Se la Bce avesse seguito non le decisioni di Mario Draghi ma le obiezioni dei tedeschi, a quest’ora l’euro non esisterebbe più. Lo dice e lo scrive un tedesco assai orgoglioso di esserlo come Joschka Fischer, ex guru dei verdi, ex ministro degli Esteri ed ex vicecancelliere ai tempi del governo Schroeder. Deve essergli dunque costato parecchio ammettere che il suo paese rappresenta attualmente il più grande pericolo per l’Europa. Secondo Fischer e il suo libro (“Scheitert Europa?”) dedicato al possibile fallimento dell’Unione, la cura di austerità imposta dalla coppia Merkel-Schaeuble è stata devastante perché ha imposto ai Paesi del Sud Europa una deflazione dei salari e dei prezzi impossibile da superare con il peso del rigore.
Nell’autunno del 2008, Angela Merkel si rese responsabile di una decisione che contribuì secondo l’ex ministro degli Esteri ad accelerare il disastro finanziario: rifiutò una soluzione comune europea e inaugurò il triste filone dell’ “ognun per sé”. Né Schmidt, né Kohl, sostiene Fischer, avrebbero reagito alla crisi come ha fatto la Cancelliera: ne avrebbero anzi approfittato per fare un altro passo importante verso l’integrazione europea.
Fischer rimprovera infine alla Merkel di avere la memoria corta, in questo accanimento contro i debitori, perché la Germania sarebbe fallita se nel 1953 prima e nel 1990 poi gli altri paesi europei non le avessero condonato metà dei suoi debiti.
Presentando il suo libro a Berlino, Fischer ha confessato che queste cose può dirle in Germania ma difficilmente le ripeterebbe in Italia, visto che quando capita a Roma o a Milano tutti gli parlano della Merkel e nessuno di Berlusconi e dei vent’anni persi. Ma di questi, conclude Fischer, non si può dare la colpa alla Germania. (16 ott)