“Se non si può dire che tutti gli islamici sono terroristi, è evidente che tutti i terroristi sono islamici”. Questo scrive ai dirigenti scolastici del Veneto l’assessore regionale alla Pubblica Istruzione Elena Donazzan, invitando presidi, direttori e insegnanti a sollecitare una presa di posizione degli alunni stranieri contro il terrorismo jihadista.
L’assessore parla di un modello di integrazione fallito e sostiene che occorre “una ferma condanna senza alcun distinguo tra italiani, francesi o islamici, se questi ultimi vogliono veramente essere considerati diversi dai terroristi che agiscono gridando Allah è grande”.
Che per essere considerati diversi dai terroristi si debbano seguire le istruzioni della signora Donazzan non convince le migliaia di musulmani che popolano pacificamente il Veneto. “E’ come se io chiedessi agli italiani di dissociarsi dalla mafia o da qualsiasi crimine commesso da un cristiano” ha scritto il blogger Anass Abu Jaffar. Non solo non la finiremmo mai, ma quel che è peggio trasformeremmo il mondo in un posto abitato esclusivamente da potenziali criminali o amici dei criminali.
L’agenzia Pressenza ha preso l’assessore alla lettera e ha verificato se è proprio vero che tutti i terroristi sono islamici. Ne è nato un lungo e macabro elenco che si apre con le 77 vittime della strage di Utoya in Norvegia, compiuta da un biondo neonazista autoctono, e si chiude con le migliaia di civili bruciati vivi dai marines nell’assalto con le armi chimiche alla città irachena di Falluja.
Per chiudere la discussione aperta dall’assessore Donazzan sembra comunque decisivo il parere di un diretto interessato, cioè il direttore di Charlie Hebdo assassinato il 7 gennaio. In un video del 2011, commentando un precedente attentato contro il giornale, Stéphane Charbonnier disse che i musulmani non dovevano sentirsi in obbligo di prendere una posizione rispetto all’islamismo radicale. “Non sono musulmani moderati – disse – sono cittadini”. Questo si pensava a Charlie Hebdo. (14 gen)