Il referendum sulla legge Fornero, proposto dalla Lega Nord, è stato oggi giudicato inammissibile dalla Corte Costituzionale. Attraverso una nota, la Consulta ha informato che, “nella odierna camera di consiglio è stata dichiarata inammissibile la richiesta di referendum relativa all’articolo 24 (Disposizioni in materia di trattamenti pensionistici) del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici)”, meglio conosciuta con il nome del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali che, durante il governo Monti, la portò all’approvazione.
SALVINI: “QUESTA ITALIA MI FA SCHIFO”. Dure le reazioni delle Lega e del suo leader Matteo Salvini: “Questa Italia fa schifo e mi batterò per ribaltarla. Hanno fottuto un diritto sacrosanto”, così il segretario federale del Carroccio, che ha rilanciato la manifestazione indetta per il 28 febbraio. “Come Lega faremo tutto quello che la democrazia permette – ha aggiunto Salvini – anche se ho dei dubbi che con oggi si possa parlare di democrazia in Italia”. Nell’atto di lasciare l’aula della Camera insieme agli altri leghisti per protesta contro la decisione, gli ha fatto eco il compagno di partito Massimiliano Fedriga: “La Consulta, con un atto gravissimo, ha stabilito la fine per la gente e per il popolo di esprimersi su un referendum per l’abrogazione della riforma Fornero, una decisione fuori da ogni precedente”.
IL MINISTRO: “SCELTA POSITIVA”. Elsa Fornero ha naturalmente salutato con favore la decisione della Corte, che secondo l’ex ministro “avrà avuto le sue buone ragioni” e con una scelta che ha ritenuto “positiva per il Paese”. Ha poi auspicato che il Parlamento, con “pacatezza e lungimiranza”, possa esaminare la riforma. Giuliano Cazzola, economista ed ex deputato, e uno dei grandi difensori della legge, è intervenuto sulla decisione, definendo “demagoghi irresponsabili” i promotori del referendum. Secondo Cazzola il quesito non sarebbero dovuto essere proposto perché “in contrasto con quanto dispone, in materia di referendum popolari, l’articolo 75 della Costituzione, e in secondo luogo perché la riforma delle pensioni del 2011 ha restituito credibilità a un Paese ormai sull’orlo della bancarotta”. Non è tardata anche la reazione dei sindacati. La Cgil, in una nota, ha infatti chiesto con urgenza un cambiamento radicale della legge, sottolineando come “l’inammissibilità del referendum, decisa dalla Corte Costituzionale, carichi di responsabilità il governo e il Parlamento. Insieme a Cisl e Uil abbiamo elaborato una piattaforma unitaria che oggi più che mai va rilanciata. Per questo – conclude la nota – decideremo insieme a Cisl e Uil quali iniziative sindacali mettere in campo”. (Peg – 20 gen)
