Herat, 23 set – Sarebbero in mano ai talebani i due militari italiani (quasi certamente appartenenti all’intelligence), l’autista e l’interprete afghani scomparsi da ieri sera nella zona di Herat in Afghanistan. Per ora fonti investigative italiane confermerebbero la notizia rilasciata dall’agenzia afghana indipendente Pajhwok che, citando fonti anonime, ha sostenuto che i militari sarebbero stati sequestrati dagli uomini del Mullah Akthar Muhammad dopo essersi imbattuti in un posto di blocco a Khoja Hesan, sulla strada principale del distretto di Shindand. Il ministero della Difesa “invita gli organi di stampa tutti a seguire una linea di prudenza”. “Siamo di fronte – ha detto il ministro Arturo Parisi – a una situazione non ancora chiara che richiede da parte di tutti il massimo dell’attenzione e del rispetto dei fatti e delle parole”. Da ieri sera si erano persi i contatti con i due sottoufficiali italiani in missione in Afghanistan. La polizia locale è stata la prima a dare l’annuncio. I militari, l’interprete e l’autista si stavano dirigendo dal distretto di Shindad, nella provincia di Herat, verso il confine con l’Iran. L’ipotesi di rapimento era risultata – fin dall’inizio – la più accreditata. “In base alle nostre informazioni – aveva riferito il capo degli investigatori Ali Khan Husseinzada – due italiani e due afghani hanno lasciato la città di Herat a bordo di due auto, sabato. Hanno parcheggiato una delle auto in una zona di Shindand e sono partiti a bordo dell’altra verso un’altra direzione. Si cerca di capire se siano stati rapiti o no”. Un portavoce degli studenti coranici, Qari Mohammad Yussef Ahmadi, aveva mandato a dire: “non ne sappiamo niente”. Il ministro degli esteri Massimo D’Alema da New York – dove si trova per partecipare a una riunione proprio sull’Afghanistan a margine dell’Assemblea generale dell’Onu, convocata dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon con il presidente afghano Hamid Karzai – aveva dichiarato: “E’ prematuro parlare di sequestro”. “Per ora siamo di fronte a due funzionari italiani che sono scomparsi – aveva aggiunto D’Alema – la vicenda è seguita da governo e autorità militari competenti d’intesa con le autorità afghane e con i nostri alleati. Credo che per ora questo sia ciò che si deve dire, anziché aprire discussioni del tutto premature”. Mentre Sergio De Gregorio, presidente della commissione Difesa del Senato ha parlato di “scenari inquietanti” e li ha motivati così: “Se sarà confermato il rapimento al confine con l’Iran, si apre un’ipotesi terribile”, ovvero “un avvertimento forte e deciso agli italiani per colpire i paesi occidentali dell’alleanza uniti in Afghanistan e in Libano”. Mentre si attendono notizie dagli investigatori al lavoro in Afghanistan, in Italia la vicenda dei due militari spariti diventa oggetto di una polemica che riaccende il dibattito sulla necessità o meno di un ritiro delle truppe dal Paese. Tra i primi ad esprimersi sulla vicenda Oliviero Diliberto, che sottolinea “l’assurdità della nostra presenza in Afghanistan”. “Lo diciamo da tempo: ritiriamo subito le truppe” ha dichiarato il segretario del Pdci. E a replicare a Diliberto è stato Maurizio Ronconi dell’Udc per il quale si tratta di una presa di posizione che denota “irresponsabilità totale” parlando di una messa a “rischio della credibilità e della sicurezza delle nostre truppe”. Un invito a evitare le polemiche dal capogruppo dei Verdi alla Camera, Angelo Bonelli, “a prescindere da tutte le posizioni politiche sull’Afghanistan” e da Angela Finocchiaro, capogruppo dell’Ulivo al Senato. Anche per il capogruppo del Prc-Se Giovanni Russo Spena sottolinea che “in queste ore la priorità assoluta è lavorare, se necessario anche trattando, per garantire l’incolumità e il ritorno a casa di tutti e quattro gli scomparsi”. Ed ha aggiunto: “Subito dopo, però, bisognerà prendere atto dell’impossibilità di risolvere con le armi la situazione in Afghanistan. “Non credo che questo sia il momento delle polemiche tra le forze politiche”. “La vicenda dei due militari in Afhganistan dovrebbe spingere il mondo politico ad un atteggiamento di responsabilità e non cominciare a gridare col ritiro della missione. Sarebbe questo sì un comportamento irresponsabile” ha evidenziato il segretario della Democrazia Cristiana per le Autonomie, Gianfranco Rotondi. Mentre attacca Daniele Capezzone, presidente della Commissione attività produttive della Camera: “Non è affatto assurda la presenza delle nostre truppe in Afghanistan, che sono lì per supportare un delicato e difficile cammino verso la democrazia. Assurdo è, semmai, il grido di Diliberto e della sinistra comunista, che forse preferirebbero lasciare il paese nelle mani dei talebani”. I militari italiani in missione Isaf in Afghanistan sono oltre duemila. Due i contingenti principali, a Kabul e a Herat. Del contingente di Herat fa parte anche un distaccamento di forze speciali che perlustra la regione ovest del Paese, sotto il comando italiano. L’ultima relazione semestrale dei servizi segreti, inviata al Parlamento, indica che nella zona “si è registrato un sensibile incremento dei profili di rischio, in ragione dell’afflusso di elementi jihadisti e talibani dalla provincia meridionale di Helmand”.
(Gli – Deg)