LE FOTO DI WIM WENDERS IN MOSTRA A PALAZZO INCONTRO
Wim Wenders è uno dei principali protagonisti del Nuovo Cinema Tedesco fin dagli anni ‘70. La sua prolifica attività di film maker è parallela a quella di fotografo che si focalizza principalmente sul tema del paesaggio. Ad otto anni dalla sua ultima mostra fotografica a Roma, l’esposizione “Urban Solitude”, fino al 6 luglio a Roma, a Palazzo Incontro, offre una visione ampia e variegata dello sguardo sulla realtà del 69enne cineasta di Dusseldorf. La fotografia, rigorosamente analogica, è per Wenders strumento per fissare, catturare e preservare una realtà dalla quale l’uomo si sta progressivamente allontanando rapito dalla virtualità dell’epoca contemporanea e favorito dall’utilizzo delle nuove tecnologie digitali. La mostra presenta venticinque fotografie in cui il tema del paesaggio urbano, caro all’artista, si intreccia indissolubilmente con quello della memoria. Ogni immagine emana una sensazione di nostalgia e di desolazione, ma anche di naturale calma e bellezza, racchiude storie passate e azioni dell’uomo “percepite” nell’assenza che l’artista inquadra. Ad un primo nucleo specificamente rivolto all’indagine sugli scenari urbani, in cui è evidente l’influenza dello sguardo di Edward Hopper sulla realtà americana, se ne affianca un altro più recente e forse più intimo. Tratte dalla serie intitolata Places, strange and quite del 2013 queste immagini ben esprimono una personale visione del mondo che cambia. Le opere esposte sono accompagnate sia da testi che da haiku dell’artista che “immortalano” il suo pensiero al pari delle immagini. Il corpus di fotografie in mostra rispecchia i filoni principali della ricerca di Wenders: la percezione diretta della realtà nel vedere e nel viaggiare. Immagini sospese che raccontano il passaggio dell’uomo attraverso la sua assenza, la memoria dei luoghi in un silenzioso flusso del tempo. (red)
I DINOSAURI NELLA STORIA DEL CINEMA
Cento anni di Dinosauri al cinema da Gertie a Godzilla, da “Il Mondo Perduto” a “Jurassic Park”. Nel 1914, esattamente 100 anni fa, faceva la sua comparsa il primo dinosauro protagonista della storia del cinema: una tenera brontosaura a cartoni animati di nome Gertie, protagonista di un breve film firmato dal grande Winsor McCay. Da allora i dinosauri non hanno più abbandonato i grandi schermi comparendo in migliaia di pellicole, proponendosi di volta in volta come feroci creature assetate di sangue o animali indifesi in fuga dalla furia distruttiva dell’uomo, ma anche simpatici protagonisti di serie televisive e a cartoni animati. Per celebrare questo anniversario e anche il 60.mo compleanno del mitico Godzilla, Fermo Immagine – Museo del Manifesto Cinematografico di Milano allestisce, fino al 13 luglio, la mostra speciale “Il mondo dei dinosauri” dedicata a questi esseri così come ci sono stati raccontati in esattamente 100 anni di grande cinema tra fantasia e ricerca scientifica. Più di 100 manifesti cinematografici di vario formato, locandine, fotobuste, soggettoni e foto di scena originali raccontano questo percorso fantastico inseriti in un allestimento che propone anche modellini scientifici in scala, statue e tante sorprese. Grazie alla collaborazione di Lego è esposto un meraviglioso stegosauro lungo più di tre metri e mezzo composto da 70.000 mattoncini. In mostra è presente una ricostruzione a grandezza naturale della testa di uno Spinosauro, uno dei dinosauri più presenti sui set di ogni epoca, con dinosauri in carne e ossa. (red)
IN VATICANO LE FOTO DEI PAPI SANTI
In occasione della loro santificazione si tiene ai Musei Vaticani, fino al 19 luglio, la mostra “Giovanni XXIII – Giovanni Paolo II” che presenta un reportage di immagini dalle quali emergono le caratteristiche che li hanno accomunati: l’umiltà e il coraggio con cui hanno affrontato e cambiato la storia, in tempi completamente differenti, pur non lontanissimi tra loro. Il pontificato di Giovanni XXIII, il più breve del Novecento, ritenuto di transizione, fu invece decisivo soprattutto per la storia della Chiesa con la convocazione del Concilio Vaticano II nell’ottobre del 1962. Dalle foto in mostra scaturisce la grande umanità di Papa Roncalli, colto nel semplice atto di benedire la folla o durante la visita ai piccoli malati nell’ospedale romano del Bambin Gesù. Emergono la spiritualità e il sorriso del Papa Buono, che ancora affascina persone di ogni età, senza dimenticare gli incontri ufficiali, religiosi e politici, come il suo viaggio a Loreto e Assisi nel 1962, le folle e il Papa che le attraversa sulla sedia gestatoria, tra i grandi flabelli, una specie di ventagli giganteschi, parte di un apparato cerimoniale che oggi non esiste più. La mostra consegna la figura del Papa nella sua interezza: uomo dalle radici semplici, studioso e scrittore colto, diplomatico esperto e sensibile, pastore dedito ed equilibrato, uomo di Chiesa e di mondo, cristiano devoto e coraggioso, pontefice lungimirante e coraggioso. Le ultime fotografie di questa sezione illustrano l’apertura del Concilio Vaticano II, dalla solenne processione dell’11 ottobre 1962 fino alle suggestive riprese notturne della piazza, quando appunto la sera il Papa si affacciò alla finestra, chiamato a gran voce dalla gente, e pronunciò il celebre Discorso della Luna. Al Concilio aveva partecipato, già vescovo, anche Karol Wojtyla, ritratto in una foto, che costituisce una sorta di trait d’union tra le due sezioni, e conduce alle immagini di Giovanni Paolo II, il cui papato, il più lungo del XX secolo e tra i più lunghi della storia, è il simbolo di una nuova epoca. La devozione e l’amore per Maria furono però uguali per entrambi: qui è palese in due inquadrature che li ritraggono in modo simile di spalle mentre pregano sotto la statua della Madonna di Loreto. Le fotografie di Papa Wojtyla testimoniano alcuni degli eventi che hanno cambiato il mondo. I grandi incontri religiosi come quello di preghiera per la pace tra le religioni ad Assisi nel 1986, e quelli politici tra cui la visita di Gorbaciov in Vaticano nel 1989 o la stretta di mano con Fidel Castro a Cuba nel 1998, e poi i viaggi, la folla, le mani della gente protese verso di lui, il suo amore per i giovani e quindi le Giornate Mondiali della Gioventù, le famose GMG, tra tutte quella di Roma del 2000, con la spianata di Tor Vergata invasa dalla gente, come si vede nella foto con il Papa che la osserva dall’elicottero. Le immagini descrivono la fierezza, il coraggio, l’umiltà di un Pontefice che ha sostenuto un ruolo fondamentale in un momento storico cosi pieno di contraddizioni e cambiamenti. Non mancano le foto dell’attentato in piazza San Pietro il 13 maggio 1981 e dell’incontro con il suo attentatore Ali Agca. La mostra riconsegna l’instancabile magistero che Giovanni Paolo II ha esercitato con spirito missionario, sospinto dalla sollecitudine pastorale per tutte le Chiese e dalla carità verso l’umanità intera: dal suo viaggio ad Auschwitz nel 1979, in visita al campo di concentramento, dalle folle smisurate in Brasile l’anno dopo, fino alla capanna africana tra i poveri nel 1990, al duro monito nella Valle dei Templi del 1993, in un periodo segnato dai tragici delitti di Falcone e Borsellino, a uno degli ultimi viaggi in Terra Santa nel 2000, ormai segnato dalla malattia. Due immagini immortalano il Papa quando apre la Porta Santa e mentre impartisce dalla finestra del Palazzo Apostolico Vaticano la Benedizione del Millennio il 31 dicembre 1999. Inoltre fotografie esclusive gettano luce anche sugli aspetti più intimi e privati del Papa – ad esempio in aereo con l’amico Sandro Pertini- e sui momenti di solitudine e meditazione, a passeggio sulle montagne o ancora giovane sugli sci. Non si tralascia poi la dolcezza e la tenerezza del suo incontro con i bambini o la poesia che scaturisce dalla foto con l’abbraccio a Madre Teresa. La mostra si chiude con la foto dell’ultimo venerdì santo di Giovanni Paolo II, quando prega nella cappella privata, e le unghie della mano che stringe il Crocifisso e, dopo la morte il 2 aprile 2005, l’immagine del feretro, allorché una smisurata folla di persone accorse in piazza San Pietro per l’ultimo saluto. (red)
I CAPOLAVORI DI GIO’ POMODORO
Il titolo della mostra – “Capolavori” – vuole essere eloquente: Le opere di Gio’ Pomodoro esposte nello spazio di Progetto-arte Elm, a Milano, fino al 10 luglio, sono il frutto di una collaborazione attiva con Bruto Pomodoro, figlio di Gio’, che ha contribuito alla scelta e al reperimento di alcune tra le opere più significative del padre. Sono quindi i mostra i “capi d’opera” di vari periodi dell’attività dello scultore, scomparso nel 2002, a partire da un formidabile altorilievo del 1958, per arrivare a una Tensione in marmo bianco del 2001, passando per una Tensione verticale in bronzo e una Superficie in tensione in vetroresina – di sorprendente attualità, anche secondo i rinnovati canoni del gusto per quel decennio – fino a una magistrale grande Folla del 1962, in bronzo lucido, su su fino ai Soli (1988 e 1997), al Giano (1980) e al Marat (1973). Sono testimonianze non solo di uno dei più importanti scultori italiani del secondo dopoguerra, ma anche di una integrità morale e ideativa che attraversa più di quattro decenni d’arte, mixando intelligentemente conoscenza dei materiali e giusta retorica linguistica, come sapienza artigianale e vasta ed eclettica cultura simbolica, e riuscendo così a costruire e a restituire uno dei linguaggi più autonomi della Modernità. (red)
LE INCISIONI DI PABLO PICASSO
Il Palazzo delle Paure di Lecco ospita fino al 13 luglio la mostra “Nel segno di Picasso”, che presenta 100 incisioni del genio catalano per celebrare i trent’anni di attività della Galleria Bellinzona. La rassegna propone una serie di capolavori grafici di Pablo Picasso in grado di rivelare la sua evoluzione stilistica, dal cosiddetto periodo blu al dopoguerra. Il percorso espositivo si apre con i Saltimbanchi, realizzati tra il 1904 e il 1906, a cavallo tra i periodi blu e rosa che racchiudono in maniera esemplare l’immaginario figurativo del giovane Picasso e prosegue con Sogno e menzogna di Franco, incisioni contemporanee a Guernica, che riflettono il periodo tragico della guerra civile spagnola. La rassegna lecchese, inoltre, metterà a confronto i fogli creati per illustrare le poesie di Luis de Góngora, poeta del siglo de oro spagnolo, con quelli realizzati per la Carmen di Prosper Mérimée. Il “Gongora” e la Carmen, i due libri illustrati dal maestro catalano con opere grafiche originali, apparsi tra il 1948 e il 1949, difficilmente sembrano riconducibili alla mano dello stesso artista: barocche, materiche e di gusto fortemente pittorico le prime, essenziali, geometriche, quasi astratte le seconde. Il confronto tra i due volumi dimostra con evidenza la libertà mentale e artistica di Picasso, il suo eclettismo e la sua tecnica inarrivabile. La mostra si concluderà idealmente con la Celestina, la serie di sessantasei lastre, incise all’acquaforte e all’acquatinta apparsa nel 1971, anno in cui Picasso compì 90 anni. (red)
“REALTÀ DIVERSIFICATE”: SEI ARTISTI SI INCONTRANO A PALAZZO MARGUTTA
Un confronto fra autori che utilizzano linguaggi diversi e pubblico per riflettere insieme su alcuni aspetti significativi delle varie tendenze artistiche, mettendo in luce le modalità con le quali ciascuno di essi esprime sé stesso e il proprio talento, esorcizza le proprie paure e racconta la propria visione del mondo, comunicando allo spettatore le emozioni che lo invadono. Questo il fil-rouge attraverso il quale si sviluppa la collettiva “Realtà diversificate”, organizzata dalla Galleria “Il Mondo dell’ Arte” e in programma nella storica sede di Palazzo Margutta (via Margutta, 55) da sabato 7 a sabato 14 giugno (ingresso gratuito). Sei i pittori che, con i propri lavori, prenderanno parte a questo piacevole scambio artistico: Giuseppe D’ Alessandro, Herbert D’ Ambrosio, Daniele Frenguellotti, Enzo Lauretti, Carla Romani, Silvia Scandariato. A selezionare ciascuno di loro, ognuno caratterizzato da un proprio stile, una tecnica differente e una diversa estrazione socio-culturale, il Maestro Elvino Echeoni e Remo Panacchia, soci fondatori de “Il Mondo dell’ Arte”, che, da anni, propone nella sede espositiva di via Margutta artisti professionisti, Maestri che hanno portato l’ arte italiana nel mondo. La mostra, che è uno degli incontri fissi nel calendario della nota galleria romana, punta – oltre che a sviluppare come sempre la capacità critica dello spettatore, indispensabile per consentirgli di riconoscere le peculiarità di ciascun pittore e apprezzarne le differenze – anche ad azzerare qualsiasi “distanza” tra il pubblico e i maestri in esposizione fino a creare un legame tra loro. Così – raccolte in questa preziosa collettiva – trovano il proprio spazio tele caratterizzate da un linguaggio forte e da una vitalità espressiva unica che sono testimonianza della realtà circostante ma anche il segno incisivo e fiero del mondo interiore che anima e ispira l’ artista. Una a fianco all’ altra, differenti eppure perfettamente amalgamate tra di loro, esse generano nello spettatore emozioni intense che si collocano talvolta a metà strada tra suggestioni oniriche e colorati tuffi nella memoria sempre capaci di dar vita a composizioni armoniche e di testimoniare come l’ arte non rimanga statica ma conosca evoluzioni continue e sia capace di rappresentare realtà differenti e diversi modi di approcciare ad essa. “Tutti gli autori coinvolti nell’ esposizione – ha detto il maestro Elvino Echeoni, presidente dell’ Associazione Margutta Arte e direttore artistico della società Il Mondo dell’ Arte – affrontano temi diversi e presentano tecniche originali e generi differenti: si va dall’ arte astratta e polimaterica a quella figurativa e minimalista passando per un surrealismo fiabesco immerso in un mondo poetico incantevole, nutrito di una magia sospesa dove è possibile volare sulle ali della fantasia”. “In quest’ esposizione – ha tenuto a precisare il gallerista Remo Panacchia – abbiamo cercato di mettere in evidenza le differenze stilistiche e tematiche di artisti, di provenienza, non soltanto formativa e culturale, assolutamente diversa. Così facendo siamo riusciti, a mio avviso, a presentare visioni differenti della realtà da cui prendono forma lavori che, seppur eterogenei, sono ugualmente coinvolgenti”. L’ appuntamento per il vernissage è fissato per sabato 7 giugno dalle 18.30 alle 22. (red)