Abbiamo appreso qualche giorno fa che in Sicilia ci sono 285 mila lavoratori in nero, i quali producono un valore aggiunto non dichiarato di 10 miliardi e ogni anno tolgono allo Stato circa 4 miliardi di imposte. Lo stesso giorno l’Inps ci ha fatto sapere che i falsi invalidi e le loro pensioni costano circa 16 miliardi l’anno.
In compenso l’Italia ha una specie di record mondiale per quanto riguarda il numero di pagamenti a cui un imprenditore è obbligato e il numero di ore dedicato alla preparazione, compilazione e versamento delle imposte: 269 ore, oltre una volta e mezza il tempo medio necessario nel resto d’Europa.
Deve avere in mente fenomeni di questo tipo il settimanale tedesco Der Spiegel, quando scrive, come ha fatto questa settimana, che la colpa della mancata crescita italiana non è dell’euro o dei trattati comunitari, ma del nostro malgoverno e delle nostre mancate riforme.
Lo Spiegel ricorda che l’Italia ha una delle percentuali più basse di laureati e che perfino in Sudan si risolvono più velocemente le controversie contrattuali. La crisi dell’Italia, conclude il giornale, è stata preparata in casa “come la pasta della mamma”.
Il settimanale tedesco (che per decenni, prima che rinascessero i nazionalismi, è stata una specie di bibbia per socialdemocratici e progressisti di tutta Europa) si occupa del feeling tra Renzi e Tsipras e osserva che un’alleanza tra i due sarebbe innaturale perché, a differenza della Grecia, i problemi dell’Italia non hanno a che fare né con la Troika né con il rigore. Un po’ è vero.