(11 dic) Architetto e ingegnere, poeta e musicista. Sicuramente un uomo di uomo di grande ingegno. E’ il goriziano Antonio Lasciac: un personaggio che ha lasciato una traccia indelebile del suo operato, un patrimonio di opere architettoniche non solo a Gorizia ma anche in parecchie capitali e città dell’oriente, soprattutto in Egitto. Oggi – a quasi 60 anni dalla sua morte (1856-1946) – c’è un rinnovato interesse intorno al suo operato. La conferma arriva dall’Università degli studi di Trieste che ha organizzato a Gorizia una due giorni dedicata al noto architetto. Per l’importanza delle opere eseguite, specialmente in Egitto, nel periodo a cavallo tra Otto e Novecento, la figura di Lasciac assume particolare valenza per il territorio transfrontaliero di Gorizia e Nova Gorica, oggi separato da un confine amministrativo, ma che all’epoca della sua esperienza professionale rappresentava un unicum territoriale. In questo territorio, sulle alture del Rafut, nel 1912, Lasciac realizzò la propria abitazione, opera particolarmente significativa per il linguaggio architettonico costituito da elementi tratti dalla tradizione mamelucca, resi mediante le moderne tecniche costruttive applicate al revival neo-islamico; elementi che l’architetto aveva portato nella sua città natale al ritorno da un periodo trascorso in quell’Egitto khediviale in cui aveva trovato lavoro e fortuna, come testimoniano le tante opere realizzate al Cairo, ad Alessandria e sul Bosforo. La villa sorge in un territorio allora austriaco, divenuto poi italiano, quindi suddiviso tra la Repubblica Italiana e quella Jugoslava. Solo di recente, con l’ingresso della Slovenia nella Comunità Europea, è ufficialmente parte dell’Europa. Al fine di valorizzare la figura di questo importante progettista, è maturata l’idea nell’ambito della Scuola di Dottorato in Scienze dell’Ingegneria – Indirizzo in Progettazione integrata dell’Architettura e dell’Ingegneria civile dell’Università degli studi di Trieste – di organizzare un convegno internazionale in due giornate (ieri ed oggi) con la partecipazione di studiosi provenienti dai paesi direttamente interessati all’opera di Lasciac: Mercedes Volait (Parigi), Bogo Zupancic (Lubiana), Breda Miheliè (Lubiana), Marjana Lutman (Lubiana), Ezio Godoli (Firenze), Bernard O’Kane (Cairo) Milvia Giacomelli (Firenze), Edino Valcovich (Trieste), Diana Barillari (Trieste), Alberto Sdegno (Trieste), Alessandra Marin (Trieste), Diego Kuzmin (Gorizia), Andrea Nerozzi (Milano). (Gil)