(11 feb) Fascino magnetico e sguardo seducente. Idee chiare – “L’Italia è troppo piccola per me” – e tanta ambizione. “Le donne – diceva – non sono innamorate di me, bensì dell’immagine che hanno di me sullo schermo. Io sono soltanto la tela su cui le donne dipingono i loro sogni”. E lui un sogno lo ha vissuto, rappresentato, interpretato. Perché Rodolfo Valentino non è stato solo un attore e un ballerino ma un divo, uno dei più grandi divi cinematografici della sua epoca. In una sola parola: un mito. Chi dice Rodolfo Valentino dice però anche il primo italiano a diventare simbolo di vanto e di riscatto per milioni di emigranti. Sulla lista dei passeggeri imbarcati a Genova il 9 dicembre del 1913 – sul transatlantico tedesco Cleveland della Hamburg American Line – con destinazione New York, figurava infatti quello che, registrato come Rodolfo dei marchesi Guglielmi, alcuni anni dopo sarebbe diventato Rodolfo Valentino: il primo divo del cinema muto. E oggi la storia del giovane di Castellaneta, comune pugliese della provincia di Taranto, è pronta a rivivere sul grande schermo. Il regista Nico Cirasola torna infatti dietro la macchina da presa e lo farà raccontando – fra realtà e finzione – il ritorno a Castellaneta del divo del cinema muto nel film “Rudy Valentino, divo dei divi”. Quello che realizzerà il regista originario di Gravina di Puglia è un viaggio immaginario ambientato nell’estate del 1923 in cui l’attore pugliese – interprete di pellicole come “Lo Sceicco”, “Sangue e arena”, “L’aquila nera” e il “Il figlio dello sceicco” – accompagnato dalla scenografa americana Natascia Rambova (sua seconda moglie) torna per rivivere la magia della sua infanzia. Ma l’impatto con la sua città natale, non sarà come il divo di Hollywood l’aveva immaginato. Il film verrà girato in Puglia e gode di un finanziamento dalla Apulia Film Commission. (Gil)