Dopo l’ultimo grande libro teoretico intitolato “Intorno al senso del nulla” pubblicato con Adelphi, Emanuele Severino ha raccolto una serie di interventi, molti dei quali inediti, destinati a un pubblico più vasto. La raccolta si intitola “La potenza dell’errare”, editore Rizzoli, e si occupa naturalmente di filosofia, ma anche di arte, economia, politica, religione. L’errare è la forma originaria di ogni violenza, e uno dei più importanti pensatori del nostro tempo ne rileva l’impronta in ambiti molto diversi.
Ci sono per esempio due pagine in cui Severino riflette sul tema della visibilità e sull’affermazione, niente affatto banale, per cui ormai sembra che si esista solo se si è in televisione. Tutto ciò viene da molto lontano, spiega Severino, cioè dal fatto che non c’è sovrano o dio la cui potenza non sia stata o non sia pubblicamente riconosciuta.
Altrove il filosofo riflette sul significato dello sport come simulazione della guerra. O sull’Islam, che dopo il crollo dell’Unione Sovietica si è proposto come principale interprete della sofferenza e della fame dei poveri. Secondo Severino, per la Chiesa cattolica l’Islam è insieme un avversario sul terreno della rappresentanza religiosa e un alleato contro l’ateismo della modernità.
Non si sottrae, Severino, alla domanda su ciò che ancora distingue destra e sinistra. Qualche mese fa, in un’intervista a Silvia Truzzi del Fatto, disse che in ogni gruppo sociale ci sono quelli soddisfatti del proprio tenore di vita e che tendono alla conservazione e quelli che invece soddisfatti non sono e tendono al cambiamento. Queste sarebbero destra e sinistra. Nel libro si propongono nuove ipotesi: sarebbe di sinistra la difesa dello Stato tradizionale contro le prevaricazioni dell’economia, di destra la denuncia di uno Stato sempre più obsoleto rispetto ai bisogni della società civile. Ma il problema è che destra e sinistra condividono l’idea che il capitalismo non abbia alternative. E qui, secondo Severino, sta il limite di entrambe. (6 mag)