(3 dic) “Felicità” – il concerto evento che il 17 e 18 ottobre dello scorso anno ha visto riunirsi sul palco del Crocus City Hall di Mosca le star della musica italiana degli ultimi 40 anni (una reunion in onore del 70esimo compleanno di Al Bano) – è solo l’ultimo esempio di quanto sia stata e quanto è ancora apprezzata la canzone italiana in Russia. Nel Paese del Cremlino Toto Cutugno, Umberto Tozzi, i Ricchi e Poveri, i Matia Bazar, Pupo, Riccardo Fogli e Gianni Morandi e l’amata coppia Romina Power-Al Bano (che proprio a Mosca è tornata a condividere il palco dopo 20 anni) hanno lasciato un segno. Sono artisti che – con le loro hit orami storiche – hanno fatto sognare un’intera generazione. Non solo italiana ma anche russa, che da anni condivide questi successi acquisendoli nel proprio patrimonio musicale. A raccontare lo straordinario successo della canzone italiana in Russia e negli altri paesi dell’ex Urss negli ultimi 50 anni è oggi un documentario: “Italiani veri” di Marco Raffaini e Giuni Ligabue. Vincitore del premio del pubblico al Biografilm Festival di Bologna nel 2013, il film (il cui titolo ricorda il celebre brano di Toto Cutugno “L’Italiano”) verrà presentato lunedì 15 dicembre alle 19 presso l’Associazione Italia Russia di Milano. La narrazione parte dall’inizio degli anni 60, quando la voce di Robertino, il bambino prodigio che all’epoca aveva dodici anni, entra in Unione Sovietica e si diffonde fino a fargli vendere più di 50 milioni di dischi. La sua popolarità è talmente grande che Valentina Tereshkova, la prima donna cosmonauta, chiede di poter ascoltare le sue canzoni a bordo della navicella spaziale, mentre in occasione di un incontro di calcio a Mosca tra le nazionali Urss e Italia, gli altoparlanti dello stadio diffondono, prima dell’esecuzione degli inni nazionali, una canzone di Robertino. “Italiani veri” si sviluppa poi, attraverso interviste ai maggiori protagonisti del successo della canzone italiana in Russia (Robertino, Al Bano, Pupo, Toto Cutugno), a cantanti russi che hanno collaborato con loro, a esponenti della scena underground pietroburghese, a critici musicali, giornalisti, professori universitari e a semplici appassionati di musica italiana. Il film ripercorre le tappe di questo successo, cerca di spiegarne le ragioni profonde e ne rintraccia le radici nell’immenso favore che la cultura italiana gode presso la popolazione russa, fin da quando, nell’ottocento, gli artisti russi, pittori e scrittori, raccontarono l’Italia, e più tardi quando in Unione Sovietica si diffusero i film del neorealismo italiano. (Gil)