– Roma, 13 lug – “Crisi in incubazione. Tempi imprevedibili” il titolo dell’analisi di Massimo Franco sul Corriere della sera dopo il nuovo inciampo di ieri in Senato, sul tema della giustizia: “Nella stessa maggioranza adesso comincia a circolare il termine ‘agonia‘. E ci si chiede quanto potrà resistere il governo di Romano Prodi dopo l’ennesima bocciatura al Senato; e stavolta per iniziativa di tre parlamentari dissidenti dell’Ulivo. Gli appelli allarmati ad evitare ‘l’irreparabile’ fanno pensare che anche nelle votazioni di oggi sull’ordinamento della giustizia la maggioranza rischi. Ma proprio perché ormai s’è capito che se la crisi si aprirà, almeno in apparenza sarà per un incidente legato ai numeri di palazzo Madama, qualunque previsione suona azzardata. Un governo così debole potrebbe, proprio per questo, andare avanti per un po’. Il problema riguarda il costo che il centrosinistra sta pagando in termini di consensi. Il tramonto di Prodi avvicinerebbe drasticamente la fine della legislatura, seppure attraverso un passaggio intermedio. Ma il suo lungo logoramento si proietta sull’Unione, erodendone i margini di credibilità. L’indizio più vistoso della voglia di parlare al passato del premier è offerto dalla fioritura di scenari alternativi. Non si tratta soltanto della proposta di unità nazionale, rilanciata dal leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini e bocciata da Silvio Berlusconi con un lapidario: ‘troppo tardi’. L’archiviazione si coglie nel ‘manifesto’ del vicepremier Francesco Rutelli, che non esclude un nuovo centrosinistra senza i partiti dell’antagonismo. E nella reazione iniziale del ministro della Giustizia, Clemente Mastella, dopo l’approvazione dell’emendamento di ieri con l’appoggio del centrodestra: ‘Ci rimettiamo alla sovranità del Parlamento’. Formula obbligatoria per evitare la caduta; e ammissione di un Senato dove la maggioranza ha contorni volatili, soprattutto sul fronte moderato”.