“Confido che la sua visita e lo storico invito da lei rivolto ai Presidenti di Israele e della Palestina ad incontrarsi in Vaticano possano costituire motivo di speranza per l’intera regione, ai fini della ripresa dei negoziati di pace e di un rinnovato e rinvigorito dialogo tra cristiani, ebrei e musulmani. Nella piena convinzione che l’appello che vostra Santità ha lanciato toccherà i cuori di quanti in quella terra desiderano un futuro di pace e feconda convivenza, le rivolgo un mio pensiero partecipe e solidale”. Queste le parole che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato al Santo Padre al termine del soggiorno del pontefice in Terra Santa. Il secondo viaggio internazionale di Papa Francesco, dopo quello in Brasile dell’agosto 2013, prevedeva tre intense giornate e tre tappe diverse: Amman, Betlemme e Gerusalemme. In Giordania il Papa ha fatto visita al re Abdallah II e alla moglie Rania. La pace in Siria, la soluzione del conflitto tra Israele e la Palestina e la convivenza fra le diverse religioni sono stati i temi affrontati nella prima giornata in Terra Santa. Francesco si è detto addolorato per la permanenza di forti tensioni in Medio Oriente e ha sottolineato l’urgenza di “una soluzione pacifica alla crisi siriana, nonché una giusta soluzione al conflitto israeliano-palestinese”. Ha inoltre espresso riconoscenza alla Giordania per aver “incoraggiato diverse importanti iniziative a favore del dialogo interreligioso per la promozione della comprensione tra ebrei, cristiani e musulmani”. La Giordania è stato il primo paese musulmano a essere visitato dal pontefice. “È un grande onore – ha detto re Abdallah II – non è mai stata così importante una visita in un periodo come questo martoriato dalla guerra”. La seconda giornata ha visto il Papa impegnato a Betlemme dove, per prima cosa, ha incontrato il presidente palestinese Abu Mazen, cui si è rivolto chiamandolo “uomo di pace e artefice di pace”. Francesco ha poi pregato sul muro che divide Israele dal territorio palestinese. Nel primo pomeriggio, il portavoce di Shimon Peres ha fatto sapere che il presidente israeliano ha accettato l’invito di papa Bergoglio per recarsi in Vaticano e incontrare Abu Mazen. “La pace porterà con sé innumerevoli benefici per i popoli di questa regione e per il mondo intero” ha detto Bergoglio e quindi “occorre incamminarsi risolutamente verso di essa, anche rinunciando ognuno a qualche cosa”. Come aveva fatto in Giordania, ha richiamato il rispetto della libertà religiosa definendola un “fondamentale diritto umano, una delle condizioni irrinunciabili della pace, della fratellanza e dell’armonia”. (27 mag)