• Home
  • Pagina di esempio
9Colonne
No Result
View All Result
No Result
View All Result
9Colonne
No Result
View All Result
Home Sito interno Archivio News dal mondo

VENEZIA: REALTA’ E DENUNCIA SUL TAPPETO ROSSO

it@withub.it by it@withub.it
3 Settembre 2007
in Archivio News dal mondo
0
0
SHARES
0
VIEWS
Share on FacebookShare on Twitter

Venezia, 3 set – Per il sesto giorno di proiezioni, la Biennale di Venezia punta i riflettori su Richard Gere. Il divo che ha fatto sognare le giovani con il suo Pretty Woman, arriva al Lido con due film al seguito. Stasera presenterà il fuori concorso “The Hunting Party” di Richard Shepard, nella sezione Venezia Notte. Domani, invece, Gere sarà impegnato con “I’m not there”, pellicola in concorso di Todd Haynes su Bob Dylan. Due ruoli diversi da protagonista. Un arrivo nel segno della denuncia, ma anche dell’ironia, per un film, quello di Richard Shepard, che si inserisce in un filone d’autore che annovera nomi come di De Palma con “Redacted” e di Haggis con “In the Valley of Elah”. Quella polemica che nei primi due ha come mira la politica estera americana e i disastri della guerra in Iraq, mentre ora decide di mettere al muro l’Europa, o meglio, i criminali della guerra serbo-bosniaca Radovan Karadzic e Ratko Mladic che nessuno va a cercare davvero. Ed è così che nella spirale polemica del film entra anche la Cia che, pur sapendo dove sono, li lascia perdere per volontà non dichiarata dello stesso governo americano e con la copertura delle autorità serbe. Una storia, quella raccontata da Richard Shepard, che ripercorre le vicende del reporter Simon Hunt e del cameraman Duck che hanno lavorato nelle zone di guerra più calde, dalla Bosnia all’Iraq portandosi a casa più di un Emmy, e si rincontrano dopo molto tempo. Da qui l’idea: quella di dare luce ad un vero scoop mondiale. Uno scoop che ha le vesti del criminale più ricercato in Bosnia, “la Volpe”, interpretato da un sosia di Karadzic. I tre si gettano nella pericolosa avventura che li porterà nel ventre buio di un territorio ostile per fare lo scoop della loro vita e anche di più. La pellicola, ispirata a una storia vera raccontata dalla rivista Esquire, inizia avvisando gli spettatori che “solo i particolari più incredibili di questa storia non sono veri”. Dall’Europa di Richard Shepard all’India di Wes Anderson. Applausi anche per lui e per il suo clan con il cosceneggiatore e produttore Roman Coppola, gli attori Jason Schwartzman e Adrien Brody, Bill Murray, la costumista Milena Canonero. Con “The Darjeeling Limited” Venezia si tinge di un’inebriante spruzzata di colore e musica. Un viaggio spirituale quello raccontato da Anderson che fa riscoprire a tre giovani la gioia di essere fratelli sulle note scritte da Satyajit Ray ma che, a detta del regista “sarebbe potuta essere quella dei Beatles se avessimo potuto”. A riunire i fratelli, che non si parlavano da un anno è Francis (Owen Wilson), reduce da un terribile incidente motociclistico che lo costringe a portare un bendaggio vistoso e piuttosto buffo sulla faccia. In un lampo su un treno diretto verso il deserto del Rajasthan si ritrovano tutti e tre: Peter (Adrien Brody), che arriva in India tormentato dall’ansia di avere un figlio da una donna dalla quale avrebbe voluto divorziare, e Jack (Jason Schwartzman), uno scrittore ossessionato dalla sua ex che vive ancora a Parigi. Ed è proprio il terzo dei tre fratelli, colui che ispira il viaggio e il tentativo di riunione, che manca all’appello. Owen Wilson aveva tentato il suicidio il 25 agosto scorso. Un gesto che ha gettato un’ombra nera sul Festival. “Sta molto meglio, si sta riprendendo bene e posso rassicurare tutti. L’ho sentito prima di venire qui – ha detto Anderson, chiedendo alla stampa di rispettarne la privacy – e gli sarebbe piaciuto molto esserci”. Una protezione per la privacy che nasce anche da una “impensabile” coincidenza: la depressione che accomuna Francis e Owen, depressione che travalica il confine tra realtà e finzione, così come il racconto del tentato omicidio del personaggio “Francis”. Fuori concorso invece il suo “Hotel Chevalier”, con Jason Schwartzman e Natalie Portman. Ambientato nella stanza di un hotel, Hotel Chevalier è l’epilogo di una storia d’amore senza speranza. Vento di tradizione anche per il regista Abdelladif Kechiche con il suo “La graine et le mule”. E’ il cogliere l’istante della vita, la realtà quotidiana che fa da sfondo a questo film, come fu di ispirazione per i nostri migliori capolavori al tempo in cui a dettar legge erano registi come De Sica e Rossellini. E così questo neorealismo d’altri tempi si trasferisce nelle abitudini di una famiglia di origini arabe che vive in Francia. Non più l’Italia del dopoguerra, l’Italia della povertà, l’Italia delle biciclette, ma il cous cous, il rito clichè di una famiglia di immigrati attaccata alle sue tradizioni. Al porto di Sète il signor Slimani, un sessantenne stanco, tira avanti in un cantiere navale dove il lavoro è diventato sempre più faticoso col passare degli anni. Padre di famiglia divorziato, si sforza di rimanere vicino ai suoi, nonostante una storia familiare fatta di rotture e tensioni, pronte a riemergere, che le difficoltà finanziarie non fanno altro che inasprire ulteriormente. E come ogni storia, c’è un sogno da far avverare: aprire il ristorante dei propri sogni. Insomma, un film che rispetta i connotati neorealisti per eccellenza. E come De Sica cercava il volto dei suoi protagonisti tra la gente comune, il buon Kechiche sceglie i suoi attori tra i non professionisti, per dare quel sapore nostalgico alla vita di quegli immigrati franco-arabi ancora attaccati alle tradizioni del proprio paese, di chi sta cercando di adattarsi. “Volevo che durante la lavorazione gli attori si sentissero come una vera famiglia” dice Kechiche spiegando di averli tenuti a lungo a provare le scene, incoraggiandoli ad aggiungere pezzi di dialoghi in modo da renderli più personali. L’eco della Cina invade le sale veneziane con il documentario Wuyong, di Zhang-ke. Vincitore del leone d’oro lo scorso anno, il regista propone per questa edizione il terzo capitolo sul tema degli artisti cinesi, che riescono a fare marcia indietro ad una corsa sfrenata al consumismo. Protagonista è Ma-ke, giovane e innovativa stilista, ideatrice di creazioni destrutturate, che vengono impresse su lana, tela, seta, lasciando per un certo periodo i vestiti sotto uno strato di terra. Tre affreschi legati ai vestiti, a chi li fa e a chi li indossa… Immerse nel fragoroso rumore delle macchine da cucire, delle donne lavorano tranquille sotto le lampade a fluorescenza di una fabbrica di vestiti. Per Ma-Ke, presente in conferenza stampa, quella del film è stata “un’opportunità molto particolare. mai avrei pensato di fare un film e all’inizio non sono stata brava, mi dimenticavo spesso dell’obiettivo, presa dalla passione per il mio lavoro”. Realtà che lascia spazio alla vena amara di Jiang Wen, con “The sun also rises”. Il film si ispira ad un breve romanzo cinese di 8 mila ideogrammi, Velvet di Ye Mi. Un turbine di sogni, amore, tradimenti e morte per i quattro episodi che man mano si incastrano per dar vita ad un melodico concerto a quattro mani. Dall’idillio magico di una vedova e di suo figlio al ménage à trois fra due cinesi ritornati dall’Indonesia e una sensuale dottoressa. Poi il ripetersi ciclico dei personaggi. Nell’episodio che segue, il protagonista della storia precedente è rimandato al villaggio dove vivono la vedova pazza e suo figlio, ora adulto. Si parla poi dell’Io maschile e del ventre femminile, e di come accarezzare il velluto possa salvare o rovinare una vita. L’ultimo racconto torna indietro nel tempo portandoci nel deserto del Gobi, spazzato dai venti, dimora dei nomadi uiguri. Spazio e tempo che convergono e collassano per dare a queste figure un senso nella loro storia. A viaggiare in questa spirale temporale lo stesso Jiang Wen, Joan Chen, Zhou Yun, Jaycee Chan, ed Anthony Wong. “Tutto alla fine viene dai miei sogni. Il breve romanzo di Ye Mi è come se fosse stata una cometa che mi è arrivata in testa e da cui sono partito per questo film. Ci sono mie vicende personali e l’ultima parte è cronologica”, ha spiegato il regista. Educazione, speranza e possibilità per il film “Cochochi” di Laura Amelia Guzman e Israel Cardenas con Louis A. Lerma Torres, Evaristo C. Lerma Torres. Il film narra la storia dei due fratelli Evaristo e Louis Antonio, nativi della Sierra Tarahumara nel Messico nordoccidentale. Uno scenario che si alterna tra la volontà di chi, come Evaristo, ha l’opportunità di imparare e vuole farlo, e la volontà di chi, come Louis Antonio preferisce la vita del ranch dove i bambini diventano adulti molto presto. Per le Giornate degli Autori, proiettati “La zona” di Rodrigo Plá con Daniel Jiménez Cacho, Daniel Tovar, Maribel Verdú. Il film narra la storia del teenager Alejandro vive nella Zona, un quartiere ricco nel centro di Città del Messico, recintato e protetto da guardie private. Fuori dai confini c’è la miseria più nera.

Related Posts

  • ENERGIA, IDV DENUNCIA CONTATORI GAS IMPRECISI

    - Roma, 13 lug - "Come riportato correttamente da Jacopo Giliberto su "Il Sole24Ore", e…

  • VENEZIA, LA PROVINCIA SI IMPEGNA "SULLA ROTTA DEL SALE"

    Venezia, 22 lug – “Una manifestazione bella da vedere, ma non solo”. Queste le parole…

  • MARCINELLE, NARDUCCI (ULIVO): SIA MONITO PER SICUREZZA SUL LAVORO

    Roma, 6 ago - Il presidente del Comitato parlamentare sugli italiani nel mondo, on. Franco…

Previous Post

LIBRI: STORIE DI IMMIGRATI ITALIANI NEL MIDWEST TRA ‘800 E ‘900

Next Post

MOTOGP VS F1: PRESTO VALE ROSSI SUPERERA’ FERNANDO ALONSO

Next Post

USA, SCIENZIATO PUBBLICA LE SUA “BIOGRAFIA” GENETICA

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli recenti

  • OLIMPIADI: PODCAST RAIPLAY, DIECI ATLETI SI RACCONTANO
  • OBESITÀ, SCHILLACI: LEGGE PASSO IN AVANTI PER LA TUTELA DELLA SALUTE
  • POLIZIA, LEONE XIV RICEVE NUMERO SPECIALE POLIZIA MODERNA “PACE E SICUREZZA”
  • BANDECCHI, AVS, PD, M5S, PSI E RC: ORA BASTA, SINDACO SI DIMETTA
  • CNR, STUDIO RICONDUCE IL DIPINTO DI TURNER AL PONTE DEL DIAVOLO DI BLERA (VT) (3)

Commenti recenti

Nessun commento da mostrare.
  • Home
  • Pagina di esempio

© 2026 JNews - Premium WordPress news & magazine theme by Jegtheme.

No Result
View All Result
  • Home
  • Pagina di esempio

© 2026 JNews - Premium WordPress news & magazine theme by Jegtheme.