Un campanello d’allarme, il primo, per Matteo Renzi. Cortese nella forma ma duro nella sostanza “Il Sole 24 Ore” gli ricorda che il suo riformismo acquista sempre più la fisionomia di un “impeto senza organicità”. Scrive il vicedirettore Fabrizio Forquet che, a parte lo slancio, poco altro si apprezza dell’attività di governo: “anche con una certa esperienza di norme si fa fatica a seguire le linee e i contorni del disegno complessivo”.
Il quotidiano economico cita come esempio la vicenda del Jobs Act. Renzi ne presentò con grande urgenza le linee guida nei primissimi giorni dell’anno, quando non era ancora premier. Letta ragionava sul programma 2014, Renzi in poche ore tirò fuori la sua “rivoluzione” del lavoro. “Sono passati sei mesi – scrive Forquet – e l’approdo in Aula al Senato del Ddl 1428, la delega sul lavoro appunto, è slittato a fine mese, in attesa che la maggioranza trovi l’intesa sul contratto a tutele crescenti. Poi toccherà alla Camera e, quindi, ai decreti delegati. La rivoluzione, insomma, può attendere”. “Anche perché le norme sul lavoro si devono far largo nel vero e proprio ingorgo parlamentare di questi giorni, che il Sole documenta nelle prime due pagine dell’edizione odeirna. Tra decreto competitività, Dl e Ddl pubblica amministrazione, riforme istituzionali, sono centinaia gli articoli da discutere e approvare, con il termine dei due mesi che incombe pericolosamente per la conversione dei decreti. Il tutto complicato ulteriormente dalla mole delle norme attuative che continuano a moltiplicarsi mentre si fa fatica a smaltire quelle ereditate dai precedenti governi. (17 lug)
