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M.O., ISRAELE DICHIARA GAZA “ENTITA’ NEMICA”

it@withub.it by it@withub.it
19 Settembre 2007
in Archivio News dal mondo
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Roma, 19 set – “Un’entità nemica”. Così il gabinetto di sicurezza del Consiglio di stato israeliano ha definito in queste ore la Striscia di Gaza controllata da Hamas. “Una dichiarazione di guerra” hanno risposto dall’organizzazione di Hamas. Anche perché, congiuntamente, Israele ha deciso di tagliare le forniture di carburante, di acqua ed elettricità al territorio palestinese. “Continuano le azioni sioniste criminali e terroriste contro il nostro popolo” ha risposto il portavoce del movimento del gruppo fondamentalista islamico, Fawzi Barhoum. “Il loro obiettivo è far morire di fame la nostra gente e costringerci ad accettare soluzioni umilianti che verranno proposte nella cosiddetta conferenza di pace di novembre”, ha aggiunto Barhoum, facendo riferimento all’incontro promosso dagli Stati Uniti che si dovrebbe tenere tra due mesi. Il governo israeliano ha precisato che la decisione è stata presa come risposta al ripotenziamento militare di Hamas e per fronteggiare il continuo lancio di razzi Qassam da parte dei miliziani. L’attacco più recente ha colpito una base israeliana in cui sono rimasti feriti 70 militari (altre fonti parlano di una trentina di soldati). Ma perché Israele ha deciso di frenare – di fatto – la riapertura del processo di pace, soprattutto a poche ore dall’arrivo nella regione del segretario di Stato americano Condoleezza Rice, che dovrebbe porre le basi per la futura conferenza? Le restrizioni confermano davvero il piano israeliano di un embargo alla Striscia per portare il governo di Hamas alla resa? Le tensioni nell’area sono aumentate dopo che le forze di Hamas hanno preso il controllo di Gaza, il 14 giugno scorso, dopo una sanguinosa battaglia contro le forze rivali del partito laico di Fatah, espellendo il presidente Mahmud Abbas. Così, già a fine agosto El pais, quotidiano spagnolo, informava che “i palestinesi di Gaza, sono asfissiati dal blocco e non ricordano un momento peggiore”. “Non entra nulla nell’area, né sapone, né carta igienica e anche di cibo ne arriva poco”. Per non parlare dei civili morti sotto il fuoco dell’aviazione e dell’artiglieria israeliana che non si contano da giugno. Il movimento di Hamas sembra però intenzionato a rimanere nell’area. “Non faremo un passo indietro, i palestinesi sanno che se devono fare la fame, la faremo con loro”, aveva avvertito poche settimane fa Mohamed Shihab, deputato di Hamas. “Se Israele deciderà di riprendere le azioni militari contro Gaza saremo pronti ad affrontarli. Non ci arrenderemo, e combatteremo insieme al nostro popolo”, ha detto Barhoum, il portavoce di Hamas a Gaza. Con il mantenimento dello stretto controllo di Israele sui confini di Gaza, sullo spazio aereo e nelle zone costiere, e con la tassa sui redditi dei palestinesi, la Striscia dipende largamente dallo stato israeliano per le importazioni di beni e aiuti umanitari. Per il presidente della Commissione affari esteri e difesa, Zahi Hanegbi (Kadima), Israele considera le milizie di Hamas come “l’avanguardia della penetrazione regionale da parte dell’Iran”. Stando ad alcune indiscrezioni apparse oggi sulla stampa locale i ministri israeliani non sarebbero favorevoli a ordinare in questa fase un’operazione militare di vasta portata. Per questo ritengono necessario adottare verso la Striscia una serie di sanzioni restrittive. All’unanimità il Consiglio ha votato la decisione di ridurre il rifornimento di carburante destinato alla centrale termoelettrica di Gaza, in modo da garantire solo le forniture per gli ospedali e per il sistema idrico, e di limitare l’apertura dei passaggi di frontiera al solo transito di generi alimentari e di emergenza. La decisione di dichiarare Gaza “entità nemica”, segue le indicazioni legali del ministero degli Esteri su come definire la Striscia in modo da permettere a Israele d’imporre sanzioni nell’ambito del diritto internazionale. Nel discutere il provvedimento – riferisce il sito di Haaretz – i ministri hanno preso in considerazione il fatto che l’energia elettrica serve per la fabbricazione dei razzi Qassam che vengono lanciati contro Israele. Il consiglio israeliano ha tenuto conto di un parere legale che invita a limitare il taglio all’elettricità, in quanto punizione collettiva vietata dalla legge internazionale. Il portavoce del premier destituito, Ismail Haniyeh, Taher al-Nunu ha evidenziato che “Israele già ci considera nemici e lo dimostra tutti i giorni”. La decisione costituisce “una punizione collettiva che equivale a un crimine di guerra, crimine che la comunità internazionale non deve permettere”. “Noi contatteremo i paesi arabi per prevenire questa azione nei confronti del popolo palestinese”, ha aggiunto. In quanto ai continui attacchi con razzi Qassam condotti contro il territorio israeliano da parte delle milizie palestinesi, il portavoce ha detto che “Hamas ha già offerto una tregua reciproca, ma tocca alla parte israeliana iniziare a rispettarla”. Oggi pomeriggio il segretario di Stato Rice inizierà i colloqui con i dirigenti israeliani incontrando il ministro degli Esteri, Tzipi Livni. Sono in programma anche incontri con il premier Ehud Olmert, con il presidente Shimon Peres e con il leader della opposizione nazionalista Benyamin Netanyahu. Domani sarà a Ramallah dal presidente Abu Mazen e dal premier Salam Fayyad.
(Cli – Deg)

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