Si celebra oggi la Giornata Mondiale del Sonno (World Sleep Day), evento annuale organizzato ogni anno dalla Associazione Mondiale di Medicina del Sonno (World Association of Sleep Medicine -Wasm) e volto a rammentare l’importanza del “buon sonno” ai cittadini di tutto il pianeta, ai professionisti della salute e ai decisori di tutte le nazioni. La Giornata del Sonno rappresenta anche una “call to action”, affinché le persone – ciascuno nel proprio ambito – adottino misure, abitudini e stili di vita in grado di facilitare un sonno continuo e ristoratore. Sono elevatissimi, infatti, i rischi per la salute correlati a un sonno breve, leggero, discontinuo, e in genere insufficiente a garantire il necessario riposo dell’ organismo: da evidenti pericoli nella guida di autoveicoli si arriva a minacce per la salute cardiovascolare, gastrica, intestinale, fino a maggiori rischi di influenza, di malattie infettive, di degenerazione neoplastica a carico di tantissimi organi, di obesità, di infertilità e di malattie neurologiche. Nonostante la maggior parte dei disagi nel dormire si possano prevenire o curare, meno di un terzo delle persone afflitte da questi disturbi si rivolgono al medico. Circa il 20-25% dei bambini da zero a tre anni d’ età nei Paesi occidentali presenta disturbi del sonno. Tale percentuale, già molto elevata, sembra essere in aumento a causa delle modificate abitudini sociali (giochi, televisione, video-games). Eppure, il periodo del riposo è così prezioso da costituire circa un terzo della nostra vita, durante la quale l’ organismo risparmia energia e riorganizza tutte le sue attività metaboliche e funzionali. “Per disturbo nel sonno – spiega Cristiana De Ranieri della Psicologia Clinica dell’ Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – si intende generalmente una difficoltà a godere di un riposo notturno sufficientemente lungo, naturalmente in relazione all’ età del bambino. Questo genere di disturbi può riguardare la difficoltà ad addormentarsi, i risvegli frequenti, la faticosa ripresa del sonno, a volte con la presenza, ma non sempre, di manifestazioni di disagio emotivo: pianto, agitazione, inconsolabilità”. (Red – 14 mar)