– Roma, 9 lug – “Dai fatti – aggiunge il rappresentante italiano nel board Bce – risulta che l’Italia non è in linea con questo impegno, nel 2007 e tanto meno nel 2008, quando la correzione prevista è solo dello 0,2%. Il problema non è solo di principio (i patti vanno rispettati) ma anche di sostanza. Con un disavanzo poco sopra il 2% del Pil c’è rischio che al primo rallentamento ciclico il passivo ritorni sopra il 3% e l’enorme debito riprenda ad aumentare, come avvenne nel 2003-2005. Così la manovra correttiva dovrà essere attuata nel momento peggiore, cioè quando l’economia rallenta. Purtroppo sembra un film già visto: i conti pubblici italiani rimangono fragili”. Nota quindi che “la parola ‘tesoretto’ non è felice, perché non è ancora certo che l’extra-gettito fiscale abbia effettivamente un carattere strutturale. Anche in altri paesi si stanno registrando entrate maggiori del previsto. Per questo tutte le istituzioni indipendenti, nazionali e internazionali, avevano chiesto di utilizzare l’eventuale extra gettito per ridurre il debito. È una questione di prudenza”. Aggiunge quindi che “lo slogan ‘pagare tutti per pagare meno’ deve avere prima o poi un seguito concreto se non si vuole perdere il consenso dei contribuenti. E invece si è aumentato ancora la spesa pubblica, soprattutto quella corrente. Per altro, la spesa per i prossimi anni potrebbe essere ben superiore al previsto, per effetto degli impegni sottoscritti e delle cosiddette ‘prassi consolidate’ e di altre iniziative non meglio definite, fino a 20 miliardi di euro. Si dovrà così trovare la copertura finanziaria nella legge di bilancio”. Bini Smaghi sottolinea che a settembre non sarà facile evitare un’altra Finanziaria di sacrifici, “con tensioni, incertezze e discussioni che sempre l’accompagnano e che pesano sul clima di fiducia dell’economia”. In merito all’abolizione dello scalone nota infine che “è possibile, basta che qualcuno paghi per la maggiore spesa che comporta la rimozione dello scalone. Ci sono solo due soluzioni. La prima è che a pagare siano quelli che vogliono andare in pensione prima, attraverso disincentivi. La seconda è che si aumentino le tasse a qualcuno. Capisco che questo non sia il problema di chi difende gli interessi specifici della categoria, ma di sicuro è un problema per chi deve difendere gli interessi generali”.