Roma, 28 ago – La “principessa dei Caraibi” sta per approdare sulle spiagge del Lido di Venezia. Sarà lei, la ventiduenne Keira Knightley, a fare da madrina all’apertura, domani, della 64esima mostra del cinema di Venezia che si concluderà l’8 settembre. Con la principessa ci sarà “L’ultimo re di Scozia”, l’attore James McAvoy: il loro “Atonement” (Espiazione) del giovane regista Joe Wright e sceneggiato da Christopher Hampton (Le relazioni pericolose), aprirà la rassegna dei film in concorso. Da giorni sono stati resi noti i numeri del Festival: 57 lungometraggi, 40 cortometraggi, 4.585 film visionati in 70 paesi diversi, 22 titoli in concorso per la prima volta tutti in prima mondiale. Tra i titoli ce n’è uno molto atteso: “Redacted” di Brian De Palma. Chi ha apprezzato “Vittime di guerra” che il regista girò alla fine degli anni ’80 e che raccontava il rapimento e lo stupro di una giovane contadina vietnamita da parte dei soldati americani, cercherà qualcosa di già visto in “Redacted” che racconta l’omicidio e lo stupro da parte dei soldati Usa di una quattordicenne in un villaggio sunnita, in Iraq, una storia vera che ha scosso l’opinione pubblica lo scorso 12 marzo 2006. Ma come ogni anno a Venezia ci sono già i favoriti. E non sarebbe Festival se non si tentasse di investire il vincitore prima del verdetto della giuria. C’è chi vede il Leone d’oro in mano al vecchio maestro Ken Loach che in realtà in mano lo ha tenuto lo scorso anno – ma era il Leone d’oro alla carriera – e che ritorna in concorso con “It’s free world”. Film di realismo sociale alla Loach e di grande attualità, con i suoi temi preferiti: il lavoro interinale e gli immigrati. C’è chi vuole tra i favoriti anche il maestro Peter Greenway con “Nightwatching” in cui il regista ripercorrerà la vita e le opere del pittore Rembrandt. “The assassination of Jesse James by Coward Robert Ford” di Andrew Dominik mette insieme una leggenda, Jasse James, e un divo, Brad Pitt, in versione country west. E poi c’è “Micheal Clayton” di Tony Gilrov che riporta George Clooney a Venezia nelle vesti di un avvocato. Torna l’inglese Kenneth Branagh, il regista di “Molto rumore per nulla” con “Sleuth”, il remake de “Gli Insospettabili” del 1972 di Joseph L. Mankiewicz. In pochi scommettono sugli italiani in concorso. L’ultimo Leone d’Oro in bella mostra sulla bacheca italiana risale al 1998: “Come eravamo” di Gianni Amelio. Tra i film italiani: “L’ora di punta” di Vincenzo Marra, “Nessuna qualità agli eroi” di Paolo Franchi (Italia-Svizzera), “Il dolce e l’amaro” di Andrea Porporati. Marra, regista impegnato, mette in scena la corruzione e i compromessi delle ascese sociali nel nostro paese; nel cast Fanny Ardant, che arriva in Italia dopo le polemiche accese dalla bella attrice francese per le sue parole sull’ex brigatista Curcio. Nel cast de “Il dolce e l’amaro” torna a Venezia Luigi Lo Cascio, insieme a Fabrizio Gifuni e Donatella Finocchiaro. E dopo il successo di “Mio fratello è figlio unico”, il giovane attore romano Elio Germano sarà tra gli attori di “Nessuna qualità per gli eroi” insieme a Bruno Todeschini e Irène Jacob, e il film potrebbe riservare delle sorprese. Come del resto potrebbe essere per “The darjeeling limited” di Wem Wenderson, il viaggio di tre fratelli in India per ritrovarsi, o Heya Fawda (Le Chaos) dell’egiziano Youssef Chahine e “En la ciudad de Sylvia” di Josè Louis Guerin. “In the valley of Elah” di Paul Haggins è un thriller che mette insieme sul set Susan Saradon e Charlize Theron. I fan di Bob Dylan aspettano “I’m not there” di Tod Haynes che ripercorre la vita e la carriera del folk singer americano. Sei attori ci sono voluti per interpretarlo. Nel cast Christian Bale, Richard Gere, Cate Blanchett, Heath Ledger, Julianne Moore, Charlotte Gainsbourg. E poi c’è il film cinese di Jiang Wen, “Taiyang Zhoachang shanqi” (The Sun also rises) che porterà lo spettatore nel deserto di Gobi, in un campus universitario e in un villaggio Yunnan. In concorso “Bangbang wo aishen” (Help me eros) di Lee Kang Sheng, made in Taiwan, una commedia fra il comico e l’erotico basata sul racconto di un giovane e squattrinato broker che si consola fumando marijuana coltivata nello sgabuzzino del suo appartamento. Mentre “Se Jie” (Lust, caution) di Ang Lee che già aveva scandalizzato il Lido con “I segreti di Brokeback Mountain”, storia di due cow boy gay che gli valse l’Oscar due anni fa, è un thriller di spionaggio ambientato nella Shangai prima della seconda Guerra Mondiale. Un viaggio nella comunità maghrebina in Francia è lo sfondo di “La graine et le mulet” di Abdellatif Kechiche. Dal Giappone arriva “Sukijaki Western Django” di Mike Takashi, dalla Russia “12” di Nikita Mikhalkov, e dalla Francia “Les amours d’astree et cedalon” del maestro Eric Rohemer, che vanno a chiudere la rosa dei 22 film in concorso. A scegliere il Leone d’oro sarà una giuria presieduta dal regista cinese Zhang Yimou e composta tra gli altri da Jane Campion e Paul Verhoeven.