New York, 10 set – Alla vigilia dell’11 settembre, sei anni dopo l’attacco all’America, come lo definì il presidente George W. Bush o del 9/11 come è passato alla storia, la notizia è che un nuovo video di Osama Bin Laden sta per essere diffuso sui siti integralisti islamici. A rivelarlo è la AbcNews riportando che, secondo quanto sostengono fonti d’intelligence americane che controllano siti vicini ad Al Qaeda, Bin Laden sceglierà il web per leggere il testamento di uno dei terroristi delle Twin Towers, Walid al Sheri. Il kamikaze risultò essere uno dei dirottatori a bordo del volo dell’American Airlines 11 che fu mandato a schiantarsi contro la torre nord del World Trade Center. Dopo il video diffuso la scorsa settimana dove un Bin Laden dalla barba nera e corta (forse posticcia?) parlava dell’elezione di Sarkozy e attaccava l’occidente citando “Hiroshima e l’Inquisizione” come “la vostra cultura dell’Olocausto”, oggi un sito internet islamico ha preannunciato il nuovo video con un banner di Al-Sahab, una sorta di casa di produzione di Al Qaeda, con il quale era stato anticipato il video precedente. “Presto in arrivo, se Dio vorrà – annuncia il banner – il testamento degli attacchi a New York e Washington, di Abu Musab Walid al Shehri, presentato dallo sceicco Osama bin Laden, che Dio lo preservi”. Dal 9/11, con una serie di attentati, Al Qaeda ha causato migliaia di vittime per il mondo. Nell’“attacco al cuore dell’America” persero la vita quasi 3 mila persone e il presidente Bush scelse prima la strada della guerra in Afghanistan per stanare lo sceicco e quella della guerra all’Iraq per coerenza alla sua politica di lotta al terrorismo. A Washington, al Congresso americano, è stato presentato oggi l’atteso rapporto Petraeus, cioè il resoconto del generale David Petraeus, comandante delle operazioni militari in Iraq, che ha fatto sapere: “Occorre lasciare inalterato, per almeno i prossimi sei mesi, il numero di militari statunitensi impiegati in Iraq”. “Ritirare ora le forze in campo – ha detto Petraus – sarebbe rischioso”. La scelta del comandante delle forze Usa in Iraq contraddice in parte quanto ha promesso invece il presidente Bush nella sua visita a sorpresa in Iraq la settimana scorsa quando proferì: “Se proseguiranno i successi fin qui ottenuti per la sicurezza del paese, potremo ridurre le truppe”. Accompagnato dall’ambasciatore a Bagdad, Ryan Crocker, il generale David Petraeus, ha dato lettura del rapporto solo dopo che le forze di sicurezza – per ordine del presidente della commissione Difesa della Camera, il democratico Ike Skelton – hanno allontanato un gruppo di manifestanti che urlavano: “Racconta la verità, generale”. Intanto sul fronte iracheno, le truppe britanniche che erano pronte a lasciare Bassora in aprile, hanno posticipato la partenza di cinque mesi, su richiesta degli Stati Uniti, come ha spiegato in un’intervista pubblicata dal Daily Telegraph il comandante dell’esercito britannico in Iraq, James Bashal. Anzi Bashal dice di più: “Avremmo potuto andarcene ad aprile e completare così il passaggio di poteri alle autorità locali. Questa sarebbe stata la cosa giusta da fare ma ragioni politiche ce lo hanno impedito”. “Gli americani ci hanno chiesto di rimanere più a lungo per una questione di strategia giocata ai massimi livelli” ha dichiarato. L’ex-ministro della Difesa Donald Rumsfeld, nella sua prima intervista dopo le dimissioni del novembre scorso, ha affermato che l’Afghanistan “è un grosso successo” ma ha precisato che in Iraq la situazione è ben diversa. “In Iraq – ha detto l’ex-capo del Pentagono – il governo di Bagdad non è ancora riuscito a creare un ambiente favorevole all’evoluzione verso più democrazia o un sistema più libero e più rappresentativo. Ci vorrà del tempo per arrivarci”. Stando a un sondaggio del quotidiano “Usa Today”, il 60 per cento degli americani pensa che gli Stati Uniti dovrebbero annunciare subito un calendario di ritiro delle truppe dall’Iraq. E sul rapporto di oggi presentato al Congresso del generale Petraeus, il sondaggio rivela: “Il 53 per cento degli intervistati ritiene che si tratti di un documento di parte che riflette quello che la Casa Bianca desidera la gente pensi dell’andamento del conflitto”. E c’è anche poca fiducia verso il governo iracheno: il premier Nuri al Maliki non riuscirà mai a raggiungere gli obiettivi politici promessi per il 57 per cento. Un altro sondaggio del Washington Post e della Tv Abc, fa sapere che solo il 28 per cento degli americani ritiene che il presidente George W. Bush terrà conto del rapporto del generale per fare correzioni alla sua politica. Il 66 per cento pensa che Bush andrà avanti per la sua strada. Mentre la città di New York si prepara a commemorare il sesto anniversario, “Usa Today”, fuori dal coro, esce con una contestata classifica che giudica il crollo del muro di Berlino come la notizia più importante degli ultimi 25 anni perché “pose fine alla guerra fredda”. Mentre il crollo delle Torri Gemelle, “un dramma che ha portato alla guerra in Iraq e in Afghanistan” occupa il secondo posto in classifica, ed è seguito dalla guerra in Iraq (2003) e dall’uragano Katrina a New Orleans.