“Ascoltare nel discorso del Capo dello Stato il nome di Stefano Gaj Taché come simbolo delle vittime dell’odio e dell’intolleranza, seguita da quella espressione ‘era un nostro bambino, un bambino italiano’, è stata una sensazione imprevista e toccante”: lo dice a L’Avvenire, il presidente della Comunità ebraica di Roma. Riccardo Pacifici spiega: “è stato come ricevere un abbraccio improvviso, dopo la visita alle Fosse Ardeatine, un altro gesto che ci riempie il cuore di speranza”. Infine Pacifici aggiunge che “mi ha colpito anche il riferimento alla maggiore attenzione che l’Italia deve alle comunità straniere e alla valorizzazione delle diversità”. (Sab – 4 feb)