– Bruxelles, 6 lug – “E qui – prosegue la Fasi – l’esecutivo di Bruxelles manifesta qualche dubbio sul fatto che un simile obiettivo sia di ‘pubblico interesse’. Si dice ancora: la misura è disarmonica, in primo luogo, perché è applicabile a tutti i nati in Sardegna, anche se residenti fuori, senza che sia necessario evidenziare la relazione ancora esistente, per esempio in termini familiari, tra la persona interessata e la sua regione di origine. In secondo luogo – ha proseguito nella interpretazione del documento il dottor Gantelet – la misura è applicabile indipendentemente dai mezzi finanziari di ciascun emigrato. In terzo luogo, contrariamente ai residenti in Sardegna, che sono vincolati dagli spostamenti verso il continente con continuità per poter beneficiare di servizi fondamentali o per svolgere attività economiche, gli emigrati viaggiano in Sardegna soltanto occasionalmente e per vacanza. Il costo totale di questi spostamenti è nondimeno relativamente inferiore rispetto ai costi sostenuti dai residenti in Sardegna, e gli emigrati sarebbero perlopiù in grado di sorreggere tali costi, senza dover ricorrere alla riduzione. Poiché però taluni emigrati non dispongono dei mezzi necessari per pagare il prezzo di un volo annuale in Sardegna, sarebbe più opportuno e meno limitante offrire aiuti agli emigrati interessati. Concludendo: i vettori aerei non hanno l’obbligo di offrire tariffe agevolate ai nati in Sardegna, anche se residenti fuori. Nel pomeriggio di Bruxelles, il termine più citato è quello dello ‘svantaggio’ dell’insularità: prima di tutto nei discorsi del presidente della Fasi Tonino Mulas il quale ha anche portato il saluto dell’assessore Sandro Broccia che non è potuto partire a Bruxelles per una improvvisa riunione di giunta. Il mondo dell’emigrazione sarda organizzata non contesta il principio, ma punta il dito sugli handicap che l’insularità porta. Che la Sardegna paghi un’arretratezza economica dovuta all’isolamento e alla separazione dal resto dell’Italia è un dato di fatto”. (SEGUE)