(17 apr) “Ogni mese ci sarà un incontro formativo e di studio al ministero della Salute tra medici italiani e medici stranieri residenti in Italia per creare un clima di amicizia e di collaborazione con la speranza di poter lavorare insieme come se la nave fosse già in funzione, anche per tenere viva l’iniziativa e farla crescere”. A dirlo a 9Colonne è stato il professor Luigi Gentilini, riferendosi all’iniziativa da lui ideata e promossa di una nave-ospedale operante sul lago Vittoria, tra gli Stati del Kenya, Tanzania e Uganda. L’idea di incontri a cadenza mensile è stata lanciata questa mattina nel corso di un convegno, al ministero della Salute, per fare il punto rispetto al progetto Floating mobile hospital (Fmh). Oggi è stata anche l’occasione per ripercorrere le tappe che hanno portato alla nascita dell’idea e per intraprendere, attraverso un video, un “viaggio” in quella che sarà la Levina Italia – questo il nome dell’imbarcazione – in memoria di suor Levina, direttrice del centro culturale del lago Vittoria e una delle prima a credere nel progetto, scomparsa qualche anno fa. “L’idea del progetto è scattata nel corso di un viaggio nel Bénin, sul golfo di Guinea, dove ho visitato un villaggio su palafitte privo di assistenza sanitaria – ha ricordato di nuovo il professore -. Poi l’idea è esplosa sul lago Vittoria, dove ci sono chilometri e chilometri di costa senza ospedali”. La nave sarà lunga 30 metri e larga 15, avrà tre piani: gli scafi, il piano intermedio dedicato alle cure sanitarie e l’ultimo per la formazione. La nave, che funzionerà solo con energie rinnovabili, non avrà posti letto, i pazienti saranno operati a bordo e alloggiati a terra “in strutture apposite che verranno costruite – ha spiegato Gentilini – anche per incentivare le industrie locali”. Il progetto, già pronto in ogni dettaglio, costerà circa 3,5 milioni. Al momento ne mancano 2 che il professore conta di raccogliere attraverso donazioni private. Nel frattempo l’interesse verso l’iniziativa è cresciuto nel tempo, tanto che anche gli Stati del Rwanda e del Burundi hanno manifestato l’intenzione di supportare il progetto, in quanto facenti parte dell’East African Community (Eac). (Naf)
