Losanna, 24 set – A dieci anni dal suo riconoscimento giuridico (1947) l’Inca, il patronato della Cgil, ha aperto il suo primo ufficio in Svizzera, a Bellinzona, per assistere e tutelare gratuitamente le migliaia di lavoratori italiani alla ricerca di un lavoro. Da allora l’Inca ha ampliato la sua presenza sul territorio aprendo uffici a Zurigo, Basilea, Losanna, Berna, Ginevra e Neuchatel. Cinquant’anni dopo l’Inca-Cgil Svizzera, ha festeggiato lo scorso 22 settembre questo importante anniversario al Casinò di Montbenon di Losanna. Con la partecipazionedi personalità politiche locali, del segretario generaledella Cgil, Guglielmo Epifani, e di numerosi altri rappresentanti del movimento sindacale svizzero ed italiano, si sono susseguiti una serie di eventi. Tra questi un caffè letterario sul tema “Quando gli emigrati producono cultura”, con la partecipazione degli autori Joseph Incardina, Olivier Chiacchiari, Alberto Roncaccia e Leonardo Zanier. Una mostra dal titolo “Emigrati di qui e d’altrove” , organizzata nella “Salle des Fêtes”, ha riproposto una panoramica d’immagini sulla vita degli emigrati. Poi ancora una serie di concerti, con le esibizioni di un gruppo locale e di cantautori italiani. “Festeggiamo i cinquant’anni dell’Inca Svizzera e lo facciamo pensando ai giovani”. Con queste parole la presidente dell’Associazione Inca Svizzera, Rita Schiavi ha spiegato il senso delle manifestazioni. “Mezzo secolo fa in Svizzera – racconta la Schiavi – l’Inca era un’altra cosa rispetto a oggi: all’epoca arrivavano in questo paese tantissimi lavoratori italiani con poca scolarizzazione e un grande bisogno di aiuto, soprattutto in caso di incidenti sul lavoro e poi per il conseguimento della pensione. Oggi la situazione è assai cambiata. Gli italiani in Svizzera rappresentano ancora la comunità più numerosa e sono già alla quarta generazione. Parlano bene le lingue locali e i lavori che svolgono sono mutati. E, quindi, è cambiata la funzione deve svolgere l’Inca”. “Il patronato – spiega ancora la Schiavi – può infatti avere un futuro importante nei rapporti che i giovani hanno con il loro paese d’origine: i genitori, una casa che ereditano in Italia e così via. In alcuni casi i rapporti s’invertono rispetto al passato: oggi magari essi hanno bisogno di un aiuto per la traduzione di un atto giuridico o burocratico che li riguarda e che è scritto in un italiano che non padroneggiano più tanto bene. Per tutti questi motivi abbiamo deciso di dedicare il nostro cinquantenario ai giovani”. (SEGUE)
(Iil)