(15 apr) I fondi di ricchezza sovrani (fondi sovrani) sono rapidamente cresciuti di importanza nel corso dell’ultimo ventennio: il patrimonio da loro gestito è aumentato dai 500 miliardi di dollari nel 1995 ai 4.700 miliardi stimati per il 2011 (pari a circa il 7% del PIL mondiale e il 3% del valore dello stock complessivo di attività finanziarie) e, secondo alcune stime, potrebbe raggiungere i 10 trilioni (diecimila miliardi) tra il 2015 e il 2016. I fondi sovrani sono fondi d’investimento di proprietà (diretta o indiretta) dei governi, delle autorità monetarie nazionali o, comunque, di un’agenzia pubblica, e sono creati per perseguire scopi di tipo macroeconomico, quali amministrare la ricchezza derivante da fonti esauribili in ottica intergenerazionale, sopperire a eventuali squilibri dei sistemi pensionistici nazionali, isolare i conti pubblici e della bilancia dei pagamenti dalle fluttuazioni del prezzo delle materie prime esportate, investire surplus valutari in ottica di massimizzazione dei rendimenti. Essi detengono, e amministrano, una ricchezza che tipicamente proviene da surplus della bilancia dei pagamenti e/o da surplus fiscali. Il numero di fondi sovrani è passato dai 22 della fine degli anni ’90 ai 59 del 2011. L’universo dei fondi sovrani non è omogeneo: una prima classificazione orientativa è quella basata sulla provenienza delle risorse gestite e sugli obiettivi istituzionali. La sorgente prevalente della loro ricchezza è l’avanzo delle partite correnti dei rispettivi paesi, sovente legato alle esportazioni di materie prime (quasi il 60 per cento della loro ricchezza deriva, infatti, da surplus di materie prime, soprattutto energetiche). L’orizzonte degli investimenti è tipicamente lungo, poiché prevale la finalità di ridistribuire ricchezza alle generazioni future. Il fenomeno è particolarmente rilevante in Asia (soprattutto Cina, Singapore), regione che annovera più del 40 per cento del totale degli attivi dei fondi sovrani, e nelle economie esportatrici di petrolio del Medio Oriente (Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait e Qatar), i cui fondi sovrani detengono un ulteriore 35 per cento del totale degli attivi.
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/quest_ecofin_2/qef156/QEF_156.pdf