– Firenze, 12 lug – Tfr: versarlo nei fondi o mantenerlo in azienda? Il dubbio tra i lavoratori non è ancora sciolto. Molti hanno deciso di tenerlo in azienda e poi, in un secondo momento, di valutare la posizione dei fondi. C’è un modo per capire quale delle due scelte sarà vincente al momento di andare in pensione. Alla Cisl pensano di averlo trovato. E la soluzione sta in un programma, disponibile online gratuitamente, sul sito www.cisltoscana.it. Il software – riferisce il settimanale on line Toscana Oggi (www.toscanaoggi.it) – è stato sviluppato e messo a punto da due tecnici, Alessandro Bechelli e Andrea Giusti. Con loro il giornale ha provato a fare due esempi per vedere che succede. Il primo riguarda il signor Rossi che lavora in una ditta tessile che ha Previmoda come fondo di categoria e andrà in pensione nel 2017 all’età di 62 anni con 35 anni di contributi versati. Se deciderà di aderire alla previdenza integrativa, verserà a Previmoda una quota pari al 30% del Tfr e una quota a suo carico pari all’1% della retribuzione annua utile ai fini del Tfr ricevendo una quota a carico del datore di lavoro dello stesso importo. Al pensionamento non avrà diritto ad una pensione complementare in quanto il 70% del capitale versato al fondo trasformato in rendita non raggiunge il limite previsto dalla legge per ottenere una rendita mensile e quindi avrà diritto ad una liquidazione per un importo pari a 9.184,02 euro netti nel caso in cui il sig. Rossi aderisca a Previmoda optando per il comparto bilanciato. Nel caso in cui opti per il comparto garantito (minor rischio), la liquidazione sarà pari a 7.581,70 euro netti. (SEGUE)