Hanno di solito un’occupazione, stanno attenti al risparmio, si chiedono come contribuire a rispettare di più l’ambiente e considerano lo spostamento non soltanto come una necessità o un’opportunità ma come una situazione in cui riscoprire la socialità: è l’identikit che emerge dall’analisi dei primi risultati dell’indagine sugli utenti del “ride sharing”, il “viaggio condiviso”, promossa da BlaBlaCar, piattaforma leader in Europa che raccoglie offerta e domanda di passaggi, e condotta in maniera congiunta con l’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Condividere l’auto e viaggiare risparmiando, organizzandosi online, è una pratica sempre più diffusa, con ritmi di crescita annui – secondo i dati di BlaBlaCar – di oltre il 200%. Ma come nascono e si diffondono innovazioni di questo tipo? Qual è il ruolo degli utenti nella definizione del servizio? Qual è il profilo di chi decide di mettere a disposizione i posti disponibili sulla propria autovettura a “perfetti sconosciuti” che devono percorrere la stessa tratta? Chi sono i passeggeri e quali sono le motivazioni che li spingono a cercare un’alternativa al treno o all’utilizzo della propria auto? Il quadro preciso – che sarà diffuso dopo l’estate 2014 – deriva dall’analisi dettagliata delle indicazioni fornite con il questionario online sviluppato dai ricercatori del Sant’Anna.
IL SONDAGGIO – Già in questa fase, i ricercatori stanno ottenendo informazioni molto interessanti. I risultati mostrano che gli utenti più attivi di BlaBlaCar hanno un’età media di 34 anni e sono dipendenti di azienda con contratto a tempo indeterminato. Non è soltanto il risparmio a spingere gli utenti a viaggiare in “maniera condivisa” – BlaBlaCar permette infatti al conducente di recuperare tutte le spese di viaggio e ai passeggeri di ridurre della metà il costo del viaggio – ma gli aspetti positivi legati alla socialità, al divertimento e al rispetto dell’ambiente costituiscono una leva fondamentale per innescare un passaparola positivo che, rivela lo studio, porta il 99% di chi ha risposto al questionario online a parlare di BlaBlaCar a parenti e amici in maniera positiva. La diffidenza iniziale nel salire in macchina con uno sconosciuto, stando ai primi risultati del questionario, viene superata grazie ai meccanismi di verifica dell’identità e di accumulo dei feedback positivi dati per conducenti e per passeggeri, grazie alle funzionalità del sito BlaBlaCar.it. Viaggiare con il ride sharing è infatti sicuro, ed è possibile conoscere l’identità, lo stile di guida e tanti altri dettagli sul conto dei propri compagni di viaggio prima di salire in auto: un’esperienza molto diversa da quella dell’autostop. Sei intervistati su dieci dichiarano infatti di non aver mai fatto autostop.
I COMMENTI – “Siamo entusiasti di questo progetto” dichiara Olivier Bremer, country manager BlaBlaCar Italia “e siamo convinti che ci permetterà di capire meglio le esigenze e migliorare l’esperienza del viaggio condiviso per i nostri utenti, il cui numero è in costante crescita. BlaBlaCar.it è infatti sempre più popolare nel nostro paese, e i motivi di questo successo sono tanti: il risparmio, naturalmente, ma soprattutto il fatto di essere un’ottima risposta alle nuove esigenze di mobilità, spesso last minute, della popolazione. Muoversi in maniera agile, smart, abbattendo le emissioni di CO2 e socializzando è una formula che sempre più persone scelgono per ogni viaggio”. “Il gran numero di adesioni fornisce una solida base su cui innestare la nostra ricerca: la percentuale di utenti che ha risposto al sondaggio è stata notevole, ben al di sopra delle più rosee aspettative” commentano, invece, Andrea Paraboschi, dottorando in Innovation Management nonché conducente su BlaBlaCar e promotore dell’iniziativa congiunta; Elena Casprini, dottoranda in prestito alla prestigiosa ‘Cass Business School’ di Londra; Alberto di Minin, ricercatore e coordinatore scientifico dell’iniziativa. “Sei utenti su dieci dichiarano di non aver mai fatto autostop questo dato apre interessanti piste di ricerca per capire quali siano i modelli abilitanti per trasformare gli utenti in ‘ridesharer’. Capire in quale misura l’integrazione tra piattaforme sociali e tecnologie dell’informazione possa stimolare una domanda di servizio latente e cambiare i modelli di business tradizionali è uno degli obiettivi del nostro gruppo di ricerca”. (red- 11 giu)