Roma, 28 ago – “Libera Chiesa in libero Stato”, disse Camillo Benso di Cavour sul letto di morte. Chissà se avrebbe mai potuto immaginare che il ruolo di quello che lui chiamò “Stato”, un giorno sarebbe stato preso da un organismo chiamato Unione Europea. Oggi, per la prima volta nella storia, l’antitrust europeo punta il dito contro la Chiesa: sono arrivate, infatti, da Bruxelles delle “richieste di chiarimento” su “certi vantaggi fiscali delle chiese italiane”. E’ Jonathan Todd, il portavoce della Commissione europea, a chiedere “spiegazioni” sulle esenzioni dal pagamento dell’Ici per gli immobili ecclesiastici in vigore in Italia. La richiesta di delucidazioni da parte della Commissione è arrivata dopo alcune segnalazioni giunte all’orecchio dei membri dell’Authority già nel 2006 da parte di soggetti che hanno preferito rimanere nell’anonimato. Questa volta, invece, il caso è stato portato all’attenzione dal deputato radicale Maurizio Turco. “Non abbiamo ancora deciso se aprire o no un’inchiesta” – precisa Todd, che rivela di aver già ricevuto dal governo italiano una prima lettera di spiegazioni, che è stata però ritenuta insufficiente. Nel mirino della Commissione europea, in particolare, il decreto legislativo numero 504 del 1992, bocciato nel 2004 e ripreso successivamente dalla Finanziaria 2006 del governo Berlusconi, che prevede l’esenzione del Vaticano dal pagamento delle tasse comunali sulla proprietà immobiliare. L’esonero, che riguarda anche alcune attività umanitarie e altre religioni che hanno un accordo con lo Stato italiano, è stato in seguito abolito “sulla carta” dai decreti Bersani, ma tramite alcuni cavilli legali al Vaticano è tuttora permesso un pagamento minorato del 90-95 per cento rispetto ai normali contribuenti. Con il risultato che le casse dello Stato hanno subito perdite per 400 milioni di euro. L’Authority europeo vorrebbe anche vedere chiaro sulle riduzioni di imposta del 50 per cento praticate dallo Stato nei confronti delle imprese commerciali ecclesiastiche. Le dichiarazioni di Todd hanno gettato benzina sul fuoco su uno scontro già in atto tra laicisti da una parte – che chiedono l’annullamento dei vantaggi fiscali – e cattolici dall’altra, secondo cui – come scrive sul quotidiano Avvenire Giuseppe Betori, segretario della Cei, “l’esenzione dall’Ici si applica alle sole attività religiose e di rilevanza sociale, ed è del tutto uguale a quella di cui si giovano gli altri enti non commerciali, in particolare il terzo settore”. E’bufera nel mondo politico: “Non bastavano dico, droga ed altri attacchi sul piano dei valori – dichiara Maurizio Gasparri, deputato di An – “ora si vuole dar luogo a una aggressione economica alla Chiesa che sostituisce uno Stato latitante in tanti campi della solidarietà sociale, assumendosi anche oneri rilevanti”. Storace, leader della Destra, suppone che dietro la richiesta di spiegazioni ci sia “lo zampino del governo”, e coglie l’occasione per invitare gli italiani a versare l’otto per mille alla Chiesa “per dire basta alla prepotenza di chi vuole distruggere tutto”. “Il dossier dell’Ue sui falsi benefici fiscali dell’Italia alla Chiesa cattolica è frutto del lavoro fatto dai Radicali italiani e coadiuvato dal ministro radicale alla Ue, Emma Bonino”, tuona invece Luca Volontè, presidente dei deputati dell’Udc. Un richiamo alla distensione dei toni arriva da parte di Lorenzo Cesa, segretario Udc: “Ormai siamo abituati da molti anni a urlare, a cancellare le leggi fatte dagli altri. C’è bisogno di moderazione vera, di ragionare con la gente e dialogare con gli altri partiti”. Di tutt’altra opinione i deputati del centrosinistra: Marco Rizzo, Pdci, accusa il centrodestra di aver fatto un’“assurda levata di scudi” contro la Ue: “se lo Stato è laico, lo deve essere anche nell’applicare le norme”. “Conosciamo un solo metodo per appurare cos’è un privilegio fiscale – dichiara invece, il deputato radicale Maurizio Turco – se a parità di attività vi è un differente trattamento vi è una patente discriminazione. Ben venga dunque l’Unione europea a vigilare sulla nostra legislazione”. Il ministro del lavoro Damiano ci ricorda un altra volta la figura di Cavour: “Ritengo che dovendo pagare tutti le tasse, anche la Chiesa debba corrispondere quando si tratta di attività che prescindono dal culto: io sono un vecchio piemontese, la penso ancora come Cavour: libera Chiesa in libero Stato”.