Milano, 19 ago – Tragedia nella mattinata al campo nomadi di Muggiano nei pressi dell’aerea di servizio omonima sulla tangenziale ovest di Milano. Due le vittime, fratello e sorella di 17 e 21 anni, prima feriti gravemente e poi deceduti, mentre la terza persona coinvolta, un giovane di 30 anni, ricoverato al San Carlo, non sarebbe a rischio di vita. La polizia ha effettuato il fermo di un uomo, 83 anni, Nasif Solemanovich, nonno delle due vittime. Secondo i connazionali bosniaci che vivono nello stesso campo, le due vittime si chiamano Svetlana e Rambo Solemanovich. Lei aveva 21 anni, un figlio di quattro mesi, Leonardo, una bambina di circa 3, Shakira, e pare fosse di nuovo incinta, mentre il fratello aveva solo 17 anni. La persona ferita, che sarebbe sempre un loro parente, si chiama Yadran e ha circa 30 anni. A raccontare il dramma e’ Brenda, 14 anni, sorella delle due vittime: “Voleva ammazzarci tutti. Quando ho sentito gli spari ero in una delle baracche, mi sono spaventata e sono scappata”. Oltre alle due vittime e Brenda nel campo ci sono anche un fratellino e una sorellina piu’ piccoli, anche loro, pare, obiettivo dell’omicida. Spiega ancora Brenda che “forse il nonno non stava bene con la testa perche’ alcuni suoi figli in questi ultimi due tre anni sono morti, compreso mio padre”. Pare, secondo alcune testimonianze, che il padre delle vittime si sia suicidato nel carcere di Reggio Calabria, un altro figlio dell’assassino si sarebbe anch’egli suicidato in carcere e un nipote si sarebbe suicidato con il gas. Inoltre l’assassino era vedovo da un anno. “E’ una maledizione di questa famiglia” dice uno dei rom che vive nel campo.
Questa mattina, secondo il racconto di Rasema Solemanovich, “il loro nonno Nasif è andato a bere un caffè in una roulotte e poi ha sparato ai nipoti senza motivo”. Sia i ragazzi che il nonno arrivano da un campo di Firenze, ma i giovani erano a Muggiano gia’ da un mese, mentre l’anziano li ha raggiunti solo un paio di giorni fa. “Nei giorni passati non avevano litigato, il nonno era tranquillo, se avessimo saputo quello che aveva in testa” conclude Rasema, “avremmo chiamato noi per primi la polizia”. Attualmente la polizia e’ ancora sul luogo della tragedia per accertamenti, mentre al pronto soccorso del San Carlo un portavoce dello staff medico fa sapere che “bisognera’ attendere domattina per avere altre informazioni, per ora sia medici che polizia sono al lavoro”.
A raccontare i primi concitati momenti al pronto soccorso e’ una guardia giurata: “sono arrivati con un furgone e un’auto privati e hanno scaricato i feriti qui davanti”. Il personale medico e’ immediatamente intervenuto per prestare soccorso ai feriti. “Nel primo pomeriggio ci sono stati momenti di tensione” prosegue la guardia giurata “c’era molta gente e sono intervenute alcune pattuglie della polizia di Stato per calmare gli animi”. La dottoressa portavoce dell’ospedale aggiunge che “in questi casi e’ normale che gli animi non siano calmi, non succede solo perche’ si tratta di persone provenienti da un campo nomadi”. Una ventina, circa, i rom che stazionano in attesa di notizie davanti al parcheggio antistante l’ingresso del pronto soccorso. Alcune donne si disperano, gli uomini non parlano e i bambini trovano il modo di giocare anche qui. A una delle donne sfugge un sorriso e una mezza frase “loro giocano sempre” e poi torna alle chiacchiere sommesse con un’altra donna.