(10 dic) Conducono una vita nei campi profughi “in territori inospitali”, e resa ancora più difficile perché “diminuiscono gli aiuti dell’Alto Commissariato per i Rifugiati e questo rende più difficile l’organizzazione sociale”. Per questo “l’adesione alla soluzione politica si sta affievolendo” con gravi, possibili conseguenze internazionali. D’altronde “abbiamo raccolto elementi di violazioni dei diritti umani da parte del governo marocchino, abbiamo compilato un dossier particolarmente corposo che i senatori De Cristofaro e Ferrara metteranno a disposizione della commissione diritti umani”. Stefano Vaccari, presidente dell’Intergruppo parlamentare di amicizia del popolo Sahrawi, sintetizza così la mission del viaggio compiuto da un delegazione di parlamentari nei campi profughi Sahrawi, composta dallo stesso Vaccari, dai senatori Elena Ferrara e Maria Spilabotte (Pd), Maria Mussini (Misto), Giuseppe De Cristofaro (Sel) e dai deputati Patrizia Maestri, Giuseppe Romanini e Renzo Carella (Pd). Nel programma della visita svoltasi tra il 29 novembre e il 2 dicembre, anche l’incontro con Adda Hmeim, governatore della Wilaya di Smara, l’incontro con la popolazione e visita alle strutture del campo (dispensario, scuola dell’infanzia, scuola primaria, ospedale provinciale), con vari ministri e con Mohamed Abdelaziz, presidente della Repubblica saharawi, visite nei campi profughi e al “muro della vergogna” costruito negli anni 80 dal governo marocchino. Un muro “incomprensibile e inaccettabile per noi occidentali, lungo 2700 chilometri con milioni di mine antiuomo e un costo giornaliero di 4 milioni di dollari”, spiega Vaccari. Dal governo della Repubblica Sahrawi è giunto un appello forte: “Il presidente Abdelaziz ci ha chiesto di mantenere viva l’opzione politica, di agire sulla Ue per far sì che la trattativa e i colloqui riprendano, e attivarsi per far vincere la via diplomatica perché l’azione militare deve preoccupare tutti, sarebbe il via libera per le incursioni degli islamisti fondamentalisti”. Il rischio dunque è quello di un nuovo focolaio in stile-Isis, mentre il popolo sahrawi attende da anni di potersi esprimere tramite referendum sulle due opzioni: autonomia o controllo del Marocco: “Abbiamo preso anche l’impegno di lettera congiunta all’Alto Rappresentante Federica Mogherini per chiedere un impegno specifico perché anche l’Ue svolga un ruolo di primo piano per arrivare allo svolgimento del referendum – insiste Vaccari – L’intenzione è quella di organizzare per il 2015 una visita ai territori occupati con l’obiettivo o di andare a verificare direttamente le condizioni di vita. Abbiamo invitato i rappresentati dei parlamentari a essere qui nel 2015 in forma ufficiale e prepareremo una mozione per il riconoscimento del Fronte Polisario come unico rappresentante ufficiale della Repubblica Sahrawi”. Molto diretto è stato Renzo Carella, nell’individuare i “colpevoli” dell’attuale situazione di isolamento dei profughi sahrawi: “Si tratta di fatto dell’unica colonia che sopravvive tutt’oggi (il territorio era di pertinenza spagnola, ndr), abbiamo un obbligo morale nei confronti di questo problema: non possiamo accettare che Francia e Spagna con il loro atteggiamento interessato e ambiguo diano sostegno al Marocco. Alle porte di quei campi c’è un fondamentalismo che potrebbe essere giù pronto a reclutare uomini”. (Sis)