Pavia, 5 set – Nessun rapimento, nessuna vera richiesta di riscatto. Paolo Friggi, il tabaccaio scomparso lunedì scorso a Zelata di Bereguardo, in provincia di Pavia, si è inventato tutto. Si era nascosto in una casa in costruzione a circa 300 metri dal ponte delle barche sul fiume Ticino di Bereguardo, un casolare a due piani. La sua fuga è terminata intorno alle due di questa mattina, quando il commerciante, forse per la paura di essere scoperto, è uscito sbracciando ed ha fermato una pattuglia dei carabinieri. “Sono Paolo Friggi, quello rapito – ha detto ai militari – mi hanno liberato”. Accompagnato immediatamente nella caserma di Bereguardo, davanti al procuratore Alberto Nobili e al pm MarioVenditti, l’uomo ha cercato di far credere di essere stato aggredito dai sequestratori e ha raccontato che gli avevano preso 450mila euro, e che poi lo avevano portato via. Ma per gli inquirenti qualcosa nel racconto di Friggi non quadrava. Poi intorno alle 3 di notte la confessione: era tutta una finzione. Friggi si è detto “mortificato” per quello che ha fatto, chiedendo perdono per la messa in scena. E’ stata una situazione economica molto complicata a spingere l’uomo a simulare il rapimento: era oppresso dai debiti a causa di quei tre mutui a tasso variabile contratti nel 2005 per un totale di 710mila euro, che, all’inizio, gli costavano tremila euro al mese, per poi arrivare a una cifra di 5.200 euro mensili. Inoltre, l’uomo doveva restituire a degli amici 40mila euro che aveva ricevuto in prestito. “Non ce la facevo più – ha raccontato che ne hanno raccolto la confessione questa notte – il mio terrore era quello di essere costretto a vendere la cascina in cui vivo, che era la realizzazione del sogno della mia vita. Avevo speso 400mila euro solo per ristrutturarla”. Era, infatti, di 500 mila euro il riscatto richiesto via sms dai suoi inesistenti sequestratori. Dopo aver ammesso la simulazione Friggi è tornato a casa assieme ai propri familiari, ma è indagato a piede libero per simulazione di reato. Gli inquirenti stanno valutando anche se ipotizzare il reato di tentata estorsione, che sarebbe stato commesso nei confronti della madre Margherita, destinataria dell’sms. Friggi aveva preparato con cura il suo falso rapimento. “Avevo deciso che non volevo mangiare, in modo da ricomparire emaciato e distrutto – avrebbe raccontato ai magistrati – e suscitare così la compassione dei miei genitori”. Sembra, infatti, che il suo scopo non fosse quello di ricattare la famiglia, ma di suscitare compassione nei genitori per ottenere un aiuto. La mattina prima del finto sequestro aveva portato la sua mountain bike a cento metri dal luogo dove poi ha lasciato l’auto. Poi lunedì era uscito di casa come al solito intorno alla quattro. Raggiunta la zona dove poi è stata ritrovata l’auto, l’uomo ha lasciato dentro portafogli e documenti, si è messo dei sacchetti di cellophane attorno alle scarpe per non lasciare tracce ed è montato in bici fino al casolare. Lì ha iniziato la sua “recita” che ha però avuto vita breve.