Roma, 28 mag – Il segretario generale Elio Carozza ne è sicuro: quella iniziata oggi sarà l’ultima assemblea plenaria prima della nomina dei nuovi consiglieri. La prossima si terrà, secondo Carozza, dopo le elezioni per il rinnovo dei Comites e conseguentemente del Consiglio generale degli italiani all’estero. E con questa certezza Carozza ha aperto il primo giorno di lavori dell’assemblea plenaria del Cgie alla Farnesina. “Sono convinto – ha detto Carozza – che il ministro degli esteri e la sua amministrazione fisseranno il calendario delle operazioni legate al rinnovo degli istituti di rappresentanza degli italiani all’estero in maniera tale da permettere la tenuta della prima assemblea plenaria del nuovo Cgie entro i primi giorni di dicembre prossimo”. Per questo l’intervento di Carozza è stato quasi un discorso di addio con un vero e proprio viaggio nel tempo, per ripercorrere le tappe principali di questo Cgie in carica dal 2006. “In questi otto anni – ha detto Carozza – con tre legislature parlamentari, abbiamo avuto come interlocutori sei ministri degli Esteri e un ministro per gli Italiani nel mondo (“Voi passate, noi rimaniamo”, ha detto scherzando al sottosegretario Mario Giro). In questi otto anni “la preoccupazione costante è stata quella di far considerare la comunità italiana all’estero una vera leva per l’internazionalizzazione dell’Italia stessa”. E lo ha fatto puntando sui giovani: “Questo Cgie ha impegnato fin da subito le sue risorse finanziarie e le sue energie per la realizzazione della prima conferenza mondiale dei giovani italiani e di origine italiana residenti all’estero” culminata in un documento di proposte su informazione, identità, interculturalità, interscambio, formazione professionale e lavoro. “E’ stato quello il momento in cui il paese – ha ricordato Carozza – non si è dimostrato in grado di cogliere la portata dei cambiamenti intervenuti, la ricchezza e le opportunità che l’Italia possiede nel mondo. Sono state molte le promesse e molte le attese – ha aggiunto -. Non si è dovuto aspettare molto per ricevere la prima umiliazione, una grande delusione e il primo schiaffo. Infatti sono arrivati tutti insieme, solo qualche mese dopo, con il rinvio delle elezioni dei Comites e del rinnovo del Cgie”. Quelle elezioni che, secondo il segretario generale del Cgie, avrebbero portato “all’impegno diretto di migliaia di giovani italiani e di origine italiana” e un “ricambio generazionale negli istituti di rappresentanza”. “Occorre oggi – ha aggiunto Carozza – recuperare questo capitale umano di giovani che sta trovando nuova linfa anche dalle nuove mobilità”. Il segretario generale si è poi soffermato sulla riforma del Consiglio sulla quale lo stesso Cgie aveva preparato nel 2007 una proposta di riforma condivisa da tutti i consiglieri. Ed è proprio “grazie a questa unanime posizione – ha detto ancora Carozza – che abbiamo potuto far fronte a numerosi tentativi di riforma o meglio controriforma della rappresentanza degli italiani all’estero nel suo insieme che miravano a svuotarla di contenuti e a ridurla solo ad un megafono e cassa di risonanza di partiti e parlamentari di turno”. Questo governo, ha aggiunto poi Carozza, “per la prima volta ha tenuto conto di un parere negativo espresso dal Cgie e si è dimostrato disponibile a un cambiamento da noi considerato essenziale”. Carozza ha poi ricordato le mobilitazioni contro lo smantellamento delle politiche per gli italiani all’estero organizzate a Roma e in tutto il mondo, l’assemblea plenaria di Torino nel 2011, il seminario sulla diffusione e l’insegnamento della lingua italiana. “Ho voluto ricordare le principali azioni promosse da questo Cgie non per essere autoreferenziale ma solo perché abbiamo vissuto spesso un sentimento di inutilità”, ha affermato Carozza, a causa della messa in discussione da parte delle istituzioni dei “fondamentali diritti di cittadinanza”. “Lasciamo a chi verrà dopo di noi la valutazione sull’attività svolta nella consapevolezza che l’impegno profuso, nel pieno volontariato e con i limiti che ognuno porta con sé, è stato totale e solo negli interessi della comunità italiana all’estero”. (Cle – 28 mag)