Roma, 24 set – Con il fermo di Alberto Stasi, avvenuto quest’oggi, sembra essere giunto a una svolta decisiva il giallo di Garlasco. A far scattare il provvedimento sarebbero stati i risultati delle ultime analisi condotte dai Ris. In particolare, secondo un investigatore, “un indizio si sarebbe trasformato in una prova”. Si tratterebbe del ritrovamento di tracce del dna di Chiara Poggi su una delle biciclette sequestrate il 20 agosto scorso durante la perquisizione in casa Stasi. Sulla bici – così come sulle auto – erano emerse minime tracce positive al Luminol, nel corso degli esami del Ris e dei consulenti di parte. E quella sulla bicicletta avrebbe ricondotto a Chiara. Ecco nel dettaglio la cronaca dei fatti salienti di questi quaranta giorni “di mistero”.
14 agosto 2007: viene rinvenuto il cadavere di chiara Poggi, la 26enne neolaureata in economia e commercio, uccisa la mattinata di lunedì 13 nella villetta dove viveva con la famiglia a Garlasco (Pavia). A scoprire il cadavere sulle scale della cantina della casa di via Pascoli 8, con il cranio fracassato, è il fidanzato Alberto Stasi, studente di 24 anni, che – racconterà – era andato a casa della ragazza dopo aver cercato invano di mettersi in contatto con lei.
15 agosto: all’ingresso di villa Poggi, viene trovata un’impronta, l’orma della punta di una scarpa lasciata nella macchia di sangue all’ingresso della residenza. Nei laboratori scientifici arrivano anche un paio di scarpe da tennis sequestrate nell’abitazione del fidanzato di Chiara che, però, non erano quelle indossate da Alberto Stasi quel tragico lunedì mattina. A due giorni dal delitto nessun indagato. Buio pesto anche per quanto riguarda la ricostruzione del delitto. Alberto Stasi, interrogato come persona informata sui fatti per 12 ore, dice ai carabinieri di aver scavalcato il cancello della villetta dove Chiara viveva e di aver poi trovato la porta socchiusa. Secondo gli investigatori, però, quest’ultima, che ha una doppia serratura, non presenta segni di effrazione. Dalle prime ricostruzioni, dunque, sembra che Chiara abbia aperto la porta all’assassino, probabilmente una persona che conosceva. Ad aggravare il mistero c’è poi la bicicletta nera, da donna, che una vicina di casa di Chiara, sentita come testimone, riferisce di aver visto davanti all’abitazione della giovane ma che, intorno alle 10.20, scomparve. Il decesso della vittima, stando ad una prima ricostruzione, risalirebbe alle 11 circa. Unica certezza: Chiara in casa era sola, la porta era aperta senza alcun segno di scasso e sul corpo della ragazza non vi sarebbero state tracce di violenza sessuale. Nessuna traccia dell’arma del delitto che secondo gli inquirenti sarebbe stato un corpo contundente con il quale il killer avrebbe colpito la ragazza diverse volte alle spalle sfondandole il cranio e facendola crollare morta sulle scale che portano alla cantina-taverna. Quel giorno, in caserma, anche le due cugine gemelle di Chiara, Paola e Stefania. “Non è stato Alberto, siamo sicure. Erano una coppia bellissima, erano legatissimi e in questi giorni cucinavano sempre insieme. Avevano tirato fuori le ricette e si erano messi ai fornelli. Lei era solare, tranquilla, equilibrata. Ci teneva a studiare e a riuscire nella vita”.
18 agosto: salgono a tre il numero delle impronte di scarpe ritrovate in casa Poggi. Una vicino al telefono dove Chiara è stata aggredita la prima volta, le altre due accanto alla scala della taverna. Da un primo accertamento non sarebbero state lasciate dalle scarpe che Alberto Stasi indossava quando è entrato nella villa per cercare la fidanzata, che da ore non rispondeva al telefono. I risultati dell’autopsia confermano che chi è entrato in casa lo ha fatto per uccidere e ha agito appena varcata la soglia.
19 agosto: applausi e commozione al funerale della giovane Chiara, a cui partecipano un migliaio di persone. Intanto emergono nuovi spunti investigativi. In particolare gli inquirenti puntano l’attenzione su una telefonata partita dal cellulare di Alberto verso l’utenza di casa Poggi alle 13.27 (ovvero quando secondo l’autopsia Chiara era già morta) e alla quale qualcuno avrebbe risposto, alzando per qualche istante la cornetta. Il secondo elemento si riferisce invece al lavoro degli uomini della scientifica che avrebbero rilevato tracce ematiche nella doccia del bagno al piano terra della villetta di via Pascoli. Una delle ipotesi avanzata dagli specialisti è che l’assassino avrebbe cercato di ripulirsi dopo aver colpito ripetutamente la giovane alla testa con un oggetto contundente, di cui ancora non si ha traccia. Nuovo interrogatorio per Alberto Stasi e nuove contraddizioni. Il ragazzo spiega ai magistrati di aver visto “Chiara bianca in volto in fondo alla scala che porta alla taverna”. Ma – al momento dell’intervento delle forze di polizia sul luogo del delitto – Chiara aveva la faccia completamente coperta di sangue.
21 agosto: alle 12.15 i Carabinieri bussano alla porta di casa Stasi a Garlasco, con in mano un avviso di garanzia per omicidio volontario nei confronti del fidanzato di Chiara Poggi e un decreto di perquisizione, firmati dal pm Rosa Muscio. Cominciano le persecuzioni in casa Stasi. Gli investigatori svuotano la cassetta degli attrezzi, per osservare ogni martello, ogni cacciavite, ogni utensile appuntito. Alla fine gli inquirenti sequestrano due biciclette e tre delle auto di famiglia: la golf nera di Alberto, la Bmw X3 nera del papà e un furgoncino Citroen Berlingo bianco. Al termine delle sei ore di interrogatorio Alberto si sottopone alla prova del Dna con un campione della sua saliva. “Sono innocente, cercate altrove l’assassino della mia Chiara” ripete di continuo.
22 agosto: spunta una nuova pista per il giallo di Garlasco: una mazzetta da muratore rubata. Il titolare di un cantiere, situato nel cortile della Croce garlaschese che ha sede nella cittadina, riferisce ai carabinieri che alcuni giorni prima del delitto qualcuno ha sottratto da un secchiello una mazzetta da un chilo. Intanto si viene a sapere che sarebbero state due incongruità riscontrate nel lungo racconto del ragazzo a motivare l’avviso di garanzia emesso con l’accusa di omicidio volontario a carico di Stasi. La sua verità sta in 26 pagine di verbale: “Ho trovato la porta d’ingresso chiusa, ma non a chiave. In casa ho visto la tv accesa nella salettina dove eravamo la sera prima. Entrando, vicino alla porta, ho visto del sangue e un sottovaso per terra. Quando ho aperto la porta della taverna ho visto altro sangue: ho fatto due gradini e non ho guardato dove mettevo i piedi. Ho visto Chiara riversa a terra, con le gambe leggermente allargate. Del volto ho visto la guancia destra di chiara. Era bianca in volto”. Proprio questo è il passaggio in cui gli inquirenti riscontrano le incongruenze sospette: al loro arrivo Chiara aveva il volto ricoperto di sangue, quindi non poteva essere bianco, e le scarpe che indossava Alberto sembra fossero pulite, mentre avrebbero dovuto sporcarsi di sangue se è vero che il giovane non ha guardato dove metteva i piedi. Dopo la chiamata delle 13.50 al 118, quando arrivano i soccorsi Alberto è già corso in auto alla caserma dei carabinieri di Garlasco. “Non mi sono avvicinato al corpo di Chiara perché ero spaventato e ho provato una sensazione mai provata in vita mia. Non ho aspettato l’ambulanza perché avevo paura”. Da parte sua la polizia scientifica continua ad analizzare il computer di Alberto per scoprire se veramente il giorno del delitto il ragazzo abbia lavorato alla tesi. Sempre il questa giornata scoppia il caso della “fotografia taroccata” nella quale le cugine gemelle di Chiara si fanno “ritrarre” assieme alla vittima. Un’immagine che in poco tempo fa il giro del mondo ma ben presto destinata a rivelarsi nient’altro che un fotomontaggio.
23 agosto: un capello chiaro, lungo cinque o sei centimetri stretto nella mano chiusa a pugno di Chiara Poggi. E poi altri due o tre capelli insanguinati, che almeno a vista appaiono dello stesso tipo, accanto al corpo della ragazza. Forse Chiara ha provato a lottare ed ha afferrato qualche capello di chi la stava uccidendo. Elementi che si sommano alle orme insanguinate trovate in casa e alla ricostruzione che i Ris stanno facendo sugli schizzi di sangue per stabilire la posizione di vittima e assassino. Sembra invece destinata a tramontare l’ipotesi che a uccidere Chiara Poggi possa essere stata la mazzetta da muratore rubata una ventina di giorni fa alla Croce garlaschese. I medici legali di Pavia hanno visionato l’immagine di un utensile simile, ma le ferite alla testa della vittima non sarebbero compatibili con quell’arnese. Intanto Alberto Stasi ricostruisce ancora una volta che cosa ha visto all’una e mezzo del pomeriggio di lunedì 13 agosto.
24 agosto: nuova svolta nelle indagini. Dalla cassetta degli attrezzi di casa Poggi mancherebbe un oggetto. A raccontarlo ai carabinieri il padre di Chiara. Emerge anche che dalla casa di Alberto sono stati portati via alcuni video girati con una webcam, che dovrebbero essere visionati. Dall’analisi delle fotografie e dei singoli dettagli sugli schizzi di sangue nella villa, emerge ora anche una possibile seconda ricostruzione su come sarebbe avvenuto l’omicidio. L’assassino potrebbe essere entrato dalla porta principale ma anche dal garage. Forse si è fermato a chiacchierare con Chiara, che è stata colpita alla testa davanti al telefono. Poi ha tentato di fuggire verso la porta, ma qui è stata bloccata, trascinata per i capelli verso la taverna, colpita ancora e buttata giù dalla scala. Riguardo invece al giallo delle telefonate partite dal cellulare di Alberto alla casa di Chiara la mattina del delitto, i tabulati Telecom rivelano che a due di queste chiamate qualcuno avrebbe effettivamente risposto: in un caso per quatto secondi, in un altro per 12. Alberto dice di non essersene reso conto.
25 agosto: dai primi accertamenti sui computer del ragazzo, sembrerebbe che il pc non sia stato utilizzato il giorno del delitto. Analizzandone la memoria gli inquirenti non avrebbero trovato alcun file salvato quel lunedì. Il difensore di Alberto, Giovanni Lucido, invece, è convinto che proprio i computer scagioneranno il ragazzo dall’accusa di omicidio.
28 agosto: tre paia di pantaloni lunghi, due canottieri e delle scarpe da tennis vengono recuperati in un canale tra Gropello Cairoli e Villanova D’Ardenghi, chiusi in un sacchetto. L’ipotesi? L’assassino potrebbe avere un complice, che lo avrebbe aiutato a cambiarsi e a far sparire i vestiti. Analisi preliminari anche nella casa dell’omicidio dove si è scoperto che ci sono tracce di sangue nelle tubature del lavandino del bagno.
31 agosto: interrogato l’amico del cuore di alberto Stasi Marco Panzarasa, per capire se l’indagato abbia potuto confessare qualcosa ad una persona di cui si fidava. Alberto, però, rimane l’unico indagato. Intanto, in attesa degli esiti degli esami dei Ris, spunta un diario nell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. A parlarne sono state, nel corso di diversi interrogatori, le amiche della vittima. “Chiara – hanno raccontato – aveva l’abitudine di scrivere tutto quello che la colpiva”. Un diario che ora potrebbe fornire agli inquirenti una pista su cui lavorare per scoprire il movente dell’omicidio, qualcosa di compromettente su una persona che le stava accanto.
3 settembre: vacilla l’alibi di Alberto. Il giorno del delitto, il giovane non avrebbe passato, secondo il suo racconto, ore e ore a mettere a punto i dettagli finali della sua tesi di laurea in Economia e Commercio alla Bocconi. Avrebbe invece acceso il suo portatile per una manciata di minuti, come rivela un investigatore. Giusto il tempo di avviare il sistema operativo, di dare uno sguardo a un file. Niente di più.
4 settembre: il procuratore capo di Vigevano Alfonso Lauro propone di istituire una sorta di numero verde al quale sia possibile telefonare mantenendo l’anonimato, per dare una qualsiasi traccia che possa portare a individuare l’assassino di Chiara Poggi. Intanto per Alberto la situazione si aggrava. “È stato quel bastardo. È stato lui”. L’amica del cuore di Chiara lo avrebbe detto a sua madre che l’ha spiegato poi ai carabinieri: “Mia figlia ha detto così e si riferiva ad Alberto”. Ma la ragazza, poi, conferma la frase sminuendone il senso, “Era solo un pensiero”. E ripete: “Niente che non andasse fra loro. Era una coppia perfetta”. Gli inquirenti sono convinti che Chiara a lei avesse confessato qualcosa che però l’amica non vuole rivelare, qualcosa in grado di indirizzare verso un possibile movente del delitto.
5 settembre: tracce di sangue da gocciolamento sul pigiama di Chiara Poggi, simili a quelle già trovate nei giorni scorsi dai Ris sul pavimento della villa del massacro, accanto al divano del salotto. Spunta un nuovo elemento per l’omicidio di Garlasco, anche se restano ancora delle ipotesi: le gocce di sangue, rinvenute all’altezza della schiena sulla maglietta che Chiara indossava, potrebbero essere state perse dall’arma utilizzata per ucciderla, oppure potrebbero appartenere al suo assassino.
8 settembre: nessun risultato dalle nuove analisi portate a compimento dal Ris di Parma. In quelle gocce di sangue non c’è il Dna di Alberto Stasi, né di uno sconosciuto. Iniziati gli esami anche sugli occhiali del ragazzo, sulle sue scarpe, sui cartoni delle pizze mangiate la sera prima a casa Poggi e altro ancora.
23 settembre: sul muretto di cinta dell’abitazione di via Pascoli in cui è avvenuto il massacro non viene rilevata alcuna impronta, neppure una traccia che possa essere ricondotta al profilo genetico di una persona. Un aggravante per Alberto, visto che durante i tre interrogatori a cui è stato sottoposto ha dichiarato di aver scavalcato quel muretto per entrare nell’abitazione della fidanzata, dopo aver cercato invano di mettersi in contatto con lei. Restano poi le stranezze del suo comportamento a cominciare dal fatto che il giovane non si sia avvicinato al corpo della fidanzata, sebbene lui stesso abbia detto di non sapere se fosse viva o morta e il tono della telefonata al 118, partita alle 14,49, quando il ragazzo era già davanti alla caserma. La chiamata dura in tutto un minuto e Alberto si limita chiedere “un’ambulanza in via Giovanni Pascoli”. Solo dopo le domande dell’operatore dice genericamente: “Credo che abbiano ucciso una persona”.
24 settembre: Alberto stasi viene fermato.
(Deg)