Il professore Giuseppe Guarino, che è stato uno dei più autorevoli docenti italiani di diritto costituzionale, diritto pubblico e diritto amministrativo, ed è stato anche ministro delle finanze nel governo Fanfani e ministro dell’industria e delle partecipazioni statali nel governo Amato, va da tempo sostenendo che alla base delle politiche europee di austerity c’è stato “un golpe” realizzato quindici anni fa, esattamente il primo gennaio 1999, quando fu introdotto l’euro. Quel giorno, invece di ancorare la nuova moneta al Trattato di Maastricht, che dava agli Stati l’obiettivo della crescita sostenibile, la Commissione fece valere un regolamento che obbligava al pareggio del bilancio. L’imposizione del rigore, sostiene Guarino, tradì la lettera e lo spirito di Maastricht e fu dunque un atto illegale, destinato ad avere conseguenze rovinose.
“Cancellando la capacità degli Stati membri di compiere scelte autonome di politica economica finalizzata alla crescita – ha scritto Guarino – si è preclusa ai loro cittadini qualsiasi possibilità di influenzare le decisioni di politica economica. Di fatto, nell’intero ambito della politica economica e della gestione della moneta, è stato soppresso il regime democratico”.
Non solo il Fiscal compact è dunque illegale; ma secondo Gaurino è anche inapplicabile perché contraddice i Trattati europei cui dice di ispirarsi. Il professore sostiene che queste regole – cancellando la capacità degli Stati di finanziare gli investimenti indebitandosi – sono responsabili della depressione che da 15 anni attanaglia l’Europa e in particolare i paesi più deboli come il nostro. La conclusione è che violarle non solo è lecito ma è indispensabile.
L’euro gode in questo momento di pessima stampa. Succede dunque che a 93 anni il professor Guarino stia conoscendo quella popolarità che una vita da studioso gli aveva risparmiato. (4 nov)