Benevento, 28 ago – “Mi sorprende e mi preoccupa che Veltroni abbia sentito la necessità di dirlo. E’ nelle cose, nella parte scritta e non scritta del nostro ordinamento, che a Palazzo Chigi si va sulla base di un voto popolare”. Al ministro della Difesa Arturo Parisi quel titolo di prima pagina del Corriere della Sera (“A Palazzo Chigi solo se eletto”), che riprende le parole dell’intervista a Walter Veltroni, proprio non è andato giù. Il ministro critica il sindaco di Roma, ma anche le primarie del prossimo 14 ottobre: “Il mio rammarico – ha spiegato l’esponente della Margherita – è che la competizione non veda in campo candidature egualmente capaci, perché non messe in condizioni di farlo, di attrarre ampi consensi. La presenza di un candidato ufficiale e di candidati che ufficiali non sono, è di per sé uno dei limiti su cui mi sento di far sentire la mia voce”. Rispondendo a Telese, in provincia di Benevento, alle domande dei giovani dell’Udeur, il ministro della Difesa ha espresso rammarico per la sua mancata candidatura alla segreteria del Pd. Sul perché alla fine non si sia candidato spiega: “E’ una domanda che mi faccio anch’io… E’ perché il mio profilo sulla scena politica mi chiama alla nitidezza di posizioni che sento in contrasto con la formazione di aggregazioni più ampie”. E sulle possibili tentazioni “centriste” di Veltroni, Parisi precisa: “Il centrismo non è una parolaccia, ma una posizione politica. Chi ritiene di perseguire questo obiettivo fa una scelta, e non ha una tentazione. Si ha una tentazione se si nega ufficialmente questa prospettiva pur perseguendola”. Secondo Parisi, “nello schieramento a sostegno di Veltroni c’è una posizione nitidamente aperta alla prospettiva centrista intestata a Rutelli, e altre rigorosamente gauchiste, come quelle della lista ‘A sinistra per Veltroni’”. Insomma, secondo Parisi, “c’è tutto e il contrario di tutto”. Il ministro della Difesa continua così il suo attacco al candidato favorito alla guida del Pd: “Veltroni ha detto che ciò che conta sono le convinzioni e non le alleanze, fino al punto da ipotizzare che il Pd potrebbe presentarsi anche da solo, indifferente alla vittoria: cominci allora a fare esercizio di coerenza sulla vicenda del Pd. Anticipiamo e diciamo cosa si intenda per il futuro, anziché mettendo insieme tutto e il contrario di tutto. Altrimenti – si chiede Parisi – perché Veltroni dice che si alleerà solo con chi la pensa come lui, se oggi contraddice questo assunto?”. Anche Franco Monaco, deputato ulivista prodiano doc, critica il primo cittadino di Roma: “Veltroni bolla come strumentali le nostre critiche, ma sa bene che è il modo della sua candidatura, sulle prime da noi stessi sollecitata, che ne ha radicalmente cambiato il segno politico: candidatura pensata e decisa dai vertici dei due partiti (secondo Marini, da lui e D’Alema) come candidatura unica da ratificare con un plebiscito. Cosa certificata – prosegue Monaco – dal forzato ritiro di Bersani e dalla vistosa anomalia del ticket che plasticamente esprime la logica diarchica e partitica dell’operazione”.