L’Italia: popolo di santi, poeti, navigatori… e Paese di migrazioni. Se è vero, infatti, che l’Italia è passata in pochi decenni da paese di emigrazione a paese di accoglienza, è anche vero che ha ripreso forza un movimento di uscita dall’Italia. La globalizzazione accelera la mobilità, che supera quindi la tradizionale polarità immigrazione/emigrazione. Ed è proprio il concetto di migrazione che riesce a superare questa dualità e abbracciare la complessità del fenomeno. Corrado Bonifazi, con il suo libro “L’Italia delle migrazioni”, presentato ieri pomeriggio al Centro studi Emigrazione di Roma, racconta, in prospettiva migratoria, il “caso Italia”. L’autore del testo ha sottolineato l’importanza di “un approccio attento alla complessità del fenomeno” e di come “la storia della migrazione non sia di certo terminata”. Antonio Golini, presidente dell’Istat, ha acceso i riflettori su una contraddizione del fenomeno. “È aumentata la domanda migratoria – afferma Golini – ma diminuisce l’offerta per ospitare i migranti”. Dal dibattito è emersa l’importanza delle politiche e degli interventi: “Gli investimenti devono essere adeguati – dice Carla Collicelli, vice presidente del Censis – per affrontare una questione che sta lasciando il segno nella nostra storia”. I giovani migranti “sono i più potenti mediatori culturali – continua Golini – ed è intollerabile che rimangano stranieri fino a 18 anni”. Luoghi di partenza e luoghi di arrivo: i migranti trasformano i mondi con in quali vengono a contatto. “Il movimento delle popolazioni – sottolinea Michele Colucci, ricercatore all’Issm/Cnr – è sempre più controllato e il ruolo delle istituzioni sempre più importante”. L’obiettivo del libro è cogliere lo sviluppo delle principali linee socio-economiche e demografiche che hanno determinato le migrazioni e si presenta anche come sfida che la presenza di cittadini stranieri comporta. Scrive Bonifazi nelle conclusioni: “Si è forse aperta una nuova fase nella storia delle migrazioni italiane, che potrebbero essere destinate ad assumere in tempi brevi nuove forme, superando il momento dell’immigrazione di massa che ha caratterizzato gli ultimi decenni. Quel che è certo è che il futuro delle migrazioni italiane non sarà meno interessante e importante del loro passato e del loro presente”. (PO / Sip – 28 mar)