Roma, 26 ago – “Ergastolo e fucili”. Se non fosse per il caldo da ultima domenica d’agosto che rende tutto più rarefatto, le parole del senatùr Bossi e quelle pronunciate poco prima dallo “sceriffo” Calderoli, a Passo San Marco, provincia di Bergamo, durante la manifestazione della Lega Nord per la raccolta delle firme sulla protesta fiscale, risulterebbero davvero pesanti. Umberto Bossi, dal palco a duemila metri, fomenta i suoi circa 500 accorsi fedelissimi e “spara” a zero sull’operato del governo in materia fiscale. Anzi per ora pensa soltanto a spolverare il fucile. “Finora gli è andata bene – ha detto Bossi – noi padani pagavamo e non abbiamo mai tirato fuori il fucile, ma c’è sempre una prima volta”. Insomma “la rivolta fiscale per dare le tasse alle regioni e non allo Stato ci sarà”, “la Lega andrà fino in fondo” e “non ci fermeremo a metà” ha detto il leader del Carroccio. Bossi rilancia a suo modo la rivolta fiscale. E stamani Roberto Calderoli, non era stato più leggero con l’esecutivo: “Dovrebbero essere condannati all’ergastolo per furto ed esproprio al popolo italiano”. Minaccioso, il leader della Lega Nord rispolvera poi la retorica leghista dei vecchi tempi: “A Roma – ha detto – pensano che al nord sono un po’ pirla. Parlano ma poi pagano, quindi non diamogli niente”. Secondo il leader della Lega “se la Lombardia potesse chiudere i rubinetti, l’Italia morirebbe in cinque giorni, perché l’Italia vive con i soldi della Lombardia”. Per questo motivo, secondo Bossi, la protesta fiscale “è una cosa pericolosa per i romanofili e per tutta la banda di chi vive e non paga le tasse”. “Finora – ha concluso – gli è andata bene. Allo stato italiano interessano solo i nostri soldi”. Non sono mancate anche le citazioni storiche: “La gente del Nord ha creduto stupidamente ai Cavour e ai Garibaldi, tutti stronzi”. “Siamo qui – ha sottolineato – per far nascere quello Stato che doveva nascere con un patto tra Venezia e la classe politica milanese. Oggi tocca a noi fare la Padania che non fu fatta allora. Il destino ci da’ questa possibilità e bisogna andare fino in fondo. Noi non ce ne andremo fin quando avremo raggiunto i nostri Parlamenti la nostra libertà, non prima”. Al termine del comizio il leader della Lega ha lasciato Passo San Marco ed è tornato a casa sua, mentre il mondo politico reagiva. E se Ignazio la Russia di An si è detto indifferente alla retorica di Bossi “perché Bossi non ha mai preso in mano il fucile né lo farà”, dal mondo politico si chiede al Senatùr di moderare le parole. Per Pionati, portavoce dell’Udc, le parole di Bossi “non sono solo spacconate, ma sono gravemente irresponsabili perché si inseriscono in un clima di reale malessere per la pressione fiscale”. Per Rotondi “anche se si tratta di battute le parole di pesano”. Perentorio Bonelli dei Verdi, per il quale Bossi “fa del terrorismo politico”, “ormai – ha detto Bonelli – siamo all’istigazione alla violenza”. Mentre Veltroni da Parigi, a margine del pranzo con il sindaco Bertrand Delanoe, ha dichiarato: “Spero che qualcuno dei suoi alleati dica parole chiare e definitive”.