La chiusura del sinodo (che ha segnato aperture ma anche divisioni su temi cruciali come gay e divorziati) ha coinciso con la beatificazione di Paolo VI, proprio il pontefice che lo ha istituito. Papa Francesco lo ha proclamato beato nel corso di una cerimonia a Piazza San Pietro cui ha preso parte anche il papa emerito Benedetto XVI, legatissimo a Montini che lo creò cardinale nel 1977. Tra i momenti più emozionanti della mattinata, l’abbraccio sul sagrato tra Bergoglio e Ratzinger.
“DIO NON HA PAURA DELLE NOVITA’” – Francesco comincia la sua omelia da una delle frasi più celebri del Vangelo, appena ascoltata: “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. “Alla provocazione dei farisei che, per così dire, volevano fargli l’esame di religione e condurlo in errore, Gesù risponde con questa frase ironica e geniale – spiega Francesco -. È una risposta ad effetto che il Signore consegna a tutti coloro che si pongono problemi di coscienza, soprattutto quando entrano in gioco le loro convenienze, le loro ricchezze, il loro prestigio, il loro potere e la loro fama. E questo succede in ogni tempo, da sempre”. Il papa sottolinea che “l’accento di Gesù ricade certamente sulla seconda parte della frase: ‘E (rendete) a Dio quello che è di Dio’. Questo significa riconoscere e professare – di fronte a qualunque tipo di potere – che Dio solo è il Signore dell’uomo, e non c’è alcun altro. Questa è la novità perenne da riscoprire ogni giorno, vincendo il timore che spesso proviamo di fronte alle sorprese di Dio”. Il papa sottolinea che Dio “non ha paura delle novità! Per questo, continuamente ci sorprende, aprendoci e conducendoci a vie impensate. Lui ci rinnova, cioè ci fa ‘nuovi’ continuamente. Un cristiano che vive il Vangelo è ‘la novità di Dio’ nella Chiesa e nel Mondo. E Dio ama tanto questa ‘novità’! ‘Dare a Dio quello che è di Dio’, significa aprirsi alla Sua volontà e dedicare a Lui la nostra vita e cooperare al suo Regno di misericordia, di amore e di pace”.
“SINODO ESPERIENZA DI COLLEGIALITA’” – “È stata una grande esperienza nella quale abbiamo vissuto la sinodalità e la collegialità – ha detto il papa nell’omelia, parlando del sinodo -, e abbiamo sentito la forza dello Spirito Santo che guida e rinnova sempre la Chiesa chiamata, senza indugio, a prendersi cura delle ferite che sanguinano e a riaccendere la speranza per tanta gente senza speranza”.
“LA GRANDEZZA DI PAOLO VI E’ LA SUA UMILTA’” – “In questo giorno della beatificazione di Papa Paolo VI – ha aggiunto Francesco – mi ritornano alla mente le sue parole, con le quali istituiva il sinodo dei vescovi: ‘Scrutando attentamente i segni dei tempi, cerchiamo di adattare le vie ed i metodi … alle accresciute necessità dei nostri giorni ed alle mutate condizioni della società’”. “Nei confronti di questo grande papa – continua -, di questo coraggioso cristiano, di questo instancabile apostolo, davanti a Dio oggi non possiamo che dire una parola tanto semplice quanto sincera ed importante: grazie! Grazie nostro caro e amato Papa Paolo VI! Grazie per la tua umile e profetica testimonianza di amore a Cristo e alla sua Chiesa”. Il papa ricorda poi che “il grande timoniere del concilio, all’indomani della chiusura dell’assise conciliare, scrisse: ‘Forse il Signore mi ha chiamato e mi tiene a questo servizio non tanto perché io vi abbia qualche attitudine, o affinché io governi e salvi la Chiesa dalle sue presenti difficoltà, ma perché io soffra qualche cosa per la Chiesa, e sia chiaro che Egli, e non altri, la guida e la salva”. “In questa umiltà – sottolinea Francesco – risplende la grandezza del Beato Paolo VI che, mentre si profilava una società secolarizzata e ostile, ha saputo condurre con saggezza lungimirante – e talvolta in solitudine – il timone della barca di Pietro senza perdere mai la gioia e la fiducia nel Signore”. (Red – 19 ott)
