Roma, 14 nov – “Prima Di Tutto Italiani”: una vasta riflessione sul senso dell’identità nazionale, della sua difesa e della sua promozione, dentro e fuori i confini d’Italia. Questo il tema della manifestazione che si è tenuta ieri a Roma per celebrare il mezzo secolo di vita del Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo fondato nel 1968 da Mirko Tremaglia. Il convegno si è concluso con l’atteso intervento del presidente del Comitato Tricolore, il consigliere del Cgie Vincenzo Arcobelli, che ha indicato la strada da percorrere nei prossimi anni di vita del Comitato, partendo però da quello che il Comitato ha rappresentato nel corso della sua lunga storia: “Spesso ci si chiede – ha esordito Arcobelli – se il Comitato Tricolore sia stato protagonista solamente della battaglia condotta a livello parlamentare per il voto degli italiani all’estero, oppure se abbia anche rappresentato un qualcosa di più ampio. Io ritengo che questa realtà, che oggi ho l’onore di presiedere, abbia svolto nel corso degli anni un’attività decisamente più significativa: un’attività che si è anche dispiegata attraverso le difficoltà, le sofferenze di chi, negli anni, ha rappresentato il nostro Comitato all’estero. Persone spesso denigrate e che hanno dovuto operare in contesti molto difficili. Questa sofferenza è stata subita, storicamente, da molti dei nostri delegati. Tanti sono stati dunque i momenti che ci hanno reso orgogliosi di far parte di questo Comitato”. Arcobelli traccia, inoltre, gli orizzonti futuri: “E’ necessario continuare su questa strada – afferma il presidente del Comitato Tricolore – memori delle nostre mille battaglie, anche se oggi non è un momento facile per l’associazionismo in generale. Le nuove generazioni di italiani all’estero hanno difficoltà nel continuare l’opera dei loro antenati. Noi, dunque, come Comitato Tricolore, dobbiamo investire di più nei giovani, per coinvolgerli in modo più concreto in un percorso che possa condurre al mantenimento di un’italianità forte”. Come raggiungere questo scopo? Arcobelli espone la sua ricetta: “Innanzitutto -afferma- promuovendo anche tra i giovani il concetto di identità nazionale. E, in secondo luogo, orientando le nostre attenzioni anche verso le tante comunità di discendenza italiana sparse in tutto il mondo. E poi continuando, sullo sfondo, a condurre con determinazione le nostre battaglie storiche, come quella sulla permanenza di una Italo Balbo Drive a Chicago. Umiltà, determinazione e volontà: ecco le nostre armi per il futuro”. (red)