– Roma, 12 lug – Sulla Stampa spicca un duro editoriale del penalista Carlo Federico Grosso che commenta lo scontro di ieri in Senato sulla riforma dell’ordinamento giudiziario che ha visto prevalere la maggioranza per un solo voto, quello del senatore a vita Giulio Andreotti, notando come la maggioranza non abbia tenuto fede all’impegno elettorale di abrogare la legge Castelli sull’ordinamento giudiziario e le “cosiddette leggi vergogna approvate dalla Cdl in materia di giustizia penale”, laddove talune “sembravano scritte deliberatamente contro la magistratura”. “Oggi, dopo oltre un anno di attività della nuova maggioranza parlamentare – scrive Grosso -, si profila un quadro peculiare. L’unica legge penale abrogata, la legge Pecorella in materia di appello, è stata eliminata dalla Corte Costituzionale che l’ha giudicata illegittima. Il Parlamento non ha fatto invece nulla in materia, non riuscendo ad abrogare neppure la legge ex Cirielli in tema di prescrizione, la cui cancellazione era stata indicata come urgente dallo stesso Guardasigilli. Quanto alla legge Castelli sull’ordinamento giudiziario, nel corso del 2006 c’era stata una sua parziale, tutto sommato accettabile, modifica. Si era quindi stabilito il termine del 31 luglio 2007 per gli ultimi interventi su taluni argomenti delicati. Ci saremmo aspettati che il Parlamento affrontasse per tempo anche quest’ultima incombenza. Invece il Senato ha cominciato a discutere in aula soltanto ora, a poche settimane dalla scadenza, con la prospettiva di non arrivare in tempo ad approvare i cambiamenti. Tanto più che, dopo il Senato, dovrà ancora votare la Camera. Per altro verso, poco è stato fatto, operativamente, per cercare di rimediare in qualche modo alle disfunzioni quotidiane della giustizia civile e penale. Il Guardasigilli ha predisposto, allo scopo, alcuni disegni di legge. Il Consiglio dei ministri li ha approvati. Tutto ancora tace, però, in Parlamento. Mentre, al contrario, non si è esitato ad approvare, nel luglio scorso, quel peculiare provvedimento di indulto che ha creato malessere nella successiva gestione della giustizia penale e contribuito a turbare l’ordine pubblico e il senso di sicurezza dei cittadini”. (SEGUE)