Roma, 18 set – La richiesta di Piero Fassino a Fausto Bertinotti e Franco Marini era chiara: “Chiedo un intervento per il congelamento immediato di tutte le forme di incremento automatico dei trattamenti economici dei parlamentari e l’attivazione delle procedure per portare rapidamente all’esame del Parlamento nuove norme ispirate a rigore, sobrietà e trasparenza”, ha scritto il segretario dei Ds. A stretto giro di posta, il presidente della Camera risponde: “Lo abbiamo già fatto”. Il dibattito sui costi della politica torna direttamente in Parlamento attraverso due lettere inviate stamani dal leader della Quercia ai presidenti delle due Camere: “La credibilità di chi riveste incarichi pubblici dipende anche dalla sobrietà dei suoi comportamenti e dal condurre una vita ‘normale’, il più possibile analoga a quella degli altri cittadini. Tutto ciò che appare privilegio, disparità di trattamento, condizione di favore non può che irritare i cittadini e ridurre la loro fiducia nelle istituzioni e nella politica”. Nella lettera Fassino sottolinea: “Non può che apparire incomprensibile a qualsiasi italiano il maturare continuo di incrementi automatici delle indennità dei parlamentari. Misura tanto più incomprensibile sia perché la generalità degli italiani non usufruisce di analogo automatismo per il proprio reddito, sia perché le indennità di cui gode un parlamentare sono sufficientemente cospicue da non necessitare davvero di tutele automatiche”. Il presidente Bertinotti non ci sta e replica con un comunicato: “La Camera dei deputati ha gia congelato gli aumenti automatici delle indennità dei parlamentari, non erogando quelli già previsti dalla legge per l’anno in corso” che, ribadisce Bertinotti, avrebbero dovuto scattare automaticamente a decorrere dal 1 gennaio 2007. “Come tu sai, essendo deputato – spiega Bertinotti – questi aumenti non sono stati erogati. L’aumento previsto dalla legge come automatico, perché legato alla dinamica retributiva dei magistrati, è stato già sospeso per i parlamentari membri della Camera dei deputati”. Poco più tardi il presidente della Camera allega alla nota ufficiale una frecciatina: “Lui – dice del segretario dei Ds – dovrebbe sapere che da gennaio non ha avuto alcun aumento. Adesso direi a Fassino che, congelati giustamente gli aumenti ai parlamentari, è ora di aumentare i salari e gli stipendi dei lavoratori italiani”. Insomma, sul congelamento degli aumenti delle indennità parlamentari, prosegue Bertinotti, persino Beppe Grillo “è arrivato in ritardo”. Dopo la replica di Bertinotti, Fassino fa un passo indietro e passa alla controffensiva su Marini: “Mi auguro che tale decisione riguardi ogni eventuale altro automatismo e che anche il Senato assuma al più presto il congelamento disposto dalla Camera”. La risposta del presidente dell’aula di Palazzo Madama non si lascia attendere. Stuzzicato anche da alcuni senatori, tra cui Luigi Lusi e Albertina Soliani, che avevano annunciato di voler rinunciare ai 200 euro mensili di adeguamento dello stipendio, Marini dice: “Al di là delle scelte individuali, c’è un solo modo per intervenire: cambiare la legge. Qui non ci muoviamo nel vuoto ma agiamo in base a una norma precisa che finché c’è va rispettata”. “Se il Senato, naturalmente con la Camera, vuole ritoccare questo punto – ha aggiunto Marini – sono disponibile a discuterne ma l’Assemblea si deve porre l’obiettivo di cambiare la legge che ci lega, automaticamente, a quell’adeguamento”. Secondo Antonio Di Pietro le misure adottate dalla Camera non sono sufficienti: “Gli sprechi della politica – afferma il ministro – vanno combattuti in via strutturale” e in questo piano rientra anche il governo. “Ventiquattro ministri con più di cento sottosegretari – dice Di Pietro – sono uno spreco di risorse”. Su questo punto il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio aggiunge: “Sia il Partito democratico a fare il buon gesto e a tagliare i sottosegretari”.
(Fca)