Prima di incontrare Obama, ieri mattina presto, il Papa ha celebrato la messa quaresimale per 500 parlamentari e un trentina tra ministri e sottosegretari. A loro ha detto che i peccatori pentiti sono perdonati ma i corrotti no. Frase riferita su twitter – mentre il Papa stava ancora parlando – da uno dei presenti, l’ex deputato Renato Farina. Un altro parlamentare, il senatore Roberto Formigoni, ha invece twittato per informarci che “i paramenti erano viola, i canti essenziali, e che c’è stato un richiamo a riconoscersi peccatori e invocare la Misericordia divina”. Poco prima Francesco aveva osservato che i politici sono i nuovi farisei.
Usciti da San Pietro, i senatori – per una felice coincidenza – hanno potuto dare il loro unanime assenso alla nomina del nuovo presidente dell’autorità anticorruzione, il magistrato Raffaele Cantone.
Raramente una nomina ha raccolto tanti e meritati consensi. Che poi il dottor Cantone possa davvero prevenire, ridurre o contrastare la corruzione nelle amministrazioni pubbliche, questo è un altro discorso.
L’Authority – che si chiama Anac – valuta performance e trasparenza ma non ha poteri repressivi né può comminare multe o sanzioni. Ci sono delle linee guida a cui gli enti pubblici dovrebbero uniformarsi. Per esempio, è prevista la rotazione triennale dei dirigenti negli uffici sensibili, dall’ufficio gare all’ufficio acquisti. Ma l’ente che non ottempera a quest’indicazione non rischia nulla. E infatti risulta in regola solo il 20%.
Agli amministratori locali, stando alla legge anticorruzione, è vietato avere doppi incarichi. Ma l’Authority – che ha il compito di vigilare – quando si accorge che la legge è violata può intervenire al massimo con un richiamo. Difficile che con questi poteri il dottor Cantone possa davvero arginare la corruzione. (28 mar)
