Immigrazione, ruolo della diplomazia italiana nei nuovi scenari globali, futuro politico dei Popolari. Ne parliamo con Mario Giro, 54 anni, sottosegretario agli Esteri nel governo Letta, confermato nel governo Renzi.
D. Fuori finalmente dalle polemiche elettorali: cosa occorre fare per non essere sopraffatti dal fenomeno dell’immigrazione incontrollata? Come si può prevenire? Come può essere utile l’Italia?
R. “Innanzitutto va ristabilita la verità: non c’é alcuna immigrazione incontrollata, come dimostrano i dati dell’Istat. Arrivano meno stranieri perché c’è la crisi. Molto spesso questo fenomeno é stato manipolato dalla politica, da certa politica, per fare polemiche ma in realtà non siamo di fronte a nessun tipo di invasione. Molte imprese al nord cercano manodopera ma non la trovano. Quello che abbiamo di fronte è un problema di qualità, di costi del lavoro e di equilibri. Anche perché molti giovani italiani preferiscono non spostarsi all’interno del paese o spostarsi all’estero”.
D. Si aggrava il problema della fuga dei cervelli?
R. “La mobilità per ragioni di studio non può essere vista come un problema. Il vero problema è che l’Italia dovrebbe essere più attrattiva. Già oggi l’indotto delle presenze di studenti americani in Italia è valutabile in 700 milioni di euro. A Firenze ci sono 34 sedi di università americane, a Roma anche di più. Bene, noi dovremmo rafforzare questi flussi in entrata, dunque non solo pagando i costi ma anche intercettando i benefici della globalizzazione”.
D All’estero la “domanda di Italia” (lingua, cultura) è in crescita. La nostra offerta è in grado di soddisfarla? Non è un errore il taglio degli istituti di cultura?
R. “ La nostra offerta tiene malgrado i tagli della spending review. Direi che bisognerebbe riqualificare il sistema. Abbiamo un’ offerta molto variegata tra scuole italiane, parificate, rettorati, università straniere, la Dante Alighieri, gli Enti gestori, gli Istituti di cultura. C’è una molteplicità di soggetti che se ne occupa, il che crea anche una sana competitività ed è positivo. Ora però occorre trovare nuovi strumenti, uscendo anche dalla sfera pubblica. La chiusura degli Istituti di cultura ovviamente è una dolorosa lacerazione. Stiamo cercando di costruire delle alternative. Proprio oggi esamineremo la proposta del comune di Wolfsburg per tenere aperto l’Istituto italiano con altra forma giuridica e altre forme di finanziamento”.
D. Alla Farnesina in cosa le è stata utile la sua lunga militanza ai vertici della diplomazia della Comunità di Sant’Egidio? Per esempio, le è stata utile nella sua recente missione in Venezuela?
R. “Sant’Egidio è stata un’esperienza forte che mi ha reso attento sia ai problemi legati alla povertà sia alle questioni internazionali. Qui il riferimento non può essere che Papa Bergoglio quando dice che bisogna ripartire dalle periferie urbane ed esistenziali. Qual é il ruolo dell’Italia in tutto ciò? Noi siamo un paese medio ma possiamo avere l’ambizione di dare alcune risposte alla crisi globale. Quando Renzi dice che dobbiamo essere leader nel mondo ridà un’ ambizione al paese. Per troppi anni siamo ci siamo ripiegati su noi stessi, senza mai alzare lo sguardo”.
D. Tra le sue deleghe c’è l’internazionalizzazione degli enti locali. Secondo lei le Regioni hanno una presenza all’estero adeguata e razionale, o i soldi pubblici si potrebbero spendere meglio?
R. “Questo è un problema Ci sono molte sedi che le regioni in questi anni hanno costruito all’estero. Delle piccole ambasciate talvolta ridondanti. Infondo il Mae é un gestore di rete , ha una rete con un cervello, su questa rete possono transitare contenuti di altri, bisognerebbe forse spendere meglio le risorse pubbliche”.
D. Dopo il terremoto elettorale del 25 maggio, i Popolari Italiani dovranno fare una scelta di campo tra Renzi e il centrodestra o resta attuale l’ipotesi di un autonomo polo centrista?
R. “E’ una discussione che stiamo facendo in questi giorni. C’é chi vorrebbe collegarsi all’Udc e Scelta civica, chi invece, ed è il mio caso, pensa che si debba guardare alla costruzione di un grande campo democratico, che non potrà essere fatto di solo Pd. Credo sia iniziato un nuovo ciclo politico incarnato dal presidente del Consiglio Renzi che interpreta una forte richiesta di cambiamento. E’ una domanda alla quale dovrebbero rispondere anche i Popolari, senza giochi di palazzo o astuzie tattiche. Il nostro campo è quello dei democratici”. (Sab – 30 mag)