internet risponde inoltre alla loro cultura tecnologica
ed al loro interesse verso la comunicazione on-line. Ad optare per le “speed
vacanze” sono soprattutto i romani (22%), i milanesi (18%), i napoletani (16%),
i torinesi (12%) e i bolognesi (10%). Il 60% dei viaggiatori che scelgono le
loro vacanze on-line ha un’età compresa tra i 24 e i 48 anni e l’80% di loro
viaggia per piacere. Il rimanente 20% sfrutta invece la convenienza delle
offerte per i propri viaggi di lavoro. A scegliere mete all’estero sono
soprattutto i milanesi (58%), mentre la maggior parte dei romani (68%)
preferisce rimanere in Italia. Secondo il portale SpeedVacanze.it, inoltre, la
meta preferita per le vacanze di quest’anno rimane il mare (78%) e tra le
destinazioni più gettonate al momento ci sono la Sicilia, la Campania, la Calabria e la Toscana. In Europa
sono invece la Spagna
e la Francia
i Paesi più richiesti, mentre chi sceglie mete extra Ue sta optando per la Tunisia e per il Marocco.
Molte anche le preferenze per le crociere, un modo per godersi al massimo il
mare ed allo stesso tempo per fare nuove conoscenze, soprattutto se a proporre
le crociere è un’organizzazione come SpeedVacanze.it che oltre alle classiche
navi da con rotte nel Mediterraneo quest’estate propone anche degli esclusivi
viaggi in barca a vela lungo le coste italiane.

 

 

Sondaggio: è Alberto Sordi
l’attore italiano più rappresentativo

 

(9colonne Atg)
ROMA – Alberto Sordi è l’attore che meglio rappresenta lo spirito degli
italiani. Il sondaggio proposto a utenti italiani e stranieri dalla Società
Dante Alighieri sul sito www.ladante.it lascia pochi dubbi: il 15% delle
preferenze è andato al celebre “Albertone”, che ha staccato Marcello
Mastroianni (11%), seguito da Sofia Loren (10%) e Roberto Benigni (8,5%). Al
quinto posto Gina Lollobrigida (8%), seguita da Anna Magnani (7,5%), Vittorio
Gassman (7%), Totò (6,5%) e Vittorio De Sica (6%). In coda alla classifica
Franca Valeri, Titina e Peppino De Filippo con lo 0,5%. Gli accessi più
numerosi si sono registrati da Argentina, Svizzera, Francia, Brasile, Grecia e
Messico. La graduatoria totale è sempre visibile sul portale della “Dante”, che
offre anche l’opportunità di consultare i risultati finali di tutti i sondaggi
precedenti, dai monumenti più ammirati ai personaggi della letteratura più
significativi fino alle parole italiane più amate. A proposito di parole, il
sondaggio cambia da oggi volto e la domanda che i “navigatori” si troveranno a
dover soddisfare è “Qual è secondo Lei la parola italiana oggi non più
utilizzata nel linguaggio quotidiano, che vorrebbe fosse recuperata?”, con la
possibilità di fornire due risposte libere.

 

 

Sport

 

Gp di Montecarlo, Massa si
accontenta: “Un buon terzo posto”

 

(9colonne Atg)
MODENA – Felipe Massa è soddisfatto del terzo posto ottenuto a Monaco sul
difficile tracciato di Montecarlo e prosegue la sua corsa al titolo mondiale,
distante cinque punti dalla coppia della McLaren Hamilton-Alonso. “Dopo un paio
di giorni dal Gran premio di Monaco, sono ancora qui a casa a Monte Carlo –
dichiara sul suo blog il pilota brasiliano della Ferrari -. E’ stata una corsa
che dal punto di vista della mia prestazione personale mi ha reso davvero
felice, ma lo stesso non posso dire relativamente alla velocità della macchina
su questa specifica pista. Le McLaren sono partite forte fin da giovedì e
abbiamo subito capito che non sarebbe stato facile rimanere davanti a loro.
Però siamo riusciti a limitare i danni e il terzo posto non è un disastro,
considerato quanto è ravvicinata la battaglia per il campionato”. “Sicuramente
non possiamo essere del tutto contenti del risultato, anche in considerazione
della doppietta messa a segno dai nostri avversari – prosegue Massa -. Avevano
qualche elemento del pacchetto che qui funzionava meglio rispetto a noi. Non so
se ho ragione ma la mia opinione personale è che non è stata solo questione di
quanto la McLaren
sia stata convincente a Monaco, ma anche di quanto la Ferrari sia stata poco
efficace. Per capirlo è sufficiente comparare il gap tra McLaren e Renault a
Monaco e nel fine settimana del Gran premio di Spagna: non c’è poi grande
differenza. Qui invece il ritmo di gara della Renault era simile al nostro, il
che dimostra che qualcosa nel nostro pacchetto, nella nostra squadra, non ha
funzionato a dovere. Quello che posso affermare con sicurezza è che questo
stato delle cose non continuerà, perché la nostra monoposto è migliore di
quanto si è visto lo scorso weekend, il che è già di per sé una buona
motivazione a fare bene la prossima gara, dove dovremmo avere un buon
pacchetto”. Massa è carico in ottica mondiale e intende battagliare con il duo
della McLaren. “Grazie ai punti conquistati in seguito al terzo posto di domenica,
ho ancora ottime prospettive in campionato – chiarisce il brasiliano -. Abbiamo
disputato cinque gare, sono cinque punti dietro a Fernando e Lewis, davanti a
noi abbiamo ancora dodici corse. Il distacco è molto ridotto, la lotta per il
titolo è aperta al cento per cento. Io e Fernando abbiamo vinto due Gran premi
a testa, questo dimostra che è importante la costanza dei risultati ed è
fondamentale andare a podio ad ogni appuntamento. Il mio peggior risultato
stagionale è il sesto posto, che a dire il vero non è poi tanto male, ma
bisogna cercare di arrivare sempre nei primi tre posti”. Per Massa quello di
Monaco è stato comunque un momento per stare in famiglia: “Competizioni a
parte, mi sono goduto il Gp di Monaco con la mia famiglia e gli amici che sono
stati qui a casa con me e hanno reso piacevole il fine settimana. E’ stato
bello soprattutto perché ho conquistato il mio primo podio a Monte Carlo.
Certo, quando si ha a disposizione una vettura competitiva la gente si aspetta
più di un podio da parte tua, ma per me è stato un buon risultato che mi ha
lasciato soddisfatto – conclude -. La prossima volta però voglio concludere la
corsa davanti a quei due ragazzi. Starò qui fino a martedì, quando partirò per
Montreal”.

 

 

Calcio: Toni dalla
Fiorentina al Bayern per 11 milioni di euro

 

(9colonne Atg)
ROMA – Un altro pezzo della nazionale italiana campione del mondo si prepara a
lasciare l’Italia: Luca Toni passerà infatti al Bayern Monaco, come reso noto
il 30 maggio dal manager bavarese Karl Heinz Rumenigge sulle pagine della Bild.
L’ex punta della Fiorentina dovrebbe arrivare a Monaco il prossimo 8 giugno per
le visite di rito e per sottoscrivere un contratto che lo legherà al Bayern
fino al 2011. In attesa dell’ufficialità da parte delle due società, si è
comunque appreso che ai viola andranno 11 milioni di euro mentre il bomber
dovrebbe percepire un ingaggio di 5,5 milioni di euro a stagione. Si conclude
così la parentesi toscana del bomber che, in due stagioni a Firenze, ha messo a
segno 49 gol (vincendo lo scorso anno la classifica cannonieri e la Scarpa d’Oro), trascinando la Fiorentina alla
qualificazione in Champions League dello scorso anno, poi svanita per la
penalizzazione seguita a calciopoli, e all’accesso alla Uefa di quest’anno
dove, ricordiamo, la squadra di Prandelli è giunta nonostante un handicap
iniziale di 15 punti. In questi due anni Toni è stato protagonista della
vittoria azzurra nei mondiali in Germania ed ha più volte trascinato la
nazionale nelle gare di qualificazioni agli europei, come nell’ultima partita
degli uomini di Donadoni, vinta contro la Scozia proprio grazie a una sua doppietta.

Per la
Fiorentina
si tratta di un addio reso molto meno doloroso
dall’esplosione di Giampaolo Pazzini, futura punta di diamante dei toscani, che
nel finale di campionato ha già dimostrato di poter raccogliere l’eredità di
Toni nel migliore dei modi. Chi rimarrà di certo deluso dal passaggio del
bomber al Bayern è sicuramente Roberto Mancini: il tecnico dell’Inter non ha
mai nascosto il desiderio di poterlo avere alla sua corte e in passato lo ha
più volte chiesto al presidente Moratti, Ma il Bayern aveva intavolato questa
trattativa da tempo: i bavaresi sono reduci da una stagione fallimentare e
serviva un acquisto di primo piano per riconquistare subito la fiducia dei
tifosi e arginare la partenza di buona parte dei pezzi migliori della rosa di
Hitzfeld. La Fiorentina,
oltre a Pazzini, potrà contare anche sul brasiliano Reginaldo che, partito come
terza scelta, ha guadagnato spazio nelle battute finali della stagione,
mettendo anche a segno gol importanti.

 

 

Calcio: Lippi tiene la Juve sulle spine, e Figo si
riavvicina all’Inter

 

(9colonne Atg)
ROMA – Le grandi manovre sono cominciate. Nemmeno il tempo di mettere in
archivio la stagione che ha riportato Milano ai vertici del calcio che subito
il mercato torna a farla da padrona: tra allenatori e punte, sono tante le voci
che si inseguono nella prima settimana senza campionato. La prima notizia è
nota da tempo: Luca Toni andrà al Bayern Monaco liberando il posto da titolare
a Pazzini come centravanti della Fiorentina. Un addio reso molto meno doloroso
dall’ottimo finale si stagione dell’ex attaccante dell’Atalanta, che ha dato a
Prandelli segnali assolutamente importanti. La seconda notizia clamorosa è il
dietrofront di Luis Figo, che potrebbe quindi rimanere alla corte di Roberto
Mancini. Il popolo dell’Inter ha dimostrato grande affetto nei confronti del
portoghese nell’ultima gara di campionato col Torino e lui, ad parte sua, ha
definitivamente interrotto i contatti con gli arabi dell’Al Ittihad. Lo
“Nonostante l’accordo stipulato tra le parti lo scorso 4 gennaio – scrive l’ex
Pallone d’Oro – l’Al Ittihad non ha rispettato alcune clausole previste
dall’accordo, violando il contratto in modo unilaterale”: ecco la dura accusa
di Figo. A questo punto si aprono quindi nuovi scenari di mercato, considerando
che il campione lusitano, in scadenza di contratto con l’Inter e promesso
all’Al Ittiahd, si ritroverebbe senza una squadra per il prossimo campionato. Il
rinnovo, dicono a Milano, è l’ipotesi più probabile.

Gli altri tormentoni di questo mese sono legati al futuro
della panchina della Juventus e agli sforzi della Roma che vorrebbe trattenere
tutti i protagonisti di questa esaltante stagione. Lippi ha confermato il suo
“rapporto speciale” con la società bianconera ma ha anche ribadito di voler
restare fermo almeno per qualche mese: “Per adesso non riprendo a lavorare.
Anzi, non mi siedo neppure al tavolo per una trattativa. Per questo ho detto
subito no a quelle dieci società, non era giusto che perdessero altro tempo con
degli incontri inutili”. La Roma
invece sembra aver imboccato la giusta strada nella conferma dei suoi gioielli:
il francese Mexes rimarrà fino al 2011 e De Rossi è pronto a firmare a vita.
Tutto ciò non distoglie comunque i giallorossi da possibili nuovi colpi. Il più
probabile è quello del cagliaritano Marchini, che dovrebbe arrivare a Roma in
cambio del prestito di Aleandro Rosi. Grandi rivoluzioni a Parma: Foggia,
autore di una grande stagione con la
Reggina
, rientrerà alla Lazio per fine prestito e verrà
girato in Emilia. In gialloblu rimarrà anche Gasbarroni, che verrà riscattato
per intero dalla Sampdoria.

 

 

Europa

 

Clima: la Commissione europea
finanzia il progetto “Arca di Noè”

 

(9colonne Atg)
ROMA – Qual è l’effetto dei cambiamenti climatici sul patrimonio culturale? Per
valutare un rischio finora ignorato e che è invece fondamentale, la Commissione Europea
ha finanziato il progetto Noah’s Ark, coordinato dall’Istituto di scienze dell’atmosfera
e del clima-Isac del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna per le sue
specifiche competenze sul degrado fisico, chimico e biologico dei materiali da
costruzione, con la collaborazione di numerosi enti di ricerca specializzati.
Il progetto che viene presentato, il 30 maggio, a Roma, presso il Ministero per
i Beni e le Attività Culturali, ha affrontato questa problematica elaborando i
dati e i parametri ambientali che possono influenzare lo scenario futuro del
patrimonio monumentale europeo e stimare il danno che questo subirà nei
prossimi 100 anni. Il risultato degli studi è un ‘Atlante di Vulnerabilità’ con
le mappe delle variazioni climatiche che potranno causare danni a materiali
lapidei, metalli, legno, nelle aree di probabile rischio evidenziate. Sono
state realizzate mappe dell’area europea relative al presente (1961-1990), al
vicino futuro (2010-2039) e al lontano futuro (2070-2099) e mappe delle
differenze tra le medie per quantificare l’entità delle variazioni.Fra i
risultati si evidenziano numerose previsioni di rischio. L’erosione dovuta
all’azione della pioggia sui marmi aumenta nel Nord Europa (Inghilterra
settentrionale e penisola scandinava), arrivando a produrre una perdita di
materiale all’anno dello spessore di 35 micron.

In tutta Europa si assisterà ad un incremento generale del
fenomeno di cristallizzazione di sali, particolarmente dannoso per i materiali
porosi, quali ad esempio arenarie e mattoni, che saranno soggetti a maggiori
stress meccanici interni con formazione di fratture fino a completa
disgregazione. Cresce nel nord Europa la corrosione di ferro e bronzo correlata
agli inquinanti e alla temperatura media annuale, con massimi in corrispondenza
di temperature medie annuali di 10°C. La corrosione dello zinco, utilizzato per
le coperture dei tetti nei monumenti soprattutto nell’Europa centrale e
settentrionale, è prevista in prevalenza nelle aree costiere con elevata
deposizione di cloruri. L’effetto della radiazione solare sui materiali lapidei
continuerà ad avere conseguenze rilevanti nel bacino del Mediteraneo, in
particolare Sicilia e sud della Spagna e inizierà a produrre effetti anche
nell’Europa centrale, coinvolgendo interamente Italia, Spagna, Portogallo,
Grecia e area balcanica. Monumenti marmorei classici, quali i Templi di
Agrigento, e le facciate di chiese rinascimentali e barocche subiranno
decoesione e alveolizzazione. I parametri presi in esame da Noah’s Ark sono:
temperatura (variazioni stagionali e annuali, cicli di gelo e disgelo, shock
termici); precipitazioni (valore stagionale e annuale, umidità relativa, giorni
consecutivi ed eventi estremi di pioggia); vento (valore annuale e stagionale,
trasporto e deposizione di spray marino e rosa delle precipitazioni);
inquinamento atmosferico (acidità delle precipitazioni e concentrazione di
agenti inquinanti SO2 e HNO3).

“Il lavoro ha sottolineato il ruolo predominante dell’acqua
come fattore di danno”, osserva Cristina Sabbioni dell’Isac-Cnr, responsabile
del progetto. “Nonostante la temperatura sia spesso imputata come la variabile
principale dei cambiamenti climatici, se si considerano i beni culturali sembra
prevalere il ruolo non solo di eventi estremi come precipitazioni intense,
alluvioni e tempeste, ma anche di quelli meno evidenti e più diffusi che provocano
danni strutturali nei tetti e negli elementi ornamentali degli edifici (guglie,
pinnacoli), penetrando nei materiali fino ad una loro completa decoesione.
L’acqua, inoltre, è coinvolta nelle variazioni di umidità responsabili della
crescita di microrganismi, in particolare su materiali lapidei e legno, e della
formazione di sali che degradano le superfici ed accelerano i fenomeni di
corrosione. Infine, precipitazioni più intense possono sia aumentare il rischio
di alluvioni sia favorire la penetrazione dell’acqua nei materiali e nelle
strutture”. Estati sempre più secche potrebbero invece, prosegue la
ricercatrice, “portare ad un maggiore essiccamento dei suoli che svolgono un
ruolo protettivo nei confronti dei reperti archeologici ancora non oggetto di
scavo. Inoltre, un aumento dei fenomeni di cristallizzazione dei sali si può
verificare nelle strutture murarie producendo decoesione dei materiali e danno
estetico superficiale”. Oltre all’‘Atlante di Vulnerabilità’ il progetto Noah’s
Ark ha prodotto delle ‘Linee guida’, con lo scopo di informare chi gestisce il
patrimonio culturale sugli effetti prodotti dai cambiamenti climatici e
indirizzare le autorità competenti verso opportuni interventi di adattamento,
quali sistemi di monitoraggio dei parametri climatici critici. Negli ultimi
anni la comunità scientifica ha rivolto una attenzione sempre maggiore alle
questioni climatiche e meteorologiche, ma non sono stati ancora eseguiti studi
approfonditi riguardo l’effetto delle future variazioni del clima sul
patrimonio culturale. “L’Intergovernmental Panel on Climate Change-Ipcc
(Comitato intergovernativo sul mutamento climatico) costituito dalle Nazioni
Unite – spiega Sabbioni – dopo aver richiesto due interventi che
sintetizzassero i risultati del nostro progetto non li ha inseriti nei propri
report, i quali considerano l’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute
dell’uomo, sull’agricoltura e sul suolo, ma non sul patrimonio culturale”.

 

 

Ue: un libro bianco contro
l’obesità

 
(9colonne Atg)
BRUXELLES – Un libro bianco contro l’obesità. Lo ha adottato il 30 maggio la Commissione europea,
per sensibilizzare i consumatori e chiedere all’industria del cibo di
riformulare le ricette di alcuni alimenti e di ridurre il livelli di sali e
grassi. Il documento sottolinea l’importanza dell’attività fisica. Diete
insalubri e scarso movimento sono tra le principali cause di malattia in
Europa. Obesità e soprappeso sono aumentate in misura crescente negli ultimi
vent’anni. Nella maggior parte degli Stati Membri, più del 50% della
popolazione adulta è soprappeso. E oltre 21 milioni di bambini europei sono
obesi. Un dato, quest’ultimo, in crescita di 400.000 unità all’anno. Secondo il
Commissario alla salute, Markos Kyprianou: “Se non agiamo oggi, i bambini
grassi di oggi saranno le vittime degli infarti di domani”.

 

 

Ue: gli over 55 un
patrimonio da valorizzare

 

(9colonne Atg)
ROMA – Quali sono le potenzialità di sviluppo dei lavoratori over 55 in azienda
e quali sono gli strumenti per attuarle? Quali sono invece i rischi a cui vanno
incontro e come evitarli? I vertici dei sindacati, Renata Polverini, segretaria
generale UGL e Nirvana Nisi, segretaria confederale UIL, si confronteranno con
i rappresentanti delle imprese, tra cui Antonio Barone presidente della Confartigianato
di Catania, su questo tema. La tavola rotonda, promossa dall’Aiccre a Roma l’8
giugno prossimo e patrocinata dalla Presidenza della Camera dei deputati, vedrà
la partecipazione del sottosegretario al Ministero del Lavoro Rosa Rinaldi e
del Consigliere Nazionale Fnsi (Federazione Nazionale della Stampa Italiana)
Paolo Butturini. In una realtà italiana e europea in cui l’età di pensionamento
viene sempre ulteriormente posticipata oltre la soglia dei sessant’anni,
imprese private ed enti pubblici sentono l’urgenza di ridefinire le competenze
dei lavoratori più anziani, anche attraverso programmi di formazione
permanente; l’obiettivo è trasformare una forza lavoro sempre più numerosa in
una risorsa da valorizzare. L’ Aiccre promuove questo dialogo tra aziende e
sindacati come momento centrale del progetto comunitario Owl – miglioramento
della vita personale e della vita lavorativa dei lavoratori senior,
coofinanziato dall’art 6 FSE dell’Unione Europea. Agendo in settori
complementari (imprese, sanità pubblica, enti locali) in Italia e in Finlandia,
il progetto sviluppa una metodologia che, opportunamente trasferita,
contribuirà ad un aumento della motivazione al lavoro e della produttività
degli over 55 nel territorio Eu.

 

 

Regioni

 

Vino: a Bologna torna “Figli
di un Bacco minore?”

 

(9colonne Atg)
BOLOGNA – 325 vitigni provenienti da tutta Italia, 492 cantine, 900 vini in
degustazione. Torna nel chiostro del Convento di San Francesco a Bagnacavallo,
in provincia di Ravenna, dall’1 al 3 giugno, “Figli di un Bacco Minore?” la
rassegna nazionale dei vitigni autoctoni e di tradizione italiani, organizzata
da Slow Food, in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna,
il Comune di Bagnacavallo e l’Enoteca regionale dell’Emiliia-Romagna. Giunta
ormai alla quinta edizione, “Figli di un Bacco Minore?” è nata per far
conoscere e valorizzare la biodiversità delle piccole e piccolissime
produzioni, dei vitigni autoctoni e di antica tradizione. “Un patrimonio
straordinario – ha detto oggi a Bologna l’assessore regionale all’agricoltura
Tiberio Rabboni presentando l’iniziativa – che nei decenni scorsi ha rischiato
di scomparire di fronte all’avanzata dei vitigni internazionali e che il lavoro
di tanti tra cui anche quello di Slow Food ha invece contribuito a salvare”.
Anche la
Regione Emilia-Romagna
– ha ricordato Rabboni- ha lavorato in
questa direzione “investendo risorse per recuperare vitigni autoctoni e
riportarli all’attenzione del mercato. Molti di questi oggi sono veri e propri
successi commerciali, ma anche bandiere riconosciute della viticoltura di
qualità emiliano-romagnola. Penso ai Lambruschi, all’Albana, al Pignoletto, al
Montuni, al Fortana, o allo stesso Burson che è espressione tipica del
territorio di Bagnacavallo”.

Una ragione del successo della rassegna è da ricercare –
secondo Alberto Fabbri presidente di Slow Food Emilia-Romagna – anche nella
particolare formula adottata: “non una fiera , ma un’occasione per promuovere
una cultura legata al vino, di cui i veri protagonisti sono i vitigni e in cui
non conta la forza o la grandezza delle cantine, ma la forza e la grandezza
intrinseca dei vini”.

Partita con 2000 visitatori “Figli di un Bacco Minore ?” ha
potuto contare nel 2006 su oltre 7 mila ingressi. Numeri che – secondo il
sindaco di Bagnacavallo Laura Rossi – fanno dell’iniziativa anche un’importante
occasione per promuovere la città e il suo centro storico. “Per questo – ha
spiegato Laura Rossi – abbiamo da subito cercato di collegare alla
manifestazione anche altre iniziative culturali. Quest’anno si tratta di una
mostra dedicata al pittore Mino Maccari, uno dei protagonisti dell’arte
italiana del ‘900, che si svolgerà presso il Museo Civico delle Cappuccine a
partire dal 3 giugno”.

 

 

Sardegna: autobus verdi e
trasporto pubblico a chiamata

 

(9colonne Atg)
CAGLIARI – “Entro luglio ci verranno consegnati i primi 100 nuovi pullman
e nel giro di due anni contiamo di sostituire oltre 300 pullman, capaci di dare
un servizio migliore, di risparmiare e di non inquinare. E sarà introdotto il
trasporto pubblico a chiamata: se due persone dovranno spostarsi, potranno
utilizzare un mezzo simile a un taxi, per non far viaggiare autobus grandi
vuoti”. Le due novità in arrivo le ha annunciate stamattina il Presidente della
Regione Sardegna, Renato Soru, nel corso di un’assemblea in viale Trento a
Cagliari, con gli amministratori della Barbagia di Seulo e del Sarcidano. “Il
trasporto pubblico locale in Sardegna – ha continuato il Presidente – è
completamente presidiato e per la prima volta viene studiato in maniera complessiva
quello gommato e quello ferroviario. Questa Regione –ha continuato – si è presa
la responsabilità di assicurare un sistema di trasporto pubblico locale
migliore rispetto a quello offerto dai diversi enti che hanno lavorato in
questo settore”. In questo momento in Sardegna operano l’Arst, le Ferrovie
meridionali della Sardegna (Fms) e le Ferrovie della Sardegna (Fds). “Le
Ferrovie della Sardegna è cento anni forse che non investono e credo – ha detto
il Presidente della Regione – che qui ci siano gli ultimi passaggi a livello
non automatizzati d’Italia. La
Regione
si è presa la responsabilità di questo settore – ha
continuato il Presidente – e due settimane fa in ottemperanza con la legge
Finanziaria abbiamo approvato nella Commissione paritetica con il Governo
nazionale le norme di attuazione per il trasferimento di FMS e FdS alla
Regione. Questa norma di attuazione sarà trasferita al Consiglio regionale in
questi giorni e mi auguro che l’approvino immediatamente”. La Regione vuole investire
per la rimessa in pristino del trasporto ferroviario. ‘’Si sta ultimando la
stazione di Cagliari delle Ferrovie della Sardegna – ha detto ancora il
Presidente – che arriva a Monserrato e vogliamo che arrivi fino ad Isili e che
sia utilizzata come strumento di trasporto pubblico locale e non solamente per
uso turistico, perché credo che possa far bene all’interno di un sistema unico
che riguarda anche l’Arst”. Per quanto riguarda il Trenino verde, il Presidente
ha parlato di un piano del Governo nazionale per i grandi attrattori
turistici-ambientali, che prevede la possibilità per ogni Regione di
individuarne di propri. “E’ un progetto di circa 140 milioni di euro e quindi
finalmente abbiamo la responsabilità, le competenze e le risorse per investire
in questi tracciati ferroviari: lo facciamo per la Mandas-Arbatax,
Alghero-Sassari-Sorso, Tempio-Palau e per il Sulcis-Iglesiente”.

 

 

Turismo: portale internet
congiunto per Etna e Gran Sasso

 

(9colonne Atg)
CATANIA – Un collegamento aereo tra Catania e Pescara ed un portale Internet
per promuovere il Vulcano della Sicilia orientale e le montagne abruzzesi. Le
due proposte sono state avanzate dagli amministratori comunali di Catania e
Città Sant’Angelo nel corso della presentazione dell’iniziativa “Dall’Etna
al Gran Sasso”, prevista nel centro abruzzese dal 14 al 22 luglio. Una
delegazione congiunta dei due centri ha incontrato il 30 maggio il responsabile
commerciale della Windjet Massimo Polimeni per formalizzare la richiesta di
ripristino del volo Catania-Pescara. La manifestazione “Dall’Etna al Gran
Sasso” è giunta alla quinta edizione. Ogni anno, ha richiamato più di centomila
persone nel centro abruzzese. L’intero costo dell’evento è sostenuto dagli
imprenditori, senza nessun contributo da parte degli enti locali. E proprio una
rappresentanza degli organizzatori, composta da Nico Torrisi (Federalberghi),
Giuseppe Zingale (Faita), Mario Illiano (Fiavet), Dario Pistorio (Fipe) e
Giuseppe Saffo (Fipe balneari) ha sottolineato la necessità di consolidare
questa collaborazione turistica creando un portale internet finanziato dai
privati ed aperto agli enti locali siciliani e abruzzesi.

 

 

Sicilia: sul magazine
Lufthansa 16 pagine dedicate alla regione

 

(9colonne Atg)
PALERMO – La Sicilia,
con i suoi tesori d’arte e di cultura, con la ricchezza delle sue tradizioni,
con l’eccellenza della sua produzione agricola e enogastronomica e, ancora, con
le specificità del suo sistema industriale, “volerà” sugli aerei della
Lufthansa. Oggi, a palazzo d’Orleans, nella sede della presidenza della Regione
siciliana, è stato presentato il numero della rivista di bordo della compagnia
aerea tedesca (Lufthansa in-flight magazine) che dedica un inserto alla
regione. Sedici pagine che contengono, tra l’altro, le norme e i provvedimenti
volti ad attrarre in Sicilia gli investitori internazionali, con una
descrizione dell’apparato produttivo dell’isola nei settori del turismo,
dell’industria, dell’agroalimentare, del commercio ed una panoramica sul
sistema delle infrastrutture e della logistica. E, inoltre, nomi, numeri e
indirizzi per entrare in contatto con gli uffici dell’amministrazione
regionale. Ad aprire l’inserto, un’intervista al presidente della Regione,
Salvatore Cuffaro. La rivista è stampata in lingua inglese, a cura della
società canadese Country Profiler, con una tiratura di 220 mila copie e un
milione e quattrocentomila lettori, soprattutto tedeschi ma non soltanto, con
una grande percentuale di viaggiatori d’affari, leaders d’azienda e di
istituzioni governative. Dal prossimo primo giugno si troverà sugli aerei della
Lufthansa che viaggiano sulle rotte internazionali in Europa e nelle sale vip
della compagnia di tutto il mondo. È la prima volta che il magazine dedica un
inserto del genere ad una regione italiana. “La Germania – spiegano i
rappresentanti della Country Profiler – costituisce il più grande mercato
europeo e uno dei principali investitori del mondo. L’inserto Sicilia
raggiungerà i maggiori decision makers tedeschi e europei. Nei loro confronti,
vuole proporsi come una guida per gli investitori, fornendo informazioni
accurate sul clima economico e commerciale della Sicilia”.

 

 

Parma: avviato percorso di
riconoscimento per la Scuola
europea

 

(9colonne Atg)
PARMA – Raggiunto l’accordo sulla convenzione per l’associazione della Scuola
per l’Europa di Parma al sistema delle Scuole europee. L’intesa, come
sottolinea una nota del ministero degli Affari esteri inviata alla Provincia, è
arrivata nella riunione del Consiglio delle scuole europee tenuta a Lisbona
nelle scorse settimane. I negoziati sono stati condotti dai due ispettori del
Ministero della Pubblica Istruzione che siedono nel Consiglio superiore con il
sostegno del Capo delegazione designato dal Ministero degli Affari esteri.
L’accordo rappresenta un primo passo verso una piena associazione della Scuola
per l’Europa di Parma, che per il momento lascia fuori dal riconoscimento le
ultime due classi della scuola. “Come Ministero degli Affari esteri – dice la
nota – abbiamo ritenuto opportuno arrivare prima all’approvazione di tale
compromesso nella riunione di Lisbona per riprendere, immediatamente dopo
l’approvazione della convenzione, l’iniziativa per una completa associazione
della scuola, che comprenda anche gli ultimi due anni e una soluzione
transitoria per gli studenti di Parma che dovranno sostenere gli esami finali
di scuola superiore nel prossimo biennio”.

A supporto di una piena approvazione, il capo delegazione
italiano ha allegato al verbale della riunione una dichiarazione “nella quale
ribadisce che l’accordo raggiunto lascia irrisolto il problema del
riconoscimento completo del ciclo secondario” invitando il Consiglio superiore
a mettere in atto tutte le azioni “necessarie a completare il riconoscimento
della Scuola di Parma in occasione del prossimo rinnovo della Convenzione”. La
delegazione ha anche avanzato la richiesta di una soluzione transitoria per gli
alunni delle classi sesta e settima, non ancora riconosciute, delle tre sezioni
linguistiche, “i quali non dovranno essere costretti al trasferimento in altra
scuola europea”.

L’assessore provinciale Gabriele Ferrari ha espresso
l’apprezzamento della Provincia per “l’ulteriore passo avanti fatto per
raggiungere l’obiettivo del baccalaureato, in tempi brevissimi rispetto alla
complessità della burocrazia”. Da segnalare secondo Ferrari che “il ministero
dell’Istruzione, con apposito decreto, ha istituito un gruppo di lavoro del
quale sono stati chiamati a far parte anche i rappresentanti istituzionali di
Regione, Provincia, e Comune per accompagnare nel modo migliore l’iter in via
di definizione e per arrivare alla realizzazione della nuova sede. Il nostro
impegno dunque continua, per far sì che la scuola europea diventi a tutti gli
effetti un polo scolastico al servizio di Efsa e di tutto il nostro
territorio”.

 

 

Forlì: chiusura alla grande
per il Festival della creatività

 

(9colonne Atg)
FORLI’ – Creatività e sviluppo economico. Binomio interessante e soprattutto
realizzabile. Una prova che ha caratterizzato tutta la settimana e che si è
concluso il 27 maggio a Fabbrica di Gambettola. Stiamo parlando del primo
Festival internazionale della creatività e dello sviluppo economico, un primo
passo per dimostrare come anche la capacità di immaginare possa favorire lo
sviluppo economico locale. Creatività e immaginazione, due aspetti che
dovrebbero essere vivi nella vita di tutti i giorni, per stimolare quel
pensiero critico che incoraggia la partecipazione ai processi sociali,
economici e politici. Due le prospettive complementari al centro della
manifestazione: quella del mercato, che affianca creatività e crescita
economica, e quella che vede creatività e pensiero critico come strumenti che
favoriscono emancipazione, democrazia e insieme nuove opportunità economiche.
Il Festival, dunque, costituisce una esperienza originale per gettare le basi
di uno sviluppo economico locale ancora migliore. Ospitato principalmente
presso la “fabbrica”, l’evento si è articolato altresì negli altri luoghi
simbolo della creatività e della realtà economica locale, attraverso una
collaborazione estesa ai comuni di Cesenatico, Gatteo, Longiano, Montiano,
Savignano, San Mauro Pascoli, alla Provincia di Forlì-Cesena, alla Regione
Emilia-Romagna, al credito cooperativo di Gatteo, Cna, Confartigianato,
Confesercenti, Confindustria, Cgil, Cisl, Uil, ad alcune imprese quali
Fabbrica, Neri e Technogym, nonché all’Institute for economic development
policy dell’Università di Birmingham. Studiosi, accademici, artisti e addetti
ai lavori internazionali, hanno partecipato all’evento, coordinato da un gruppo
locale e da un team dell’università di Birmingham.

Tra gli invitati Renato Barilli, Vera Zamagni, Carlo
Barzaga, Ermanno Tortia, Giandomenico Amendola, Piero Secondini, mentre come
rappresentati internazionali il Festival ha vantato la partecipazione di personalità
come John Connel della scuola di educazione dell’Università di Birmingham, Jens
Christensen docente di filosofia della Scienza all’Università di Aalborg, Roger
Sugden della Birmingham Bissines School, Sonja Gronblom e Johan Willner
dell’Albo Akademi University. Per stimolare la creatività sono stati proposti
diversi laboratori tra cui un laboratorio delle idee con quattro giorni di
presentazioni trasversali a diverse discipline e legate al tema del Festival;
un laboratorio di sviluppo con due tavole rotonde tematiche, un laboratorio di
danza e uno di teatro, un laboratorio cinematografico, uno di scrittura e uno
sul fumetto. Le mostre, così come gli spettacoli, si sono articolate nel
contesto identificato dai laboratori. Il Laboratorio delle Idee, che ha aperto
l’evento nelle quattro giornate iniziali, è stato concepito come un luogo di
discussione attraverso seminari interattivi tenuti da artisti così come da
“addetti ai lavori” e da “studiosi” nel campo dell’architettura, delle scienze
economiche, della sociologia, dell’istruzione, del business. E ancora il
Laboratorio di Sviluppo, che si è articolato tra giovedì e venerdì nel
tentativo di comprendere due temi specifici come l’impresa e la creatività,
nonché lo sviluppo del pensiero critico e della creatività nei settori
dell’istruzione e della salute. Lavorare insieme è lo scopo del progetto, con
attività che hanno avuto luogo sia presso la fabbrica, sia in altri luoghi
intorno a Gambettola.

Nelle mostre che hanno accompagnato il Festival sono stati
esposti lavori di artisti d’arte contemporanea italiana, nell’ambito delle arti
visive quali pittura, scultura, fotografia, nonché l’uso di tecnologie
innovative. Ogni insieme espositivo è stato accompagnato da una spiegazione
introduttiva riguardante la sua pertinenza rispetto ai temi centrali
dell’evento, nonché da una illustrazione di come i lavori esposti si
inseriscono nel contesto complessivo del Festival. Non solo arte, però. Danza,
poesia, teatro, musica e cinema, hanno aiutato ad esplorare alcuni aspetti
della creatività, stimolando e nutrendo l’immaginazione. Per ciò che riguarda
la danza, performance di scolari dell’Emilia Romagna e di gruppi locali hanno
animato le giornate. L’intenzione è stata quella di fornire ai bambini
l’opportunità di apprendere questa tecnica insieme ad ospiti italiani e
stranieri, esibendosi nell’ultima serata. Tra gli ospiti che hanno lavorato con
i bambini c’era John Connell dell’Università di Birmingham. Legati alla poesia
e alla narrativa, il Festival ha ospitato diverse letture, tra cui il poeta
inglese Benjamin Zephaniah, Nazareno Anniballo e Lara Strada. Per il cinema,
invece, proiezioni hanno animato gran parte delle serate, mentre in ambito
musicale il Festival ha proposto un tributo a Rino Gaetano presentato dalla
sorella Anna Gaetano, con un concerto e alcune proiezioni. Come è stato per la
serata inaugurale il festival si è chiuso con due performance dei Mutoid Waste
Company, comunità di artisti riciclatori di Santarcangelo. Sono “la capacità di
immaginare, il senso critico e la creatività”, che secondo Silvia Sacchetti
dell’Università di Birmingham, una delle curatrici del progetto, “concorrono a
creare condizioni favorevoli per lo sviluppo economico”. Secondo la Sacchetti, infatti, “se
le persone non esercitano la loro capacità di pensiero critico, rinunciano
all’uso della loro immaginazione, al proseguimento di idee e di possibilità
diverse, perdono interesse a partecipare ai processi sociali economici e
politici”.

 

 

Italiani nel Mondo

 

Lingua e cultura italiana:
una tavola rotonda alla Farnesina

 

(9colonne Atg)
ROMA – Si terrà martedì 5 giugno, presso la Sala delle Conferenze Internazionali della
Farnesina, una Tavola Rotonda sul tema di Riforma della ex L.153/71 (D.L.vo
297/94), la normativa che regola la promozione linguistico-culturale a favore
della collettività all’estero. La giornata di riflessione e approfondimento,
voluta dal viceministro degli Affari esteri Franco Danieli, avrà lo scopo di
raccogliere i punti di vista delle parti che contribuiscono, in modi diversi,
al successo del programma linguistico-culturale all’estero. Molteplici i temi
su cui si confronteranno i vari interlocutori: i destinatari dei corsi, il
ruolo dello Stato, la dicotomia assistenza/promozione, la sussidiarietà nella
realizzazione degli interventi, gli strumenti di integrazione dei corsi negli
ordinamenti scolastici locali, la qualità dell’insegnamento e la formazione
degli insegnanti, la collaborazione di docenti italiani o locali, le
modalità  di sostegno. La Tavola rotonda sarà,
dunque, propedeutica alla stesura del testo di legge relativo alla promozione e
alla diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo. “Pur
riconoscendo i risultati significativi che si sono ottenuti nel quadro
normativo ancora in vigore, da tempo è stata avvertita l’esigenza di adeguare
gli strumenti normativi per dare risposte concrete alle attuali esigenze delle
collettività italiane all’estero”, afferma il viceministro Danieli. “I corsi di
lingua e di cultura italiana per i connazionali, pensati per mantenere vivo il
legame dei nostri emigrati con la lingua di origine, nel corso degli anni sono
diventati uno strumento fondamentale della strategia generale di promozione
dell’italiano – continua Danieli – La normativa originaria ideata per disciplinare
gli interventi per la diffusione della lingua e della cultura italiana nel
mondo, la legge quadro 153 del 1971, rispecchiava le esigenze sociali e
culturali maturate in seno all’emigrazione del primo dopoguerra e aveva
essenzialmente natura assistenziale. Mutato profondamente il carattere
dell’emigrazione italiana, oggi i giovani italiani o di origine italiana che
risiedono all’estero, per lo più nati nei Paesi di emigrazione, con qualche
eccezione da non sottovalutare, sono integrati nelle realtà sociali locali”.
“La conoscenza dell’italiano – conclude così il viceministro – non più solo
lingua di emigrazione ma lingua di cultura, ha perso la funzione esclusiva di
mantenere forte e salda un’identità, divenendo una possibilità ulteriore per
meglio inserirsi nel mondo del lavoro”.

 

 

Residenti all’estero: arriva
la carta-sconto per le vacanze in Italia

 

(9colonne Atg)
ROMA – Buone notizie per gli italiani residenti all’estero. Il 28 maggio
infatti, il viceministro agli Affari Esteri, senatore Franco Danieli, ha
presentato alla Farnesina l’iniziativa “It.card”. Si tratta di una carta di
sconto che fornirà numerosi vantaggi agli italiani che vivono all’estero e
decidono di tornare a trascorrere le loro vacanze in patria. “La carta – ha
spiegato il ministro – vuole essere un incentivo al turismo di ritorno, e nasce
come atto di attenzione nei confronti della comunità italiana nel mondo, che
conta quattro milioni di individui. Ad oggi, però, It.card è qualcosa di più di
un semplice gesto simbolico. Grazie a un’intensa collaborazione del ministero
degli Esteri con partner quali Trenitalia, Assocral, Federalberghi e Fitetrec,
la carta può infatti vantare un pacchetto di contenuti molto importante”. Al
fine di fornire le attuali agevolazioni presenti nel pacchetto “It.card”, il
ministero degli Esteri ha infatti stipulato una serie di convenzioni con
numerosi enti: Trenitalia ha messo a disposizione dei possessori della card il
programma “Carta Viaggio”, mentre Fitetrec, la Federazione Turismo
Equestre, che conta 600 agriturismi, propone una linea di sconti che va dal 10
al 15 per cento. Federalberghi, a sua volta, ha formulato un’offerta dal nome
“Ospitalità su misura”. La
Farnesina
ha inoltre iniziato delle trattative con il
ministero dei beni culturali per convenzionare eventuali offerte sui 460 musei
di sua gestione. “Ma – rivela Danieli – la spinta fondamentale alla messa a
punto di It.card è venuta dall’entità associativa Assocral, che ha messo a
disposizione degli utenti della carta di sconto il pacchetto di vantaggi più
consistente: sono previste agevolazioni sui prezzi di ristoranti, garage,
ostelli, traghetti e linee aeree low-cost” . Il viceministro ha tenuto a
sottolineare la rapidità con cui è stata condotta l’iniziativa, che è stata
“annunciata solo pochi mesi fa”: “Tra pochi giorni – ha spiegato – saranno
distribuite alle sedi consolari estere un milione e mezzo di schede, che
saranno valide fino al 2012. In questo arco di tempo, il pacchetto-sconti della
card verrà ulteriormente ampliato”. La carta è stata definita dal ministro un
“contenitore aperto, che col tempo fornirà un ventaglio sempre più vasto di
offerte ed opportunità: si prospetta un’interessante ipotesi di collaborazione
tra il ministero degli Esteri e il gruppo energetico Eni per concordare alcuni
sconti sulla distribuzione di carburante agli utenti della card, e sono in
corso negoziazioni con la linea aerea Air One”. Danieli ha inoltre auspicato la
creazione di un sito “ad hoc” per la carta, a cui sarà dedicata a breve una
sezione del portale web del ministero degli Esteri. Alla presentazione è
intervenuto anche l’ambasciatore Adriano Benedetti, direttore generale per gli
Italiani all’Estero e le Politiche migratorie: “L’iniziativa – ha detto –
rientra in un disegno di potenziamento dei servizi da offrire ai connazionali,
e dimostra il fatto che le comunità estere si stanno avvicinando a noi ”.
Benedetti ha assicurato che il rilascio della carta da parte dei consolati non
sarà complesso: “Basterà un semplice accertamento dell’iscrizione dell’utente
alle liste consolari e l’inserimento del suo nome e cognome sulla carta”.
All’evento hanno presenziato, tra gli altri, i rappresentanti di numerosi enti
come Alessandro Cianella di Federalberghi, Monica Rampini di Fitetrec,
l’architetto Marcello Testai di Assocral e Giovanni Cassoli di Trenitalia.

 

 

Italia-Brasile, Danieli:
cresce la domanda di reciproca collaborazione

 

(9colonne Atg)
ROMA – Si è conclusa nei giorni scorsi la visita del viceministro agli Affari
Esteri Franco Danieli in Brasile. Un Paese che costituisce un importante
interlocutore per l’Italia, il cui rinnovato interesse nei suoi confronti
cresce in misura rilevante a tutti i livelli: politico istituzionale, economico
commerciale, nonché finanziario e socio-culturale. Interesse che trova una sua
ulteriore giustificazione in virtù dell’elevato numero di connazionali
residenti. “E’ infatti alla comunità italiana, che in Brasile supera le oltre
230.000 unità, ma anche ai 25 milioni di cittadini brasiliani di origine
italiana – spiega il viceministro Danieli – che occorre guardare per capire il
legame storico profondo che unisce i due Paesi. Legame che mi è stato
sottolineato da tutte le autorità federali e statali brasiliane incontrate, a
partire dal vicepresidente José Alencar e dal sottosegretario agli Esteri Ruy
Nogueita. Essi, così come i governatori di San Paolo, Rio de Janeiro e Paranà,
hanno voluto evidenziare come l’Italia abbia contribuito notevolmente non solo
all’industrializzazione e allo sviluppo tecnologico del Paese, ma anche
visibilmente alla formazione della sua identità culturale. Anche per questo
sono fortemente propensi a promuovere, incentivare ed accrescere nuove forme di
collaborazione politico istituzionale, ma anche tecnico-scientifica con
l’Italia”. Le relazioni fra i due Paesi si sono fortemente rilanciate nel corso
dell’ultimo anno, basti pensare ai numerosi incontri politico istituzionali
bilaterali di cui quello del viceministro Danieli costituisce solo l’ultimo, e
al positivo riflesso sull’economia, che ha permesso all’Italia di guadagnare
una posizione sia come cliente che come fornitore nel commercio mondiale del
Brasile. Tuttavia Danieli ha avuto modo di constatare quanto diffusa sia la
convinzione nella controparte di essere ancora molto al di sotto delle potenzialità
esistenti. “E questo è evidente in diversi settori, a partire dal comparto
energetico all’intera rete infrastrutturale, dal turismo all’ambiente, dalla
cooperazione interuniversitaria al tema della sicurezza, campi tutti dove forte
è la determinazione brasiliana a chiederci maggiore partecipazione ed una
presenza più incisiva. La comunità italiana residente in Brasile può costituire
un ponte naturale fra i due Paesi, il tramite diretto ed immediato capace di
interpretare e sviluppare queste esigenze per contribuire in modo rilevante al
processo di sviluppo locale e al consolidamento della presenza italiana nel
Paese. Si tratta infatti di una collettività forte ed integrata, ben
posizionata socialmente e culturalmente, capace di far sentire la propria voce
anche a livello istituzionale, considerando il numeroso gruppo parlamentare di
amicizia italo brasiliana che consta più di duecento rappresentanti e con i
quali contiamo di aumentare la collaborazione”.

 

 

Pollastri: “Con Danieli
affrontati i problemi dei connazionali in Brasile”

 

(9colonne Atg)
SAN PAOLO – Il senatore dell’Ulivo Edoardo Pollastri ha partecipato alle
principali tappe del viaggio in Brasile del viceministro degli esteri Franco
Danieli. Alla riunione di lavoro con il Comites e quindi all’incontro con la
comunità al Circolo Italiano di San Paolo. Poi, a Rio de Janeiro, il senatore
ha accompagnato la delegazione guidata da Danieli durante la visita
all’Ospedale italiano, dove ha ricevuto una targa ricordo al centro italiano di
formazione professionale Ciapi in occasione dell’inaugurazione, alla presenza
del ministro brasiliano del Lavoro Carlos Lupi, del corso di formazione
finanziato dal Ministero del Lavoro. La giornata è proseguita con la riunione
insieme al Comites di Rio de Janeiro e alla collettività, evento organizzato
dal console generale Massimo Bellelli. L’ultima tappa è stata con il Comites.
Dopo un incontro coi i Comites della città brasiliana e i membri del Cgie
presso il Consolato generale, la delegazione si è trasferita nella prestigiosa
sede della Società Giuseppe Garibaldi. Lì ha avuto luogo il caloroso incontro
tra la delegazione italiana e il vicegovernatore dello Stato del Paranà Orlando
Pessuti, a cui hanno preso parte anche numerosi parlamentari locali di origine
italiana e la collettività italiana. La visita si è conclusa con il ricevimento
offerto dal console generale Riccardo Battisti per celebrare la ricorrenza
della nascita della Repubblica Italiana. “Nel corso degli incontri con la
nostra comunità in Brasile e i loro rappresentanti – ha spiegato Pollastri –
sono state affrontate le problematiche maggiormente sentite dai nostri
connazionali, tra cui il miglioramento dei servizi e il rafforzamento della
rete consolare, il riconoscimento della cittadinanza ‘jure sanguinis’,
l’assistenza, i corsi di lingua italiana e di formazione, Rai International. Il
viceministro Danieli ha illustrato le attività di governo in corso per trovare
delle soluzioni che vengano incontro alle legittime richieste della comunità in
Brasile e in tutto il Sud America, sottolineando – conclude Pollastri –
l’indispensabile appoggio dei parlamentari eletti all’estero per l’approvazione
dei provvedimenti di legge necessari”.

 

 

Mariza Bafile: bilancio
positivo per la missione in Argentina

 

(9colonne Atg)
ROMA – Un collegio elettorale ampio che non facilita i contatti con i propri
elettori. Ma, anche a fronte di evidenti difficoltà, Mariza Bafile riesce a non
tralasciare la sua comunità. La deputata italo-venezuelana dell’Ulivo, eletta
all’estero nella circoscrizione sudamericana, illustra la sua ultima missione
istituzionale in Argentina, organizzata in collaborazione con il Comites e con
il consolato. A Lomas de Zamora, vicino Buenos Aires, una cittadina con una
forte presenza di italiani, oltre 45mila iscritti all’Aire (quasi l’equivalente
delle presenze in Uruguay), la
Bafile
ha incontrato “interlocutori istituzionali locali che
possono e vogliono sostenere il lavoro degli eletti all’estero”. “Importante –
spiega la deputata – anche il sostegno e il lavoro che i Comites svolgono nei
territori, che rafforza la convinzione che queste Organizzazioni siano
indispensabili”. “Sono andata a Lomas de Zamora – racconta la Bafile – spinta non da un
problema particolare, ma con il gradevole scopo di “riallacciare i fili” con la Comunità e riavviare un
discorso interrotto durante la campagna elettorale”. Incontrando i membri della
Comunità, la Bafile
torna a porre la sua attenzione sulle fasce più deboli della Comunità:
soprattutto i “bambini e gli anziani che – annuncia la deputata – saranno
protagonisti di un prossimo convegno, il 14 giugno alla Camera volto a
sensibilizzare l’opinione pubblica e quella politica sui loro problemi e far
conoscere la condizione di alcuni nostri connazionali residenti nel Paese”. L’italo
venezuelana ha parole di elogio per il viceministro degli Esteri con delega per
gli italiani all’estero, Franco Danieli: “Il lavoro svolto da Danieli è stato
importante”, il viceministro “ha aderito ad una proposta sulla sanità segnalata
da me con insistenza – spiega la
Bafile
– e ora una soluzione sembra vicina”.

“Non dimentichiamo poi – sottolinea l’onorevole dei Ds – la
questione della cittadinanza e la nuova proposta di legge dell’Ulivo che presto
andrà in Aula alla Camera”. Ma il viaggio di Mariza Bafile non si è limitato a
Lomas de Zamora: “A Mendoza c’è stato un caloroso incontro con la collettività
e importanti colloqui con rappresentanti politici locali. Dal governatore della
provincia di Mendoza Julio César Cleto Cobos, al vicegovernatore Juan Carlos
Jaliff, al presidente della Camera dei deputati Andres Marin e l’onorevole
Daniel Vilches deputato provinciale, tutti hanno dimostrato interesse alla vita
e alle esigenze della Comunità italiana e hanno manifestato l’intenzione di
riallacciare quei fili di amicizia a lungo sopiti”. Durante questi incontri la Bafile ha ribadito che
“tutto ciò che l’Italia fa per i Paesi sud americani va automaticamente a
vantaggio degli italiani che lì vivono”. Un impegno concreto quello della
Bafile “per sostenere tutte quelle iniziative che possono rafforzare i rapporti
di scambio tra i due Paesi”. La deputata italo-venezuelana ha inoltre
sottolineato che “il nuovo corso politico italiano ha dato il via alla ripresa
di rapporti positivi tra i due Paesi. Sia D’Alema che Prodi – spiega – lavorano
per rimuovere una volta per tutte le barriere che ancora ostacolano la
reciproca fiducia e amicizia secolari”. Sempre a Mendoza, nel corso degli
incontri con i politici locali, c’è stato un “pubblico riconoscimento al lavoro
svolto dal patronato della Cgil Inca in Argentina, in particolare del
presidente Riccardo Ramirez e del coordinatore generale dell’associazione”.
Inoltre alla Bafile è stato consegnato dai deputati un riconoscimento in
ricordo della sua visita al Parlamento. In quell’occasione il presidente Andrès
Marin l’ha invitata a rivolgere alcune parole ai colleghi argentini. La Bafile ha ribadito la sua
soddisfazione per il nuovo corso della politica estera nei riguardi
dell’America Latina e si è impegnata a sostenere iniziative che possano unire
l’attiva città argentina con le regioni italiane.

 

 

Cittadinanza, Fedi: “Servono
passi avanti entro luglio”

 

(9colonne Atg)
MELBOURNE – “Se entro luglio non ci saranno passi avanti sostanziali sul fronte
del riconoscimento del patrimonio rappresentato dagli italiani all’estero, a
partire dal Documento di programmazione economico-finanziaria fino ad un
concreto piano di riforme, se sul fronte parlamentare non si partirà con la
costituzione dei Comitati per le questioni degli italiani all’estero presso
Camera e Senato e, non certo ultima in importanza, non vi saranno segnali
positivi sulla riforma della cittadinanza, lascerò l’Ulivo. Credo che, a
partire dal Dpef, il governo debba indicare il percorso che intende adottare
per rafforzare il legame con le comunità italiane nel mondo”. Marco Fedi,
deputato dell’Ulivo eletto all’estero, in un’intervista rilasciata a Paul
Scutti del Globo di Melbourne, non usa mezzi termini per esprimere il suo
disagio dopo l’ultimo rinvio al progetto di legge che dovrebbe consentire il
riacquisto della cittadinanza italiana per coloro che vi rinunciarono per
acquisire quella australiana. “La proposta – spiega Fedi – sarebbe dovuta
arrivare alla Camera dei deputati alla fine di maggio, ma le resistenze del
centrodestra, sommate a quelle di Udeur e Italia dei Valori, hanno imposto un
rinvio. La speranza è che si possa arrivare ad un testo condiviso che la Camera approvi entro
luglio. A quel punto, il Senato potrebbe dare il via libera prima della fine
dell’anno”, spiega Fedi. Gli ultimi mesi del 2007 saranno però occupati dalla
discussione della legge Finanziaria. Ci sarà spazio al Senato, soprattutto alla
luce della risicata maggioranza governativa, anche per la riforma della
cittadinanza? “Il rischio esiste – ammette Fedi –. In tal caso, la legge
slitterebbe a febbraio, il che significa che per giugno 2008 gli italiani
all’estero potranno presentare domanda per riacquistare la cittadinanza”.

Questa la tempistica, sempre che la maggioranza riesca a
trovare l’accordo al suo interno e a superare il difficile passaggio
parlamentare. “Si tratta di una riforma delicata perché non riguarda solo gli
italiani emigrati all’estero, ma stabilisce i criteri per diventare cittadini
anche per gli stranieri che risiedono in Italia. L’opinione pubblica è molto
sensibile a tutto ciò che riguarda l’immigrazione, pertanto non sorprende che
alcuni settori del centrosinistra abbiano espresso riserve sulla riforma –
osserva Fedi – Sulla cittadinanza si gioca una partita complessa, che, come
quella sui Dico, deve essere vinta. La riduzione da 10 a 5 anni per diventare
cittadini italiani è sacrosanta. Si tratta ovviamente di persone che vivono
regolarmente in Italia, lavorando e contribuendo, non solo sotto il profilo
economico ma anche quello sociale e culturale, impegnate a far crescere il
nostro Paese. Non si aggiunge nulla in termini di costi anche se su questi
aspetti, come spesso avviene, si fa tanta demagogia. Per quanto riguarda la
nostra comunità all’estero, devo dire che c’è molta disinformazione in giro su
quali sono i termini del problema. Prima che intervenissimo presso il governo,
molti parlamentari addirittura pensavano che permettere agli italiani
all’estero di riacquistare la cittadinanza avrebbe significato dover pagare più
pensioni, cosa del tutto falsa ovviamente”. Fedi risponde anche alle critiche
di chi considera un errore aver inserito il riacquisto della cittadi-nanza
nella più ampia riforma che stabilirà come le regole generali per diventare un
cittadino italia-no: “In realtà non potevamo fare diversamente, altrimenti il
problema sarebbe stato discusso – nella migliore delle ipotesi – solo a fine
legislatura. Già con la scorsa Finanziaria avevamo provato a far passare delle
norme estranee alla legge di bilancio, nella peggior tradizione parlamentare,
ma non c’erano margini di manovra sufficienti. Accorpando il riacquisto della
cittadinanza alle tematiche dell’immigrazione si conferisce la necessaria
visibilità ed importanza al problema che interessa tanti italiani all’estero.
Abbiamo deciso di scommettere su questa strategia sperando che ci porti al
risultato che tutti si auspicano”.

E se così non fosse, addio Ulivo? “Esatto – conferma Fedi –
Se la maggioranza non porterà a casa la riforma e se non vi saranno segnali
positivi sul fronte delle riforme, allora non avrò altra scelta se non quella
di dare un segnale politico. Continuerò a lavorare all’interno del
centrosinistra, ma diventerò una spina nel fianco per il governo. Ho un dovere
nei confronti di chi mi ha votato e ho intenzione di rispettarlo fino in
fondo”. Le difficoltà di navigare nell’agitata politica italiana spingono Fedi
a riflettere sul “clima di contrapposizione ideologica che avvolge il Paese”,
“addirittura quando ormai non vi sono nemmeno più ideologie su cui scontrarsi”.
“La nascita del Partito democratico – continua Fedi – deve essere vista come
un’occasione unica per avvicinare i cittadini alla politica, per renderli
davvero partecipi. Per questo motivo ad ottobre, quando ci saranno le primarie,
tutti coloro che lo vorranno potranno contribuire fattivamente alla creazione
di questo nuovo soggetto politico”. Prima di allora, un altro appuntamento
attende Fedi: a luglio, Amanda Vanstone arriverà a Roma per assumere le vesti
di nuovo ambasciatore australiano in Italia. “Mi auguro di poter lavorare
proficuamente con la signora Vanstone, anche se non posso fare a meno di notare
che ritengo un errore le nomine politiche in diplomazia. Ma a volte anche un
ambasciatore di estrazione politica può essere un vantaggio e la Vanstone, con i suoi 20
anni da parlamentare e i tanti incarichi di governo ricoperti, ha sicuramente
esperienza da vendere”.

 

 

Presentati i piani
editoriali della Società Dante Alighieri

 

(9colonne Atg)
ROMA – Grammatiche, antologie, guide culturali. La Società Dante
Alighieri ha presentato il 25 maggio nella sua sede di Palazzo Firenze il suo
piano editoriale, nell’ambito di una tre giorni che ha visto la presenza di
rappresentanti delle istituzioni e dei delegati degli oltre 500 comitati della
Dante, italiani ed esteri. Alla conferenza stampa d’apertura erano presenti
l’ambasciatore Bruno Bottai, presidente della Società Dante Alighieri”; Paolo
Peluffo, vicepresidente della Società; Ettore Pietrabissa, direttore generale
Arcus (Arte, cultura e spettacolo); Silvia Giugni, direttore dei piani
editoriali e Paola Manfroni, direttore creativo McCann Erikson (che ha
realizzato la nuova ‘veste’ del logo della Dante). Nato con lo scopo di
incrementare l’attività della Società per il sostegno e la promozione
dell’Italia e dell’italiano in tutto il mondo, il piano editoriale si articola
in due sezioni: “Letteratura e cultura italiana” e “Lingua e didattica”. Nella
prima sezione troveranno posto le pubblicazioni relative alla letteratura
italiana, nonché quelle inerenti alla cultura italiana in genere, comprendendo
discipline come storia dell’arte, musica e musicologia, cinema, storia, storia
della lingua, architettura. Le collane della sezione “Letteratura e cultura
italiana” saranno rivolte sia al pubblico italiano che a quello straniero e si
pone l’obiettivo di proporre in modo nuovo, con apparati critici comprensibili
anche ai non addetti ai lavori, classici antichi e moderni della letteratura.

All’interno di questa sezione sono previste diverse collane:
“Anniversari”, dove sono pubblicate opere letterarie e scientifiche legate ad
anniversari, celebrazioni,mostre e manifestazioni promossi dalla Dante;
“Antologia”, con classici e moderni della letteratura italiana riproposti con
un apparato critico riaggiornato; Classici; “Itinerari della Dante-I luoghi
dell’identità italiana”, dedicata al turismo culturale; “Museo”, che si
inquadra all’interno del progetto di un museo della lingua italiana, sostenuto
dalla Dante, nel quale troveranno spazio una sezione permanente e una
temporanea; “ Saggi”: studi dedicati alla lingua italiana storica e
contemporanea, destinata principalmente a studenti e studiosi stranieri. La
seconda sezione, “Lingua e didattica” è dedicata alle pubblicazioni di
didattica e glottodidattica destinate all’insegnamento destinate
all’insegnamento/apprendimento dell’italiano come lingua straniera o lingua
seconda, alla certificazione Plida, alla formazione e aggiornamento degli
insegnanti. In questa sezione vedranno la luce tre collane: “Didattica”, con
opere stampate e multimediali per l’insegnamento della lingua italiana e
rivolte a studenti adulti; “juniores”, dedicata a bambini e ragazzi;
“Insegnare”, con testi ed opere per la formazione e l’aggiornamento degli
insegnanti e docenti si italiano. “Da oggi – ha dichiarato Silvia Giugni – la Dante si è dotata di una
propria linea editoriale che si muove lungo due binari: la vocazione
divulgativa e il rigore scientifico”.

 

 

Sicurezza sociale, Fedi e
Bucchino: “Verso ratifica degli accordi con Canada e Cile”

 

(9colonne Atg)
ROMA – “Finalmente il governo italiano, come preannunciato con soddisfazione
dal ministro D’Alema al Tavolo Italia-Canada tenutosi lunedì 28 maggio al Mae,
ha deciso di rispettare gli impegni presi con i governi del Canada e del Cile,
e con le collettività italiane residenti in questi due Paesi, e ratificare gli
accordi di sicurezza sociale da anni firmati ma mai stipulati”. Lo sottolinea
una nota di Gino Bucchino e Marco Fedi, deputati eletti nella circoscrizione
Estero per l’Ulivo, che hanno contribuito “ad accrescere la consapevolezza
dell’inadempienza dell’Italia ed a sensibilizzare le autorità competenti
sull’importanza e sull’urgenza della stipula dell’accordo con il Cile e del
rinnovo di quello con il Canada”. I due deputati ricordano che l’accordo con il
Cile è stato firmato nel 1998 e lo stesso anno approvato dal Parlamento cileno,
mentre quello con il Canada è stato firmato addirittura nel 1995, approvato dal
Parlamento canadese e “abbandonato nel dimenticatoio dallo Stato italiano”. Il
ministero degli Esteri è ora riuscito a trovare la copertura finanziaria per i
due accordi e, di concerto con gli altri ministeri competenti, avvierà l’iter
conclusivo che si concreterà con la presentazione in Parlamento del disegno di
legge di ratifica. Gli accordi entreranno quindi in vigore successivamente allo
scambio degli strumenti di ratifica da parte degli Stati contraenti.

I deputati dell’Ulivo ricordano che il nuovo accordo con il
Canada “era nato dall’esigenza di considerare l’evoluzione normativa
intervenuta nelle legislazioni dei due Paesi dall’entrata in vigore
dell’accordo attualmente vigente (1979), di migliorare la qualità di uno
strumento di tutela sociale dei lavoratori migranti e di garantire una più
rapida erogazione delle prestazioni previdenziali rispetto a quanto assicurato
dall’accordo in vigore. Il nuovo accordo infatti conferma e consolida i
benefici già previsti dal 1979 ma prevede miglioramenti relativi alle
prestazioni pensionistiche, ai distacchi dei lavoratori ed ai collegamenti tra
gli enti previdenziali dei due Paesi, che rendono più ampia, equa ed aggiornata
la tutela socio-previdenziale. In futuro sarà sufficiente uno scambio di
lettere tra le autorità competenti per eventualmente aggiornare l’accordo”. “L’accordo
con il Cile invece – sottolineano Bucchino e Fedi – era nato dall’esigenza di
completare il quadro degli accordi bilaterali di sicurezza sociale stipulati
dall’Italia con i maggiori Paesi di emigrazione ed in particolare di tutelare
finalmente i lavoratori italiani emigrati in Cile ed i lavoratori cileni
emigrati in Italia, consentendo così a coloro i quali hanno versato contributi
nelle assicurazioni dei due Paesi, anche in anni remoti nel tempo, di maturare
il diritto ad una prestazione pensionistica”. I due parlamentari dell’Ulivo –
conclude la nota – “assicurano che si impegneranno affinché il Disegno di
legge, quando arriverà in Parlamento, sia approvato il più presto possibile”.

 

 

Partito democratico:
aumentano le adesioni all’appello dei Dl Europa dell’Est

 

(9colonne Atg)
ROMA – Nuove adesioni importanti all’appello lanciato dal Coordinatore Dl
Margherita dell’Europa dell’Est Federico Oggian per il riconoscimento del ruolo
degli italiani all’estero nel Manifesto del Partito Democratico. Sono giunti
infatti i primi sostegni all’appello da parte di parlamentari de L’Ulivo Lo
hanno sottoscritto i deputati Giorgio D’Ambrosio e Antonio Rusconi e i
parlamentari europei Alfonso Andria e Giancarlo Susta. Condivide obiettivi e
filosofia dell’appello il più votato in Europa tra i parlamentari della
Circoscrizione Estero, Franco Narducci. Ai Coordinatori Nazionali Dl Margherita
di Spagna, Grecia e Gran Bretagna si sono aggiunti in questi giorni, tra gli
altri, i Coordinatori Nazionali di Argentina, Uruguay, Stati Uniti e Belgio.
Dopo Nicole Focone ha sottoscritto il documento anche un altro componente
dell’Assemblea Federale della Margherita, Franco Fatiga.. L’appello è stato
inviato al Presidente Romano Prodi, al Segretario dei Ds Piero Fassino, al
Presidente della Margherita Francesco Rutelli, ai Capigruppo dell’ Ulivo alla
Camera e al Senato Dario Franceschini e Anna Finocchiaro, e a tutti i
parlamentari dell’Ulivo italiani ed europei. “L’appello – dice Federico Oggian
Coordinatore DL Margherita Europa dell’Est – non è un’iniziativa della
Margherita ma di tutti coloro che si riconoscono nel progetto del Partito
Democratico e che chiedono ad esso attenzione per le comunità italiane che
vivono all’estero. Auspichiamo che venga fatto proprio da parte di esponenti
dei Ds nel Mondo e di simpatizzanti in generale de L’Ulivo. In un momento in
cui si riaffacciano pericolosamente sentimenti “anti-politica” in settori di
pubblica opinione, vogliamo sottolineare come proprio la costruzione del
Partito Democratico possa rappresentare una nuova speranza per una politica
trasparente e un’ opportunita’ per tutti coloro che credono alla politica come
servizio per i cittadini”.

“Dal Partito Democratico – continua Oggian – ci aspettiamo
capacità di governo e discontinuità rispetto al sistema attuale di relazioni
tra partiti e società civile. Il nuovo partito dovrà rispondere alla crisi di
rappresentanza che investe anche il centrosinistra, alla frattura e lontananza
non più sostenibile tra una parte della classe politica e i cittadini. Come ha
detto Enrico Letta al recente congresso della Margherita: ”l’ascolto e’ oggi
la merce più rara. Solo se questo dono ognuno di noi lo porterà nel Pd, il Pd
cambierà l’Italia e noi l’Italia vogliamo cambiarla davvero”. “Il dono
dell’ascolto dunque. A tutti i livelli. Tra dirigenti e militanti, tra tutti
noi e i cittadini – spiega – Esigenza, se possibile, ancora più forte
all’estero dove il nostro fare politica è strettamente legato alla capacità di
dare un servizio concreto ai nostri connazionali, risolvere i loro problemi,
aiutarli ad inserirsi nel paese. Anche all’estero dobbiamo dare inizio alla
nuova avventura politica, costruire il PD, far nascere i democratici italiani
nel mondo”. “Il riconoscimento esplicito – conclude Federico Oggian – che
chiediamo all’interno del Manifesto del Pd dell´importante ruolo svolto a
favore del Paese dalle comunità italiane nel Mondo e l´impegno del futuro
partito a sostenere attivamente politiche a favore degli italiani all´estero
può costituire un grande aiuto in questa fase importante di costruzione del
nuovo partito e di coinvolgimento di tanti connazionali che vivono all’estero e
che siamo sicuri guarderanno, insieme a noi, con fiducia e speranza alla nuova
formazione politica”.

 

 

L’11 giugno a Bologna il
primo seminario della Cne

 

(9colonne Atg)
BOLOGNA – Il prossimo 11 giugno è in programma a Bologna il primo seminario
della Consulta nazionale emigrazione, aperto per il rilancio
dell’associazionismo d’emigrazione. Entro l’anno si terranno altri due seminari
per il centro e sud Italia e poi in Argentina per una prima verifica diretta
nei Paesi d’accoglienza dei nostri emigrati. “La Cne – si legge in una nota – tiene fede
all’impegno di tutte le sue associazioni per porre in termini concreti ‘qui ed
ora’ il tema del rinnovamento e dell’autoriforma dell’associazionismo. La Cne non si chiude in se stessa
volendo evitare l’autoreferenzialità che è piombo nelle ali di chi,
associazioni o pubbliche istituzioni, aspiri a rinnovarsi”. “E’ essenziale – ha
affermato Rino Giuliani, presidente della Cne – trovare una comune base di
propositi condivisi di tutto l’associazionismo, da quello regionale e locale a
quello nazionale. E’ per questo che promoviamo i seminari aperti che si
svolgono nelle regioni con le Regioni”. Al seminario sono stati invitati ad
intervenire ed hanno risposto positivamente i responsabili di tutte le Consulte
dell’Emigrazione del Nord Italia. Silvia Bartolini e Oscar De Bona,
rispettivamente responsabili dell’emigrazione per l’Emilia Romagna e per il
Veneto, interverranno su temi specifici. Ha assicurato la sua partecipazione il
segretario generale del Cgie Elio Carozza, e sarà presente anche il presidente
della VI Commissione “Stato-Regioni-Cgie” dello stesso Cgie Mimmo Azzia. I
lavori del seminario prevedono la relazione introduttiva dei lavori del
presidente Rino Giuliani e due relazioni: la prima di Laura Garavini, che fa il
punto sulle normative regionali in rapporto all’associazionismo, e l’altra di
Cristiano Caltabiano, che affronta il tema della relazione dei giovani italiani
all’estero con le associazioni.

 

 

Rai International, Dl
Germania: “Finalmente qualcosa sta cambiando”

 

(9colonne Atg)
BERLINO – “Finalmente qualcosa cambia nelle stanze dell’immarcescibile Rai
International. Il nuovo direttore Piero Badaloni segue nella scelta del
palinsesto criteri finora sconosciuti: pluralismo, varietà dei programmi e
l’interesse degli utenti”. Lo ha dichiarato Paolo Gianfelici, coordinatore
nazionale Dl Germania. “Bruno Vespa – prosegue Gianfelici – si lamenta perchè
il suo programma è passato ad una sola presenza settimanale su Rai
International . Meglio sia lui a protestare, piuttosto che siano obbligati a
farlo milioni di italiani sparsi nel mondo, costretti finora a sorbirsi quattro
volte a settimana i suoi rituali interminabili, da salotto romano della Prima
repubblica che non vuole morire mai”. “La svolta chiesta dal viceministro degli
Esteri Franco Danieli – prosegue l’esponente della Margherita – nel settore
delle trasmissioni della Rai all’estero sta producendo risultati positivi e
visibili. E’ necessario andare avanti assicurando: la visione di Rai
International anche in Europa e non solo negli altri continenti; l’acquisto da
parte della Rai dei diritti d’autore per la diffusione all’estero di tutti i
programmi e la fine dello scandalo delle partite della nostra nazionale di
calcio trasmesse criptate; l’informazione sulle comunità italiane all’estero
nei programmi Rai seguiti in Italia”.

 

 

Editoria: all’IIc di New
York una conferenza sulla “terza pagina”

 

(9colonne Atg)
NEW YORK –  “From Carducci’s letters to
today’s cultural information”: questo il titolo della conferenza svoltasi a New
York, promossa dal locale Istituto italiano di cultura in collaborazione con
l’associazione Emilia Romagna Network, presieduta da Alberto Quartaroli.
Protagonisti della conferenza sono stati il direttore dell’Iic Claudio
Angelini, che ha fatto gli onori di casa, il presidente dell’Associazione
Corrispondenti Italiani in Nord America (Acina) Giampaolo Pioli e Renzo
Cianfanelli, corrispondente dalla sede delle Rizzoli sulla 57a strada del
Corriere della Sera. Ospite d’onore, giunto direttamente dall’Italia, Giancarlo
Mazzuca, il direttore della Nazione, del Giorno e del Resto del Carlino –
Quotidiano Nazionale. Di fronte al console generale d’Italia a New York Antonio
Bandini e al senatore Vittorio Pessina, i relatori Angelini, Pioli, Cianfanelli
e Mazzuca hanno ripercorso la storia e l’importanza delle terza pagina nei
quotidiani italiani, dalla sua nascita nel 1901 sul Giornale d’Italia di
Alberto Bergamini in occasione della prima della Francesca da Rimini di
Gabriele D’Annunzio, alla sua crisi negli anni ’70 e ‘80 fino alla quasi
scomparsa attuale. Filo rosso della tavola rotonda è stato l’esempio del Resto
del Carlino: Giancarlo Mazzuca ne ha ricordato le firme e i protagonisti
illustri, da Giosuè Carducci che nel 1908 accettò di collaborare alla terza
pagina a patto di non avere alcuna restrizione, a Giovanni Spadolini che dal
1955 al 1968 lo diresse, presentando particolari cura e attenzione
all’elzeviro. In passato orgoglio e punto di forza della stampa italiana, oggi
le pagine culturali – anche per colpa della pubblicità – stanno riducendosi e
indebolendosi. In linea con l’involgarimento televisivo, il linguaggio
giornalistico della carta stampata è sempre più povero e piatto. Ma iniziative
come quella del supplemento culturale della domenica del Sole 24 Ore fanno
sperare in un’inversione di tendenza. “Recuperare la cultura attraverso
l’approfondimento domenicale – sostiene Mazzuca – può essere l’idea vincente,
un ritorno al passato che rilancerebbe la cultura in Italia”. E inietterebbe
nuova linfa vitale ai nostri quotidiani, i quali, nonostante la crisi che
stanno attraversando, sono, come ricorda il direttore del Quotidiano Nazionale
riprendendo Hegel, “la laica preghiera mattutina”. Il direttore Giancarlo
Mazzuca ha successivamente incontrato al ristorante Gradisca i professionisti
emiliano-romagnoli residenti a New York, appartenenti all’associazione Emilia
Romagna Network, su invito del presidente Alberto Quartaroli.

 

 

Lutto: scomparso a Londra
Wolfango Bucci

 

(9colonne Atg)
LONDRA – E’ scomparso il 30 maggio a Londra dopo una lunghissima agonia
Wolfango Bucci, editore ed anima di Radio Londra e della testata giornalistica
l’Italiano. I funerali si terranno il 5 giugno a Londra presso la chiesa
italiana di Clarkenwell Road. “Con la scomparsa di Bucci – commenta Guglielmo
Picchi, deputato di Forza Italia eletto all’estero, nella ripartizione Europa –
se ne va un pezzo di storia della comunità italiana del Regno Unito. E’ giusto
rendere omaggio ad un uomo che grazie alle sue imprese editoriali aveva sempre
informato la comunità italiana di Londra e mantenuto quindi il legame della
comunità all’Italia. E’ una grave perdita anche dal punto di vista umano
considerato il grande affetto che tutti i collaboratori più stretti ma anche i
membri della comunità gli hanno sempre mostrato. A nome della comunità di
Londra, che come eletto rappresento, voglio esprimere pubblicamente alla
famiglia che tutti i collaboratori più stretti della testata l’Italiano ma
anche i membri della comunità gli hanno sempre mostrato tutta la nostra
vicinanza in questo momento di dolore”.

 

 

Svizzera: al via la
collaborazione per i frontalieri dei media

 

(9colonne Atg)
BELLINZONA – “Comedia, il sindacato dei media che opera a livello nazionale
svizzero e le confederazioni sindacali italiane Cgil e Uil delle province di
Como, Varese e Verbano-Cusio-Ossola, hanno recentemente stipulato un accordo di
collaborazione che pone come obiettivo specifico un servizio migliore a favore
dei lavoratori frontalieri del settore dei media (industria grafica,
imballaggio e cartonaggio, comunicazione visiva, media elettrici, commercio del
libro, editoria, giornalisti della carta stampata e radio-televisioni
private)”. Lo rendono noto le sedi Cgil interessate in un comunicato nel quale
si annuncia che “per dare avvio a tale progetto, avrà luogo un incontro sul
tema ‘servizi, tutela e problemi attuali dei frontalieri occupati nei media’
che si terrà giovedì 31maggio 2007, a partire dalle ore 17.30, a Mendrisio
(Canton Ticino), presso la sede del sindacato UNIA”. L’ incontro ha lo scopo di
dare importanti informazioni riguardo ai servizi del sindacato “per la tutela dei
propri iscritti e iscritte e le iniziative per la formazione continua”, sulla
situazione dei settori industria grafica e imballaggio, comunicazione visiva e
press in Ticino, sui cambiamenti nel ritiro del capitale del secondo pilastro a
partire dal primo giugno 2007 e infine l’utilizzo dell’imposta alla fonte dei
frontalieri. “Saranno presenti – si legge nel comunicato – Gabriele Castori,
segretario di Comedia, Roberto Cattaneo, presidente del Csi
Ticino-Lombardia-Piemonte, Claudio Pozzetti, responsabile nazionale frontalieri
Cgil, nonché i segretari provinciali di Cgil e Uil e i responsabili dei
patronati Ital-Uil e Inca-Cgil”.

 

Cuba: il cinema italiano di
Rosi sbarca a Cuba

 

(9colonne Atg)
L’AVANA – Il cinema dell’italiano Francesco Rosi sbarca a Cuba. Il quotidiano
scritto in italiano e pubblicato in Venezuela “La Voce” dedica spazio
all’evento: “Dal 17 al 21 giugno prossimi, sotto gli auspici del ministero per
i Beni e le Attività Culturali italiano, dell’ambasciata d’Italia all’Avana, di
Cinecittà Holding, del Romafilmfestival, dell’Istituto Cubano del Arte e
Industria Cinematografica (Icaic) e della Cinemateca de Cuba, si svolgerà
all’Avana una rassegna di film in omaggio al maestro del cinema italiano
Francesco Rosi. Una rassegna, come ha scritto l’ambasciatore all’Avana Domenico
Vecchioni nella sua lettera di presentazione, che ha l’ambizione di costruire
la ‘opportuna premessa’ e la ‘felice promessa’ del ritorno a Cuba della
‘Settimana del Cinema Italiano’. Il programma – si legge nell’articolo – prevede
la proiezione di cinque pellicole: I magliari, Salvatore Giuliano, Le mani
sulla città, Il momento della verità, Dimenticare Palermo”. La rassegna si
svolgerà presso “il prestigioso Cinema Chaplin della capitale cubana e vedrà la
partecipazione del presidente del Romafilmfestival, Adriano Pintaldi, al quale
sarà affidato il compito di presentare l’opera del Maestro Rosi e di
illustrare, prima di ogni proiezione serale, il contenuto di ciascuna
pellicola”.

 

 

Canada: studenti d’italiano
pizzaioli per festeggiare la fine dell’anno

 

(9colonne Atg)
TORONTO – Erano 314 le pizze all’italiana preparate da altrettanti studenti
della Blessed Trinity Catholic School di Toronto, ragazzi tra i 9 e i 13 anni
che si sono improvvisati pizzaioli in occasione della fine dell’anno
scolastico. La festa è stata ospitata dalla St. Veronica Elementary School, nel
corso del quale gli studenti del corso di italiano hanno salutato, per
quest’anno, l’International Language Program, durante il quale hanno appreso
tante nozioni sulla lingua e sulla cultura del Bel Paese, tra cui proprio
quella della pizza, divenuto uno dei piatti più popolari al mondo. A seguirli
con grande attenzione è stata l’insegnante di italiano Angela Valle Garay,
molti genitori in qualità di volontari e lo staff di Novità Pasticceria e
Trattoria Cafè. La bontà delle pizze è stata confermata anche dagli insegnanti
e dal personale della scuola che sono stati invitati ad assaggiare il risultato
di tanto impegno. “L’entusiasmo dei ragazzi è stato meraviglioso – dice Angela
Valle Garay – abbiamo studiato la storia della pizza e abbiamo pianificato
questo evento speciale per settimane fino a quando il gran giorno è arrivato ed
è stata una occasione stupenda per mettere in pratica quanto studiato e per
divertirsi assieme”. “Quel che rende questa celebrazione affascinante è la sua
natura multiculturale – continua l’insegnante di italiano – accanto agli
studenti di origine italiana, a seguire i corsi ci sono anche molti ragazzi
canadesi, di lingua e cultura italiana e di altre origini che amano tutto quel
che ha a che fare con l’Italia”. La docente fa poi notare i tanti aspetti della
cultura italiana che attraggono i ragazzi della scuola:”I giovani che seguono
il nostro corso spesso giocano a calcio, tifano per una squadra che milita nel
campionato di calcio italiano – dice Angela Valle-Garay – inoltre molti amano
la lingua italiana e si dilettano nell’interpretare alcuni ruoli nelle
rappresentazioni di commedie italiane, altri ancora amano le città d’arte del
Bel Paese . conclude l’insegnate – apprendendone la ricca storia”.

 

 

Patronati: si intensifica
l’attività dell’Ital-Uil Canada

 

(9colonne Atg)
TORONTO – Il console generale di Toronto, Emanuele Punzo, ha conferito il
Cavalierato dell’Ordine della Stella della solidarietà italiana a Bianca
Paradiso, responsabile dell’ufficio Ital-Uil di Sault Ste. Marie. La cerimonia
ha avuto luogo durante il corso di formazione Ital-Uil a Niagara Falls in
Canada. “Grande l’impegno di Bianca Paradiso – ha spiegato il console
Punzo – nella conservazione e promozione della cultura e delle tradizioni della
terra di origine”. Poi, il console italiano ha avuto parole di elogio per il
lavoro da lei svolto come operatrice del patronato Ital a Sault Ste. Marie ed
ha sottolineato anche l’immportanza dell’attività del Patronato della Uil non
solo a Sault Ste. Marie ma anche nei tanti uffici sparsi in tutto il mondo. Il
vice presidente dell’Ital-Uil, Mario Castellengo, ha voluto esprimere
apprezzamento al Console per la sensibilità e la disponibilità dimostrata
nell’occasione sottolineando che “l’aver conferito la Stella ad una operatrice
Ital è motivo di orgoglio e soddisfazione”. “La cerimonia di oggi – ha
detto Castellengo – assieme ai festeggiamenti per il ventennale dell’ufficio di
Ottawa, dove la comunità italiana ha espresso in modo sincero il ringraziamento
per il lavoro dell’ufficio e per l’operato della responsabile Maddalena
Iannitti e l’assistente Anna Di Bello, dimostrano come gli operatori dell’Ital
siano inseriti con grande impegno nelle collettività italiane in tutto il
mondo, non solo nel lavoro d’ufficio ma anche nelle tante altre attività
comunitarie”.

 

 

Abruzzesi nel mondo, Di
Placido: “Noi senza fondi di sussidio”

 

(9colonne Atg)
CHARLEROI – Il coordinatore del Centro Italiano “Casetta d’Italia”, membro
della direzione del Comites di Charleroi, nonché presidente della Federazione
degli Abruzzesi in Belgio, Levino Di Placido, in una recente occasione ha
illustrato le tante iniziative da tempo portate avanti dalla comunità italiana
in Belgio anche se, afferma “spesso senza fondi di sussidio”. Tra le iniziative
future, il presidente Di Placido annuncia:”L’incontro in onore dei minatori del
3 giugno ai piedi delle montagne di Marcinelle, dove organizzeremo un
pomeriggio insieme per celebrare anche la festa della Repubblica italiana del 2
giugno. Oltre all’ente strutturale, ci saranno 3 associazioni di minatori, la
presenza di 3 regioni italiane, quali l’Abruzzo, la Basilicata e la Campania”. La giornata,
organizzata dalla comunità italiana in Belgio, con la collaborazione delle
Regioni indicate dell’ente Cisca, s’intitola per l’appunto “Onore ai nostri
minatori”, in memoria dei nostri connazionali rimasti vittime nelle miniere di
Marcinelle in Belgio. “A fianco si aggiungono 9 associazioni differenti di
varie regioni, i sardi, i veronesi, i molisani, i vicentini, i friulani, i
marchigiani, i pugliesi, i pennesi, sotto l’alto patrocinio del Consolato
Generale d’Italia, in tutto saremo circa 300-400 persone”, afferma Di Placido,
che aggiunge “Tutte queste iniziative sono nate e vengono sviluppate di nostra
iniziativa, – continua Di Placido – senza aiuto da parte delle autorità
italiane. Nel momento in cui abbiamo fatto delle richieste che non sono state
accolte, abbiamo deciso di non farne più. Tutto è affidato alla nostra
volontà”. Altra iniziativa in cantiere è “lo sviluppo di un centro delle
Regioni d’Italia qui a Charleroi, il progetto ‘Centro Italia Abruzzo e le sue
Province’” spiega Di Placido. Si tratta di uno spazio espositivo di 2mila metri
quadri, dove le Regioni italiane potranno esibire i loro prodotti su di uno
spazio di circa 800 metri quadri d’esposizione permanente.

 

 

Marchigiani nel mondo: dal
22 al 24 giugno la conferenza dei giovani in Europa

 

(9colonne Atg)
LUSSEMBURGO – Si terrà a Lussemburgo, presso la Sala Convegni Hotel
Novotel Luxembourg, la “tre giorni” della Conferenza Continentale e Giovanile
per l’Europa (22-23-24 giugno) sul tema “L’identità europea nelle prospettive
dello sviluppo dell’Unione”, durante il quale è previsto l’incontro tra la Regione Marche e i
membri del Consiglio dei marchigiani all’estero, nonché i rappresentanti delle
19 associazioni dei marchigiani presenti in Europa. Si tratta di un
appuntamento fissato per esaminare ed affrontare le diverse problematiche che
accomunano l’Europa e per sviluppare progetti comuni di sviluppo culturale,
sociale ed economico. Di massima il programma delle giornate prevede: 22 giugno
spazio alla “Presentazione della Regione Marche”, attraverso cui si parlerà di
distretti produttivi, l’innovazione e l’export; la cultura, la formazione, le
Università; le attrazioni turistiche delle Marche, con gli interventi del
sottosegretario al Ministero degli Affari Regionali e Autonomie Locali Pietro
Colonnella, del presidente della Regione Marche Gian Mario Spacca, del
presidente Anci Marche Giuliano Lucarini, del dirigente del Servizio
Internazionalizzazione, Promozione all’estero, Cooperazione allo sviluppo e
Marchigiani nel mondo della Regione Marche Raimondo Orsetti, del funzionario
dell’Ufficio della Regione Marche a Bruxelles Antonella Passarani; i lavori del
23 giugno saranno inaugurati da una conferenza con il messaggio di benvenuto
del presidente dell’Associazione marchigiani in Lussemburgo, cui seguirà
l’incontro intitolato “L’identità europea”, con la presentazione del documento
proposto dal Comitato esecutivo e a chiudere un dibattito; infine, il 24
giugno, si prevede lo svolgimento di vari eventi culturali, fra cui
l’inaugurazione di una mostra e la presentazione di un volume edito
dall’Associazione Marchigiani i Lussemburgo. L’evento conterà sulla presenza di
autorità sia italiane che italo-lussemburghesi, i quali promuoveranno la
diffusione e la conoscenza del sistema economico marchigiano.

 

 

Stampa italiana all’estero:
è nata la rivista “Mondi migranti”

 

(9colonne Atg)
GENOVA – Promossa e realizzata dal Centro Studi Medì. Migrazioni nel
Mediterraneo (csmedi.it), in collaborazione con il Dipartimento di Scienze
Antropologiche dell’Università di Genova, il Dipartimento di Studi Sociali e
Politici dell’Università di Milano, è nata una nuova rivista specializzata in
studi e ricerche sulle migrazioni internazionali, intitolata “Mondi migranti”,
pubblicata, con cadenza quadrimestrale, dall’Editore Franco Angeli. La rivista,
diretta da Maurizio Ambrosini (Università di Milano) e i condirettori Luca
Queirolo Palmas (Università di Genova) e Andrea Torre (Centro Studi Medì), si
prefigge almeno tre obiettivi: innalzare la qualità del dibattito scientifico,
ancora “giovane” in Italia; di essere un luogo di interscambio con il dibattito
scientifico internazionale; ampliare le possibilità di pubblicazione per i
lavori meritevoli, di stimolare il dibattito, di rendere disponibile un’ideale
agorà per il confronto delle idee e dei risultati di ricerca. “Intendiamo
proporre una rivista originale anche nell’impianto, – affermano dalla redazione
– in cui il rigore accademico non neghi l’accesso alla vivacità dell’esperienza
vissuta e dell’elaborazione artistica e culturale”. “Mondi migranti” si articola
su diverse sezioni che ricorreranno nei prossimi numeri in uscita: la prima
s’intitola “Prospettive”, in cui si propongono contributi classici o di
autorevoli studiosi internazionali nel campo dei “migration studies”; la
seconda è “Incursioni” e rappresenta il tema portante di ogni singolo volume.

Nel primo numero l’attenzione sarà dedicata ai figli
dell’immigrazione, mentre nei prossimi saranno passati al vaglio gli approcci
transnazionali nei loro limiti e nelle loro potenzialità, le politiche pubbliche
e la mobilità delle persone, il mediterraneo come spazio di circolazione di
uomini e culture, il gioco di sguardi fra autoctoni e migranti. Si passa poi
alla terza sezione intitolata “Contributi di ricerca”, in cui si raccolgono
contributi distinti, relativi specialmente a ricerche empiriche, non legati da
un filo conduttore unico. La quarta sezione si chiama “Vite” ed intende mettere
a disposizione storie di vita e racconti biografici capaci di mettere in scena
l’eterogeneità delle vite migranti. La quinta è “Débat et combat” che aprirà il
confronto sulle categorie teoriche e cerca di animare interventi e risposte a
partire da temi chiave di volta in volta proposti. Infine, la sezione “Arti
migratorie” cercherà di mettere sotto osservazione le produzioni culturali,
dalla fotografia alla letteratura, dal cinema allo spettacolo, che si generano
e si riversano sul mondo dell’emigrazione.

 

 

Patronati: 20esimo
anniversario per l’Ital-Uil di Ottawa

 

(9colonne Atg)
OTTAWA – Si è svolta sabato 26 maggio nei locali di Villa Marconi, casa a lunga
degenza della comunità italiana ad Ottawa, la cerimonia per il festeggiamento
del 20esimo anniversario di attività del locale patronato della Ital-Uil, alla
presenza del vice presidente Mario Castellengo e da un pubblico di oltre 200
persone, composto da molti presidenti e membri di associazioni regionali e
comunitarie e da assistiti, che nel corso degli anni si sono avvalsi dei
servizi dell’ufficio. Presenti anche il consigliere per gli Affari Sociali
presso l’ambasciata d’Italia ad Ottawa, Giulio Alaimo, il presidente del
Comites, Marco Pagani e il presidente Ital-Uil Canada, Berardino Carrozzi.

Nel corso della manifestazione è stato proiettato un video
sulle numerose attività svolte dall’ufficio di Ottawa durante questi 20 anni,
in cui si evidenziano diversi attestati di stima da parte della comunità
italiana ad Ottawa e dei presidenti delle associazioni per l’assistenza
fornita. Il presidente Mario Castellengo, nel suo saluto ai presenti, ha
ricordato l’utilità sociale del Patronato specialmente all’estero, dove i
cittadini possono ottenere assistenza nella propria lingua e sensibilità alle
tante problematiche che affrontano ogni giorno. Il vicepresidente dell’Ital-Uil
ha poi consegnato una targa ricordo al responsabile Maddalena Iannitti, in
riconoscimento ai venti anni di dedizione. L’incontro è stato anche
un’occasione per parlare e confrontarsi sul grande disagio che gli uffici di
patronato e i pensionati hanno dovuto affrontare, per le recenti operazioni
bancarie poste in atto dall’Inps. Maddalena Iannitti, a tal proposito, ha
riferito che “la presenza delle folle presso gli uffici ha creato una
situazione di enorme difficoltà per tutti. Le operazioni di questo tipo,
condotte all’estero, dovrebbero essere pianificate tra gli operatori,
soprattutto per comprendere le specificità nelle tante e diverse realtà fuori
dell’Italia”.

 

 

Venezuela: medaglie per gli
emigrati pescaresi

 

(9colonne Atg)
CARACAS – “Io sono arrivato in Venezuela nel ’49. quando si viaggiava nelle
stive, tutti assieme, con voi mi sento come a casa mia”. Queste le parole di
Ezio Ardizzi, presidente della Camera di commercio di Pescara, riportate dal
quotidiano per gli italiani all’estero La Voce d’Italia. Ardizzi è stato l’invitato
speciale della riunione della Cavenit ed è giunto in Venezuela assieme “alla
delegazione per promuovere il VI concorso di Premiazione fedeltà al lavoro e
progresso economico. In pratica – si legge nell’articolo – un riconoscimento
per gli abruzzesi che lavorano da almeno 15 anni in Venezuela e si sono
distinti nel campo lavorativo”. Durante la manifestazione verranno consegnate
40 medaglie e due premi speciali: “Un’iniziativa – scrive ancora il quotidiano
– che in passato è approdata negli Stati Uniti, Canada, Brasile, Argentina e
Stati Uniti”. “Ci sono tanti abruzzesi – spiega Ardizzi – che si sono distinti
in tutto il mondo, però davvero dispiace vederne altri a cui non è andata bene.
Penso a una comunità che è partita 40 anni fa e si è ritrovata nel bel mezzo
del Brasile, per loro è cambiato davvero poco, non sono riusciti a progredire”.
Secondo il presidente le regioni possono fare ben poco per sostenere gli
abruzzesi all’estero in difficoltà economiche. “Quando c’è stata la crisi in
Argentina- commenta Ardizzi – non sarebbe bastato il bilancio della regione per
aiutarli”. Le candidature al premio devono pervenire presso la Cavenit e contenere la
documentazione dell’attività svolta, ogni altro attestato o documento idoneo a
comprovare titoli particolari. “L’esame delle domande e la relativa
documentazione, anche riguardante l’accertamento dei requisiti morali – scrive
ancora il quotidiano -, sarà espletato dall’ufficio della Camera di commercio
di Pescara, che formerà poi la relativa graduatoria”.

 

 

Italia-Canada: tutti gli
eventi per la Giornata
delle Marche 2007

 

(9colonne Atg)
ASCOLI – A partire dal 6 luglio prenderà vita il programma ufficiale
dell’edizione 2007 della “Giornata delle Marche” dedicata al tema “Giovani:
cittadini delle Marche, cittadini del mondo”, sviluppandosi tra mostre,
concerti, incontri con le associazioni dei marchigiani, attività promozionali e
iniziative didattiche rivolte al mondo della scuola. “La manifestazione, la
terza dopo quelle svoltesi in Argentina e a Bruxelles, si prefigge lo scopo –
spiega il presidente della Giunta regionale, Gian Mario Spacca – di rafforzare
la conoscenza e il senso di appartenenza della comunità marchigiana, offrendo
un’occasione preziosa per riflettere sulla storia, sulla cultura e sulle grandi
tradizioni delle Marche”. Si parte proprio il 6 luglio con l’inaugurazione
della mostra “I bronzi dorati di Cartoceto di Pergola”, presso il Muse’e des
Beaux Arts di Montreal; mentre il giorno dopo, presso il Centro “Leonardo Da
Vinci”, verrà inaugurata l’esposizione “Pellegrini a Loreto – La devozione
popolare”. Il calendario delle manifestazioni proseguirà, domenica 8 luglio in
piazza J.Cartier, con “La storia della fisarmonica in musica”, concerto di
organetto, fisarmonica classica e fisarmonica elettronica, a cura del Museo internazionale
della fisarmonica di Castelfidardo. Nella stessa giornata in programma anche un
concerto di Jimmy Fontana, un’esibizione del gruppo folkloristico di Ascoli
Piceno “Come se sona se balla” e un concerto dei bersaglieri. La mostra
“L’annunciazione”di Guido Reni aprirà il 18 ottobre e verrà accompagnata dal
concerto del pianista ascolano Giovanni Allevi.

Nella Basilica di Notre Dame, andrà in scena, il 1 dicembre,
il recital lirico, organizzato dalla Fondazione Pergolesi-Spontini di Jesi e
dall’Accademia d’arte lirica di Osimo, “Omaggio a Rossini, Pergolesi, Spontini
e a Beniamino Gigli nel cinquantesimo anniversario della scomparsa”. Le
manifestazioni di Montreal si chiuderanno il 2 dicembre, presso lo Sheraton
Four Points, col Meeting dei Marchigiani in Canada. Oltre alle iniziative
canadesi, il programma della “Giornata delle Marche” prevede anche una nutrita
serie di appuntamenti nella Regione, tra cui visite di scolaresche presso il
Consiglio regionale, elaborazioni di progetti sul tema “Il futuro visto dai
giovani:il coraggio di guardare avanti” e una seduta straordinaria del
Consiglio regionale, ad Ascoli, dedicata ai giovani e alle politiche giovanili.
L’8 e 9 dicembre, nel centro storico della città, si svolgerà, invece, la
rassegna d’arte e di spettacoli “Segnali all’orizzonte”, con sfilate di moda
per giovani, concerti e poesie. Il 9 e 10 dicembre, Ascoli ospiterà la riunione
del Consiglio dei marchigiani all’estero, con la partecipazione dei
rappresentanti delle 110 associazioni di corregionali sparse nel mondo. La
“Giornata delle Marche” si concluderà infine nella giornata del 10 dicembre,
con gli interventi del presidente della Giunta regionale, Gian Mario Spacca, e
del rappresentante dei giovani canadesi Mario Ciaramicoli, con uno spettacolo
dal titolo “I giovani per i giovani” e con la consegna del “Picchio d’oro
2007”.

 

 

Sudafrica: l’Unaie inaugura
il monumento al lavoro italiano nel mondo

 

(9colonne Atg)
JOHANNESBURG – Si è conclusa il 27 maggio, davanti la sede dell’East-Rand Club
Italiano, a Est di Johannesburg, l’inaugurazione nel Monumento dedicato al
sacrificio del lavoro italiano nel mondo come contributo dato allo sviluppo
sociale ed economico del Sudafrica, al quale hanno preso parte come capofila
del progetto, l’Unaie e la comunità italiana presente. Il monumento è
rappresentato da un’enorme roccia di granito di oltre 20 tonnellate, alto 4
metri, che riporta nella parte centrale i segni del lavoro dei minatori nei
tanti reticoli sottoterra del Sudafrica. Per ricordare il sacrificio del
minatore italiano. Collocato davanti il Club Italiano (giunto al 42esimo anno
di nascita), la costruzione è adagiata su un prato verde aperto al pubblico per
ricordare, ai passanti ed ai visitatori che vengono da fuori, la memoria
storica di milioni di uomini, molto spesso ignorati, caduti sul lavoro.
L’iniziativa è partita dal delegato coordinatore dell’Unaie, Salvatore
Cristaudi, con la piena collaborazione dei Comites di cui è presidente, dei
consiglieri Cgie, Riccardo Pinna e Giuseppe Nanna, delle Istituzioni italiane e
sudafricane e della numerosa comunità di Johannesburg. La scopertura del
monumento si è svolta alla presenza dell’Ambasciatore d’Italia in Sudafrica,
Alessandro Cevese, del console generale d’Italia di Johannesburg, Vittorio
Sandalli, del sindaco della città, delle Istituzioni locali, della comunità
organizzata dal Club Italiano e delle numerose Associazioni che hanno esibito i
propri stendardi. L’Unaie ha espresso, anche a nome dell’associazionismo
italiano, il più vivo apprezzamento per la nobile iniziativa e si sente
spiritualmente vicina alla manifestazione per dare tutta la solidarietà
possibile ad una cerimonia di altissimo significato civile e umano che fa onore
agli organizzatori che l’hanno promossa e al nostro Paese.

 

 

Brasile: l’associazione
Piemontesi nel mondo compie 25 anni

 

(9colonne Atg)
SAN PAOLO – Si sono svolte sabato 26 maggio a San Paolo le iniziative,
realizzate in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura, l’Instituto
Italo Brasileiro de Cultura, la Regione Piemonte, il Comune di Alba e la Fondazione Ferrero,
per celebrare il 25esimo anno di nascita dell’Associazione Piemontesi nel
Mondo. La giornata di festa è stata caratterizzata dall’incontro tra la
direzione dell’Associazione e una delegazione d’Alba al Circolo Italiano,
composta dal sindaco Giuseppe Rossetto, il vicesindaco Giulio Abbate, esponenti
dell’industria, del commercio e del turismo e il chef di cucina Bruno
Cingolati. L’evento è stato inaugurato dal messaggio di benvenuto del console
di San Paolo Marco Marsilli, il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura
Fiorella Arrobbio Piras, il presidente del Circolo Italiano Giuseppe Cappellano
e il presidente dell’Associazione Piemontesi nel Mondo di San Paolo Giovanni
Manassero. Il sindaco, durante il suo intervento, ha messo in evidenza
l’importanza della numerosa presenza piemontese in Brasile, mentre il direttore
segretario dell’Associazione Cecília M. Gasparini ha sottolineato l’importanza
di scambi sia culturali che economici fra il Piemonte e il Brasile, rivolti in
particolar modo ai giovani per poter inserire questi giovani in nuove forme
associative più consone ai nuovi tempi. Per l’Associazione erano anche presenti
i direttori Attilio Fania, Renata Lovisolo, Silvana Rolfo, Luigi Giavina e Dante
Guelpa. É seguito un pranzo al Circolo Italiano.

 

 

Concluso l’incontro annuale
dei piacentini a Londra

 

(9colonne Atg)
LONDRA – Si è conclusa il 24 maggio sotto l’insegna di “Piacenza insieme” la
festa dei Piacentini a Londra, che ha chiamato a sé tutte le associazioni degli
italiani originari della Provincia piacentina nel Regno Unito. L’evento,
divenuto ormai tradizione costante e presente nella vita degli Italiani di
Londra, è stata organizzata da Mauro Ongeri e da Renzo Losi, quest’ultimo
membro del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, in modo da creare una
serata di festa e di musica, seguendo nobili scopi come la raccolta fondi da
destinare al finanziamento di servizi sociali, come la casa di riposo di
Morfasso, e per il sostegno degli Italiani all’estero. In questa cornice si
sono incontrate le associazioni di numerosi comuni della Provincia di Piacenza,
come Valtaro, Valceno, Casanova Valceno, Pellegrino, Monastero e Morfasso, e
ancora Valdarno e Grapparello. All’evento era presente anche Mauro Balordi ,
capo area di Cariparma e Piacenza, che ha portato il proprio saluto ai
piacentini di Londra, che continuano a mantenere saldo il loro legame non solo
con la propria terra d’adozione, ma anche con la Cassa, dimostrando un grande
attaccamento all’Istituto di Credito piacentino. “E di questo – ha riferito
Balordi – la Cassa
vi è estremamente grata. Analogamente ai nostri piacentini di Londra che hanno
abbandonato le loro terre senza però far venir meno l’attaccamento alle loro
origini così anche la Cassa
vuole diventare e sta diventando una grande banca senza perdere però il legame
storico con la gente ed il territorio ce l’ha vista nascere”.

Lo stesso entusiasmo e ottimismo lo si intuisce dalle parole
di Renzo Losi, il quale ha dichiarato che “l’evento è divenuto non solo una
manifestazione che tutti attendono ma anche un punto di riferimento per tutte
le associazioni piacentine di italiani all’estero, formando così un aggregato
ben consolidato”. ”Oggi con la nostra presenza a Londra – ha continuato Losi –
siamo in grado di dare un vero sostegno agli italiani che si trovano
all’estero, tant’è che lo stesso Consolato ha le nostre associazioni come
riferimento per risolvere alcuni dei problemi che vengono sollevati presso le
Ambasciate. Riusciamo a dare dei servizi concreti e diretti sia ai nostri
concittadini all’estero sia per i piancentini in Italia, inoltre promuoviamo lo
sviluppo delle attività dei servizi di assistenza per gli anziani, di
inserimento nel mercato del lavoro e di orientamento una volta che si è giunti
all’estero”.

 

 

Associazioni: le donne
abruzzesi ricevono il “Premio Maiella”

 

(9colonne Atg)
MILANO – Anna Di Silverio, Concetta Forchetti, Mara Maccarone e Maria Teresa
Mastropietro sono le abruzzesi che si sono distinte fuori dalla Regione in
particolari ambiti e che per questo hanno ricevuto il “Premio Maiella”,
consistente in una medaglia, una pergamena, consegnate durante una cerimonia
svoltasi, come ogni anno, a Rho (Milano) e organizzata dall’Associazione “La Maiella”. Durante la
cerimonia sono state consegnate, per il merito dell’iniziativa, una targa del
presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e la “Medaglia della cultura”
della Camera dei Deputati. Madrine d’eccezione della manifestazione, sono state
Barbara Pollastrini, ministro per i Diritti e le Pari opportunità, e Gabriella
Lay, responsabile Onu dell’International programme on the elimination of child
labour (Ipec). Le donne premiate ricoprono tutte importanti ruoli tra l’Italia
e l’estero: Anna Di Silverio, nativa di Pescara, è direttrice della Divisione
pubblica amministrazione della Microsoft Italia; Concetta Forchetti, di
Civitella Messer Raimondo (Ch), neurologa e direttore medico dell’Alexian
brother neuroscience institute di Chicago; Mara Maccarone, originaria di Ripa
Teatina, fondatrice e presidente dell’Adipso (Associazione per la difesa della
psoriasi); Maria Teresa Mastropietro, nativa di Campobasso, imprenditrice a
Bergamo. Ognuna di loro ha ricordato esordi, difficoltà e successi che hanno
accompagnato la loro vita e la loro attività “fuori regione”, come la Forchetti che, nel suo
intervento, ha ricordato la grande difficoltà di trovare lavoro in Italia,
sollevando il tema del disinteresse dello Stato verso la ricerca, tanto da
costringere la quasi totalità delle risorse intellettuali italiane a cercare
spazi e opportunità all’estero.

La cerimonia di premiazione è stata preceduta dalla
performance di Egida Bruno, cabarettista della trasmissione televisiva “Zelig”,
che ha interpretato varie figure femminili strappando risate e applausi ai
presenti. Il “Premio Maiella” ha conquistato negli anni una certa notorietà,
confermata anche dalle autorità intervenute e che hanno espresso pareri molto
favorevoli alla scelta di assegnare il riconoscimento solo a corregionali
donna.“Una scelta giusta e doverosa – ha detto il presidente della “Maiella”,
Domenico D’Amico, componente del Cram Regione Abruzzo – in omaggio al mondo
femminile e in particolare al mondo della donna nell’emigrazione. Una scelta
che, peraltro, è risultata anticipatrice dell’Anno europeo per i Diritti e le
Pari opportunità, deciso dal Parlamento europeo per l’anno 2007”. Nel corso
della manifestazione D’Amico ha ricevuto dalle mani dell’onorevole Antonio
Razzi, parlamentare abruzzese eletto della circoscrizione Europa, la “Medaglia
della cultura” della Camera dei deputati, a riconoscimento del suo impegno nel
campo dell’associazionismo e della diffusione della cultura. Anche la Pollastrini, nel suo
intervento, si è congratulata per la felice idea di un Premio in “rosa” che lo
colloca in una posizione di particolare prestigio, fra iniziative programmate
in questo anno dedicato alle Pari opportunità. “Il Premio Maiella – ha
affermato la Pollastri
– ha guardato in avanti, con grande lungimiranza, aiutando a riconoscere i
talenti femminili come radar illuminante anche del mio ministero a favore delle
Pari opportunità”.

L’evento è stato anche l’occasione per presentare in
anteprima mondiale l’inno ufficiale della “Giornata internazionale contro lo
sfruttamento del lavoro minorile”, che il 12 giugno coinvolgerà quasi tutte le
Nazioni per denunciare il persistere della piaga dello sfruttamento del lavoro
dei bambini nel mondo. L’inno ufficiale della giornata mondiale, “Dreams behind
the tears”, (“Sogni dietro le lacrime”), è stato cantato in anteprima
dall’autrice, Maria Olivero, dopo la visione del video realizzato dall’Ilo
(International Labour Organization).

 

 

Libri: “La testa degli
italiani” di Severgnini a Colonia

 

(9colonne Atg)
COLONIA – In occasione della pubblicazione in tedesco de “La testa degli
italiani” si terrà il prossimo 18 giugno alle 19,30 presso l’Istituto italiano
di cultura di Colonia la presentazione del saggio tenuta dallo stesso Beppe
Severgnini in una conferenza introdotta e moderata da Paola Barbon. Nel suo
libro Severgnini, scrittore e giornalista del Corriere della Sera, ci conduce
con sé in un itinerario che si snoda dal Nord al Sud della penisola,
raggiungendo l’ultima regione inesplorata del Paese: la mente dei suoi
abitanti, i loro vizi e le loro virtù, le abitudini e i comportamenti, le
curiosità e le contraddizioni di una nazione affascinante ma complicata.

 

 

Speciale 2 Giugno

 

2 giugno 2007: buon
compleanno, Italia!

 

(9colonne Atg)
ROMA – La Festa
della Repubblica è la festa nazionale italiana, che si celebra ogni anno il 2
giugno. La data è stata scelta perché il 2 e 3 giugno 1946 si svolse il
referendum istituzionale indetto a suffragio universale, con il quale gli
italiani venivano chiamati alle urne per esprimersi su quale forma di governo,
monarchia o repubblica, dare al Paese, in seguito alla caduta del fascismo.
Dopo 85 anni di regno, con 12.717.923 voti contro 10.719.284 l’Italia diventava
repubblica e i monarchi di casa Savoia venivano esiliati. Il 2 giugno è l’unica
festa nazionale d’Italia. A differenza del 25 aprile (Festa della liberazione)
e 1° maggio (Festa dei lavoratori), il 2 giugno celebra la nascita della
nazione, in maniera simile al 14 luglio francese (anniversario della Presa
della Bastiglia) e al 4 luglio statunitense (giorno in cui nel 1776 venne
firmata la dichiarazione d’indipendenza). In tutto il mondo le ambasciate
italiane tengono una cerimonia, più o meno solenne, cui sono invitati i capi
del Paese ospitante. Da tutto il mondo arrivano al nostro presidente della
Repubblica gli auguri degli altri capi di Stato. Speciali cerimonie ufficiali
si tengono in Italia. Prima della fondazione della Repubblica, la festa
nazionale italiana era la prima domenica di giugno, anniversario della
fondazione dello Statuto Albertino. Nel giugno del 1948 per la prima volta via
dei Fori Imperiali a Roma ospitò la parata militare in onore della Repubblica.
L’anno seguente, con l’ingresso dell’Italia nella Nato, se ne svolsero dieci in
contemporanea in tutto il Paese, mentre nel 1950 la parata fu inserita per la
prima volta nel protocollo delle celebrazioni ufficiali.

Attualmente il cerimoniale prevede la deposizione di una
corona d’alloro al Milite Ignoto presso l’Altare della Patria a Roma e una
parata militare alla presenza delle più alte cariche dello Stato.

Alla parata militare e durante la deposizione della corona
d’alloro presso il Milite Ignoto, prendono parte tutte le Forze Armate, tutte
le Forze di Polizia della Repubblica ed il Corpo Nazionale dei Vigili del
Fuoco. Nel 2005, l’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi
ordinò che defilassero anche il corpo di polizia municipale di Roma ed il
personale civile della Protezione Civile. Prendono inoltre parte alla parata
militare alcune delegazioni militari della Nato e dell’Unione Europea. Dalla
sua istituzione sino alla sua temporanea abolizione, la parata militare poteva
contare sulla sfilata di maggiore personale. Dopo la re-introduzione l’organico
defilante fu ridotto notevolmente. La cerimonia prosegue nel pomeriggio con
l’apertura al pubblico dei giardini del palazzo del Quirinale, con esecuzioni
musicali da parte dei complessi bandistici dell’Esercito Italiano, della marina
militare, dell’aeronautica militare, dell’arma dei carabinieri, della polizia
di Stato, della guardia di finanza, del corpo di polizia penitenziaria e del
corpo forestale dello Stato.

 

 

Il referendum: la Repubblica si impone
54,3% a 45,7%

 

(9colonne Atg)
ROMA – Il 2 giugno 1946 in Italia si svolse il primo referendum istituzionale,
con gli italiani che furono chiamati a scegliere tra repubblica e monarchia. Il
voto fu per la prima volta in Italia a suffragio universale e l’affluenza fu
del 89,1% degli aventi diritto.

La campagna referendaria fu alquanto accesa. Tutti i partiti
di sinistra (Pci, Psi, Pri), si espressero apertamente a favore del sistema
repubblicano, il Pli appoggiò la
Monarchia
, mentre la Democrazia Cristiana
lasciò libertà di voto, anche se fece proprio il sistema repubblicano. La
scelta della DC fu dovuta dalla necessità di non far spostare le masse
contadine meridionali, a larghissima maggioranza monarchiche, verso i partiti
monarchici o qualunquisti e poter, così, assicurarsi un ampio consenso nelle
contestuali elezioni parlamentari.

La scelta della Dc risultò vincente. L’Italia, infatti, si
divise in due non politicamente, ma geograficamente. Basti pensare a regioni
“bianche”, dove cioè prevaleva il voto cattolico a favore della Dc, come il
Veneto, il Trentino, la
Calabria
e la Basilicata. Nelle prime due, si affermò la Dc alle elezioni parlamentari e
la Repubblica
nel referendum, nelle ultime due, invece, prevalsero Dc e Monarchia.

 

 

                                               TOTALI         PERCENTUALE

Iscritti alle liste                       28
005 449  

Votanti                                   24
947 187      89,10
(su n. elettori)

Voti validi                              23
437 143      93,95
(su n. votanti)

Voti nulli o schede bianche    1
509 735        6,05 (su n. votanti)

Astenuti                                 3
058 262        10,90 (su n. iscritti)

 

 

                                   Voti                %

MONARCHIA          10
718 502      45,70%

REPUBBLICA          12
718 641      54,30%

bianche/nulle              1
509 735 

Totale voti validi        23
437 143      100%

 

Ancora oggi, a distanza oltre sessanta anni dall’esito del
voto referendario, vengono comunque mosse critiche e accuse di illegittimità
del risultato da parte dei movimenti monarchici. Tali attacchi alla legittimità
del voto a favore della Repubblica riguardano i presunti brogli elettorali che
si sarebbero verificati, secondo i sostenitori di questa tesi, modificando i
risultati nelle circoscrizioni dove il voto repubblicano era già comunque
vincente. Sul piano giuridico, invece, i sostenitori della causa monarchica
sostengono che la proclamazione della Repubblica avvenne in modo anticipato
rispetto alla ratifica.

 

 

Lo scorso anno la “prima
volta” di Napolitano

 

(9colonne Atg)
ROMA – Nel suo discorso il neo-eletto capo dello Stato pose l’accento sul
sessantennale cammino della Repubblica, facendo appello alla collaborazione
politica:

“Com’è da tempo tradizione, desidero rivolgere a tutti voi,
italiane e italiani, il più cordiale augurio in occasione della Festa del 2
giugno.

La nostra Repubblica compie oggi sessant’anni.
Personalmente, vissi a Napoli quel lontano 2 giugno del 1946, e lo ricordo con
rispetto anche per quanti espressero nel referendum il loro attaccamento
all’istituto monarchico.

Ebbe allora inizio un periodo nuovo nella vita dello Stato
nazionale unitario, che era nato meno di un secolo prima e che seppe quindi
aprirsi al ruolo delle autonomie regionali e locali.

Alla scelta della Repubblica si accompagnò l’elezione, per
la prima volta col voto delle donne, dell’Assemblea Costituente, e seguì infine
l’approvazione, a larghissima maggioranza, della Carta costituzionale,
autentica Tavola dei valori e dei principi in cui riconoscersi, dei diritti e
dei doveri da rispettare.

Il cammino percorso a partire da quel giorno è stato lungo e
travagliato, ma fecondo.

L’opera di ricostruzione materiale e morale del paese
sconvolto dalla guerra fu dura ma ricca di frutti. Le tensioni e le prove che
insorsero poi sul piano sociale e sul piano politico vennero superate nel
quadro delle istituzioni repubblicane.

E’ bene che le nuove generazioni conoscano questa storia.
Perché se ne può trarre motivo di consapevolezza e di fiducia.

Anche per affrontare con prospettive di successo i problemi
dell’oggi e del domani è importante valorizzare quell’esperienza che in sessant’anni
ha dato all’Italia una più forte personalità internazionale, facendone un
protagonista dell’Europa unita, e agli italiani una più chiara e matura
identità nazionale.

Celebrare dunque ricorrenze come il 2 giugno, festeggiare
insieme il compleanno della Repubblica, onorare i simboli della Nazione,
esprimere un sentimento di più intensa appartenenza e comunanza patriottica,
non significa fare vuota retorica, ma rafforzare le basi e le motivazioni del
nostro agire individuale e collettivo.

Un particolare omaggio rivolgiamo alle nostre Forze Armate,
il cui ruolo è segnato nella Costituzione come presidio e garanzia di pace.
Siamo vicini a tutte le missioni fuori d’Italia in cui esse sono impegnate.
Onoriamo la memoria di tutti i caduti.

E guardiamo al futuro. Tocca alle istituzioni della
Repubblica mettere a frutto le energie e i talenti dei giovani, uomini e donne,
per superare le prove, per superare le incertezze e le difficoltà che
preoccupano i cittadini.

Nulla è più necessario, ora, che un clima di operosità e di
responsabile collaborazione, nel libero confronto delle idee e delle posizioni
politiche. Corrispondere a questa necessità sarà l’impegno della mia
Presidenza”.

 

 

Frecce Tricolori, la “firma”
del 2 giugno nel cielo di Roma

 

(9colonne Atg)
ROMA – Le Frecce Tricolori, la formazione acrobatica più numerosa al mondo (ben
10 MB339), eseguono un programma di volo frutto di una forte tradizione di
acrobazia aerea. I velivoli rimangono sempre visibili al pubblico in tutte le
fasi della esibizione; in questo modo ogni spettatore, anche il neofita, riesce
a percepire la spettacolarità e l’armonia delle manovre di questo reparto
dell‘Aeronautica Militare Italiana, con inoltre l’opportunità di apprezzare la
professionalità e la tecnica impiegate in ogni fase del volo. Le emozioni
suscitate dalle esibizioni della P.A.N. si manifestano nell’amicizia e
nell’affetto degli appassionati organizzati in oltre 90 Club Frecce Tricolori
sparsi in tutto il mondo e nella partecipazione di un pubblico sempre numeroso.
Amicizia e affetto che le Frecce Tricolori ricambiano, mantenendo uno stretto
rapporto con il pubblico e con le autorità; e che sono i medesimi sentimenti
che le legano alle altre pattuglie acrobatiche andando al di là di una sterile
competizione. Queste sono le Frecce Tricolori sia adesso che nel passato che
nel futuro. “Il sorriso entusiasta di un bambino o gli occhi commossi di un
nostro connazionale all’estero potrebbero da soli giustificare l’esistenza
delle Frecce Tricolori, ma le finalità che perseguiamo non sono solo legate
alle spettacolarità delle manovre acrobatiche o al sentimento, seppur altissimo
e nobile, dell’amore per la nostra Patria”. Così si presentano le Frecce
Tricolori sul sito web dell’Aeronautica militare.

Il 313° Gruppo è un Reparto Operativo dell’Aeronautica
Militare, che assolvendo ai propri compiti di rappresentanza può fornire
l’esempio dei valori umani, culturali, organizzativi e tecnologici di un’Italia
che può “volare” meglio e più in alto di chiunque altro.

“Tutto il nostro impegno è profuso in questo senso e
vogliamo ringraziare gli amici, gli appassionati, tutti coloro che con affetto
ci sostengono, ci danno la forza per raggiungere e superare tutti i traguardi
che ci vengono posti quotidianamente. Speriamo, con le nostre esibizioni, di
rendere Voi tutti orgogliosi come lo siamo noi della nostra Pattuglia
Acrobatica Nazionale e del nostro Paese”.

Il 313° Gruppo Addestramento Acrobatico è dislocato sull’
aeroporto di Rivolto (Udine) e fornisce gli uomini ed i mezzi per la Pattuglia Acrobatica
Nazionale. Il Gruppo è dotato di velivoli MB-339 A/PAN che possono svolgere,
oltre alla normale attività acrobatica, anche missioni operative.

Il 313° Gruppo A.A. “Frecce Tricolori” non ha solo il
compito di rappresentare l’Aeronautica Militare e l’Italia nelle manifestazioni
aeree, ma anche quello, meno noto ma altrettanto importante di mantenere la
prontezza operativa per azioni di supporto aereo alle forze terrestri.

 

 

Il tricolore, la bandiera
degli italiani

 

(9colonne Atg)
ROMA – Il tricolore italiano quale bandiera nazionale nasce a Reggio Emilia il
7 gennaio 1797, quando il Parlamento della Repubblica Cispadana, su proposta
del deputato Giuseppe Compagnoni, decreta “che si renda universale lo
Stendardo o Bandiera Cispadana di Tre Colori Verde, Bianco, e Rosso, e che
questi tre Colori si usino anche nella Coccarda Cispadana, la quale debba
portarsi da tutti”. Ma perché proprio questi tre colori? Nell’Italia del
1796, attraversata dalle vittoriose armate napoleoniche, le numerose repubbliche
di ispirazione giacobina che avevano soppiantato gli antichi Stati assoluti
adottarono quasi tutte, con varianti di colore, bandiere caratterizzate da tre
fasce di uguali dimensioni, chiaramente ispirate al modello francese del 1790.

E anche i reparti militari “italiani”, costituiti
all’epoca per affiancare l’esercito di Bonaparte, ebbero stendardi che
riproponevano la medesima foggia. In particolare, i vessilli reggimentali della
Legione Lombarda presentavano, appunto, i colori bianco, rosso e verde, fortemente
radicati nel patrimonio collettivo di quella regione:: il bianco e il rosso,
infatti, comparivano nell’antichissimo stemma comunale di Milano (croce rossa
su campo bianco), mentre verdi erano, fin dal 1782, le uniformi della Guardia
civica milanese. Gli stessi colori, poi, furono adottati anche negli stendardi
della Legione Italiana, che raccoglieva i soldati delle terre dell’Emilia e
della Romagna, e fu probabilmente questo il motivo che spinse la Repubblica Cispadana
a confermarli nella propria bandiera. Al centro della fascia bianca, lo stemma
della Repubblica, un turcasso contenente quattro frecce, circondato da un serto
di alloro e ornato da un trofeo di armi.

L’epoca napoleonica – La prima
campagna d’Italia, che Napoleone conduce tra il 1796 e il 1799, sgretola
l’antico sistema di Stati in cui era divisa la penisola. Al loro posto sorgono
numerose repubbliche giacobine, di chiara impronta democratica: la Repubblica Ligure,
la Repubblica Romana,
la Repubblica
Partenopea
, la Repubblica Anconitana.
L
a maggior parte non sopravvisse alla controffensiva
austro-russa del 1799, altre confluirono, dopo la seconda campagna d’Italia,
nel Regno Italico, che sarebbe durato fino al 1814. Tuttavia, esse
rappresentano la prima espressione di quegli ideali di indipendenza che
alimentarono il nostro Risorgimento. E fu proprio in quegli anni che la
bandiera venne avvertita non più come segno dinastico o militare, ma come
simbolo del popolo, delle libertà conquistate e, dunque, della nazione stessa.

Il Risorgimento – Nei tre decenni
che seguirono il Congresso di Vienna, il vessillo tricolore fu soffocato dalla
Restaurazione, ma continuò ad essere innalzato, quale emblema di libertà, nei
moti del 1831, nelle rivolte mazziniane, nella disperata impresa dei fratelli
Bandiera, nelle sollevazioni negli Stati della Chiesa. Dovunque in Italia, il
bianco, il rosso e il verde esprimono una comune speranza, che accende gli
entusiasmi e ispira i poeti: “Raccolgaci un’unica bandiera, una
speme”, scrive, nel 1847, Goffredo Mameli nel suo Canto degli Italiani. E
quando si dischiuse la stagione del ’48 e della concessione delle Costituzioni,
quella bandiera divenne il simbolo di una riscossa ormai nazionale, da Milano a
Venezia, da Roma a Palermo. Il 23 marzo 1848 Carlo Alberto rivolge alle
popolazioni del Lombardo Veneto il famoso proclama che annuncia la prima guerra
d’indipendenza e che termina con queste parole:”(.) per viemmeglio
dimostrare con segni esteriori il sentimento dell’unione italiana vogliamo che
le Nostre Truppe(.) portino lo Scudo di Savoia sovrapposto alla Bandiera
tricolore italiana.” Allo stemma dinastico fu aggiunta una bordatura di
azzurro, per evitare che la croce e il campo dello scudo si confondessero con
il bianco e il rosso delle bande del vessillo.

Dall’unità ai nostri giorni – Il 14 marzo 1861 venne
proclamato il Regno d’Italia e la sua bandiera continuò ad essere, per
consuetudine, quella della prima guerra d’indipendenza. Ma la mancanza di una
apposita legge al riguardo – emanata soltanto per gli stendardi militari –
portò alla realizzazione di vessilli di foggia diversa dall’originaria, spesso
addirittura arbitrarie. Soltanto nel 1925 si definirono, per legge, i modelli
della bandiera nazionale e della bandiera di Stato. Quest’ultima (da usarsi
nelle residenze dei sovrani, nelle sedi parlamentari, negli uffici e nelle
rappresentanze diplomatiche) avrebbe aggiunto allo stemma la corona reale. Dopo
la nascita della Repubblica, un decreto legislativo presidenziale del 19 giugno
1946 stabilì la foggia provvisoria della nuova bandiera, confermata
dall’Assemblea Costituente nella seduta del 24 marzo 1947 e inserita
all’articolo 12 della nostra Carta Costituzionale. E perfino dall’arido
linguaggio del verbale possiamo cogliere tutta l’emozione di quel momento. PRESIDENTE
[Ruini] – Pongo ai voti la nuova formula proposta dalla Commissione: “La
bandiera della repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a
bande verticali e di eguali dimensioni”. (E’ approvata. L’Assemblea e il
pubblico delle tribune si levano in piedi. Vivissimi, generali, prolungati
applausi.)

 

 

L’emblema, un simbolo per la Repubblica

 

(9colonne Atg)
ROMA – Il 5 maggio 1948 l’Italia repubblicana ha il suo emblema, al termine di
un percorso creativo durato ventiquattro mesi, due pubblici concorsi e un
totale di 800 bozzetti, presentati da circa 500 cittadini, fra artisti e
dilettanti. La vicenda ha inizio nell’ottobre del 1946, quando il Governo di De
Gasperi istituì una apposita Commissione, presieduta da Ivanoe Bonomi, la quale
percepì il futuro stemma come il frutto di un impegno corale, il più ampio
possibile. Per questo, si decise di bandire un concorso nazionale aperto a
tutti, basato su poche tracce: esclusione rigorosa dei simboli di partito,
inserimento della stella d’Italia, “ispirazione dal senso della terra e
dei comuni”. Ai primi cinque classificati sarebbe andato un premio di
10.000 lire (circa mezzo milione di oggi). Il primo concorso – Al concorso rispondono 341 candidati, con 637 disegni in
bianco e nero. I cinque vincitori vengono invitati a preparare nuovi bozzetti,
questa volta con un tema ben preciso, imposto dalla Commissione: “una
cinta turrita che abbia forma di corona”, circondata da una ghirlanda di
fronde della flora italiana. In basso, la rappresentazione del mare, in alto,
la stella d’Italia d’oro; infine, le parole UNITÀ e LIBERTÀ. La scelta cadde
sul bozzetto di Paolo Paschetto, al quale andarono ulteriori 50.000 lire e
l’incarico di preparare il disegno definitivo, che la Commissione trasmise
al Governo per l’approvazione, esponendolo insieme con gli altri finalisti in
una mostra in Via Margutta. È il febbraio 1947: l’emblema sembrava cosa fatta,
ma il traguardo era ancora lontano. Il secondo concorso – L’emblema,
però, non piacque – qualcuno lo definì, addirittura, “tinozza” – e fu
perciò nominata una nuova Commissione che bandì, attraverso la radio, un
secondo concorso, di cui, purtroppo, non rimane alcuna traccia negli archivi.
L’esame di alcune lettere, però, farebbe pensare che l’orientamento fosse
quello di privilegiare un simbolo legato all’idea del lavoro. Anche questa
volta, risultò vincitore Paolo Paschetto, il cui elaborato fu sottoposto a
ulteriori ritocchi da parte dei membri della Commissione. Finalmente, la
proposta approdò all’Assemblea Costituente dove, con non pochi contrasti, fu
approvata nella seduta del 31 gennaio 1948. Ultimati altri adempimenti e
stabiliti i colori definitivi, si arriva al 5 maggio: il Presidente della
Repubblica Enrico De Nicola firma il decreto legislativo n. 535, che consegna
all’Italia il suo simbolo. La lettura dell’emblema – L’emblema della Repubblica
Italiana è caratterizzato da tre elementi: la stella, la ruota dentata, i rami
di ulivo e di quercia. La stella è uno degli oggetti più antichi del nostro
patrimonio iconografico ed è sempre stata associata alla personificazione
dell’Italia, sul cui capo essa splende raggiante. Così fu rappresentata
nell’iconografia del Risorgimento e così comparve, fino al 1890, nel grande
stemma del Regno unitario (il famoso stellone); la stella caratterizzò, poi, la
prima onorificenza repubblicana della ricostruzione, la Stella della Solidarietà
Italiana e ancora oggi indica l’appartenenza alle Forze Armate del nostro
Paese. La ruota dentata d’acciaio, simbolo dell’attività lavorativa, traduce il
primo articolo della Carta Costituzionale: “L’Italia è una Repubblica
democratica fondata sul lavoro”. Il ramo di ulivo simboleggia la volontà
di pace della nazione, sia nel senso della concordia interna che della
fratellanza internazionale; la quercia incarna la forza e la dignità del popolo
italiano. Entrambi, poi, sono espressione delle specie più tipiche del nostro
patrimonio arboreo. L’autore dell’emblema – Paolo Paschetto, di famiglia
valdese, nacque il 12 febbraio 1885 a Torre Pellice, in provincia di Torino,
dove è morto il 9 marzo 1963. Professore di ornato all’Istituto di Belle Arti
di Roma dal 1914 al 1948, fu artista polivalente, passando dalla xilografia
alla grafica, dall’olio all’affresco, dalla pittura religiosa al paesaggio. Fu
autore, tra l’altro, di numerosi francobolli, compresa “la rondine”
della prima emissione italiana di posta aerea.

 

 

Lo stendardo: il simbolo
inconfondibile del presidente

 

(9colonne Atg)
ROMA – Lo stendardo presidenziale costituisce, nel nostro ordinamento militare
e cerimoniale, il segno distintivo della presenza del Capo dello Stato e segue
perciò il Presidente della Repubblica in tutti i suoi spostamenti. Viene
innalzato sulle automobili, sulle navi e sugli aeroplani che hanno a bordo il
Presidente; all’esterno delle Prefetture, quando il Capo dello Stato visita una
città; all’interno delle sale dove egli interviene ufficialmente. Il nuovo
stendardo presidenziale, che si ispira alla bandiera della Repubblica Italiana
del 1802-1805, vuole legare maggiormente l’insegna del Capo dello Stato al
tricolore, sia come preciso richiamo storico del nostro Risorgimento, sia come
simbolo dell’unità nazionale. La sua forma quadrata e la bordatura d’azzurro
simboleggiano le Forze Armate, di cui il Presidente della Repubblica è Capo.
L’esemplare originale dello stendardo, qui riprodotto, è conservato
nell’ufficio del Comandante del Reggimento Corazzieri. La storia – Dopo la
proclamazione della Repubblica, venne provvisoriamente adottata, quale insegna
del Capo dello Stato, la bandiera nazionale. Soltanto nel 1965, su impulso del
Ministero della Difesa, fu predisposto un progetto per l’adozione di uno
specifico vessillo destinato al Capo dello Stato. Motivi di opportunità
sconsigliarono la soluzione più naturale, il tricolore con l’emblema della
Repubblica al centro: in quella foggia, infatti, lo stendardo poteva
confondersi con l’insegna del presidente degli Stati Uniti Messicani, che era
anche la bandiera nazionale di quel Paese. Fra le varie ipotesi, l’allora
Presidente Saragat scelse quella che prevedeva il drappo d’azzurro, caricato
dell’emblema della Repubblica in oro. Entrambi i colori appartengono alla più
autentica tradizione militare italiana, simboleggiando, rispettivamente, il
comando e il valore. Questo modello sarebbe durato sino al 1990, quando il
presidente Cossiga adottò un nuovo stendardo, costituito dalla bandiera
nazionale bordata d’azzurro, introducendo anche un regolamento d’uso che ne
moltiplicava l’utilizzazione e l’esposizione nelle cerimonie e negli edifici
pubblici. Il modello 1990 durò solo due anni. All’inizio del suo mandato,
infatti, il Presidente Scalfaro volle ripristinare lo stendardo del 1965,
riducendo, però, le dimensioni dell’emblema della Repubblica. Questa foggia
sarebbe rimasta in uso fino al 4 novembre 2000.

 

 

I corazzieri, gli angeli
custodi del presidente

 

(9colonne Atg)
ROMA – Le origini – Le prime tracce di un corpo di Arcieri e Scudieri addetto
alla sicurezza della residenza e degli esponenti della Casa Savoia risalgono al
XIV secolo, ma fu soltanto sotto il ducato di Emanuele Filiberto Testa di Ferro
(1553-1580) che si costituì una “Guardia d’Onore del Principe”, una
cinquantina di uomini comandati da un capitano che conobbero il battesimo del
fuoco nella vittoriosa battaglia di San Quintino, il 10 agosto 1557.
Costantemente aumentato nell’organico e nelle specialità , il reparto contava,
intorno al 1630, almeno quattrocento uomini divisi in quattro compagnie, fra le
quali una “Compagnia Corazze di Sua Altezza” che iniziò a portare sul
petto delle corazze il monogramma dell’autorità statuale. Una tradizione che è
giunta fino ai nostri giorni, pur nel mutare delle forme istituzionali.

Da Vittorio Amedeo II a Vittorio Emanuele I – Sotto la lunga
sovranità di Vittorio Amedeo II (1675-1730), le varie componenti dei servizi di
sicurezza e rappresentanza furono riunite in un’unica struttura, le
“Guardie del Corpo”, suddivisa in quattro Compagnie Guardie del
Corpo, una Compagnia Guardie della Porta e una Compagnia di Svizzeri. Da allora
e per circa un secolo, pochi furono i mutamenti nelle uniformi e nella
composizione del reparto, impegnato nel normale compito istituzionale e nelle
frequenti campagne di guerra, dove ebbe modo di distinguersi.

Le due campagne d’Italia, condotte da Napoleone nel 1796 e
nel 1800, sconvolsero l’equilibrio degli antichi Stati: in seguito
all’occupazione del Piemonte, il Re Carlo Emanuele IV, insieme a poche Guardie,
riparò in Sardegna, dove il 4 giugno 1802 abdicò in favore del fratello
Vittorio Emanuele I. La maggior parte del corpo passò, invece, alle dipendenze
del governo francese, formando lo Squadrone Carabinieri Piemontesi.1814:
nascono i Carabinieri – Vittorio Emanuele I, esule per più di un decennio, poté
riprendere possesso dei suoi territori soltanto il 20 maggio 1814, ristabilendo
gli antichi istituti: anche le Guardie del Corpo furono ripristinate, nel
medesimo organico settecentesco. Il 13 luglio di quell’anno venne creato il
Corpo dei Carabinieri Reali, ai quali le regie patenti istitutive attribuivano anche
occasionali compiti di “accompagnamento alle Persone Reali”. Cessò,
da quel momento, l’esclusività delle tradizionali prerogative delle Guardie del
Corpo, che le riforme avviate da Carlo Alberto (1834-1849) ridimensionarono
negli organici e nelle competenze, parallelamente alla crescente rilevanza
attribuita ai Carabinieri. Furono questi ultimi, infatti, a formare uno
squadrone d’onore a cavallo che accompagnò, nel 1842, le nozze dell’erede al
trono Vittorio Emanuele con Maria Adelaide. La prima guerra d’indipendenza
vide, per l’ultima volta, la presenza delle Guardie del Corpo, affiancate nella
protezione del sovrano dai Carabinieri, protagonisti a Pastrengo, il 30 aprile
1848, della valorosa carica che scrisse la prima eroica pagina corale della
storia della Benemerita. La soppressione formale di ciò che rimaneva delle
antiche Guardie del Corpo risale al 1867, ma già da vent’anni una sola
compagnia superstite continuava a svolgere attività di sicurezza, limitata,
però, al Palazzo Reale di Torino. Compiti e prerogative vennero assorbiti dai
Carabinieri, divenuti Arma il 24 gennaio 1861.

Le nozze reali di Firenze – Il 7 febbraio 1868, il Principe
ereditario Umberto sposava Margherita di Savoia, figlia del Duca di Genova. Per
l’occasione, 80 carabinieri a cavallo tra i più prestanti furono prelevati
dalle Legioni di Firenze, Milano e Bologna per formare uno squadrone di
rappresentanza e di scorta d’onore. Indossavano la stessa uniforme delle nozze
del 1842, ma questa volta il reparto non venne sciolto: ad esso furono affidati
compiti di sorveglianza degli appartamenti reali e di protezione dei sovrani.
Nascono, così, i moderni Corazzieri, con un organico che prevedeva, in origine,
un capitano comandante, 4 ufficiali, 9 sottufficiali (presto elevati a 12) e 69
carabinieri (poi 88). Numerose furono, nei primi anni di vita, le denominazioni
del Reparto: “Guardie d’Onore di Sua Maestà”, “Carabinieri Reali
Guardie del Corpo di Sua Maestà”, “Drappello Guardie di Sua
Maestà” e, fino al 1946, “Squadrone Carabinieri del Re”. Ma si
andava già consolidando nella gente il più familiare appellativo di
“Corazzieri”, il termine che, al termine di un lungo cammino, oggi
designa il Reggimento al servizio del Presidente della Repubblica.

Le guerre mondiali  –
I Corazzieri continuarono a svolgere il loro servizio durante gli eventi
bellici, seguendo il Re nelle zone di operazioni e distinguendosi
individualmente: il brigadiere Mocellin e il carabiniere guardia Urbinati,
piloti d’aeroplano, furono decorati di medaglie d’argento al valor militare per
le loro imprese. Molti corazzieri aderirono alla resistenza dopo l’8 settembre
1943. Il Mausoleo Ardeatino custodisce le spoglie del carabiniere guardia
Calcedonio Giordano, medaglia d’oro al valor militare, arrestato a Roma nel
1944, torturato e ucciso alle Fosse Ardeatine.

L’epoca repubblicana – Il 13 giugno 1946, nel cortile
d’onore del Quirinale, Umberto II sciolse i Corazzieri dal giuramento alla
Monarchia: le Guardie del Re furono trasformate nel “3° Squadrone
Carabinieri a Cavallo” e dismisero la loro tradizionale uniforme, fino a
quando il Presidente Luigi Einaudi (1948-1955) ripristinò lo “Squadrone
Carabinieri Guardie” e le divise del 1876. Il reparto divenne, nel 1965,
“Comando Carabinieri Guardie del Presidente della Repubblica” e, nel
1990, “Reggimento Carabinieri Guardie della Repubblica”.

Finalmente, il 24 dicembre 1992, il vecchio e mai
abbandonato appellativo divenne ufficiale, restituendo ai maestosi custodi del
Capo dello Stato il nome di “Reggimento Corazzieri”.

 

 

Tutti i presidenti della
storia repubblicana

 

(9colonne Atg)
ROMA – Di seguito le biografie in breve dei capi di Stato italiani dal 1948 al
2006.

Enrico De Nicola
(1948) –
E’ nato il 9 novembre 1877 a Napoli. Il suo primo impegno è stato
nel settore giornalistico: nel 1895 è redattore per la rubrica quotidiana di
vita giudiziaria del “Don Marzio”. Laureato in giurisprudenza, si è
dedicato alla professione forense diventando nel corso degli anni uno dei
maggiori avvocati penalisti italiani. E’ stato eletto deputato al Parlamento
nel 1909, nel 1913, nel 1919, nel 1921 e nel 1924 (non ha prestato il
giuramento richiesto per essere ammesso alle funzioni e, quindi, non ha mai
partecipato all’attività parlamentare). E’ stato nominato sottosegretario di
Stato per le Colonie nel 1913-1914 (IV governo Giolitti) e sottosegretario di
Stato per il Tesoro nel 1919 (governo Orlando). Ha ricoperto l’ufficio di
Presidente della Giunta delle elezioni (1919-1920). E’ stato eletto presidente
della Camera dei deputati il 26 giugno 1920 e confermato nella legislatura
successiva fino al 25 gennaio 1924. Durante il fascismo, si è ritirato dalla
vita politica attiva e si è dedicato esclusivamente all’esercizio della
professione forense. Nominato senatore del Regno nel 1929, non ha mai partecipato
ai lavori dell’Assemblea. Dopo la caduta del fascismo, è tornato ad occuparsi
di politica ed è stato autore del compromesso con cui venne istituita la Luogotenenza. E’
stato nominato componente della Consulta Nazionale. E’ stato eletto capo provvisorio
dello Stato il 28 giugno 1946 (al primo scrutinio con 396 voti su 501): ha
prestato giuramento il 1° luglio successivo. Dimessosi dalla carica, è stato
rieletto capo provvisorio dello Stato il 26 giugno 1947 (al primo scrutinio con
405 voti su 523). A norma della prima disposizione transitoria della
Costituzione, dal 1° gennaio 1948 ha assunto il titolo di Presidente della
Repubblica. E’ divenuto senatore a vita quale ex presidente della Repubblica.
E’ stato eletto presidente del Senato della Repubblica il 28 aprile 1951: si è
dimesso dalla carica il 24 giugno 1952. E’ stato nominato giudice della Corte
Costituzionale dal Presidente della Repubblica il 3 dicembre 1955 e ha prestato
giuramento il 15 dicembre 1955. Nella prima riunione del Collegio il 23 gennaio
1956 è stato eletto Presidente della Corte Costituzionale: si è dimesso dalla
carica il 26 marzo 1957. E’ deceduto il 1° ottobre 1959.

Luigi Einaudi
(1948-1955) –
E’ nato a Carrù (Cuneo) il 24 marzo 1874. Coniugato con Ida
Pellegrini dalla quale ha avuto 3 figli. Laureato in giurisprudenza a 21 anni.
E’ stato redattore de “La
Stampa
” di Torino e del “Corriere della Sera”
di Milano fino al 1926. E’ stato corrispondente finanziario ed economico del
settimanale “The Economist”. Ha diretto la rivista “La Riforma Sociale”
dal 1900 al 1935. Ha diretto la “Rivista di Storia Economica” dal
1936 al 1943. Ha occupato la cattedra di Scienza delle finanze all’Università
di Torino con l’incarico di Legislazione industriale ed economica politica di
quel Politecnico, e di Scienza della finanze all’Università Bocconi di Milano.
I suoi altissimi meriti scientifici hanno avuto ampi riconoscimenti, tra i
quali si ricordano: socio e vicepresidente dell’Accademia dei Lincei; socio
della Accademia delle Scienze di Torino; socio dell’Institut International de
Statistique de L’Aja; socio dell’Econometric Society di Chicago; socio onorario
dell’American Academy of Arts and Sciences di Boston; socio dell’American
Academy of Political and Social Science di Filadelfia; socio onorario della
American Economic Associciation; socio onorario della Economic History
Association di New York; presidente onorario della International Economic
Association; socio corrispondente della Societè d’Economie Politique di Parigi;
vicepresidente della Economic History Society di Cambridge; socio
corrispondente del Coben Club di Londra; socio corrispondente della
Oesterreichische Akademie der Wissenschaften di Vienna. Gli sono state
conferite le lauree “honoris causa” dalle Università di Parigi e di Algeri. Si
è dedicato personalmente alla conduzione della sua azienda agricola presso
Dogliani, applicandovi i più moderni sistemi colturali. E’ stato nominato
senatore del Regno nel 1919. Lasciata l’attività giornalistica dopo l’avvento
del fascismo, dopo il 25 luglio 1943 ha collaborato a “Il Corriere della
Sera”. Dopo l’8 settembre si è rifugiato in Svizzera ed è rientrato in
Italia nel 1945; ha redatto una serie di articoli economici e politici per
“Il Risorgimento Liberale”. E’ stato nominato governatore della Banca
d’Italia (5 gennaio 1945 11 maggio1948). E’ stato nominato componente della
Consulta Nazionale (1945-1946). E’ stato eletto deputato all’Assemblea
Costituente nel 1946 (Unione Democratica Nazionale) ove ha dato un autorevole
contributo ai lavori. E’ stato senatore di diritto del Senato della Repubblica
ai sensi della terza disposizione transitoria della Costituzione (1948). E’
stato nominato vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro delle
Finanze e del Tesoro (1947), del Bilancio (conservando l’incarico di
vicepresidente del Consiglio) (1947-1948, nel IV governo De Gasperi). E’ eletto
presidente della Repubblica l’11 maggio 1948 (al quarto scrutinio con 518 voti
su 872): ha prestato giuramento il giorno successivo. E’ divenuto senatore a
vita quale ex Presidente della Repubblica. Tra le opere pubblicate dopo la fine
del mandato presidenziale si ricorda in particolare: “Lo Scrittoio del
Presidente”. E’ deceduto il 30 ottobre 1961.

Giovanni Gronchi
(1955-1962) –
E’ nato a Pontedera (Pisa) il 10 settembre 1887. Coniugato
con Carla Bissatini, dalla quale ha avuto due figli. Ha fatto parte del
Movimento cristiano sorto nel 1902 intorno al sacerdote Romolo Murri. Tra il
1911 e il 1915 ha insegnato lettere e filosofia a Parma, Massa, Bergamo e
Monza. Nel 1919 è stato tra i fondatori del Partito Popolare Italiano. Eletto
deputato, è stato chiamato a dirigere la Confederazione dei
Lavoratori Cristiani. E’ stato nominato sottosegretario all’Industria e
Commercio nel 1922 (I governo Mussolini) fino al Congresso di Torino del
Partito Popolare (aprile 1923), dove è stata decisa la non collaborazione e il
ritiro dal governo dei rappresentanti del Ppi Passato all’opposizione, è stato
tra gli esponenti della scissione denominata “dell’Aventino” ed è stato
dichiarato decaduto dal mandato parlamentare nel novembre 1926. Ritiratosi a
vita privata, ha rinunziato al suo posto nella scuola ed è stato prima
rappresentante di commercio e poi si è dedicato allo svolgimento di attività
industriale. E’ stato nominato ministro dell’Industria e Commercio nel 1944 (II
e III governo Bonomi), nel 1945 (governo Parri e I governo De Gasperi). E’
stato eletto deputato all’Assemblea Costituente nel 1946 (Democrazia Cristiana)
e presidente del Gruppo parlamentare del suo partito. E’ stato eletto deputato
al Parlamento nel 1948 e nel 1953. L’8 maggio 1948 è stato eletto presidente
della Camera dei deputati. Il 25 giugno 1953 è stato rieletto presidente della
Camera dei deputati. Il 29 aprile 1955 è stato eletto presidente della
Repubblica (al quarto scrutinio con 658 voti su 833): ha prestato giuramento
l’11 maggio 1955. E’ divenuto senatore a vita quale ex presidente della
Repubblica. E’ deceduto il 17 ottobre 1978.

Antonio Segni
(1962-1964) –
E’ nato a Sassari il 2 febbraio 1891. Coniugato con Laura
Carta Caprino, dalla quale ha avuto quattro figli. Laureato in giurisprudenza
nel 1913. Iscritto al Partito popolare sin dalla sua fondazione, ne è stato
consigliere nazionale dal 1923 al 1924. Con l’avvento del fascismo ha abbandonato
completamente l’attività politica. Nel 1920 ha vinto il concorso per la
cattedra di diritto processuale civile presso l’Università di Perugia, ove ha
insegnato fino al 1925. Successivamente ha insegnato nelle Università di
Cagliari, Pavia, Sassari (della quale è stato Rettore Magnifico dal 1946 al
1951) e Roma. Ha ottenuto la laurea di dottore “Honoris causa” in scienze
agrarie dall’Università Georgetown di Washington. E’ stato autore di numerose
pubblicazioni in materia di diritto processuale civile, diritto commerciale e
fallimentare, nonché in materia agraria. Socio dell’Accademia dei Lincei, ha
ricevuto il Premio “Carlo Magno” nella città di Aquisgrana per gli
alti meriti acquisiti nell’azione svolta in favore dell’unità europea. Nel 1942
è stato tra gli organizzatori della Democrazia Cristiana. Ha fatto parte della
prima Consulta regionale.

E’ stato eletto deputato all’Assemblea Costituente nel 1946
(Democrazia Cristiana). E’ stato nominato sottosegretario per l’Agricoltura e
Foreste 1944 (III governo Bonomi) e nel 1945 (governo Parri e I governo De
Gasperi). E’ stato nominato ministro dell’Agricoltura e Foreste nel 1946 II
governo De Gasperi), nel 1947 (III e IV governo De Gasperi), nel 1948 (V
governo De Gasperi), nel 1950 (VI governo De Gasperi). E’ stato nominato
ministro della Pubblica Istruzione nel 1951 (VII governo De Gasperi) e nel 1953
(governo Pella). E’ stato presidente del Consiglio dei ministri dal 6 luglio
1955 al 18 maggio 1957. E’ stato nominato vicepresidente del Consiglio e
ministro della Difesa nel 1958 (II governo Fanfani). E’ stato presidente del
Consiglio dei ministri e ministro dell’Interno dal 15 febbraio 1959 al 25 marzo
1960. E’ stato nominato ministro degli Esteri nel 1960 (governo Tambroni e III
governo Fanfani). E’ stato nominato ministro degli Esteri nel 1962 (IV governo
Fanfani). E’ stato eletto presidente della Repubblica il 6 maggio 1962 (al nono
scrutino con 443 voti su 854). Ha prestato giuramento il giorno 11 maggio 1962.
E’ stato colpito da malattia il 7 agosto 1964; accertata la condizione di
impedimento temporaneo, dal successivo giorno 10 è stata istituita la supplenza
del presidente del Senato Cesare Merzagora (fino al 28 dicembre 1964). Ha
rassegnato le dimissioni in data 6 dicembre 1964. E’ divenuto senatore a vita
quale ex presidente della Repubblica. E’ deceduto il 1° dicembre 1972.

Giuseppe Saragat
(1964-1971) –
E’ nato a Torino il 19 settembre 1898. Vedovo di Giuseppina
Bollani dalla quale ha avuto due figli. Laureato in Scienze economiche e
commerciali. Si è iscritto al Partito socialista unitario nel 1922 ed è entrato
nella direzione del partito nel 1925. Nel 1926, con il consolidarsi del regime
fascista, è espatriato in Austria e poi in Francia, ove ha svolto lavori vari.
Rientrato in Italia nel 1943, è stato arrestato e consegnato alle autorità
tedesche. Riuscito ad evadere, ha ripreso l’attività clandestina nel Partito
socialista italiano di unità proletaria a Milano. E’ stato nominato ministro
senza portafoglio nel 1944 (II governo Bonomi). E’ stato nominato ambasciatore
d’Italia a Parigi nel 1945. Deputato alla Costituente (Partito Socialista
italiano di unità proletaria) è stato eletto presidente dell’Assemblea il 25
giugno 1946. Ha rassegnato le dimissioni nel gennaio 1947. Nel gennaio 1947 ha
fondato il Partito socialista dei lavoratori italiani (successivamente Partito
Socialista democratico italiano) del quale è stato segretario politico. Ha
rassegnato le dimissioni da presidente dell’Assemblea Costituente e ha assunto
la segreteria politica del nuovo partito. E’ stato nominato vicepresidente del
Consiglio dei ministri nel 1947 (IV governo De Gasperi). E stato eletto
deputato nel 1948, 1953, 1958, 1962. E’ stato nominato vicepresidente del
Consiglio e ministro della Marina Mercantile nel 1948 (V Governo De Gasperi).
Ha rassegnato le dimissioni nel novembre 1949. Eletto segretario del partito
dal 1949 al 1954. E’ stato nominato vicepresidente del Consiglio dei ministri
nel 1954 (Governo Scelba), nel 1955 (I Governo Segni). E’ stato eletto
segretario del Partito dal 1957 al 1964. E’ stato nominato ministro degli
Esteri nel 1963 (I governo Moro) e nel 1964 (II governo Moro). E’ stato eletto
presidente della Repubblica il 28 dicembre 1964 (al ventunesimo scrutinio con
646 voti su 963). Ha prestato giuramento il giorno successivo. E’ divenuto
senatore a vita quale ex presidente della Repubblica. Nel 1975 ha assunto la
presidenza del Partito Socialista Democratico Italiano. E’ deceduto l’11 giugno
1988.

Giovanni Leone
(1971-1978) –
E’ nato a Napoli il 3 novembre 1908. Coniugato con Vittoria
Michitto, da cui ha avuto padre di tre figli. Laureato in giurisprudenza nel
1929 e in scienze politiche sociali nel 1930. Libero docente in “Diritto e
procedura penale”, nel 1933 è stato incaricato dell’insegnamento di questa
materia all’Università di Camerino. Nel 1935, classificatosi primo nella
graduatoria del concorso per la cattedra di Diritto e Procedura Penale, ha
insegnato nelle Università di Messina, Bari, Napoli e Roma. E’ stato presidente
del Gruppo Italiano della “Association Internationale de Droit
Penale” e componente del Comitato Direttivo Internazionale
dell’Associazione. Ha partecipato alla seconda guerra mondiale, meritandosi un
encomio solenne. Medaglia d’oro al merito della cultura. Avvocato penalista tra
i più grandi d’Italia. E’ stato autore di numerosissime pubblicazioni
giuridiche, tradotte in lingue straniere. Nel 1944 si è iscritto alla
Democrazia Cristiana e nel 1945 è stato eletto Segretario politico del Comitato
napoletano del Partito. E’ stato eletto all’Assemblea Costituente 1946
(Democrazia Cristiana): ha partecipato attivamente alla elaborazione della
Costituzione, in particolare come relatore del titolo concernente la
magistratura. E’ stato eletto deputato al Parlamento nel 1948, 1953, 1958, 1963.
E’ stato eletto vicepresidente della Camera dei Deputati nel 1950 e nel 1953.
E’ stato eletto presidente della Camera dei deputati nel 1955, 1958, 1963.

E’ stato presidente del Consiglio dei ministri dal 21 giugno
al 3 dicembre 1963 e dal 24 giugno all’11 dicembre 1968. E’ stato nominato
senatore a vita il 27 agosto 1967 “per aver illustrato la Patria per altissimi meriti
nel campo scientifico e sociale”. E’ stato eletto presidente della
Repubblica il 24 dicembre 1971 (al ventitreesimo scrutinio con 518 voti su
1.008). Ha prestato giuramento il 29 dicembre successivo. Si è dimesso il 15
giugno 1978, inviando un messaggio al popolo italiano. E’ deceduto il 9
novembre 2001.

Sandro Pertini
(1978-1985)  –
Alessandro Pertini è
nato a Stella (Savona) il 25 settembre 1896. Laureato in giurisprudenza e in
scienze politiche e sociali. Coniugato con Carla Voltolina. Ha partecipato alla
prima guerra mondiale; ha intrapreso la professione forense e, dopo la prima
condanna a otto mesi di carcere per la sua attività politica, nel 1926 è
condannato a cinque anni di confino. Sottrattosi alla cattura, si è rifugiato a
Milano e successivamente in Francia, dove ha chiesto e ottenuto asilo politico,
lavorando a Parigi. Anche in Francia ha subito due processi per la sua attività
politica. Tornato in Italia nel 1929, è stato arrestato e nuovamente processato
dal tribunale speciale per la difesa dello Stato e condannato a 11 anni di
reclusione. Scontati i primi sette, è stato assegnato per otto anni al confino:
ha rifiutato di impetrare la grazia anche quando la domanda è stata firmata da
sua madre. Tornato libero nell’agosto 1943, è entrato a far parte del primo
esecutivo del Partito socialista. Catturato dalla SS, è stato condannato a
morte. La sentenza non ha luogo. Nel 1944 è evaso dal carcere assieme a
Giuseppe Saragat, ed ha raggiunto Milano per assumere la carica di segretario
del Partito Socialista nei territori occupati dal tedeschi e poi dirigere la
lotta partigiana: è stato insignito della Medaglia d’Oro. Conclusa la lotta
armata, si è dedicato alla vita politica e al giornalismo. E’ stato eletto
segretario del Partito Socialista Italiano di unità proletaria nel 1945. E’
stato eletto deputato all’Assemblea Costituente. E’ stato eletto senatore della
Repubblica nel 1948 e presidente del relativo gruppo parlamentare. Direttore
dell'”Avanti” dal 1945 al 1946 e dal 1950 al 1952, nel 1947 ha
assunto la direzione del quotidiano genovese “Il Lavoro”. E’ stato
eletto deputato al Parlamento nel 1953, 1958, 1963, 1968, 1972, 1976. E’ stato
eletto vicepresidente della Camera dei deputati nel 1963. E ‘stato eletto
presidente della Camera dei deputati nel 1968 e nel 1972. Dopo il fallimento
della riunificazione tra P.S.I. e P.S.D.I,. aveva rassegnato le dimissioni,
respinte da tutti i gruppi parlamentari. E’ stato eletto presidente della
Repubblica l’8 luglio 1978 (al sedicesimo scrutinio con 832 voti su 995). Ha
prestato giuramento il giorno successivo. Ha rassegnato le dimissioni il 29
giugno 1985: è divenuto senatore a vita quale ex presidente della Repubblica.
E’ deceduto il 24 febbraio 1990.

Francesco Cossiga
(1985-1992) –
E’ nato il 26 luglio 1928 a Sassari. Laureato in
Giurisprudenza. Ha due figli. Si è iscritto alla Democrazia Cristiana nel 1945.
Ha insegnato diritto costituzionale e diritto costituzionale regionale
nell’Università di Sassari. E’ stato eletto deputato al Parlamento nel 1958,
1963, 1968, 1972, 1976 e 1979. E’ stato eletto senatore della Repubblica nel
1983. E’ stato nominato sottosegretario di Stato alla Difesa nel 1966 (III
governo Moro), nel 1968 (II governo Leone e I governo Rumor), nel 1969 (II
governo Rumor). E’ stato nominato ministro senza portafoglio nel 1974 (IV
governo Moro). E’ stato nominato ministro dell’Interno nel 1976 (V governo Moro
e III governo Andreotti) e nel 1978 (IV Governo Andreotti). Ha rassegnato le
dimissioni dopo l’uccisione dell’onorevole Moro (9 maggio 1978). Presidente del
Consiglio dei ministri dal 4 agosto 1979 al 3 aprile 1980 e dal 4 aprile 1980
al 17 ottobre 1980. E’ stato eletto presidente del Senato della Repubblica il
12 luglio 1983. E’ stato eletto presidente della Repubblica il 24 giugno 1985
(al primo scrutinio con 752 voti su 977). In seguito alle dimissioni del
presidente della Repubblica Sandro Pertini, ha esercitato la supplenza dal 29
giugno al 3 luglio 1985. Ha prestato giuramento il 3 luglio 1985. Ha rassegnato
le dimissioni il 28 aprile 1992. E’ divenuto senatore a vita quale presidente
emerito della Repubblica.

Oscar Luigi Scalfaro
(1992-1999) –
E’ nato il 9 settembre 1918 a Novara. Laureato in
Giurisprudenza nel 1941. Vedovo di Maria Inzitari dalla quale ha avuto una
figlia. Ha vinto il concorso per entrare in magistratura nel 1942. Eletto
all’Assemblea Costituente. Eletto deputato al Parlamento nel 1948, 1953, 1958, 1963,
1968, 1972, 1976, 1979, 1983, 1987, 1992. E’ stato nominato sottosegretario al
ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale nel 1954 (I Governo Fanfani).
E’ stato nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri ed
allo spettacolo nel 1954 (Governo Scelba). E’ stato nominato sottosegretario al
ministero di Grazia e Giustizia nel 1955 (I governo Segni); nel 1957 (governo
Zoli). E’ stato nominato sottosegretario di Stato al ministero dell’Interno nel
1959 (II governo Segni); 1960 (governo Tambroni); 1960 (3° governo Fanfani).
Vicesegretario Politico della Democrazia Cristiana dal 1965 al 1966. E’ stato
nominato ministro dei Trasporti e dell’Aviazione Civile nel 1966 (III governo
Moro); nel 1968 (II governo Leone); nel 1972 (1° governo Andreotti). E’ stato
nominato ministro della Pubblica Istruzione nel 1972 (II governo Andreotti). E’
stato eletto vicepresidente della Camera dei Deputati nel 1975, 1976, 1979. E’
stato nominato ministro dell’Interno nel 1983 (I governo Craxi); nel 1986 (II
governo Craxi); nel 1987 (VI governo Fanfani). Dopo le dimissioni del
presidente Craxi, il presidente della Repubblica Cossiga gli ha conferito
l’incarico di formare il governo il 10 aprile 1987: constatata l’impossibilità
di costituire un gabinetto di coalizione, ha rinunciato all’incarico il 14
aprile successivo. Ha presieduto la commissione parlamentare di inchiesta sugli
interventi per la ricostruzione dei territori della Basilicata e Campania
colpiti dai terremoti del 1980-81. E’ stato eletto presidente della Camera dei
Deputati il 24 aprile 1992. E’ stato eletto presidente della Repubblica il 25
maggio 1992 (al sedicesimo scrutinio con 672 voti su 1.002). Ha prestato
giuramento il 28 maggio 1992. Ha rassegnato le dimissioni il 15 maggio 1999. E’
divenuto senatore a vita quale ex presidente della Repubblica.

Carlo Azeglio Ciampi
(1999-2006) –
Banchiere centrale e uomo politico, nato a Livorno il 9
dicembre 1920. Ha conseguito la laurea in Lettere e il diploma della Scuola
Normale di Pisa nel 1941, e la laurea in Giurisprudenza presso l’Università di
Pisa nel 1946. In questo ultimo anno è stato assunto alla Banca d’Italia, dove
ha inizialmente prestato servizio presso alcune filiali, svolgendo attività
amministrativa e di ispezione ad aziende di credito. Nel 1960 è stato chiamato
all’amministrazione centrale della Banca d’Italia, presso il servizio studi, di
cui ha assunto la direzione nel luglio 1970. Segretario generale della Banca
d’Italia nel 1973, vice direttore generale nel 1976, direttore generale nel
1978, nell’ottobre 1979 è stato nominato governatore della Banca d’Italia e
presidente dell’Ufficio Italiano Cambi, funzioni che ha assolto fino al 28
aprile 1993. Dall’aprile 1993 al maggio 1994 è stato presidente del Consiglio,
presiedendo un governo chiamato a svolgere un compito di transizione. Durante la XIII legislatura è stato
ministro del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica, nel governo
Prodi (dall’aprile 1996 all’ottobre 1998) e nel governo D’Alema (dall’ottobre
1998 al maggio 1999). Dal 1993 governatore onorario della Banca d’Italia e dal
1996 membro del consiglio di amministrazione dell’Istituto dell’Enciclopedia
Italiana. Ha ricoperto numerosi incarichi di rilevanza internazionale, tra cui
quelli di: presidente del Comitato dei governatori della Comunità europea e del
Fondo europeo di cooperazione monetaria (nel 1982 e nel 1987); vice presidente
della Banca dei regolamenti internazionali (dal 1994 al 1996); presidente del
Gruppo Consultivo per la competitività in seno alla Commissione europea (dal
1995 al 1996); Presidente del comitato interinale del Fondo Monetario
Internazionale (dall’ottobre 1998 al maggio 1999). Dall’aprile 1993 al maggio
1994, Ciampi ha governato durante una fase di difficile transizione
istituzionale ed economica. Il referendum elettorale e la congiuntura
sfavorevole caratterizzata da un rallentamento della crescita economica
richiedevano immediate risposte. Il governo Ciampi ha garantito l’applicazione
della nuova legge elettorale approvata dal Parlamento, attraverso il complesso
lavoro per la determinazione dei collegi e delle circoscrizioni elettorali, e
il passaggio da un Parlamento profondamente rinnovatosi tra la XI e la XII legislatura. Sul piano
economico gli interventi più significativi sono stati rivolti a costituire il
quadro istituzionale per la lotta all’inflazione, attraverso l’accordo
governo-parti sociali del luglio del 1993, che segnatamente ha posto fine ad
ogni meccanismo di indicizzazione ed ha individuato nel tasso di inflazione
programmata il parametro di riferimento per i rinnovi contrattuali. Inoltre il
governo Ciampi ha dato avvio alla privatizzazione di numerose imprese
pubbliche, ampliando e puntualizzando il quadro di riferimento normativo e
realizzando le prime operazioni di dismissione (tra cui quelle, nel settore
bancario, del Credito italiano, della Banca commerciale italiana, dell’Imi).
Come ministro del Tesoro e del Bilancio del governo Prodi e del governo
D’Alema, Ciampi ha dato un contributo determinante al raggiungimento dei
parametri previsti dal Trattato di Maastricht, permettendo così la
partecipazione dell’Italia alla moneta unica europea, sin dalla sua creazione.
Il 13 maggio del 1999 è stato eletto, in prima votazione, decimo presidente
della Repubblica Italiana. E’ divenuto senatore a vita quale ex presidente
della Repubblica.

 

 

Giorgio Napolitano: chi è
l’attuale inquilino del Quirinale

 

(9colonne Atg)
ROMA – Giorgio Napolitano è nato a Napoli il 29 giugno 1925. Si è laureato in
giurisprudenza nel dicembre 1947 presso l’Università di Napoli con una tesi di
economia politica su “Il mancato sviluppo industriale del Mezzogiorno dopo
l’unità e la legge speciale per Napoli del 1904”. Nel 1945-46 è stato attivo
nel movimento per i Consigli studenteschi di Facoltà e delegato al 1° Congresso
nazionale universitario. Fin dal 1942, a Napoli, iscrittosi all’Università, ha
fatto parte di un gruppo di giovani antifascisti e ha aderito, nel 1945, al
Partito comunista italiano, di cui è stato militante e poi dirigente fino alla
costituzione del partito democratico della sinistra. Dall’autunno del 1946 alla
primavera del 1948 ha fatto parte della segreteria del Centro Economico
Italiano per il Mezzogiorno presieduto dal senatore Paratore. Ha inoltre
partecipato attivamente al Movimento per la Rinascita del
Mezzogiorno fin dalla sua nascita (dicembre 1947) e per oltre 10 anni. E’ stato
eletto alla Camera dei deputati per la prima volta nel 1953 e ne ha fatto parte
– tranne che nella IV legislatura – fino al 1996, riconfermato sempre nella
circoscrizione di Napoli. La sua attività parlamentare si è svolta nella fase
iniziale in seno alla Commissione Bilancio e Partecipazioni Statali,
concentrandosi – anche nei dibattiti in assemblea – sui problemi dello sviluppo
del Mezzogiorno e sui temi della politica economica nazionale. Nella VIII (dal
1981) e nella IX Legislatura (fino al 1986) è stato Presidente del Gruppo dei
deputati comunisti. Negli anni ’80 si è impegnato in particolare sui problemi
della politica internazionale ed europea, sia nella Commissione Affari Esteri
della Camera dei deputati, sia come membro (1984-92 e 1994-96) della
delegazione italiana all’Assemblea dell’Atlantico del Nord, sia attraverso
molteplici iniziative di carattere politico e culturale. Già a partire dagli anni
’70, ha svolto una vasta attività di conferenze all’estero: negli istituti di
politica internazionale in Gran Bretagna e in Germania, presso numerose
Università degli Stati Uniti (Harvard, Princeton, Yale, Chicago, Berkeley, SAIS
e CSIS di Washington). Dal 1989 al 1992 è stato membro del Parlamento europeo.
Nell’XI legislatura, il 3 giugno 1992, è stato eletto presidente della Camera
dei deputati, restando in carica fino alla conclusione della legislatura
nell’aprile del 1994. Nella XII legislatura ha fatto parte della commissione
Affari esteri ed è stato presidente della Commissione speciale per il riordino
del settore radiotelevisivo. Nella XIII legislatura è stato ministro
dell’interno e per il coordinamento della protezione civile nel governo Prodi,
dal maggio 1996 all’ottobre 1998. Dal 1995 è stato presidente del Consiglio
italiano del Movimento europeo.

Dal giugno 1999 al giugno 2004 è stato presidente della
Commissione per gli Affari costituzionali del Parlamento europeo. Nella XIV
legislatura, è stato nominato presidente della Fondazione della Camera dei
deputati dal presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, mantenendo
l’incarico fino alla conclusione della legislatura. Il 23 settembre 2005 è
stato nominato senatore a vita dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio
Ciampi. Il 10 maggio 2006 è stato eletto presidente della Repubblica con 543
voti. Ha prestato giuramento il 15 maggio 2006. La sua dedizione alla causa
della democrazia parlamentare e il suo contributo al riavvicinamento tra la sinistra
italiana e il socialismo europeo gli sono valsi il conferimento – nel 1997 ad
Hannover – del premio internazionale Leibniz-Ring per l’impegno “di tutta una
vita”. Nel 2004, gli è stata conferita dall’Università degli Studi di Bari la
laurea honoris causa in Scienze politiche. Ha collaborato in particolare alla
rivista “Società” e (dal 1954 al 1960) alla rivista “Cronache
meridionali” con saggi sul dibattito meridionalista dopo la Liberazione e sul
pensiero di Guido Dorso, sulle politiche di riforma agraria e sulle tesi di
Manlio Rossi-Doria, sull’industrializzazione del Mezzogiorno. Nel 1962 ha
pubblicato il suo primo libro “Movimento operaio e industria di
Stato”, con particolare riferimento alle elaborazioni di Pasquale
Saraceno. Nel 1975 ha pubblicato il libro “Intervista sul Pci” con
Eric Hobsbawm, tradotto in oltre 10 Paesi. Del 1979 è il libro “In mezzo
al guado” riferito al periodo della solidarietà democratica (1976-79),
durante il quale fu portavoce del Pci e tenne i rapporti con il governo Andreotti
sui temi dell’economia e del sindacato. Il libro “Oltre i vecchi
confini” del 1988 ha affrontato le problematiche emerse negli anni del
disgelo tra Est e Ovest, con la presidenza Reagan negli Usa e la leadership di
Gorbaciov nell’Urss. Nel libro “Al di là del guado: la scelta
riformista” sono raccolti gli interventi dal 1986 al 1990. Nel libro
“Europa e America dopo l’89”, del 1992, sono raccolte le conferenze
tenute negli Stati Uniti dopo la caduta del muro di Berlino e dei regimi comunisti
in Europa centrale e orientale. Nel 1994 ha pubblicato il libro, in parte sotto
forma di diario, “Dove va la
Repubblica
– Una transizione incompiuta” dedicato agli
anni della XI legislatura, vissuta come presidente della Camera dei Deputati.
Nel 2002, ha pubblicato il libro una “Europa politica”, nel pieno del
suo impegno come presidente della Commissione per gli Affari costituzionali del
Parlamento europeo. Il suo ultimo libro “Dal Pci al socialismo europeo: un
‘autobiografia politica” è uscito nel 2005.

 

 

L’inno di Mameli: “colonna
sonora” dell’Italia dal 1947

 

(9colonne Atg)
ROMA – Prima dell’Inno di Mameli, composto nel 1847, la musica che
rappresentava il nostro Paese era la Marcia Reale d’ordinanza di Giuseppe Gabetti, un
inno che rimase fino alla caduta della monarchia, nel 1946. Tra il 1946 ed il
1947 lo sostituirono “La
Leggenda
del Piave” e poi “Fratelli d’Italia”.

 

Fratelli d’Italia

L’Italia s’è desta,

Dell’elmo di Scipio

S’è cinta la testa.

Dov’è la
Vittoria
?

Le porga la chioma,

Ché schiava di Roma

Iddio la creò.             

 

Stringiamoci a coorte

Siam pronti alla

morte

L’Italia chiamò.

 

Noi siamo da secoli

Calpesti, derisi,

Perché non siam popolo,

Perché siam divisi.

Raccolgaci un’unica

Bandiera, una                

speme:                  
        

Di fonderci insieme        

Già l’ora suonò 

 

Stringiamoci a coorte

Siam pronti alla

morte

L’Italia chiamò.

 

Uniamoci, amiamoci,

l’Unione, e l’amore

Rivelano ai Popoli

Le vie del Signore;

Giuriamo far libero          

Il suolo natìo:                 

Uniti per Dio                  

Chi vincer ci può? 

 

Stringiamoci a coorte

Siam pronti alla

morte

L’Italia chiamò.

 

Dall’Alpe a Sicilia

Dovunque è Legnano,

Ogn’uom di Ferruccio

 

Ha il core, ha la mano,

I bimbi d’Italia                 

Si chiaman Balilla,           

Il suon d’ogni squilla       

I Vespri suonò.               

 

Stringiamoci a coorte

Siam pronti alla

morte

L’Italia chiamò.

 

Son giunchi che piegano

Le spade vendute:

Già l’Aquila d’Austria

Le penne ha perdute.

 

Il sangue d’Italia,           

Il sangue Polacco,          

Bevé, col cosacco,          

Ma il cor le bruciò.          

 

Stringiamoci a coorte

Siam pronti alla

morte

L’Italia chiamò.

 

 

2 giugno, una giornata
particolare

 

(9colonne Atg)
ROMA – Il 2 giugno è il 153° giorno del Calendario Gregoriano (il 154° negli
anni bisestili). Mancano 212 giorni alla fine dell’anno. E’ successo anche
questo, il 2 giugno del…

455 – I vandali
entrano a Roma, e saccheggiano la città per due settimane. Ripartiranno con
tesori incalcolabili, spoglie del tempio di Gerusalemme portate a Roma da Tito,
e con l’imperatrice Licinia Eudossia e le figlie Eudocia e Placidia

575 – Benedetto I
diventa Papa

657 –
Sant’Eugenio I diventa Papa

1751 – Papa
Benedetto XIV pubblica la
Lettera Enciclica
“Magno cum animi”, sul divieto di celebrare
la Messa in
luoghi non autorizzati dal vescovo e nelle case private

1800 – Prima
vaccinazione contro il vaiolo nel Nord America, a Trinity (Terranova)

1865 – Con la
resa delle forze del generale Edmund Kirby Smith a Galveston (Texas), finisce
la guerra di secessione americana

1886 – Il
presidente Grover Cleveland sposa Frances Folsom nella Casa Bianca

1895 – Italia: si
svolgono le elezioni politiche generali per la 19° legislatura

1897 – Mark
Twain, rispondendo alle voci sulla sua morte, viene citato dal New York Journal
per aver detto, “La notizia della mia morte è un’esagerazione”

1912 – Carl
Laemmle fonda gli Universal Studios

1924 – Il governo
degli Stati Uniti conferisce la cittadinanza a tutti i nativi Americani nati
all’interno dei confini della nazione

1935 – Usa: Babe
Ruth annuncia il suo ritiro dal baseball

1953 –
Incoronazione della regina Elisabetta II del Regno Unito, la prima trasmessa
per televisione

1954 – Il
senatore statunitense Joseph McCarthy accusa che i comunisti si sono infiltrati
nella Central Intelligence Agency

1965 – Guerra del
Vietnam: il primo contingente di soldati combattenti australiani arriva nel
Vietnam del Sud

1967 – Le
proteste a Berlino Ovest, contro l’arrivo dello Scià dell’Iran, si tramutano in
scontri, durante i quali il giovane Benno Ohnesorg viene ucciso da un agente di
polizia. La sua morte porterà alla fondazione del gruppo terroristico Movimento
del 2 giugno

1979 – Papa
Giovanni Paolo II visita la sua natia Polonia, diventando il primo Papa a
visitare una nazione comunista

1985 – Il Santo
Padre Giovanni Paolo II pubblica la Lettera Enciclica
“Slavorum Apostoli”, ai vescovi, ai sacerdoti, alle famiglie religiose a tutti
i fedeli cristiani nel ricordo dell’opera evangelizzatrice dei Santi Cirillo e
Metodio dopo undici secoli

1997 – Timothy
McVeigh viene condannato per 15 capi di omicidio e cospirazione per il suo
ruolo nell’Attentato di Oklahoma City all’Alfred P. Murrah Federal Building,
nel 1995.

 

Nati il 2 giugno:

1740 – Marchese
de Sade, scrittore (morto nel 1814)

1743 –
Cagliostro, avventuriere, alchimista (1795)

1835 – Papa Pio X
(1914)

1836 – Mily Balakirev, compositore (1910)

1840 – Thomas Hardy, poeta, romanziere (1928)

1857 – Edward
Elgar, compositore (1934)

1881 – Vincenzo
Amato, matematico italiano (1963)

1904 – Johnny
Weissmuller, medaglia d’oro Olimpica nel nuoto, attore (1984)

1923 – Marc
Riboud, fotografo francese

1941 – Charlie
Watts, musicista rock (The Rolling Stones)

1943 – Crescenzio
Sepe, cardinale

1945 – Rita
Borsellino, politica italiana

1962 – Clyde
Drexler, cestista

1989 – Freddy
Adu, calciatore

 

Morti il 2 giugno:

1882 – Giuseppe
Garibaldi, patriota italiano (nato nel 1807)

1901 – George
Leslie Mackay, missionario

1916 – Carlo
Bertolazzi, scrittore e commediografo italiano (1870)

1941 – Lou
Gehrig, stella del baseball (1903)

1956 – Jean
Hersholt, attore e filantropo

1959 – Lyda
Borelli, attrice italiana (1884)

1970 – Bruce
McLaren, pilota, progettista, produttore di auto da corsa (1937)

1970 – Giuseppe
Ungaretti, poeta italiano (1888)

1981 – Rino
Gaetano, cantautore italiano (1950)

1989 – Guido
Agosti, pianista italiano (1901)

1990 – Rex
Harrison, attore inglese (1908)

 

I santi del 2 giugno:

Santa Blandinallll, martire di Lione

Sant’Erasmo di Formia, vescovo e martire

Sant’Eugenio I, Papa

Santi Marcellino e Pietro, martiri

San Niceforo (Chiesa ortodossa)

San Nicola il Pellegrino

 

 

Speciale Tfr

 

Tfr: sondaggio di Economy
sugli orientamenti di chi ha già deciso

 

(9colonne Atg)
ROMA – Il 72% degli italiani che hanno già deciso che cosa faranno del loro
Trattamento di fine rapporto (il Tfr) pensano di lasciarlo in azienda. E’ uno
dei dati che emerge da un sondaggio eseguito dall’istituto milanese Tns
Infratest per il settimanale “Economy”, che lo pubblicherà sul numero
in edicola da domani. Secondo il sondaggio, che è stato eseguito il 26 e 27
maggio con il contatto di mille italiani maggiorenni, dai quali è stato poi
selezionato un campione rappresentativo di 379 individui, oggi l’89% dei
lavoratori dipendenti italiani sa che entro giugno dovrà decidere la
destinazione del suo Tfr. E il 51% ha già fatto la sua scelta: accanto ai quasi
tre quarti lo lasceranno in azienda, il 13% lo destinerà a un fondo negoziale
chiuso, il 5% a un fondo aperto, e il restante 10% a un piano individuale
pensionistico.

 

 

Tfr: aggiornato l’elenco
delle forme pensionistiche complementari

 

(9colonne Atg)
ROMA – La Commissione
di vigilanza sui fondi ha ulteriormente aggiornato l’elenco delle forme
pensionistiche complementari alla data 25 maggio 2007. L’elenco è suddiviso in
tre sezioni: fondi pensione negoziali, fondi pensione aperti e piani
individuali pensionistici di tipo assicurativo (PIP). Le prime due sezioni sono
ordinate in base al numero di iscrizione all’albo tenuto dalla COVIP, la terza
in ordine alfabetico dell’impresa di assicurazione che ha istituito il PIP
(tali forme non erano in passato iscritte all’albo tenuto dalla COVIP e lo
saranno solo al termine del procedimento di approvazione degli adeguamenti alla
nuova disciplina). L’elenco è consultabile sul sito www.tfr.gov.it.

 

 

Tfr, artigiani: pienamente
operativo Artifond

 

(9colonne Atg)
ROMA – Con l’avvio di Artifond, il fondo pensione dei lavoratori dipendenti
artigiani, un altro importante comparto del mondo del lavoro, formato da oltre
un milione e mezzo di addetti, può costruirsi una pensione integrativa. Il
lavoratore che aderirà diventerà titolare di un conto sul quale saranno accreditati:
i contributi da lui versati, i contributi che l’azienda è tenuta per obbligo
contrattuale a versare se il dipendente decide di aderire, la quota di Tfr
maturando, più i rendimenti ottenuti dalla gestione finanziaria delle quote
versate, usufruendo inoltre di tutte le agevolazioni, anche fiscali, previste
dalla legge. L’avvio del fondo si è concretizzato in queste settimane: sono
state, infatti, completate le procedure per la selezione della banca
depositaria e la scelta è caduta sul Gruppo SGB. I gestori finanziari sono, per
il comparto garantito Eurizon e Unipol, mentre il comparto bilanciato sarà
gestito da Pioneer ed Eurizon. Infine gli organismi di gestione del fondo hanno
approntato il materiale necessario per la campagna d’informazione e d’adesione.
Presso le sedi della Cgil, in ogni provincia, è possibile per tutti i
lavoratori ricevere informazioni adeguate e ottenere la documentazione
necessaria per conoscere il fondo e per compilare la scheda d’adesione. La
documentazione è scaricabile anche dal sito www.artifond.it.

 

 

Tfr: sul Web Financial
Analysis gli approfondimenti on-line

 

(9colonne Atg)
ROMA – Il sito Web Financial Analysis (www.webfa.it) ha lanciato una serie di
iniziative tese a fornire informazioni e supporto per chi è interessato alla
riforma del Tfr. Il sito ospita una serie di articoli tutti incentrati su come
investire il Tfr, e affronta l’argomento per fasce di età, esigenze,
propensione al rischio. Vengono analizzate alcune proposte di mercato e si
cerca di mettere a punto un semplice modello di valutazione dei prodotti
finanziari proposti.

 

 

Tfr, Cassazione: gli
straordinari si calcolano se non sono casuali

 

(9colonne Atg)
ROMA – La Corte
di Cassazione, sezione lavoro, con sentenza n. 8293, ha stabilito che, ai fini
del calcolo degli emolumenti che entrano a far parte del calcolo per il Trf, il
lavoro straordinario può essere inserito nei conteggi a condizione che abbia
carattere continuativo e non occasionale o saltuario. La Corte precisa che
“l’affermazione della continuità dei lavoro straordinario reso per un certo
tempo, mentre non può fondarsi sull’accertamento di una semplice reiterazione
delle prestazioni eccedenti l’orario normale, trova invece giustificazione
allorché il carattere costante e sistematico di queste ultime venga individuato
nella duplice condizione di una verificata regolarità o frequenza o periodicità
della prestazione e di una ragionata esclusione dei caratteri di occasionalità,
transitorietà o saltuarietà”.

 

 

Tfr: tutte le opzioni sul
sito della Covip

 

(9colonne Atg)
ROMA – Sul sito internet della Covip (Commissione di Vigilanza sui Fondi
Pensione) è pubblicato l’elenco delle forme pensionistiche complementari che
possono raccogliere nuove adesioni ai sensi delle disposizioni del decreto
sulla riforma del Tfr. L’elenco è relativo alle forme pensionistiche di nuova
istituzione (ossia istituite successivamente al 15 novembre 1992 e con
esclusione dei fondi destinati ai pubblici dipendenti) ed è diviso in tre
sezioni relative a fondi pensione negoziali, fondi pensione aperti e piani
individuali pensionistici di tipo assicurativo (PIP). Le prime due sezioni sono
ordinate in base al numero di iscrizione all’albo tenuto dalla COVIP, la terza
in ordine alfabetico dell’impresa di assicurazione che ha istituito il PIP.

 

 

Tfr: direttiva Covip sui
fondi pensione preesistenti

 

(9colonne Atg)
ROMA – A seguito della emanazione del decreto del Ministro dell’Economia, di
concerto con il ministro del Lavoro, che ha individuato criteri e modalità di
adeguamento dei fondi pensione preesistenti (quei fondi pensione istituiti
prima del novembre 1992 e che gestiscono quasi il 75% della massa fiduciaria
amministrata dalla previdenza complementare) alla nuova disciplina della
previdenza complementare (decreto legislativo 252/2005), il presidente della
Covip, Luigi Scimìa, ha firmato nei giorni scorsi una direttiva contenente le
linee operative per l’applicazione del decreto. La direttiva – pubblicata nel
sito della Covip (www.covip.it) – precisa che tutti i fondi pensione
preesistenti hanno l’obbligo di adeguarsi alla nuova normativa, secondo le
disposizioni del decreto ministeriale, ed evidenzia i principali elementi che
dovranno formare oggetto delle iniziative di adeguamento. Con specifico riguardo
al conferimento del trattamento di fine rapporto, la direttiva chiarisce che i
fondi pensione preesistenti, che intendono essere destinatari del conferimento
del Tfr dal 1° luglio 2007, devono tempestivamente avviare le procedure di
adeguamento e porre in essere alcuni specifici interventi entro la data del 30
giugno.

In particolare, entro il 30 giugno, i fondi in questione
dovranno essere necessariamente configurati secondo il regime della
contribuzione definita, avere soggettività giuridica (ovvero, per i fondi
interni bancari e assicurativi, patrimonio separato) e, al fine di ricevere il
Tfr con modalità tacite (silenzio-assenso), provvedere all’istituzione della
linea garantita secondo le indicazioni dell’articolo 8, comma 9, del decreto
legislativo 252/2005. Inoltre, tutti i fondi pensione preesistenti, ancorché
non intendano essere destinatari del conferimento del Tfr, dovranno trasmettere
una comunicazione alla Covip indicando modalità e tempi di completamento del
percorso di adeguamento alla nuova disciplina, secondo le previsioni del
decreto. La Covip
procederà quindi all’attenta verifica della correttezza e tempestività degli
adeguamenti posti in essere da tutti i fondi preesistenti soggetti alla sua
vigilanza.

 

 

Tfr: on-line le risposte alle
100 domande più frequenti

 

(9colonne Atg)
ROMA – E’ disponibile sul sito internet che il ministero del lavoro ha dedicato
alla riforma della previdenza complementare l’opuscolo “Le 100 risposte
alle domande ricorrenti”, distribuito in occasione del recente Forum della
Pubblica Amministrazione. L’opuscolo, scritto con un linguaggio semplice, è
suddiviso in capitoli: informazioni generali, adesione, contribuzione,
conferimento del Tfr, prestazioni, regime fiscale delle prestazioni.
L’indirizzo è: www.tfr.gov.it.

 

 

Tfr, Modena: il 72% nelle
imprese Confesercenti non ha ancora deciso

 

(9colonne Atg)
MODENA – In questi giorni Confesercenti Modena, impegnata in una campagna
d’informazione diretta a spiegare alle aziende del commercio e dei servizi cosa
cambia per le imprese con la riforma del Tfr, ha stilato un primo bilancio
rispetto alle opzioni sino ad oggi espresse dai circa cinquemila addetti delle
imprese associate. Ebbene, il risultato è che solo il 28 per cento dei lavoratori
ha effettuato in modo esplicito una scelta; per la precisione il 25 per cento
ha preferito mantenere in azienda il Tfr, mentre il rimanente 3 per cento ha
optato per i fondi pensione. Tra questi ultimi, la maggior parte, il 92 per
cento ha optato per i cosiddetti fondi chiusi, mentre nel rimanente 8 per cento
dei casi le scelte sono equamente suddivise tra i fondi aperti legati ad
istituti di credito e quelli che fanno capo ad assicurazioni. Più di sette su
dieci, il 72 per cento, invece non si è ancora pronunciato. Un dato abbastanza
in linea con la media nazionale che è intorno al 75 per cento.

 

 

Tfr: può aderire alla
riforma anche chi ha usufruito di cessione del quinto

 

(9colonne Atg)
ROMA – Nel corso del Forum organizzato dal Sole 24 Ore e dal Consiglio
nazionale dei consulenti del Lavoro sono stati messi a fuoco alcuni aspetti non
secondari, ma fino ad oggi non ben chiariti, della riforma del Tfr. Eccone
alcuni: la scelta per la previdenza complementare produce effetti dalla data di
consegna del modello “Tfr 1” o “Tfr 2” al datore di lavoro e non dalla data
della sua compilazione; il lavoratore può destinare il Tfr alla previdenza
complementare anche se ha ceduto in garanzia il quinto dello stipendio; per
calcolare il primo semestre di lavoro entro cui effettuare la scelta per i
nuovi lavoratori assunti si applicano i normali termini di computo previsti dal
Codice civile: per esempio, in caso di assunzione avvenuta il 25 maggio 2007,
il semestre scade il 25 novembre successivo. L’agenzia delle Entrate – informa
Il Sole – sta preparando una circolare per ricostruire il quadro fiscale
collegato al decreto legislativo 252/05 e ha precisato, in accordo con l’Inps,
che l’imposta sostitutiva sulla rivalutazione del Tfr versato alla gestione di
Tesoreria continuerà a essere calcolato dal datore di lavoro. Che dovrà
“contabilizzare” le partite e recuperare quanto versato dalla
contribuzione con il Dm 10. In relazione all’informativa prevista entro il
prossimo 31 maggio, è stato chiarito che il datore di lavoro deve indicare in
modo puntuale il fondo in cui confluirà il Tfr in caso di silenzio assenso. In
presenza di più fondi, la comunicazione deve contenere un’indicazione
esaustiva; ciò permetterà al lavoratore di avere una conoscenza “neutrale”
circa le possibilità di scelta, senza che l’informazione incompleta condizioni
l’adesione a uno dei due fondi di riferimento.

Il ministero ha anche chiarito che è corretto il
comportamento del datore di lavoro che inizia a trattenere in busta paga la
quota a carico del lavoratore, destinata al fondo, dal momento in cui gli viene
consegnato il modulo di adesione, anche se il versamento verrà effettuato solo
a luglio. Peraltro, il ministero ha spiegato che il comportamento è opportuno
per evitare che nel mese di luglio venga effettuata una trattenuta unica che
rischia di penalizzare troppo il lavoratore. Riguardo le decorrenze dei
versamenti alla previdenza complementare, è stato risolto anche il dubbio per i
nuovi lavoratori assunti la cui scadenza del semestre si colloca all’interno
del mese ( ad esempio,il 25 novembre): se il lavoratore non effettua la scelta,
la decorrenza del versamento alla previdenza complementare è fissata dal mese
di dicembre. È stata esaminata anche la questione che riguarda l’obbligo di accantonamento
presso il fondo speciale del Tfr per gli impiegati, i quadri e i dirigenti in
agricoltura. Il ministero ha in primo luogo precisato che l’obbligo di
accantonare il Tfr presso l’Enpaia è previsto da una normativa di carattere
speciale che non sembra essere stata derogata o abrogata dal decreto
legislativo 252/05. Tuttavia, spiega il ministero,la prerogativa del decreto
legislativo 252/05 è quella di consentire a tutti i lavoratori di poter
scegliere liberamente sulle diverse forme di previdenza complementare. Sulla
scorta di questo contrasto normativo i tecnici non hanno escluso un possibile
contenzioso azionato da chi ritiene di essere limitato nell’esercizio di un suo
diritto.

Va fatto presente che questo problema riguarda anche altri
settori come, ad esempio, i dipendenti dei concessionari per la riscossione,
cui si applica il fondo speciale della legge 377/58. Infine, il lavoratore che
ha, contemporaneamente, due rapporti di lavoro part-time può aderire alla
previdenza complementare anche solo per uno di essi. Se il rapporto in
relazione al quale ha aderito termina e l’altro va avanti, resta la scelta di
non aderire alla previdenza complementare.

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