Roma, 20 lug – Facciamo il punto della situazione sul Partito Democratico della circoscrizione estero con Luciano Neri, dirigente della Margherita e dell’Unione che in questi giorni ha partecipato e sta partecipando nei diversi paesi ad incontri nazionali per la costituzione del Pd. A che punto siamo all’estero nella costituzione del PD, che aria si respira? “Un ottima aria. Credo di poter dire che il processo aggregativo di costruzione del Partito democratico sia più avanzato e più unitario di quanto non lo sia in Italia, e questo per due ragionevoli motivazioni. La prima è che il sistema elettorale, di fatto uninominale, ha spinto l’Unione nel suo complesso a realizzare un’importante unità, che è stata una delle chiavi principali del successo politico e della affermazione elettorale. Abbiamo costruito in questi anni, pur tra molte difficoltà, un’unità importante tra persone, gruppi, sensibilità, culture e appartenenze diverse. Questo patrimonio di unità a mio avviso è una conquista importante e imprescindibile. Nessuno c’è lo ha regalato, non dobbiamo disperderlo, lo abbiamo costruito in dieci anni di impegno. Secondo aspetto è quello della modificazione sociale e culturale delle nostre comunità all’estero che ci ha positivamente allenato nell’aggiornamento analitico e nel cambiamento delle tradizionali culture interpretative più di quanto non sia stato fatto in Italia che resta purtroppo, nel panorama europeo, uno dei paesi culturalmente e politicamente più tradizionalista e conservatore. Il Partito democratico può essere concepito solo come strumento di cambiamento”. All’estero allora va tutto bene? “Tutto tutto no. Quello che ho delineato è un quadro generalmente molto positivo, ma questo non vuol dire che non ci siano alcune realtà dove contraddizioni e ritardi sono evidenti”.
Quali in particolare? “Ne evidenzierei due, il primo dove pochi dirigenti, autonominatisi tali, mettono il cappello sulla sedia, occupano tutte le posizioni e fanno un accordo blindato tra pochi, fanno poi un comunicato stampa e si autoproclamano Partito democratico. Il secondo lo definirei la ‘sindrome del tappo’ ci sono alcuni rappresentanti locali dell’Ulivo che sono li da cent’anni, ci sono solo loro, e si guardano bene da coinvolgere altri e aprire processi inclusivi. In questo caso questi rappresentanti non sono la risorsa ma un tappo alla crescita dell’Ulivo e del Partito democratico come soggetto radicato, inclusivo e aperto. In questo caso con una battuta potremmo dire che il Pd ‘è fuori di sé’ nella società civile, nei giovani, nelle tante persone aderenti e no alle organizzazioni politiche che hanno voglia di partecipare per fare cose ‘di centrosinistra’ utili per l’Italia e per gli italiani nel mondo”. Quali Paesi ha visitato recentemente e a che punto è la costituzione del Pd? “Moltissimi Paesi, dall’Europa alle Americhe, dalla Germania alla Spagna, Grecia e Francia, poi Canada, Stati Uniti, Brasile, Argentina, Uruguay etc. Ovunque ho trovato un clima molto favorevole e anche una grande disponibilità nelle assemblee da parte di tanta gente comune verso il Partito democratico, non solo come strumento che va oltre la contrapposizione tra culture e ideologie di un altra epoca storica, ma anche come strumento per garantire la governabilità e ridurre la frammentazione di un sistema partitocratico che in Italia moltiplica partitini dell’uno per cento che hanno un potere di veto e di interdizione inaccettabile, ben superiore al loro consenso elettorale. Io non sono per la cancellazione di identità politiche e culturali, specialmente quando hanno un legame diretto con la storia del nostro Paese, ma credo che ciascuna di queste tradizioni, sul piano politico, debba puntare all’aggregazione con altre dentro un processo di apertura, di contaminazione e quindi di inevitabile cambiamento”.
Come sono i rapporti tra la Margherita e i Ds, i due principali partiti fondatori? “Molto buoni, c’è un rapporto quotidiano, ci si sente, ci si scambia ruoli, a volte se un rappresentante della Margherita non può partecipare a un incontro o dibattito ci va tranquillamente uno dei Ds o viceversa. Voglio dire che siamo già oggi fortemente uniti e intercambiabili perchè sulle questioni di fondo, sui programmi di fondo e sulle idealità di fondo sperimentiamo una sostanziale condivisione. Anche quelli politici, non bisogna dimenticarlo mai, sono processi umani e quindi anche il piano dei rapporti, della fiducia tra persone, gruppi dirigenti e associati, sono importanti per superare cristallizazioni identitarie e consolidare rapporti politici che sono sempre in fin dei conti rapporti umani. Le positive differenziazioni che esistono, non sono più tra un partito e l’altro, attraversano trasversalmente i partiti con una dialettica positiva e che coinvolge singoli e componenti, che arricchisce la dialettica democratica senza impedire le decisioni da prendere e le responsabilità concrete da assumere sia nella azione di governo che nella azione politica più generale”. Le liste per le primarie all’estero saranno unitarie o ogni partito farà la sua? “La mia personale opinione è che quella unità importante raggiunta all’estero debba essere mantenuta, difesa e consolidata. Credo che presentare liste unitarie, ove possibile, sia un fatto positivo utile per oggi e per domani e comprensibile per i nostri elettori”.