Si chiamano “Disposizioni urgenti per le imprese” e sono un insieme di misure contenute nel “decreto crescita” varato il 24 giugno e ora in fase di conversione in legge da parte del Parlamento. Lo scopo è quello di favorire il ricorso a fonti di finanziamento alternative al credito bancario attraverso incentivi alla quotazione, l’ampliamento delle tipologie di intermediari finanziari cui è consentito erogare credito alle imprese, l’eliminazione di alcuni disincentivi fiscali all’investimento in obbligazioni. E’ un punto cruciale per il rilancio dell’economia italiana, vittima della stretta creditizia e della difficoltà per le aziende di reperire risorse al di fuori del circuito bancario.
Negli ultimi anni – come ha documentato la Banca d’Italia – è peraltro cresciuta la tendenza delle imprese, soprattutto quelle di maggiori dimensioni, a finanziarsi sui mercati. Nel 2013 la raccolta di capitale di rischio ha raggiunto 1,4 miliardi, il valore più alto degli ultimi quattro anni. Le operazioni di nuova quotazione sono state 11, circa il doppio di quelle realizzate, in media, tra il 2008 e il 2012; altre 4 sono state effettuate nel primo quadrimestre dell’anno in corso, mentre due debutti molto attesi come quelli di Sisal e Rottapharm sono saltati all’ultimo momento. Sempre nel 2013 le emissioni lorde di obbligazioni da parte di imprese italiane sono state pari a 39 miliardi; ulteriori 10 miliardi sono stati collocati nel primo trimestre del 2014. Dal 2009 i collocamenti sono stati in media pari a 32 miliardi l’anno, circa 9 in più rispetto al periodo 2002-07. E’ una prima risposta alle banche che non fanno più il loro mestiere, che sarebbe quello di prestare soldi. (16 lug)