(10 nov) L’Università di Macerata sta portando avanti uno studio sulle energie rinnovabili che possano portare a un miglioramento delle condizioni ambientali in Cina sia in termini del trattamento dei fanghi contaminati, che delle acque di impianti industriali a carbone e della decontaminazione del suolo. Uno studio su cui si punta molto e che ha portato anche il ministro dell’Ambiente e della Tutela del territorio Gian Luca Galletti a far pervenire, il suo plauso all’iniziativa, in occasione del convegno sulla sfida ambientale in Cina tenutosi venerdì in Aula Magna, promosso dal China Center in collaborazione con l’Istituto Confucio. “Aprire gli orizzonti degli studenti per proiettarli in un’ottica globale, dando la possibilità di una mobilità mondiale che ampli l’ottica della formazione” è la ricetta del rettore dell’Università di Macerata, Luigi Lacchè, che con queste parole ha aperto il convegno. Molti sono i progetti messi in campo dall’ateneo maceratese per fornire ai giovani studenti strumenti efficaci per competere nel mondo globale. L’incontro che ha portato ingegneri, economisti e giuristi a dibattere sul tema inquinamento, fortemente attuale nel paese asiatico, dove “il territorio da secoli è stato fortemente sfruttato e l’inquinamento industriale ha superato ampiamente la soglia di tolleranza”, ha sottolineato il direttore dell’Istituto Confucio Giorgio Trentin. “Il problema ambientale in Cina – ha spiegato Yan Chunyou, direttore cinese dell’Istituto Confucio – è talmente complicato e composto che non può essere risolto facilmente. Solo grazie all’intervento di specialisti, in collaborazione fra loro, sarà possibile trovare la chiave giusta per riportare la situazione ai giusti livelli sopportabili”. (Red)