– Roma, 9 lug – “Se racconti a un collega europeo o americano che in Italia magistrati e giornalisti sono stati sistematicamente posti sotto sorveglianza, intercettazione e pedinamento da parte dei servizi segreti militari durante tutto il periodo del governo Berlusconi-Fini-Casini, ti dicono: certamente in Italia magistrati e giornalisti sono in rivolta e il nuovo governo avrà chiesto al Parlamento di aprire una inchiesta. A una affermazione come questa devi dare – nella buona tradizione del linguaggio politichese – ‘una risposta articolata’”. Lo scrive Furio Colombo in un editoriale sulla prima pagina dell’ Unità dal titolo: “Primo, spiare”. Secondo il giornalista, che figura nell’elenco degli spiati, se “il Consiglio superiore della magistratura ha unanimamente denunciato il grave fatto (spionaggio dei giudici, colpevoli o sospetti di occuparsi di numerosi processi in cui l’eccezionale primo ministro italiano era imputato) e ha indicato che si tratta di una violazione gravissima di leggi e Costituzione”, al contrario “i giornalisti italiani non hanno fatto una piega. Chi è stato spiato, ti fanno capire, se l’è voluta. Nessuno ti obbligava a essere ostinatamente anti berlusconiano. Certo, tra gli spiati c’erano il segretario della Federazione della stampa, che dovrebbe rappresentarci tutti, ma la notizia non ha provocato grandi emozioni. Certo, tra gli spiati c’era l’infaticabile animatore di Articolo 21, Giuseppe Giulietti, ma la scelta di punzecchiare il gruppo berlusconiano è tutta sua, se la veda lui. Certo, hanno spiato il direttore, poi ex direttore di questo giornale, quello che – tra la costernazione di molti – aveva chiamato la bene oliata macchina berlusconiana ‘regime’ perché funzionava implacabile nelle ventiquattrore senza perdere un colpo, da Vespa a Vespa”. Colombo nota che, laddove Fassino chiede una commissione di inchiesta, “probabilmente se si aggiungessero altre voci di autorevoli membri del governo di centrosinistra sarebbero utili per rompere il muro di omertà dei vari Bondi e Cicchitto”.