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“The Orange Hand”:
il nuovo romanzo di Bilotta

it@withub.it by it@withub.it
27 Giugno 2014
in Archivio speciali - Libri
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“THE ORANGE HAND”: IL NUOVO ROMANZO DI LUCA TOM BILOTTA
Cinque omicidi sconvolgeranno la vita di Joe Brigati, un giovane giornalista italo canadese trasferitosi a Milano. Un libro da scrivere su commissione, la biografia di un imprenditore siciliano, lo proietterà all’interno di un’organizzazione segreta chiamata Orange Hands, che sta epurando dalla radice il torbido business farmaceutico internazionale inneggiando alla purezza scientifica. E’ solo l’inizio di una più vasta e silenziosa rivoluzione su scala mondiale, con richiami angoscianti alla guerra in Vietnam. L’Agente Arancio, composto chimico defoliante, fu una tragica fatalità o una strage voluta dall’esercito americano grazie all’aiuto delle lobby internazionali? Solo indagando in modo approfondito, per scagionarsi dall’accusa di tentato omicidio, Joe scoprirà che il mondo in cui vive non è come lo vedono i suoi occhi. “The Orange Hand” (David and Matthaus, pp. 278, 19,90 euro) è il nuovo romanzo di Luca Tom Bilotta. (Red)

LE “GENERAZIONI SENZA” IN “STORIE PRECARIE”
Far parte della “generazione senza” significa non potersi permettere progetti di vita, non avere diritti elementari, stare peggio dei propri genitori pur avendo studiato di più. Si vive ai margini del mercato del lavoro vedendosi negata una parte importante della propria identità. Precarietà, dequalificazione, disoccupazione, scoraggiamento formano oggi una miscela esplosiva in cui è avviluppata un’intera generazione di giovani dai 20 ai 35 anni. “Storie precarie” (Ediesse, pp. 160, 10 euro) – una ricerca promossa da Cgil e Smile, in collaborazione con la rivista Internazionale – aiuta a capire meglio l’ “arcipelago della precarietà” attraverso la raccolta e l’analisi di quasi 500 storie di lavoratori e lavoratrici atipici. La ricerca, di Patrizio Di Nicola, Francesca della Ratta-Rinaldi, Ludovica Ioppolo e Simona Rosati, riordina tutte le varie tipologie di precariato ma soprattutto dà voce a chi la precarietà la vive tutti i giorni sulla propria pelle. Posizioni, profili, percorsi, vicissitudini, atteggiamenti, contesto familiare, linguaggio: sono questi gli elementi che aiutano davvero a capire cosa voglia dire essere precario oggi. Per cambiare questa situazione non basta una buona legge: bisogna ripensare la cittadinanza sociale e il welfare, in modo che sia garantito un futuro ai lavoratori, a prescindere dal contratto che hanno stipulato. Prefazione di Susanna Camusso, introduzione di Aris Accornero. (PO / Red)

PAULO COELHO DI NUOVO IN LIBRERIA CON “ADULTERIO”
Linda ha 31 anni e, agli occhi di tutti, la sua vita è perfetta: vive in Svizzera, uno dei paesi più sicuri del mondo, ha un matrimonio solido e stabile, un marito molto affettuoso, figli dolci ed educati, e un lavoro da giornalista di cui non si può lamentare. Ma d’un tratto inizia a mettere in dubbio questa sua quotidianità, la prevedibilità dei suoi giorni. Non riesce più a sopportare lo sforzo che le richiede fingere di essere felice. Tutto questo cambia quando incontra per caso un suo innamorato degli anni dell’adolescenza: Jacob. È diventato un politico di successo e, durante un’intervista, finisce per risvegliare un sentimento che la donna non provava da ormai troppo tempo: la passione. Ora Linda sarà disposta a tutto per conquistare quell’amore impossibile, e dovrà esplorare fino in fondo tutte le emozioni umane per poter poi trovare la redenzione. Tutto questo è “Adulterio” (Bompiani, pp. 265, 18 euro) di Paulo Coelho. (Red)

IL DESIDERIO E L’ABBANDONO IN “LA REGINA DELLE NEVI”
Barrett Meeks, reduce dall’ennesima delusione amorosa, sta camminando per Central Park quando all’improvviso sente di dover guardare verso il cielo; lassù vede una luce pallida, evanescente, che sembra illuminare proprio lui con un’aura quasi divina. Barrett non crede nelle visioni – o in Dio – ma non può negare ciò a cui ha appena assistito. Allo stesso tempo, nel più modesto quartiere di Bushwick, a Brooklyn, Tyler, il fratello di Barrett, un musicista ancora in cerca del successo, sta tentando – con poca fortuna – di scrivere una canzone per la sua fidanzata Beth, da eseguire il giorno del loro matrimonio. Beth è molto malata e Tyler è deciso a scrivere una canzone che non sia solo una ballata romantica, ma una vera e propria espressione di eterno amore. Barrett, ossessionato dalla luce, si butta a capofitto nella religione. Tyler, invece, si convince sempre più che solo le droghe possono sbloccare la sua vena creativa. Beth da parte sua cerca di affrontare la vita con la forza e il coraggio che riesce a raccogliere. Michael Cunningham, autore di “La regina delle nevi” (Bompiani, pp. 288, 18 euro) coglie i personaggi nei momenti decisivi delle loro esistenze, momenti in cui si toccano la vita e la morte, il dolore e il piacere, il desiderio e l’abbandono. (Red)

“RETE PADRONA”, IL VOLTO OSCURO DELLA RIVOLUZIONE DIGITALE
“Rete padrona. Amazon, Apple, Google & co. Il volto oscuro della rivoluzione digitale” è il nuovo libro di Federico Rampini. L’autore ha vissuto nella Silicon Valley nei primi tempi della new economy e ha sempre seguito con attenzione i temi del digitale e della rete. Ma quello che una volta sembrava contenere in sé i semi di una nuova economia, più favorevole al consumatore e più competitiva, e di una nuova società, più aperta e informata, oggi si presenta ai suoi occhi in modo molto diverso. Ormai siamo tutti connessi, sempre, e la nostra attenzione è diventata sempre più superficiale, la nostra vita sempre più multitasking, la nostra privacy sempre più esposta allo sguardo virtuale di amici e non solo. Intanto i cosiddetti “nativi digitali” vivono in un mondo dominato da “app” che sembrano poter colonizzare ogni aspetto della loro vita. I giganti del web sembrano non porsi limiti nella loro corsa alla supremazia: vogliono mappare tutte le informazioni del mondo, connettere tutte le persone del mondo, essere il negozio unico per tutto il mondo, occupare il tempo libero di tutti. Ma possiamo permettere che tutto sia nelle mani di pochissimi? Che le nostre vite intime, professionali e politiche siano affidate alle grandi aziende digitali? E che succederebbe se dovessimo scoprire che alcune di loro sono diventate davvero cattive? (Red)

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