A ROMA “NON SONO (SOLO) TUA – DONNE CHE ASPETTAVANO L’AMORE”
“Non sono (solo) tua – Donne che aspettavano l’amore” è il nuovo spettacolo teatrale di Lino Belleggia e Giovanni Nardoni che andrà in scena a Roma, al Teatro Tordinona dal 24 febbraio al 15 marzo. Con un titolo che è la chiara risposta alla frase “sei solo mia”, usata spesso da uomini violenti nei confronti delle loro fidanzate, compagne o mogli, il tema portato in scena dal ilsestoatto è proprio quello della violenza nei confronti delle donne. Sul palco del teatro romano Gianna Breil, Bianca Maria Castelli, Fabiana Lazzaro, Helene Olivi Borghese, AnnaRita Luongo, Paola Scotto Di Tella e Veronica Maria Genovese racconteranno sei storie tratte da accadimenti reali: sei personaggi che vestiranno i panni di donne che devono affrontare e superare, scoprendo la forza del sostenersi l’un l’altra, diverse realtà di violenza in casa, di abuso sessuale, di tentati omicidi, di stalkeraggio. Un lavoro nato dallo studio attento di una corposa bibliografia in materia e una ricerca approfondita di esperienze e racconti di donne che hanno subito violenza nella loro vita. La storia si svolge in una sala di un centro antiviolenza di Roma Nord, dove si incontra un piccolo gruppo di auto-aiuto per donne maltrattate. Nicoletta, alle spalle due tentati omicidi da parte del marito, è la moderatrice. Con lei ci sono Fiorella, vittima di un ex marito violento e prevaricatore che l’ha già accoltellata una volta; Virginia, abbandonata dal promesso sposo dopo aver vissuto sulla propria pelle uno stupro di gruppo davanti agli occhi del fidanzato stesso; Tiziana, incapace di lasciare un marito dispotico che l’ha distrutta nel fisico e nella mente; Piera, vittima di uno stalker sconosciuto le cui minacce l’hanno obbligata a lasciare tutto e Claudia, madre di Anna, una ragazzina di tredici anni suicidatasi dopo essere stata stuprata. Durante le sedute le sei donne raccontano le loro storie di abuso, confrontandosi a volte con veemenza, ma dimostrando, sempre, umanità e partecipazione. Queste donne, attraverso il raccontarsi reciprocamente, e tirando fuori ognuna la propria storia di violenza subita, cambiano e si trasformano pian, piano. Nel momento in cui l’amicizia tra di loro sembra renderle più forti e consapevoli, un nuovo dramma le coinvolgerà tutte e, per combattere il dolore e la frustrazione, non potranno fare altro che continuare le sedute e contrastare, nel proprio piccolo, la violenza insensata dell’uomo. (Cle)
MICHELE PLACIDO PORTA IN SCENA IL “RE LEAR” DI SHAKESPEARE
Michele Placido porta in scena, al Piccolo Teatro Strehler dal 24 febbraio al 8 marzo, una delle tragedie più intense di Shakespeare: Re Lear. L’opera esplora la natura stessa dell’esistenza umana: l’amore e il dovere, il potere e la perdita, il bene e il male, racconta della fine di un mondo, il crollo di tutte le certezze di un’epoca, lo sgomento dell’essere umano di fronte all’imperscrutabilità delle leggi dell’universo. All’inizio del dramma Lear rinuncia al suo ruolo, consegna il suo regno nelle mani delle figlie, si spoglia dell’essere Re, pilastro e centro del mondo, per tornare uomo tra gli uomini, rifarsi bambino e in pace “gattonare verso la morte”. Come un bambino pretende l’amore, Lear esige in cambio della cessione del suo potere, che le figlie espongano in parole i loro sentimenti per lui. Ma Cordelia, la più piccola, sa che l’amore, il vero amore non ha parole e alla richiesta del padre può rispondere solo: “nulla, mio signore”. È questo equivoco, questo confondere l’amore con le parole, che, nel momento in cui le altre figlie si mostreranno per quello che sono, farà crollare Lear rendendolo pazzo. E con Lear è il mondo intero che va fuor di sesto, la natura scatenata e innocente riprende il suo dominio, riporta gli uomini al loro stato primordiale, nudi e impauriti, in balia di freddo e pioggia a lottare per la propria sopravvivenza, vermi della terra. È qui che può cominciare un crudele cammino d’iniziazione: resi folli o ciechi per non aver saputo capire o vedere, Lear e il suo alter ego Gloucester, accompagnati da figli che si son fatti padri, giungeranno finalmente a capire e vedere. Il palcoscenico è la distruzione del mondo. La storia di Lear è la storia dell’uomo, delle civiltà che si credono eterne ma che fondano il loro potere su resti di altri poteri, in un continuo girotondo di catastrofi e ricostruzioni. In scena insieme a Placido, Gigi Angelillo, Francesco Bonomo, Federica Vincenti e Francesco Biscione diretti dallo stesso Placido e da Francesco Manetti. (Red)
DANZA, “CARMINA BURANA” AL VASCELLO DI ROMA
Spellbound Contemporary Ballet ripropone a grande richiesta il suo spettacolo fiore all’occhiello, “Carmina Burana”, con la coreografia e regia di Mauro Astolfi e le musiche di Carl Orff, Antonio Vivaldi I, Ecce Torbit Probitas. Lo spettacolo, che aveva debuttato in prima assoluta a Maiori nel settembre 2006, è presentato a Roma al Teatro Vascello, dal 24 febbraio al 1 marzo, nel riallestimento per la celebrazione dei 200 anni del Teatro Sociale di Como e per il Prisma Festival de Danza contemporanea di Panama (ottobre 2014). In scena Sofia Barbiero, Fabio Cavallo, Alessandra Chirulli, Maria Cossu, Giovanni La Rocca, Mario Laterza, Gaia Mattioli, Giuliana Mele e Cosmo Sancilio. Lo spettacolo “è stato infatti profondamente rivisitato – spiega Astolfi – ma ha conservato lo spirito e l’atmosfera originali con l’aggiunta di altri momenti e tante piccole altre avventure. La versione per il Teatro Vascello è sicuramente la più potente, la più intensa e per noi, ora, la più vera e completa”. La coreografia di Astolfi è tutta giocata tra “larghi” e “sfrenatezze” ed è divisa essenzialmente in tre momenti che scandiscono un crescendo liberatorio: si passa da una brutale aggressione sotto il cupo rombare della pioggia battente a una parte irriverente e grottesca che allude alle giullarate, per culminare infine nell’incendium cupiditatum, lo scatenamento delle passioni. Due i simboli chiave di questo balletto, calati in un’atmosfera inquietantemente metafisica: un grande armadio e una tavola. Il primo luogo di memorie, di segreti di “scheletri” ipocritamente celati; la seconda, altare sacrificale della terrena voluptas, imbandita di corpi esibiti come cibarie tentatrici. “Il titolo classico – continua Astolfi – rimane nei sapori, nelle sfumature e nelle atmosfere, appunto di un classico. La danza contemporanea reinterpreta ed elabora nella percezione del presente tutto quello che di un certo passato, anche di quello non vissuto direttamente, ma solo letto o sentito dire. In qualche modo ci suggestiona”. Carmina Burana, tra le produzioni di maggior successo della Compagnia, in repertorio dal 2006 e record di incassi per svariate stagioni italiane, ha superato ormai le 150 recite con presenze nei Festival di Austria, Spagna, Thailandia, Germania, Cipro, Panama, Lussembrugo. (Cle)
L’11 MARZO LA PRIMA DI “MADAMA BUTTERFLY” AL PETRUZZELLI
Bari, 20 feb – Andrà in scena mercoledì 11 marzo alle 20.30 al Teatro Petruzzelli di Bari la prima di “Madama Butterfly” di Giacomo Puccini, per la regia di Fabio Ceresa. Sul podio dell’Orchestra del Teatro Giuseppe Finzi, maestro del Coro Franco Sebastiani. A firmare le scene Tiziano Santi e i costumi Tommaso Lagattolla. A dar vita al capolavoro pucciniano: Alexia Voulgaridou (Madama Butterfly 11, 13, 15, 17 marzo), Yasko Sato (Madama Butterfly 12, 14 marzo), Annunziata Vestri (Suzuki), Simona Di Capua (Kate Pinkerton), Angelo Villari (F.B. Pinkerton 11, 13, 15, 17 marzo), Antonio Corianò (F.B. Pinkerton 12, 14 marzo) Mario Cassi (Sharpless), Francesco Castoro (Goro), Marco Bussi (Il principe Yamadori), Mikhail Korobeinikov (Lo zio Bonzo), Gianfranco Cappelluti (Commissario Imperiale), Graziano De Pace (Yakousidè), Antonio Muserra (Ufficiale del registro), Francesca Bicchierri (La zia), Roberta Scalavino (La cugina), Ivana Padovano (La madre). Lo spettacolo sarà in replica giovedì 12 marzo alle 20.30 (fuori abbonamento), venerdì 13 marzo alle 20.30 (turno B), sabato 14 marzo alle 18.00 (fuori abbonamento), domenica 15 marzo alle 18.00 (turno C), martedì 17 marzo alle 20.30 (fuori abbonamento). (Cle)
LA SOLITUDINE RACCONTATA IN “NUOVI MONDI”
Torna al Teatro Studio Uno di Roma dal 26 febbraio al 1 marzo “Nuovi Mondi” lo spettacolo della compagnia Teatrino del Grano e dell’Associazione Culturale Arteattiva che vede protagoniste Marilena Muratori e Silvia Torino dirette da Yamila Suarez Filgueira. “Nuovi Mondi” racconta la condizione della solitudine e i mondi che intorno ad essa si creano. In scena due donne, due sguardi, due sapori. Madre e figlia bloccate in un presente, tra un passato che non posseggono più e un futuro assolutamente ignoto. Circondate da loro stesse, dalle loro immagini e dall’eco delle loro musiche si incontreranno e cercheranno di curare le proprie ferite, ritrovare i propri fantasmi e creare insieme nuovi mondi possibili. La follia, la solitudine, la famiglia, l’universo femminile, sono alcuni dei temi che girano intorno allo spettacolo che vuole parlare in chiave onirica e surreale degli individui e della loro inadeguatezza in questo mondo, utilizzando il teatro di figura, il video e la musica dal vivo. Una ricerca estetica che racconta un passato di circo e un presente di strada. (Cle)