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SONO TEMPI GRAMI
PER L’ONORABILITA’

it@withub.it by it@withub.it
13 Maggio 2014
in Archivio Il Punto, Il punto HP
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Onorabilità è un sostantivo che in parlamento suscita ancora molte diffidenze.   Recentemente, i senatori Alberti Casellati, Bernini, Bruno, Fazzone e Zanettin – essendosi imbattuti nel requisito di onorabilità previsto dalla legge per i commissari degli enti locali – hanno presentato una sfilza di emendamenti perché nel testo l’onorabilità fosse sostituita da sinonimi come dignità, rispettabilità, buon nome, reputazione, onestà, integrità, prestigio. Tutte splendide virtù, ma inafferrabili. L’onorabilità invece – intesa  come unità di misura della reputazione di chi viene chiamato a importanti incarichi – è un concetto molto preciso.
Il 24 giugno 2013,  una direttiva del ministro dell’economia Fabrizio Saccomanni aveva stabilito che perdesse il requisito dell’onorabilità chi –nominato ai vertici di una società controllata o partecipata dal Tesoro – risultasse condannato o rinviato a giudizio per reati di un certo tipo. Saccomanni riteneva che condanne e rinvii a giudizio dovessero comportare rispettivamente la decadenza e l’ineleggibilità dei manager.  Il ministro aveva così accolto una sollecitazione del Parlamento  – nota come mozione Tomasselli – approvata sull’onda dello scandalo Finmeccanica con una maggioranza molto ampia, comprendente anche il Movimento 5 Stelle. 
Ma il requisito dell’onorabilità continua ad avere poca fortuna ai piani alti del capitalismo di stato. Invitato a inserire nello statuto dell’Eni la clausola etica suggerita dal parlamento e dal ministero dell’economia, l’8 maggio il 39% degli azionisti ha detto no, facendo mancare la necessaria maggioranza dei 2/3. Paolo Scaroni, l’amministratore uscente che la clausola di onorabilità avrebbe messo definitivamente fuori gioco, si è tolto una soddisfazione postuma.  Un giornale ha parlato di sconfitta della demagogia forcaiola, altri – più compassati –hanno spiegato che il mercato non tollera vincoli di tipo moralistico.  Non stupiamoci dunque se Tangentopoli è ripresa da dove l’avevamo lasciata 20 anni fa. 
(13 mag)


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